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Una quantità impressionante di pannelli di eternit, (circa 300 e verosimilmente altrettanti portati via dalla piena), poggiata a pochi metri dalle sponde del fiume Sangro, all’interno del comune di Lanciano, è stata individuata e segnalata alle autorità e al Sindaco Dott. Mario Pupillo che già si sono attivati per una prima messa in sicurezza del sito.

La scoperta è frutto dell’attività di controllo operata sul territorio da Nuovo Senso Civico, grazie ad una fitta rete di collaboratori diffusa in tutt’Abruzzo.

La mole dello scarico abusivo, effettuato nelle ultime settimane o forse più, probabilmente a più riprese, è sicuramente opera di una vera e propria “banda dell’amianto”. Dai rilievi effettuati non è escludibile che una parte anche cospicua di quei pannelli sia stata trasportata in mare dalle piene del Sangro. Parliamo di veri e propri criminali che hanno smantellato uno o più capannoni ricoperti dai tipici pannelli ondulati in uso negli anni ’60 e ’70, quando l’eternit, un composto di cemento ed amianto, nonostante le prime prove scientifiche della sua pericolosità per la salute umana, veniva massicciamente impiegato nell’edilizia. L’amianto, anche detto asbesto, con l’usura, disperde una polvere che è causa di mesotelioma pleurico, un cancro che non dà scampo. Il periodo di incubazione di questo tumore è di 20/30 anni. Casale Monferrato, sede di una fabbrica di eternit, è il tragico emblema della sua pericolosità: la polvere di amianto dispersa nell’aria continua a colpire, dopo 30 anni dalla chiusura della fabbrica, non solo gli operai, ma anche tutti coloro i quali risiedevano nei pressi della fabbrica, con un bilancio che non lascia spazio a contradditorio: nella provincia di Alessandria si contano 1.800 morti a causa del mesotelioma, una vera e propria strage silenziosa.

L’abbandono sulle sponde di un fiume di tonnellate di amianto è, per tutto questo, oltre che vandalismo allo stato puro, un atto criminale inqualificabile, che riporta al centro della discussione sui temi ambientali il principio che chi inquina uccide.

Alla ricerca delle ragioni di uno scempio di questa portata, del quale speriamo prestissimo vengano assicurati alla giustizia i responsabili, è giusto riflettere su una questione.

L’amianto è stato impiegato per anni nell’edilizia civile ed industriale fino agli anni ‘80, nonostante le acquisizioni scientifiche sulle conseguenze devastanti sulla salute umana risalgano agli anni ‘60. Il ritardo dello Stato nel ricorrere a strumenti legislativi che ne proibissero l’utilizzo dovrebbe indurre gli attuali legislatori quanto meno ad alleggerire gli enormi costi di smaltimento dell’amianto, se non azzerarli.

Sarebbe giusto, che a pagare lo smaltimento dell’eternit, sia chi ha tradito il proprio ruolo di tutore della salute pubblica, mettendola al servizio degli interessi dell’allora florida imprenditoria legata alla sua produzione.

Per chiunque possegga anche una semplice tettoia in eternit per coprire una stalla, i costi per lo smaltimento sono talmente elevati da indurre alcuni a correre il rischio di liberarsene illegalmente. Ovviamente questo non può giustificare chi si rende responsabile di attentato alla salute pubblica, né del piccolo, né del grande conferimento abusivo sulle sponde di un fiume, ma dovrebbe indurre chi governa a rendere possibile lo smaltimento dell’eternit con procedure che, individuate le priorità e le disponibilità economiche degli attori coinvolti, assegni allo Stato stesso il ruolo di maggiore contribuente finanziario per il suo smaltimento.

Il capillare impiego dell’eternit, secondo le stime del mondo scientifico, avrà un esito sui rischi per la salute che non ancora conosce il suo picco, per via dell’incubazione del mesotelioma che può raggiungere i 30 anni dopo una sola fortuita inalazione.

Se il vento trasportasse la polvere d’amianto da quei pannelli ondulati deteriorati su un grappolo d’uva e un bambino non troppo fortunato, in compagnia del padre pescatore, cogliesse un acino di quell’uva e ne pulisse la buccia prima di ingerirlo, facendo danzare nell’aria vicino al suo naso una sola molecola di quella polvere, quel bambino a 30 o 40 anni si ammalerà di mesotelioma.

La responsabilità sarebbe della “banda dell’amianto” senza dubbio, ma ancor più di chi, nel colpevole ritardo di una attività legislativa a tutela della salute dei cittadini, fa vergognosamente pesare esclusivamente su quel pescatore, su quel bambino e su di noi cittadini tutti, i costi per lo smaltimento di un vero e proprio killer silenzioso: l’amianto.

 

Il Tribunale di Sulmona, oggi pomeriggio, ha assolto Antonio Centofanti, imputato nel processo penale per l’uccisione di un orso marsicano nel settembre dell’anno 2014 a Pettorano Sul Gizio. Accogliendo la tesi della difesa e la richiesta di assoluzione del Pm, il giudice ha pronunciato la sentenza di assoluzione dell’imputato dando credito a quella che fu la sua prima versione nelle dichiarazioni rese spontaneamente agli inquirenti, vale a dire che non aveva alcuna intenzione di uccidere l’orso e che il colpo partì per una sfortunata fatalità determinata dalla sua caduta.

Le sentenze vanno rispettate e sicuramente non è nostra intenzione derogare da questa regola.Ad affermarlo l'ente autonomo Parco Nazionale d'Abruzzo ( Pnalm) che in un comunicato stampa che vi riportiamo integralmete esprime tutta la sua contrarietà ad un asentenza che potrebbe creare pericolosi precedenti.

"Il Parco, che si è costituito parte civile nel processo, valuterà le motivazioni della sentenza e deciderà se ricorrono i presupposti per proporre appello. Tuttavia, riteniamo utile e necessario  fare alcune considerazioni.

Il messaggio che può venir fuori dalla Sentenza è molto pericoloso per la conservazione dell’orso marsicano.  C’è un evidente rischio di compiere la generalizzazione secondo la quale uccidere un orso non è un reato.

Ancora, c’è il pericolo che possa emergere e diffondersi  l’idea che la risposta più naturale ad un orso che si avvicina ad un’abitazione sia quella di sparargli.   Questo sarebbe devastante, perché noi ci troveremo sempre più a fare i conti con animali che si avvicinano alle aree antropizzate e dobbiamo imparare a conviverci, non a risolvere il problema con l’eliminazione del presunto intruso.  La conservazione dell’orso marsicano, come abbiamo più volte sostenuto, presuppone che gli orsi possano ricolonizzare nuovi territori anche fuori da parchi e aree protette e non possiamo sicuramente legittimare l’atteggiamento di chi ritiene che “gli orsi debbano stare a casa loro”, cioè nel ristretto territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Convivere con gli orsi si può e la stessa comunità di Pettorano, con le azioni di prevenzione e informazione messe in campo dopo l’uccisione dell’orso, ha dimostrato che è possibile.

Infine, non possiamo esprimere un certo sconcerto per le modalità con le quali è stato condotto tutto il procedimento dalla Procura di Sulmona. Ci sono voluti più di 3 anni per arrivare a processo, per concludere il dibattimento con la richiesta di assoluzione. Davvero difficile da capire!

Per evitare spiacevoli conseguenze, visto che diversi orsi frequentano le aree antropizzate, sarebbe il caso che non solo il Parco, ma anche la Procura, ribadisse che uccidere un orso è reato".

 

 

La società Ecoeridania di Arenzano (Genova), che in Val di Sangro ha da poco acquisito Maio.Com, ramo d'azienda del gruppo Maio che  smaltisce rifiuti provenienti da strutture sanitarie, ha manifestato l'intenzione di riattivare l'impianto Ciaf per lo smaltimento e trattamento rifiuti speciali e industriali. L'impianto, di Ciaf Ambiente, situato in località Piazzano di Atessa, è fermo da tempo, con le autorizzazioni sospese. Nel 2006 fu teatro di un'inchiesta giudiziaria, con tanto di arresti, per traffico illecito di rifiuti.

Il sindaco di Atessa, Glulio Borrelli,  allarmato, è subito intervenuto presso la Regione Abruzzo per bloccare il progetto e ha chiesto la convocazione d'urgenza del “Comitato sindaci Sangro-Aventino-Frentania” per la tutela dell'ambiente.  “Nei giorni scorsi –  si fa presente in una nota inviata alla Regione, Dipartimento politiche ambientali, a firma del sindaco Giulio Borrelli – sono venuti in Comune ad Atessa i rappresentanti della ex Maio manifestando l'intenzione di riattivare l'impianto della Ciaf Ambiente Srl. Da quanto ci risulta, detta autorizzazione è sospesa dal 2014, in attesa di conoscere i risultati della procedura di concordato preventivo, pendente presso il tribunale di Lanciano. La rimessa in funzione dell'impianto, autorizzato anche allo smaltimento di fanghi industriali di sostanze chimiche – spiega Borrelli – ha destato preoccupazione nella nostra comunità, non solo per le vicende pregresse dell'impianto, ma soprattutto perché negli ultimi anni c'è stata un'evoluzione socio- economico dell'area, che ha portato a sviluppare una serie di attività produttive (industriali e commerciali) incompatibili con impianti di smaltimento di rifiuti pericolosi. Faccio presente – sottolinea il primo cittadino di Atessa – che la zona è fortemente antropizzata e che l'inquinamento dell'aria (da quanto risulta dai rilevamenti Arta) è, da anni, al limite dei livelli di tollerabilità, per la quantità di polveri sottili immessi in atmosfera. Per quanto ci riguarda -viene ancora detto – abbiamo già avviato la procedura di revisione del vecchio Piano regolatore generale, che dovrà prevedere, tra l'altro, l'incompatibilità di questo tipo di impianti con la vocazione attuale del territorio”.

La progettata riattivazione dell'impianto “incontra -evidenzia Borrelli- la decisa opposizione del territorio per le ragioni sopra  esposte e per il fatto che esso va ad aggiungersi a una procedura Via per la realizzazione di un altro impianto, in contrada Saletti di Atessa, a  pochi chilometri da Ciaf e vicino alle case, per il trattamento di rifiuti sanitari a rischio infettivo tramite sterilizzazione, con adiacente deposito di rifiuti pericolosi e non, richiesta dalla ditta Di Nizio Eugenio Srl di Mafalda (Cb)”. Sulla vicenda dei due impianti pericolosi in Val di Sangro, il "comitato dei sindaci per la tutela e la valorizzazione dell'ambiente", costituito nei mesi scorsi, si riunirà il 18 aprile, alle 18.30, in municipio a Atessa.

 

 Si terrà domenica 8 aprile la festa di inaugurazione della  parete attrezzata per alpinismo e arrampicata, una vera palestra a cielo aperto nel cuore del centro storico di Villa Santa Maria.

Dalle 9.00 del mattino fino alla sera sarà possibile scalare liberamente tra le bellezze del piccolo borgo abruzzese. Allo stato attuale sono 16 le vie di risalita della parete il cui picco più alto è di 103 metri, ma si attende un nuovo intervento di ampliamento del progetto che incrementerà le vie di risalita fino a 40 con percorsi di diversi gradi di difficoltà. Nella giornata inaugurale, che sarà oltretutto accompagnata da intrattenimento musicale e buffet per tutti i partecipanti, si attendono numerosi scalatori provenienti da tutta la regione.

“Questo è un altro importante intervento che fa sì che Villa sia riscoperta attraverso la bellezza del suo centro storico – commenta il sindaco Pino Finamore – in questo caso non ci siamo inventati nulla, abbiamo semplicemente stanziato una piccola cifra delle risorse comunali per la fruibilità di una parete rocciosa che è sempre stata parte integrante del paese. Questo significa che con davvero poco si possono realizzare cose importanti per la promozione del territorio”.

Sono molti i progetti che ruoteranno attorno alla parete rocciosa, che sembra essere la parete più alta in Abruzzo dopo quelle del Gran Sasso e la più facilmente raggiungibile della regione, a partire dalle iniziative che coinvolgeranno le scuole con corsi di arrampicata per i ragazzi.

 

 

 

“Che il fenomeno del randagismo sia una conseguenza di un problema primariamente culturale è assodato. Animali d’affezione abbandonati che gironzolano per la città non rappresentano solo una questione di mancanza di sensibilità verso i diritti degli stessi cani ma anche un problema per il Comune e i cittadini. Ad ogni segnalazione, infatti, si mette in moto un servizio che, a conti fatti, ha dei riflessi economici sull’intera comunità - si legge in una nota dell’Amministrazione Comunale di Fossacesia-.

Negli ultimi giorni, la Polizia Locale è intervenuta più volte in due località del territorio  (in viale San Giovanni in Venere e in via Fonte delle Cave) dove è stata segnalata la presenza di gruppi di randagi. Nonostante i tentativi degli agenti di catturarli, i cani sono riusciti a dileguarsi. E’ stata fatta la conseguente segnalazione all’Ufficio randagismo per procedere, con un urgenza, all’attivazione della procedura di accalappiamento.     “Sono ancora numerosi gli abbandoni degli animali d’affezione - commenta il Sindaco Di Giuseppantonio - e per far fronte a questi casi il nostro impegno deve distribuirsi su più fronti. Innanzitutto dobbiamo salvaguardare i nostri concittadini, cercando di evitare incontri ravvicinati, che potrebbero rivelarsi potenzialmente pericolosi; rendere sicure le strade; tutelare per il benessere dei randagi, della loro salute ed incolumità. La nostra Amministrazione ha sempre perseguito una politica di prevenzione del randagismo, ma è chiaro che senza la collaborazione dei cittadini il nostro compito diventa complicato. E’ altrettanto vero che per arginare il fenomeno i Sindaci non possono essere lasciati soli: è indispensabile richiamare alle proprie responsabilità tutti i soggetti cui le leggi vigenti affidano compiti di controllo e tutela degli animali d’affezione”.

La Ambi-Q, la società di Castelfrentano, ottiene il prestigioso riconoscimento Uni En 16636 2015,  una certificazione di processo  standard europeo di riferimento per le aziende di disinfestazione.

Abbiamo fortemente creduto in questa certificazione, dichiara Giordano nella foto insieme al responsabile tecnico Paolo D’Angelo,  in quanto da anni portiamo in aziende certificate BRC ed IFS e quindi, lo step successivo alle certificazioni di qualità e ambientali non poteva che essere il raggiungimento della certificazione 16636.

La Ambi-Q opera da più di 15 anni nel settore del Pest Control e devo dire che, continua l’imprenditore, che  specie negli ultimi anni, gli standard degli enti pubblici e delle industrie alimentari sono aumentati tantissimo e questo non lascia spazio all’ improvvisazione o alla sufficienza, ma bisogna puntare all’eccellenza, e per questo da sempre  investiamo in qualità e formazione dandoci sempre nuovi obbiettivi per continuare a crescere insieme ad i nostri clienti.

La Ambi- Q offre assistenza completa a chi decide di certificarsi Brc IFS e AIB è chiaramente HACCP, nel prossimo futuro, conclude, avremo la nostra divisione "formazione" dove offriremo corsi in materia di igiene e alimenti, continuando a mettere il nostro cliente al centro della nostra attenzione.

La primavera, neve permettendo, è in arrivo e come ogni anno FIAB-Federazione Italiana Amici della Bicicletta promuove un’iniziativa all’insegna del divertimento, della salute e dell’ambiente dedicata a bambini e ragazzi ma soprattutto ai loro genitori: mercoledì 21 marzo si celebra infatti la 4^ Giornata Nazionale “Tutti a scuola a piedi o in bicicletta”.

“Negli ultimi anni l’utilizzo della bicicletta per gli spostamenti quotidiani in città è cresciuto – spiega Giulietta Pagliaccio, presidente FIAB. – Grazie a questo modello di mobilità sostenibile è possibile fare del bene sia alla propria salute sia al nostro pianeta. E sviluppare questo tipo di sensibilità fin da piccoli è un valore davvero prezioso. A questo si aggiunge l’entrata in vigore della nuova Legge Quadro sulla mobilità ciclistica, che riconosce (finalmente) la bicicletta come un vero mezzo di trasporto al pari degli altri e ne promuove l’uso in ambito urbano, turistico e ricreativo”.

Con “Tutti a scuola a piedi o in bicicletta”, FIAB invita soprattutto i genitori che non l’hanno ancora fatto a lasciare l’auto a casa (almeno in questo giorno) e percorrere con i propri figli il tragitto fino a scuola passeggiando o pedalando. L’obiettivo è scoprire insieme che un nuovo tipo di mobilità non solo è possibile e auspicabile, ma anche tanto divertente.

La giornata del 21 marzo potrebbe così rappresentare, per tutte le famiglie coinvolte, l’inizio di una sana e gioiosa abitudine. Secondo gli intenti di FIAB, infatti, questa iniziativa vuole essere la porta d’accesso per la diffusione capillare del Bike to School o dei Pedi-Bus per far sì che queste nuove avventure possano diventare una parentesi quotidiana da vivere insieme ogni mattina.

Chi lo desidera, inoltre, è invitato a condividere i valori dell’iniziativa postando una foto, un pensiero o un video della propria esperienza #tuttiascuolaapiedioninbicicletta sulla pagina Facebook: www.facebook.com/Bimbimbici/

Con la Giornata Nazionale “Tutti a scuola a piedi o in bici” prende il via il conto alla rovescia per l’atteso appuntamento di domenica 13 maggio: in questa data, infatti, si svolgerà l’edizione 2018 di Bimbimbici, la tradizionale e allegra pedalata in sicurezza lungo le strade di oltre 200 città italiane. Una manifestazione che FIAB promuove da quasi vent’anni nella seconda domenica di maggio, per diffondere l’uso della bicicletta tra giovani e giovanissimi.

Confermato lo slogan Bimbimbici “la nuova fiaba della bicicletta” e, in particolare, il tema dei supereroi lanciato lo scorso anno. Un fantastico universo per l’ambientazione di Bimbimbici dove la bicicletta non è un mezzo qualunque ma può vantare molti superpoteri: non inquina, non fa rumore, non occupa tutto lo spazio delle auto e sa rendere le persone più allegre…

Eternit in pieno centro cittadino. Una costruzione ricoperta interamente di materiale tossico, lastre di amianto, si trovava lungo Corso Roma a Castelfrentano. Negli anni lo stabile aveva ospitato un bar ma era da anni all’abbandono. Una segnalazione giunta in comune, l’impegno del sindaco Gabriele D’Angelo e in poco tempo tutta l’area è stata bonificata . “La salute dei cittadini viene prima di tutto e il comune, nonostante tutte le controversie normative che vengono fuori in questo caso , in poco più di un mese ha risolto il problema”. Ad affermarlo il sindaco D’angelo il quale ha imposto alla ditta costruttrice proprietaria dell’immobile di rimuovere tutti i lastroni che erano danneggiati.

L’ordine di smaltimento è partito lo scorso 21 dicembre e nei documenti si legge come il tutto sia stato a norma di legge: “all'iter procedurale per il campionamento e le analisi del materiale costituente la copertura dell'edificio in questione, per poi passare ad una successiva fase di monitoraggio della stessa fino alla demolizione completa del fabbricato ovvero, qualora se ne ravvisasse l'urgenza, alla rimozione della copertura".

I tecnici del comune avevano accertato  il parziale crollo della copertura dell'edificio e per questo si è proceduto allo smaltimento. Ora si tratta di capire cosa l’impresa edile vorrà fare di quella struttura, se intenderà cioè procedere all’abbattimento totale o parziale delle mura rimanenti o, procedere ad una costruzione ex novo.(Clara Labrozzi)

“Ancora una volta il mare di Fossacesia è stato promosso a pieni voti. Le sue acque di balneazione, infatti, sono state nuovamente classificate eccellenti” – ad annunciarlo è il Sindaco di Fossacesia, Enrico Di Giuseppantonio a seguito della comunicazione pervenuta dal Servizio Acque Marine del Dipartimento Governo del Territorio e Politiche Ambientali della Regione Abruzzo. Nella nota infatti la Regione comunica che le acque del mare di Fossacesia sono state classificate, in tutti i punti di campionamento, eccellenti. Le analisi microbiologiche che vengono realizzate mensilmente dalla Regione Abruzzo sulla base di parametri prestabiliti, analizzano la presenza nel mare di componenti microbiologiche, di materiali inquinanti e la proliferazioni di alghe tossiche. Dai dati ottenuti dalle analisi che, nel caso di Fossacesia vengono effettuate in tre punti diversi del litorale, si effettua una classificazione delle acque di balneazione che va da scarsa, a sufficiente, poi buona per finire con eccellente. I Comuni hanno l’obbligo di segnalare, con appositi cartelli, la qualità delle loro acque di balneazione. Il segno meno indica che la qualità del mare è scarsa, l’indicazione di una stella che è sufficiente, di due stelle che è buona ed infine, le tre stelle, come nel caso di Fossacesia, indicano che il mare ha una qualità eccellente. “Sono anni ormai che il mare di Fossacesia viene classificato eccellente – conclude il Sindaco di Fossacesia, Enrico Di Giuseppantonio – e questo è un valore importantissimo innanzitutto per chi decide di fare il bagno nel nostro mare. Ovviamente, ancora una volta ringrazio tutti gli attori che a vario titolo operano per rendere le nostre acque pulite e quindi dal punto di vista della salute sicure per i nostri bagnati. Ringrazio la Sasi, che gestisce il servizio idrico integrato e a cui va il mio più accorato appello affinchè vigili con rigore e coscienza sul corretto funzionamento dei depuratori; ringrazio tutti gli operatori turistici, la Regione Abruzzo, l’Arta e anche ogni singolo cittadino grazie al cui comportamento civile è stato possibile far continuare il nostro mare ad essere eccellente.”

 

"Nessun impianto di trattamento dell' amianto e' previsto nel territorio del comune di Lanciano". Lo dic e lo scrive a chiari lettere Massimo Ranieri presidente dell’Eco.Lan.

"Eco.Lan partecipa a tutti i tavoli regionali, dice Ranieri nel comunicato stampa,  che trattano il tema "RIFIUTI" e circa un  anno e mezzo fa, siamo stati coinvolti dalla Regione sul tema amianto".

“La gestione di questa tipologia di rifiuto tra l'altro pericoloso non è semplice; per poter rimuovere manufatti contenenti amianto infatti è necessario un iter lungo e costoso e spesso la via più semplice per smaltire questa tipologia di rifiuto e lo smaltimento abusivo/abbandoni lungo i fossi e sponde dei fiumi, e lo sanno bene i nostri Sindaci che spesso sono costretti, ad attivarsi per la rimozione e lo smaltimento con l'esborso di ingenti somme che per forza di cose vanno a formare il montante per la TARI dei cittadini.

Queste ragioni hanno indotto la Ecolan a partecipare ai tavoli tecnici sul tema AMIANTO.

Il progetto sperimentale messo a punto da uno Spin Off, dell'Università G. D'Annunzio di Chieti, la Res Gea Srl, insieme ad altri soggetti, prevede un processo che utilizza uno scarto alimentare, avente un pH acido (siero del latte) per decomporre a temperatura ambiente la fase cementizia (85%) e liberare le fibre di amianto (15%) in essa inglobate; fibre che in seguito vengono denaturate e decomposte in ioni magnesio e silicato mediante un processo idrotermico a 170°C.

Ecolan ha messo a disposizione di questo progetto le proprie conoscenze, continua,  e competenze e quindi ha partecipato ad un tavolo tecnico che ha coinvolto i tecnici del servizio gestione rifiuti della Regione e appunto l'Università di Chieti...un progetto di ricerca e di sperimentazione. 

Con la  delibera n. 46 del 2 Febbraio 2018, dopo circa un anno e mezzo dall'ultimo incontro tra i vari soggetti coinvolti ha approvato lo schema di accordo di programma tra Regione, la spin off dell'Università e gli altri soggetti coinvolti compreso la Eco.Lan SpA; tra le varie attività previste dall'accordo vi è anche la mappatura e censimento delle coperture in materiali contenenti amianto con tecniche di telerilevamento ecc.

Nell'accordo di programma, al punto 2 "impegno delle parti" per la Eco.Lan è previsto che l’ente coordini le attività della RES Gea Srl al fine di proporre una apposita proposta progettuale da sottoporre alle procedure di valutazione d'impatto ambientale e autorizzazione integrata ambientale  e proponga un nuovo soggetto giuridico in co-partecipazione con la RES Gea Srl al fine di realizzare e gestire l'eventuale impianto.

Quindi questi sono i termini dell'accordo di programma, NULLA DI DEFINITO CIRCA L'UBICAZIONE DELL'EVENTUALE IMPIANTO PILOTA, NÉ TANTO MENO SI FA RIFERIMENTO AL TERRITORIO DI LANCIANO O DEL COMPRENSORIO DEI NOSTRI COMUNI; così come la concertazione necessaria che deve essere avviata a valle dell'accordo.

Nel frattempo la Eco.Lan SpA, (dopo un anno e mezzo di silenzio da parte della G.R.) in questo lungo periodo ha avviato considerevoli investimenti ed ha ottenuto l'autorizzazione a realizzare l'impianto della FORSU dei nostri Comuni, pertanto nella seduta del 27/02/2018 il Consiglio di Amministrazione ha deliberato che non è più interessata ad effettuare investimenti nel settore del recupero del cemento amianto.

Comunque Eco.Lan SpA,  continuerà a partecipare ai tavoli tecnici del Gruppo di Lavoro istituito con la delibera sopra citata, perché riteniamo che non si possa far finta che non esista un problema AMIANTO; ci sono immense coperture in cemento amianto di strutture industriali e non, che nel prossimo futuro vanno gestite, ma anche i piccoli quantitativi di cemento amianto sono un problema, abbandoni ovunque , vedi bacino del Feltrino o lungo le sponde del fiume Sangro.

Ritengo, sie legge nella nota stampa,  che una soluzione che miri al RECUPERO dei materiali e non al loro smaltimento in discarica consentirebbe di contenere i costi (parte dei costi verrebbero compensati dal recupero di materiali e minerali) ed eviterebbe la nascita di discariche autorizzate e/o abusive.

Ritengo altresi che il problema non sia dove realizzare un impianto industriale (chiaramente in un sito idoneo) ma come gestire questa tipologia di rifiuto.

Personalmente sono favorevole a TECNOLOGIE CHE MIRANO AL RECUPERO DEI MATERIALI lo smaltimento in discarica é un modo sbagliato di gestire il problema generale dei rifiuti "nascondere", conclude, i nostri rifiuti.

 

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