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L'Aquila, 05 giu. Una task force per tenere sotto controllo il proliferare dei cinghiali anche nelle aree protette della Regione. L'assessore ai Parchi e alle riserve, Lorenzo Berardinetti e l'assessore all'agricoltura, Dino Pepe, hanno incontrato i vertici dei parchi nazionali e regionali d'Abruzzo e delle riserve per fare il punto sulla presenza massiccia di questi ungulati nel territorio regionale. I cinghiali, infatti, sono sempre di più e i problemi aumentano a dismisura di anno in anno. Per questo Berardinetti e Pepe, d'intesa con i vertici di parchi e riserve, hanno deciso di intraprendere un percorso per la costituzione di una vera filiera delle carni di cinghiale per fare in modo che da problema si trasformi in risorsa. La filiera avrà bisogno della messa a punto di tutte le componenti che iniziano dal monitoraggio della popolazione fino alla cattura macellazione e commercializzazione tramite un apposito marchio. L'attuazione della filiera sarà oggetto di un protocollo d'intesa che, nei prossimi giorni, verrà firmato dagli attori regionali coinvolti. "E' stato un incontro utile di confronto con le aree protette per una corretta gestione della fauna selvatica in specie del cinghiale", ha affermato l'assessore Pepe, "ringrazio l'assessore Berardinetti che ha voluto coinvolgermi in questo processo di organizzazione.

Gli strumenti utilizzati fino ad ora nelle aree esterne hanno dato i primi frutti. I dati dei censimenti sono fondamentali e una volta che riusciremo ad allinearli si potrà mettere in atto un'azione condivisa e avviare razionalmente il percorso di filiera". Durante il vertice, è stato affrontato anche il problema degli incendi boschivi già delineato dal sottosegretario alla Protezione civile Mario Mazzocca. Berardinetti ha condiviso di sostenere la task force messa in atto dalla Protezione civile regionale al fine di garantire interventi immediati volti a tutelare gli ecosistemi. Alla presenza dei dirigenti degli uffici competenti, è emersa la necessità di creare un servizio di prevenzione diversificato.

La Regione, grazie anche alle ulteriori risorse disponibili sarà in grado di potenziare l'intero sistema antincendio e, nello specifico delle aree protette, potrà attivare personale dedicato e qualificato. Verrà assicurata una formazione altamente professionale agli addetti delle aree protette. "Sul tema della prevenzione e tutela del patrimonio ambientale come Regione vogliamo assicurare un'organizzazione meticolosa e dettagliata" - ha dichiarato l'assessore Berardinetti.

L'obiettivo ambizioso è quello di creare anche nelle aree protette una fitta rete di professionisti delle operazioni di spegnimento in modo da poter garantire un primo intervento fondamentale per evitare in alcuni casi il propagare delle fiamme e la distruzione di ettari ed ettari di boschi

Un branco di una decina di cinghiali è stato avvistato e filmato da alcuni cittadini la sera di lunedì scorso mentre "pascolava" nell'area del parco giochi di via Rosica a Orsogna (Chieti). Grazie alla segnalazione, il sindaco, Fabrizio Montepara, la mattina dopo ha subito interessato al problema l'Ambito territoriale di caccia (Atc) Chietino-Lancianese, che si occupa della programmazione dell'attività venatoria e della gestione della fauna selvatica.

 

Il presidente dell'Atc, Giannicola Di Carlo, a sua volta ha sollecitato l'intervento di selecontrollo da parte della Polizia provinciale, come previsto dal Piano regionale di controllo delle popolazioni cinghiale. Già martedì sera la Polizia provinciale è intervenuta nel territorio di Orsogna sulle tracce del branco.

"Voglio ringraziare i cittadini che hanno segnalato il problema - afferma Montepara - nonché l'Atc e la Polizia provinciale che sono prontamente intervenuti e hanno gestito la situazione. E' un esempio positivo di celere ed efficace risposta a tutela dei cittadini e, nel caso specifico, delle famiglie che frequentano il parco. E' tuttavia necessario un maggiore impegno della Regione Abruzzo e di tutti gli altri organismi preposti con interventi di controllo e abbattimento più numerosi. La presenza dei cinghiali nei centri abitati desta apprensione e paura".

 

Con l’approssimarsi della stagione estiva il Comune di Fossacesia ricorda a tutti i proprietari di fondi confinanti con le strade pubbliche l’obbligo di provvedere alla realizzazione di una serie di interventi di pulizia e manutenzione finalizzati a preservare l’incolumità pubblica e privata di tutti i cittadini.

Questo è quanto previsto dall’ordinanza sindacale che ha disposto che tutti i proprietari di terreni privati confinanti con le strade pubbliche dovranno assicurare il mantenimento di siepi, alberature e di ogni altro tipo di vegetazione permanentemente regolate, così da non ostruire la visibilità, dovranno rimuovere alberi o ramaglie cadute sull’asse stradale a causa del maltempo, dovranno mantenere ad un’altezza massima di 1 mt le siepi ed i cespugli nel tratto di 20 mt lineari prima dell’inizio di curve ed incroci. Inoltre dovranno provvedere alla manutenzione delle ripe dei fondi confinanti con strade di pubblico transito e di eventuali fossi di scolo, oltre che assicurare la costante pulizia di foglie e frutti caduti sull’asse stradale.

La violazione dell’ordinanza comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 51,65 a euro 516,50. Il testo integrale dell’ordinanza è consultabile sull’albo web del Comune di Fossacesia

Una storia a lieto fine per un capriolo, salvato dal servizio Sanità animale della Asl Lanciano Vasto Chieti. L’esemplare, di sesso maschile, era rimasto impigliato tra arbusti e rovi, dentro un cespuglio ai bordi della Statale 16, nel territorio di Rocca San Giovanni.

L’allarme è stato lanciato dai Carabinieri Forestali di Lanciano i quali, intervenuti sul posto, hanno aperto un varco per consentire ai veterinari di sedare l’animale per poterlo estrarre e curare. Dopo averlo recuperato, è stato visitato dal veterinario Vincenzo Caporale e trasferito presso il canile sanitario di Lanciano per i necessari accertamenti e la cura delle ferite che presentava all’altezza della coda. E’ stato sottoposto a radiografia per verificare eventuali fratture e controlli ematici per scongiurare l’eventuale presenza di malattie trasmissibili all’uomo o proprie della specie.

Il capriolo è risultato sanissimo e, dopo essere stato stabilizzato e identificato con impianto di microchip, è stato trasportato al Centro recupero fauna selvatica dei Carabinieri Forestali di Pescara. Soddisfazione per l’esito dell’intervento è stata espressa da Giovanni Di Paolo, direttore del servizio Sanità animale della Asl.

 

 

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Alcune Associazioni hanno manifestato la loro preoccupazione e contrarietà ad un presunto raduno di quad nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Lo hanno fatto il WWF con un comunicato stampa e il CAI e Montain Wilderness  con note al Parco. Si tratta di preoccupazioni legittime, che condividiamo, ma è bene chiarire.

Non è previsto nessun Raduno di quad il 20 maggio nel Parco, né è stata autorizzata alcuna escursione, sempre in quad.

L’iniziativa annunciata alla quale  ci si riferisce è un’escursione, e non è la prima, che viene organizzata da un operatore di Castel Di Sangro. Non si svolge nel territorio del Parco, anche se purtroppo viene pubblicizzata, sulla rete, come escursione nel Parco, per aumentarne l’attrattività. L’Ente provvederà a diffidare l’operatore dall’utilizzare il nome del Parco per attività che si svolgono al di fuori di esso e che ritiene non compatibili con le finalità di conservazione della biodiversità.

Chiarito questo aspetto è bene, in ogni caso, ribadire che non solo condividiamo le preoccupazioni delle Associazioni, ma riteniamo che le stesse attività di escursioni in quad e trial vadano assolutamente vietate nei territori montani perché ne compromettono i delicati equilibri di biodiversità animale e vegetale.

I territori a confine con il Parco, come quelli di cui stiamo parlando, non sono meno importanti per la conservazione di habitat e specie, a cominciare dall’orso bruno marsicano.

E’ semplicemente sconcertante il fatto, che a distanza di quattro anni dall’emanazione della legge forestale n. 3/2014 da parte della Regione Abruzzo, nulla sia stato fatto, per quanto riguarda la classificazione delle strade di montagna e relativa regolamentazione del traffico. Provvedimenti che aiuterebbero sensibilmente la strategia per la conservazione della biodiversità.

 

 

 

 

 

 

 

La presenza in migrazione della Cicogna bianca in Abruzzo è fatto abbastanza regolare ma vederne uno stormo di 32 assieme con lo sfondo di uno tra i più bei paesaggi d'Abruzzo rimane sempre un'esperienza affascinante.
Le tre foto scattate dal socio SOA Massimo Pellegrini dopo una segnalazione dell'appassionato Mario Rainaldi documentano la presenza di una specie che fortunatamente sta tornando a nidificare in molti siti italiani ed europei.

Per ragioni di tutela preferiamo non indicare il posto esatto dove queste meraviglie della natura si sono fermate per rifocillarsi per qualche giorno durante il lungo viaggio dall'Africa all'Europa.
È l'occasione per evidenziare per l'ennesima volta l'importanza degli altipiani maggiori abruzzesi come siti di sosta per l'avifauna durante la migrazione sia primaverile che autunnale. Sono luoghi che dovrebbero essere individuati e mappati secondo la direttiva comunitaria 147/09/CE "Uccelli" a fini di tutela ma l'Abruzzo, privo di Piano faunistico venatorio, non ancora provvede. Tra l'altro a poche centinaia di metri dal punto di osservazione i nostri soci hanno osservato ben tre gruppi di cacciatori con cani in addestramento che costituiscono, come più volte affermato dall'ISPRA e dalla stessa Corte Costituzionale in una recente sentenza proprio su una abruzzese sull'addestramento cani, una forma di disturbo sia per i migratori sia per le specie che stanno iniziando a riprodursi (alcune di queste nidificano a terra).

Questa segnalazione si aggiunge a quelle di altri animali protetti quali falchi grillai, albanelle reali e minori e altri rapaci che in aprile-maggio e settembre-ottobre si concentrano in territori ristretti dove riescono ad alimentarsi. Se pensiamo che la loro migrazione può coprire traiettorie di 5-6.000 km si comprenderà l'importanza di evitare qualsiasi forma di disturbo in momenti delicatissimi come la sosta.

Sarà il primo raccolto con “seme certificato” quello del 2018 per l’Abruzzo. Un traguardo importante evidenziato nel corso dell’assemblea per l’approvazione dei bilanci del Consorzio Agrario Centro Sud, con sede a San Giovanni Teatino (CH). In occasione dell’incontro annuale è stato evidenziato che il 2017 è stato l’anno della “svolta” in merito ai contratti di filiera: sono stati infatti sottoscritti, sotto la regia di Coldiretti,  importanti accordi con industrie pastaie tra cui vanno ricordati Di Vella e Barilla e grandi importatori di grano tra cui il gruppo Casillo per il bio. Accordi che hanno come punto di forza la possibilità di rintracciare il percorso del seme abruzzese dalla semina alla raccolta del cereale.

Si tratta infatti di un seme certificato da Sis (Società italiana sementi) di cui il Consorzio conosce tutto il processo produttivo e le qualità organolettiche (tra cui naturalmente il valore proteico che è uno dei parametri maggiormente rappresentativi della qualità del seme) potendone identificare il percorso, sia a monte che a valle, anche attraverso la specifica assistenza tecnica fornita alle aziende cerealicole che hanno creduto nel progetto. Un seme abruzzese di qualità certificata, quindi, per un pane e una pasta italiana fin dalla semina della materia prima.

“Attraverso i contratti di filiera con gli agricoltori il 2018 sarà ricordato come l’anno del primo raccolto di seme certificati per una filiera veramente made in Italy e un prodotto trasformato reale espressione della qualità del nostro territorio  – spiegano al Consorzio centro Sud - l’Abruzzo non poteva esimersi da questa importante sfida che sta coinvolgendo un migliaio di cerealicoltori e che ne coinvolgerà sempre più”. Soddisfatta anche Coldiretti Abruzzo. “Gli accordi di filiera che stiamo realizzando attraverso Consorzi agrari d’Italia (Cai) rappresentano un esempio concreto del nuovo ruolo di Coldiretti come sindacato imprenditoriale di filiera che, di fatto, consentirà agli agricoltori di eliminare una buona parte dei rischi di mercato, ai trasformatori e ai distributori di avere stabilità nell’approvvigionamento di prodotti di qualità e di origine e ai consumatori di acquistare il vero Made in Italy al giusto prezzo. In particolare – aggiunge coldiretti Abruzzo - per la cerealicoltura abruzzese si apre un’importante occasione di crescita e di sviluppo che riconoscere il valore delle qualità delle nostre produzioni, ne valorizza l’origine territoriale e fa emergere valore economico nell’immediato e nel futuro per le imprese agricole”.

 

 

 

Dal 1 Maggio la Eco. Lan. S.p.A. ha iniziato la gestione del servizio di igiene urbana anche nei Comuni di Casoli e Crecchio. La famiglia Eco. Lan. si allarga; oggi, con l'inizio del servizio di igiene urbana nei comuni di Casoli e Crecchio, diventano 24 le comunità servite dalla società per un bacino di utenze di circa 125.000 persone. 
"Sono contento che sempre più comuni si rivolgano a noi per la gestione dei servizi, un riconoscimento importante della quotidiana dedizione della società e dei suoi dipendenti alla pulizia e al decoro degli spazi, e sono orgoglioso dell'attenzione dei nostri cittadini verso la raccolta differenziata che ha raggiunto una media, nel nostro bacino di utenza, dell'81,5% nello scorso anno", afferma il Presidente Ranieri. 

Nelle prossime settimane avvieremo, insieme con le amministrazioni comunali, una serie di momenti di comunicazione per illustrare le novità previste nel sistema di raccolta dei rifiuti e le buone pratiche della raccolta differenziata. 

Dopo la fase di avvio, in cui si assicura la continuità con la precedente gestione, si passerà gradualmente alla fornitura dei nuovi calendari di raccolta e delle attrezzature. Per il comune di Crecchio il calendario resterà invariato fino a fine anno, mentre, per i cittadini del comune di Casoli il nuovo calendario sarà in vigore dal 1 giugno. Nell'ottica di garantire un servizio efficiente in tempi rapidi, durante il periodo di transizione, il personale Eco. Lan. sarà presente sul territorio per effettuare sopralluoghi nei condomini e presso le utenze non domestiche, così da individuare le soluzioni più adeguate alle singole esigenze. 

Le segnalazioni al Servizio Sanità animale della Asl Lanciano Vasto Chieti erano già pervenute, ma si fanno via via più numerose e riferiscono la presenza di lupi in almeno due zone del Chietino. Un fatto già noto ai veterinari, i quali, anche con l’ausilio di visori notturni a raggi infrarossi, ne stanno monitorando la presenza e gli spostamenti.

Gli esemplari sono stati avvistati a Fara San Martino e a San Vito Chietino, entrambi fuori dal perimetro del Parco nazionale della Majella. Si tratta di un lupo di taglia grande, dal mantello rossiccio, presumibilmente maschio, avvistato tra Feudo d’Ugni di Fara San Martino e alcune contrade di Lama dei Peligni; l’altro esemplare è stato segnalato da un cittadino nel centro abitato di San Vito Chietino.

Dopo qualche tentativo di cattura già esperito e non andato a buon fine, l’azione dei veterinari nei prossimi giorni sarà più incisiva e condotta da professionisti riconoscibili dalle casacche indossate, recanti il logo Asl. Le operazioni, condotte in collaborazione con Carabinieri forestali e personale del Parco, si svolgeranno al mattino presto, al crepuscolo e nelle ore notturne mediante visori a raggi infrarossi.

L’obiettivo è la cattura degli animali tramite teleanestesia al fine di monitorarne i parametri biometrici, effettuare prelievi di materiale biologico per scongiurare presenza di malattie infettive e infestive e per consentire la reimmissione in luogo idoneo alla sopravvivenza di questa specie selvatica. Tutte azioni tese alla tutela e al benessere degli animali, che diversamente rischiano l’abbattimento con armi da fuoco, veleno o trappole da parte di bracconieri o cittadini spaventati.

«In questa circostanza è bene ricordare che il lupo è un animale schivo - sottolinea Giovanni Di Paolo, direttore del Servizio Sanità animale - che fugge dall’uomo e non lo attacca se non in particolarissime situazioni. Va preservato per evitare l’eccessiva confidenza con le zone antropizzate che ne metterebbe a rischio la sopravvivenza. Le azioni che stiamo mettendo in campo, dunque, hanno proprio la finalità di metterlo al sicuro, di evitare o, comunque, ridurre l’inquinamento genetico, ovvero l’incrocio tra lupi e cani domestici. Ovviamente si tratta anche di tranquillizzare i cittadini che potrebbero essere allarmati dalla presenza di questi esemplari nei centri urbani, ma non c’è da drammatizzare».

L'autorizzazione 2011/41 della Provincia di Chieti ha fissato un quadro delle prescrizioni alle emissioni non conforme a quelli di legge. E l'aggiornamento di questa autorizzazione, avvenuta con pratica 12964 del 17 giugno 2015, non ne corregge gli errati presupposti”. Tutto sbagliato, quindi. E' la conclusione a cui giunge una verifica dell'Arpam (Agenzia regionale per la protezione ambientale delle Marche) riguardo al travagliato iter autorizzativo che ha permesso la riattivazione, negli anni scorsi, di parte degli impianti dei Sansifici Vecere a Treglio (Ch), che erano stati precedentemente sequestrati e fermati dalla magistratura. La verifica dell'Arpam è stata disposta dai giudici del Tribunale amministrativo regionale di Pescara ai quali ha fatto ricorso il Comune di Treglio (Ch), guidato dal sindaco Massimiliano Berghella.

Dopo che, agli inizi del 2015, sono stati apposti i sigilli al Sansificio Vecere e alla centrale a biomasse della Gct (Gestione Calore Treglio) Srl da parte della Procura di Lanciano, perché inquinavano; i titolari, in data 7 aprile 2015, hanno presentato, alla Provincia di Chieti, la richiesta di “modifica non sostanziale” dei Sansifici Vecere. E questo per attivare una procedura d'urgenza che, con pochi adempimenti, avrebbe potuto portare alla possibilità di ottenere il dissequestro (per quattro volte già negato dal tribunale del Riesame) e la riattivazione dello stabilimento. In pratica è stata chiesta l'attivazione dell'essiccatore Buzzi3, il più moderno e l'unico che non era stato oggetto delle “attenzioni” e delle verifiche della Procura e dei suoi periti, al contrario di quanto avvenuto per i camini Buzzi1 e Buzzi2, le cui emissioni erano state ritenute con conformi alle leggi in materia ambientale. I Vecere, proprietari dell'impianto, volevano tornare ad essere operativi, mettendo in esercizio il Buzzi3, e con l'ausilio di una caldaia Gpl. Una “modifica sostanziale” secondo il Comune di Treglio; una modifica “non sostanziale” secondo i titolari dell'impianto, la cui tesi è stata avallata prima dalla Provincia e poi dall'Arta, Agenzia regionale per la tutela ambientale dell'Abruzzo. Grazie a questo parere “favorevole” di Arta e Provincia, che modificò le autorizzazioni precedentemente rilasciate, i Vecere ottennero il dissequestro parziale dell'impianto ed iniziarono la campagna olearia 2015-2016. “Ma il Comune – spiega il sindaco Berghella – a tutela del territorio e della salute dei cittadini, convinto che ci fosse un grosso errore, si è rivolto al Tar, che ha disposto la verifica dei procedimenti amministrativi e dei controlli effettuati da Arta e Provincia e ha affidato una verifica all'Arpam. Verifica, appena depositata, e che ci dà ragione. Quelle erano “modifiche sostanziali”, per ciò l'iter autorizzativo avrebbe dovuto seguire un altro corso, molto più complesso ed irto”. Le risultanze delle verifiche Arpam saranno discusse a giugno dinanzi al Tar.

 

 

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