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Nuovi sviluppi sul progetto per la realizzazione di un impianto di trattamento di rifiuti sanitari a rischio infettivo mediante sterilizzazione con adiacente deposito per rifiuti pericolosi e non pericolosi. Il progetto, presentato dalla Di Nizio srl dovrebbe sorgere in località Saletti ad Atessa in un sito di proprietà della Colsante Holding, è attualmente in sede VIA (Valutazione Impatto Ambientale) ed ha ottenuto una proroga di 30 giorni.

“E dire – commenta Marco Severo, presidente dell’Associazione ‘Noimessidaparte – APS -che eravamo già pronti a festeggiare quando, lo scorso 5 ottobre il servizio di Valutazione Ambientale regionale comunicava (n.Prot.  275179) alla proponente il preavviso di archiviazione della pratica con termine fissato al 10 ottobre, alla luce di una mancanza di comunicazioni da parte della proponente. Difatti nella nota si legge “ad oggi, nonostante il notevole lasso di tempo trascorso, non sono pervenute comunicazioni e/o documentazione da parte di codesta Ditta né le integrazioni richieste da Arta Abruzzo con la succitata pec del 14.03.2018 acquisita agli atti con prot. 73520 del 14.03.2018”

La nota prosegue e ricostruisce il motivo della proroga ottenuta: “Il 9 ottobre la proponente Di Nizio srl con una comunicazione inviata al servizio di Valutazione ( prot. n. 0277935) chiede una proroga dei termini, poiché l’azienda come descritto nel documento, non ha mai ricevuto la succitata richiesta d’integrazioni da parte di Arta, né tantomeno reperibile sul sito istituzionale del servizio di valutazione ambientale”. Il giorno seguente, il 10 ottobre, arriva la risposta: “Facendo seguito alla pregressa corrispondenza riferita all’oggetto e, da ultimo, della richiesta inviata dalla Di Nizio Eugenio srl. (Allegato 1 alla presente comunicazione), acquisita agli atti dallo scrivente Servizio al prot. n. 0277935 del 09.10.2018, in cui la stessa chiede una dilazione dei termini indicati al fine di produrre le integrazioni richieste dall’ARTA (pec acquisita agli atti con prot. 73520 del 14.03.2018 – Allegato 2 alla presente), si prende dato atto che, per mero errore, la stessa non è stata portata a conoscenza della Ditta. Per quanto sopra, si ritiene di poter concedere una proroga di 30 (trenta) giorni a far data dalla presente comunicazione. Pertanto, il termine ultimo perentorio per la presentazione della documentazione è fissato al 10.11.2018.”

La nota stampa prosegue: “Il progetto della Di Nizio srl, che ricordiamo si tratta di un impianto di sterilizzazione di rifiuti sanitari a rischio infettivo con produzione di CSS (Combustibile solito sanitario ovvero un tipo di combustibile derivato dalla lavorazione dei rifiuti urbani non pericolosi e speciali non pericolosi.) e CDR (combustibile derivato da rifiuto) con potenzialità di trattamento di 20.000 ton/anno, al quale sarà associato un deposito di rifiuti, sia non pericolosi per 10.500 ton/anno che pericolosi per 4.500 ton/anno.

Rifiuti stoccati provenienti da terzi, quali aziende pubbliche e private, attività ambulatoriali ed ospedaliere, servizi di raccolta differenziata, ecc…

Come evidenziato nelle osservazioni da noi formulate congiuntamente a WWF e Legambiente, il progetto presenta delle criticità che devono essere considerate in sede di valutazione. Criticità come le emissioni in atmosfera (basti considerare il solo traffico di automezzi, circa 22.100 tir in più oltre l’impianto in sé ), la collocazione, vicino ad  una delle aree urbane(Saletti di Atessa) con più sviluppo dell’ultimo ventennio, la vicinanza di case sparse (anche meno di 50 mt.) inoltre non si capisce nemmeno quale sia la reale finalità dell’impianto, se trattare rifiuti ospedalieri o stoccare rifiuti pericolosi, men che meno il beneficio per la collettività tenendo anche conto che in Abruzzo si producono meno di 4 mila ton/anno di rifiuti sanitari. Logico che l’impianto per girare a regime dovrà necessariamente importare rifiuti da fuori regione”.

In conclusione, Severo chiede: “Alla luce di questo “errore” del servizio di valutazione ci chiediamo in che mani siano affidate l’ambiente, la salute pubblica e i cittadini di Atessa? Possibile che una svista così sempliciotta (del resto si tratta di un atto con tanto di numero di protocollo) finisca per prolungare i termini di un procedimento che è fissato, per legge, per un massimo di 180 giorni? Più che un mero errore lo riteniamo una inadempienza delle regole e nello specifico una violazione alla legge 241/1990. Insomma, come dicevano i latini, errare è umano perseverare è diabolico. E noi auguriamo al servizio regionale di non commettere ulteriori errori e di tenere in seria considerazione le ragioni dei tanti cittadini che si oppongono al progetto”. Il progetto, inoltre, è stato oggetto di una partecipata manifestazione lo scorso maggio.

 

 

 

Su disposizione della Procura della Repubblica di Chieti, la Capitaneria di Porto di Ortona ha sequestrato, nei giorni scorsi, un’area dedicata alla produzione vini di una azienda dell’entroterra, dove sono stati rilevati scarichi non autorizzati di reflui industriali prodotti dall’intero impianto. I controlli rientrano nell’ambito di azioni mirate a tutela dell’ambiente marino, e sono stati indirizzati in particolare verso quelle attività a carattere industriale che attraverso le immissioni nei depuratori pubblici, o comunque nelle acque fluviali, possono arrivare a contaminare le acque marine. In tale circostanza il legale rappresentante dell’azienda vinicola è stato deferito alla Procura della Repubblica di Chieti, che ha coordinato le operazioni d’ispezione e sequestro, studiando anche una misura specifica per effettuare il sequestro senza compromettere l’intera attività produttiva della ditta, per non danneggiare i tanti soci della cantina che, essendo una cooperativa, si regge sul lavoro di tanti piccoli agricoltori diretti.

Così avvalendosi anche dell’Arta, che ha approvato le specifiche misure da attuare per porre fine immediatamente allo scarico, l’Autorità Giudiziaria ha posto a vincolo solo i pozzi di raccolta dei reflui ed una pompa di sollevamento non funzionante, assicurando quindi il trattamento di tutti gli inquinanti attraverso il depuratore aziendale.

Ma non si tratta dell’unico illecito rilevato dai militari della Guardia Costiera. Altre due cantine, infatti, sono state sanzionate amministrativamente per mancato rispetto delle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni ambientali rilasciate, mentre in particolare una è stata oggetto di segnalazione alla Regione per la necessità di rivedere i parametri di funzionamento del depuratore interno. Seppur in regola con i limiti imposti dal provvedimento, infatti, è emerso che lo scarico immesso in pubblica fognatura conferisce una particolare colorazione alle acque del torrente usato come ricettore finale, che rischia di compromettere così la qualità delle acque marine nel punto su cui sfocia.

 

 

 

 

 

 

LANCIANO. Sottoscritta la convenzione tra Comune di Lanciano e Regione Abruzzo che prevede il finanziamento di 1.500.000 euro per la mitigazione del rischio idrogeologico e messa in sicurezza dell'area in località Santa Giusta a Lanciano. I finanziamenti riguardano il primo lotto di lavori che prevede l'allontanamento delle acque superficiali mediante dreni e la riprofilatura della scarpata interessata dal dissesto. Con la sottoscrizione della convenzione è stato dunque avviato il procedimento di attuazione dell'intervento di consolidamento della zona a rischio denominata Santa Giusta 2 per un importo di 1,5 milioni di euro a valere sui fondi FSC Abruzzo 2014-2020 - Attuazione del Programma degli interventi prioritari in materia di difesa del suolo approvato con D.G.R. n.34 del 2.02.2017. I lavori, come da cronoprogramma indicato nella convenzione, saranno appaltati entro dicembre 2018 e si protrarranno almeno per un anno.

“Con la sottoscrizione della convenzione con la Regione entriamo nella fase operativa per la definitiva risoluzione del dissesto di Santa Giusta – afferma Giacinto Verna, assessore ai lavori Pubblici - ringrazio la struttura tecnica e in particolare l'ing. Fausto Boccabella che segue da anni la vicenda. Ora si attiverà la Cuc per le procedure di gara, che auspico verranno svolte in breve tempo per iniziare i lavori entro l'anno, come previsto dallo schema di convenzione”.

Sul litorale del comune di Rocca San Giovanni è stata rilevata la presenza di alghe tossiche della specie ‘Ostreopsis ovata’.

La presenza è stata resa nota dalla capitaneria di porto di Ortona a seguito dei risultati dei prelievi effettuati da Arta Abruzzo lo scorso 10 settembre. Nella nota si legge: “Si ritiene doveroso informare che l’esposizione alla tossina prodotta dall’alga in questione può provocare irritazioni in caso di contatto diretto e/o disturbi dovuti ad eventuali inalazioni in caso di vento forte e di mareggiate. I maggiori sintoni riscontrati risultano essere febbre, faringite, tosse, difficoltà respiratorie, cefalea, nausea, lacrimazione e dermatite.”

La capitaneria di porto di Ortona, per evitare eventuali disturbi, scrive che “è necessario non sostare lungo le coste durante le mareggiate, inoltre è opportuno limitare il consumo di ricci di mare poiché, a causa della loro eco-biologia – si alimentano di alghe – potrebbero accumulare la tossina in questione”. (Piergiorgio Di Rocco)

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del Forum Abruzzese dei Movimenti per l'Acqua circa il porto Porto Canale di Pescara.

Incredibile svista, il nuovo Porto canale si restringe e non rispetterà le previsioni del Piano Regolatore Portuale causa...i piloni del Ponte del Mare. 

Errore clamoroso: nessuno c'aveva pensato, eppure "l'imprevisto" sta lì ben piantato e visibile ai più da 10 anni...

5 metri più stretto. O forse 16 metri. La fantasiosa saga marinaresca continua. A questo punto è tutto talmente random che il nuovo porto potrebbe anche riuscire bene. O forse no. Chissà.

Il nuovo porto canale di Pescara previsto nel Piano Regolatore Portuale 2016 sulla carta avrebbe dovuto essere largo 60 metri rispetto agli attuali 44 ma i progettisti non avevano fatto i conti con la presenza del Ponte del Mare, delle sue pile e delle relative fondazioni: pertanto dovrà essere "ristretto".

Effettivamente tra errori della diga foranea, vasca di colmata piena di fanghi, dragaggi infiniti, DDT fantasma forse potevamo aspettarci un altro colpo di scena da questa vera e propria saga marinaresca che è il Porto di Pescara.
Sinceramente però non avremmo mai osato pensare a tanto ma, si sa, i valenti progettisti di opere pubbliche in Italia sono veri creativi e sanno spiazzare anche i cittadini più scafati.


Il nuovo capitolo della saga

Qualche giorno fa viene depositato in regione il progetto per la prima fase di realizzazione del nuovo assetto individuato dal Piano Regolatore Portuale approvato il 15 novembre 2016 dopo una lunghissima e assai contestata gestazione, avviata nel 2008, anno di realizzazione del Ponte del Mare.

Con 15 milioni di euro si riesce a costruire solo una piccola porzione della mastodontica opera da decine se non centinaia di milioni di euro. Sostanzialmente si farà la cosiddetta prima fase costituita dal molo Nord che dovrà seguire il nuovo andamento a S del porto canale previsto nel Piano Regolatore Portuale 2016, largo appunto 60 metri. Assetto formulato dopo studi su studi, consulenze su consulenze; le ultime ancora nel 2015.
Peccato che all'altezza del punto della deviazione toh, da dieci anni vi siano ben piantati i piloni dell'ingombrante Ponte del mare con le relative fondazioni. 
Il nuovo porto canale così ben disegnato dal nuovo Piano regolatore non c'entra. No, 60 metri non "ci capano" proprio! 

Di quanto? Gran consulto, fatti i rilievi, verificate, solo ora, le carte. Forse di 5 metri. Oppure di 16. 

Non proprio 'na 'nticchia.

Pertanto il Porto canale invece di 60 metri verrà un po' ristretto, o 55 metri o, addirittura, 44 metri, proprio come ora. 

Come mai questa incertezza? Perché volendo far andare avanti lo stesso le carte delle autorizzazioni e dell'appalto i solerti funzionari hanno comunque avviato la procedura* (tra l'altro errando indirizzo a nostro avviso) di assoggettabilità a V.I.A. presso la regione prima di sciogliere l'arcano, presentando entrambe le opzioni.

Quella da 55 metri di larghezza, infatti attende una nuova perizia strutturale sul...ponte! Domanda: può stare in piedi il ponte se si scava il canale così vicino alle fondazioni?

Se dovesse risultare negativa si mettono quindi le mani avanti e c'è subito l'opzione da 44 metri nel menù. 

Solo che in quest'ultimo caso la profondità non potrà essere di 4 metri ma dovrà essere portata a 5 perché altrimenti Pescara rischia di andare sott'acqua durante qualche alluvione. 

E vai allora di nuovo dragaggio!


Tra l'altro anche l'ipotesi a 55 metri è leggermente peggiorativa da questo punto di vista rispetto a quanto previsto dal Piano Regolatore Portuale.

 

Cosa dire che non avevamo ancora detto rispetto alle "magnifiche sorti e progressive" di quest'opera? A questo punto ci sentiamo di ammettere che è tutto talmente così random che il risultato finale potrebbe essere addirittura positivo. O anche no. Chissà.

PS: nelle carte gli ineffabili progettisti del nuovo porto paiono prendersela con l'ideatore del ponte, sostenendo che la sua progettazione è avvenuta nel 2008 contestualmente alla redazione del Piano Regolatore Portuale e che quest'ultimo il Ponte lo riporta graficamente. Evidentemente dandosi una bella zappata sui piedi visto che dimenticano che il Piano Regolatore non è del 2008 ma è stato approvato a fine 2016, 8 anni più tardi, dopo innumerevoli relazioni e consulenze e nonostante quel bel ponte riportato sulla carta: forse pensavano levitasse nell'aria?

*ribadiamo che la procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A. regionale è errata in quanto un progetto del genere èper legge soggetto a V.I.A. diretta di competenza nazionale. Se andate ora sul sito del Ministero dell'Ambiente su 12 progetti nella fase delle osservazioni ben 3 sono di infrastrutture portuali. Tra l'altro lo dice pure uno dei progettisti nel testo di uno degli elaborati. All'ARAP, ente proponente, l'avranno letto quel passaggio?
 

Alleghiamo un estratto della Relazione generale dell'intervento da 15 milioni relativo all'interferenza con il ponte del Mare, lo stato di progetto con le azioni previste in questa fase e una foto del Ponte del Mare con il punto dell'errore.
 

Qui tutta la documentazione depositata: http://www.ambiente.regione.abruzzo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1443:intervento-masterplan-abruzzo-psra-07-deviazione-del-porto-canale-di-pescara&catid=5:procedura-va&Itemid=3

  

 

 

 


 

3 allegati

 

 

 

Rigettato dal Tribunale amministrativo regionale di Pescara (Tar) il ricorso presentato dai Sansifici Vecere di Treglio (Ch) contro la Regione Abruzzo, il Comune di Treglio e quello di Rocca San Giovanni, l'Arta (Agenzia regionale per la tutela ambientale) e la Asl Lanciano-Vasto-Chieti per l'annullamento della determina del 6 novembre 2017 della Regione Abruzzo riguardante il rilascio dell'AUA (Autorizzazione unica ambientale) richiesta dai Sansifici, che allora avevano lo stabilimento nel territorio di Treglio. Sulla questione ci fu una Conferenza di Servizi, che ebbe luogo il 21 luglio 2016 e il 30 gennaio 2017. Alla Conferenza di servizi presero parte tutti gli enti tirati in ballo dai Sansifici Vecere Srl, enti che hanno espresso parere contrario riguardo al rilascio dell'autorizzazione per il prosieguo dell'attività, per altri 15 anni, dei Sansifici, che operavano nella zona frentana dagli anni '40. Al tavolo erano presenti anche il Servizio di Gestione e qualità delle acque della Regione e il movimento Nuovo Senso civico, quale portatore d'interesse. Il Comune di Treglio, come la maggior parte degli enti, aveva dato parere negativo per il problema delle emissioni in aria, per questioni igienico –sanitarie e di rispetto ambientale, per tutelare la salute pubblica dato che nella zona dove operavano i sansifici vivono decine di migliaia di cittadini. Anche dalla Asl era giunto il parere “non favorevole, considerato che non si conosce la qualità dell'aria della zona e che il sansificio può arrecare pericolo alla salute pubblica, dato che è classificata come industria insalubre di primo grado”. “All'incontro – ricorda il sindaco di Treglio, Massimiliano Berghella – ribadimmo il nostro no all'autorizzazione, tra le altre cose perché la società ha presentato un piano industriale identico a quello del 2011, quando scattò l'inchiesta della Procura di Lanciano con il sequestro dell'impianto produttivo e furono rilevate irregolarità e incongruenze nella struttura, non capace, a livello di emissioni, di rispettare i limiti imposti dalla legge, ad esempio per quanto concerne il monossido di carbonio ed altre sostanze inquinanti volatili”. Il Comune di Treglio, nella Conferenza dei servizi, aveva anche chiesto che il procedimento autorizzativo venisse assoggettato a Vinca (Valutazione di incidenza ambientale) dato che il sansificio Vecere si trova a ridosso di un Sito di interesse comunitario (Sic), il “Fosso delle farfalle”, e che quindi nella programmazione territoriale si deve tenere conto della valenza naturalistico-ambientale dei luoghi. “Nel parere del Comune di Treglio – recita il dispositivo dei giudici - sono state fornite “specifiche indicazioni delle modifiche progettuali necessarie ai fini dell’assenso”, tra cui la “presentazione, in sostituzione dell’attuale, di una relazione tecnica coerente ed in grado di compiutamente descrivere il processo produttivo, risolvendo le incongruenze rilevate...”, nonché, “a seguito della revisione del progetto …, rielaborazione del QRE (Quadro riepilogativo delle emissioni) con riferimento a tutti gli inquinanti ed in particolare che illustri le emissioni relative al monossido di carbonio e la loro rispondenza ai limiti di legge …”. Ma ciò non venne fatto. I Sansifici avevano chiesto tra l'altro “il rinnovo senza modifiche” all'autorizzazione. “Lo stato degli atti – rilevano ora i giudici -  non conferma che si trattasse di rinnovo senza modifiche e che fosse dunque comprovata l’assenza di “incidenze significative sul sito stesso, singolarmente o congiuntamente ad altri interventi”.

Nel novembre 2017 è arrivato il diniego della Regione, che ha comportato la chiusura degli impianti.  Da qui il ricorso al Tar, con cui è stato chiesto “l’annullamento del diniego e degli atti del procedimento, con condanna delle amministrazioni a risarcire il danno provocato”. “Con memoria depositata in vista dell’udienza di discussione, la ricorrente – scrivono nella sentenza i giudici - ha preliminarmente precisato “che a fronte del rilascio del provvedimento negativo di AUA la società si è vista costretta, dopo quasi 60 anni di attività e ben tre generazioni, a dismettere e delocalizzare l’impianto, sostenendo i relativi oneri, stante il totale fermo dell’impianto medesimo determinato dall’atto di adozione in senso negativo oggetto di impugnazione, al fine di evitare il deterioramento del medesimo con ulteriori perdite, al fine di garantire la massima sicurezza dei luoghi medesimi, ed evitare di incorrere in esposizioni finanziarie”. “La delocalizzazione degli impianti”, già effettuata, e dunque “il venir meno dell’attività oggetto di autorizzazione, determina il sopravvenuto difetto di interesse all’annullamento del diniego, non essendo più conseguibile bene della vita a cui la ricorrente originariamente aspirava”. Impianti ed attività già portati altrove e dunque l'essenza del ricorso, sulla necessità di proseguire l'attività a Treglio, è venuta a decadere. “Il procedimento – afferma ancora il Tar - poteva essere riattivato da parte dei Sansifici o in conseguenza dell’accoglimento del ricorso oppure a seguito di presentazione di istanza adeguata alle suddette prescrizioni in caso di rigetto, per cui nulla, allo stato, imponeva lo smantellamento degli impianti, che ha invece la valenza di sostanziale rinuncia...”.  Per queste ragioni è decaduta anche la richiesta di risarcimento da parte dei Sansifici Vecere. Della conclusione della vicenda e degli esiti del ricorso al Tar, questa mattina, in una conferenza stampa, hanno parlato il sindaco Berghella, Alessandro Lanci e Tommaso Giambuzzi, del movimento Nuovo Senso Civico. “Si chiude così una vicenda andata avanti per anni – evidenzia Berghella -. La sentenza del Tar equivale per noi a grande soddisfazione, soprattutto perché abbiamo sempre operato nell'interesse dei cittadini, del territorio e della loro tutela”.

 

“L’Amministrazione Comunale di Fossacesia, propone che venga istituito un riconoscimento pubblico nei confronti dei cacciatori abilitati al selecontrollo e della Polizia Provinciale, per il lavoro che svolgono , in questo periodo di emergenza , per arginare il sovrappopolamento dei cinghiali”. Lo proposta alla Regione Abruzzo perviene dal Sindaco di Fossacesia, Enrico Di Giuseppantonio, per il quale “è giusto esprimere gratitudine a quei cacciatori che, va ricordato, operano volontariamente negli interventi di prelievo dei cinghiali, e agli agenti di Polizia Provinciale, per l’opera che svolgono a tutela dei territori e per la sicurezza pubblica. La loro attività è importante anche perché sono tantissime le segnalazioni che ci pervengono da parte di imprenditori agricoli e automobilisti, con le quali ci vengono ripetutamente denunce sulle scorribande che gli ungolati compiono, distruggendo raccolti, per la loro presenza nei centri abitati e lungo le strade – aggiunge Di Giuseppantonio -. Quello che ci preme maggiormente è tutelare, innanzitutto e con la massima urgenza, la sicurezza dei cittadini e i nostri operatori agricoli”. Di Giuseppantonio, anche a nome di altri sindaci, torna a sollecitare la Regione, in questo periodo di assoluta emergenza, affinché metta in campo tutte le azioni concrete ed incisive per ridurre drasticamente il numero di cinghiali. “Così- conclude il sindaco di Fossacesia- da rendere più tranquilla la percorrenza delle nostre strade, salvaguardare l’incolumità pubblica e sostenere i nostri agricoltori che vedono sempre più danneggiati i loro raccolti”.

La Capitaneria di Porto di Ortona ha sequestrato nella notte oltre 800 ricci di mare ad un’organizzazione di pescatori abusivi provenienti dalla provincia di Barletta-Andria-Trani, che da tempo faceva razzia di polipi e ricci di mare lungo la costa teatina, per rifornire il redditizio mercato nero del pesce in Puglia.

L’operazione è partita diverse settimane fa, quando, a seguito di attività notturna dei militari della Guardia Costiera, erano state avvistate in mare, in zone di difficile accesso – prevalentemente calette rocciose e prive di strutture civili -, delle luci tra gli scogli, tipiche dei subacquei in pesca. In tale circostanza, però, erano state notate, a protezione dei pescatori, diverse sentinelle, appostate in punti di vedetta strategici, pronte a dare un segnale all’arrivo dei controllori. Tuttavia mediante osservazioni in borghese dei movimenti dei sospettati, e dopo aver recuperato le targhe dei veicoli con cui erano soliti muoversi, avendo appurato gli orari ed i giorni di maggiore attività, i marinai hanno organizzato un vero e proprio blitz, con ben 4 pattuglie dislocate, fin dal crepuscolo, in vari punti tra Fossacesia e Ortona, ed appostate in modo da anticipare l’arrivo dei pescatori. Così, con il primo buio, in località “Foce”, nel territorio di Rocca San Giovanni, hanno potuto osservare sia il posizionamento delle sentinelle, sia i contatti di queste con i subacquei. Usciti allo scoperto nel cuore della notte, quando il bottino di pesca era ormai acquisito, i militari hanno potuto verbalizzare i trasgressori colti in flagrante, e sequestrare tutto il prodotto pescato, circa 800 ricci e diversi chili di polipi, oltre all’attrezzatura utilizzata, in particolare bombole, pinne e pesi da sub.

I trasgressori, 3 pescatori subacquei e 3 sentinelle, tutti pluripregiudicati per reati di varia natura, ad eccezione di uno, ancora minorenne, sono stati identificati e segnalati per ulteriori accertamenti.

Sarà il “Pullman dei Parchi” a collegare Roma con il Parco Nazionale d’Abruzzo. “La navetta bus che connetterà la capitale con i comuni del Parco – ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio – è la novità del rinnovato apporto che darà la società Sangritana nel trasposto su gomma per favorire il traffico commerciale ed anche quello dei tanti abruzzesi che dalle zone interne si recano a Roma”. Il “Pullman dei Parchi” partirà da Roma con uscita al casello autostradale di Celano con fermate a: Pescina, Gioia dei Marsi, Pescasseroli, Opi, Villetta Barrea, Barrea, Alfedena, Castel di Sangro, Roccaraso, Rivisondoli e Pescocostanzo. La corsa, attiva dal prossimo lunedì 13 agosto, muoverà da Roma Tiburtina alle ore 7.30 con ritorno da Pescocostanzo alle 17. Il biglietto per il viaggio andata e ritorno costerà 20 euro. Anche il consigliere delegato ai trasporti Maurizio Di Nicola ha espresso soddisfazione per aver raggiunto un obiettivo che da tempo tutti i paesi del Parco si erano prefisso. “Sarà il vettore commerciale del trasporto abruzzese – ha dichiarato Di Nicola - che sperimenterà il nuovo collegamento tra Roma e i comuni del Parco col nuovo marchio ‘Abruzzobus’. Un servizio, questo, utile per incrementare la presenza turistica dalla capitale verso l’Abruzzo non soltanto in questo primo periodo estivo ma con la volontà di stabilizzare la tratta anche nel prossimo inverno”. Infine l’amministratore della Sangritana Spa, Pasquale Di Nardo, non ha mancato di porre in evidenza come dalla società sia stata colta “una vera opportunità di mercato in grado di offrire a partire dal prossimo 13 agosto un’interessante attività sperimentale per poi cogliere anche l’auspicio di una conferma del servizio nel periodo invernale”

L'Assessorato all'Ambiente del Comune di Lanciano ha proceduto nei giorni scorsi alle complesse operazioni di rimozione di materiali contenenti amianto abbandonati illegalmente in diversi punti del territorio comunale. Tutte le attività finalizzate alla individuazione dei materiali abbandonati, alle procedure per l’affidamento dei lavori, alla messa in sicurezza d’emergenza, trattamento, rimozione, trasporto e smaltimento dei materiali contenente amianto, oltre alle verifiche post rimozione, sono state condotte dal personale appartenente all’ufficio Tutela Ambiente del Comune di Lanciano. La ditta cui sono stati affidati i lavori è la “Nice di Pontorierio Bianca Rosa” di Crotone. Si stratta di un appalto di lavori che prevede un impegno di spesa di 36.000 euro suddiviso per gli anni 2018 e 2019.

Il primo intervento relativo all'annualità 2018 ha consentito la rimozione dei rifiuti abbandonati in 13 punti di Lanciano: rotonda della Località Marcianese (abbandono vicino cassonetto raccolta rifiuti urbani); Via Del Mare (abbandono vicino cassonetto Lanciano Fiore); Località Villa Martelli; strada che collega villa Elce a Villa Martelli; Contrada Fontanelle; Località Spaccarelli (vicino il Noceto); Localitià Villa Martelli (fosso vicino al canile); Località Cerratina; Località Zona Industriale Valle; Zona Industriale Cerratina vicino fiume Sangro; Contrada Serre; Località Strada Provinciale Lanciano-Serre; Località Villa Martelli da Valle Cupa verso Villa Scorciosa. “Per scongiurare ed evitare il ripetersi di questi fenomeni illeciti, questa Amministrazione ha già provveduto e provvederà a sollecitare le Forze dell’Ordine per intensificare un attento e puntuale controllo del territorio, anche mediante l’installazione di telecamere per il controllo da remoto. Chiediamo inoltre alla cittadinanza, su cui ricade il costo di questi abbandoni illegali quando non vengono individuati e sanzionati i responsabili, di segnalare prontamente alle Forze dell'Ordine eventuali abbandoni anche tramite foto e video. Migliorare ed intensificare il controllo del territorio da parte di tutti consentirà di ridurre notevolmente l'onere economico dovuto per le bonifiche, attualmente pari a 18.000 euro l'anno. Ringrazio tutto il personale dell'Ufficio Ambiente per l'intervento e il prezioso lavoro che svolgono quotidianamente nell'interesse della comunità”, dichiara l'Assessore all'Ambiente Davide Caporale