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Continua l’attività di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti nella provincia teatina da parte dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Chieti. Dopo il sequestro di 9 chili di marijuana ed 8 chili di “superfumo”, per un valore di circa 150mila euro, che lo scorso febbraio avevano portato all’arresto di un albanese di 28 anni tradito dalla sua passione per le auto di lusso, i vestiti griffati e la bella vita, questa volta è finito in manette un altro connazionale che trasportava 8 chili i marijuana. Ieri, quando gli uomini dell’Arma lo hanno fermato nei pressi del casello autostradale Pescara Sud - Francavilla, R.B. 40enne albanese residente a Roseto degli Abruzzi (TE), non ha mostrato segni di nervosismo, forse perché ad accompagnarlo in auto c’erano anche la moglie ed i suoi due figli di 7 ed 11 anni. Una famiglia apparentemente insospettabile in visita a parenti ed amici residenti nel chietino. Tutto sarebbe filato liscio e la droga sarebbe giunta a destinazione per essere poi smistata e venduta al dettaglio tra Pescara e Francavilla al Mare (CH). Ma i Carabinieri hanno voluto vederci chiaro. Da tempo ormai il casello autostradale di Pescara Sud è crocevia di corrieri della droga provenienti da tutta Italia. I militari lo sanno bene ed è per questo che decidono di approfondire il controllo sulla Citroen Picasso a bordo della quale viaggiava la famiglia albanese. E’ a questo punto che il 40enne si rende conto che le cose si mettono male e cerca pertanto di accelerare il controllo mostrando una improvvisa quanto ingiustificata fretta. Nel bagagliaio dell’auto gli uomini dell’Arma trovano un grosso borsone e quando lo aprono l’odore acre della marijuana che fuoriesce non lascia molto spazio all’immaginazione. Quattro grossi involucri opportunamente imballati e contraddistinti dai numeri 1,2,3,4, del peso complessivo di 8 chili, vengono recuperati dai Carabinieri unitamente alla somma contante di 850 euro e per il 40enne di Valona scattano le manette ai polsi con l’accusa di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Sequestrato anche il telefono cellulare in uso all’uomo, ora al vaglio dei tecnici informatici dell’Arma. La droga recuperata, una volta immessa sul mercato, avrebbe fruttato un guadagno di circa 100mila euro.