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Il nuovo piano per il Parco della Majella è una realtà. Non solo progetti e intenzioni ma la concretezza di un iter che ha preso il via con l'approvazione da parte del Consiglio Direttivo e continua secondo le norme previste in materia. “ Il piano sarà depositato per 40 giorni presso le sedi dei comuni e delle regioni interessate – si legge in una nota inviata dalla Direzione - e chiunque potrà prenderne visione ed estrarne copia. Entro i successivi 40 giorni chiunque potrà presentare osservazioni scritte, sulle quali l'Ente parco esprimerà il proprio parere entro trenta giorni”. Competenza giuridica, profonda conoscenza dei processi ecologici, visione territoriale, aderenza alle normative internazionali: sono questi i capisaldi del nuovo Piano per il Parco ( 750 km2, con 39 territori comunali e con uno dei più grandi patrimoni di biodiversità d'Europa). Nel comunicato si ripercorre anche la storia del vigente Piano, concepito ed elaborato, nella sua prima stesura, nel 1997-98 e approvato nel 2009. “Troppe cose, da allora, sono cambiate, nella gestione del territorio e soprattutto negli strumenti della conservazione della natura. I cambiamenti ecologici in corso, la presenza di specie faunistiche di pregio, come il lupo, il camoscio appenninico e l'orso marsicano, la presenza delle attività antropiche sui territori, le modalità di gestione agro-zootecniche, gli sport sostenibili, le nuove visioni gestionali nel frattempo maturate anche sulla scorta delle Direttive europee, dei progetti Life, dei piani di gestione dei Siti di Interesse Comunitario”. Nuovi scenari, quindi, e soprattutto nuove esigenze. Da qui la necessità di elaborare un progetto più rispondente alle attuali richieste e che comprendesse il regolamento del Parco. L'assenza, infatti, di una regolamentazione e l'ampia discrezionalità dirigenziale avevano prodotto una lunga serie di ricorsi creando anche difficoltà burocratiche tra Ente e territorio. “La stesura del lavoro ha seguito una attività di vaglio e comparazione della pianificazione adottata nella maggior – viene spiegato nel documento - parte dei parchi nazionali italiani. La cognizione degli elementi di criticità apparsi nelle diverse realtà o prassi applicative ha costituito la base per una piattaforma di miglioramento ed ammodernamento”. La proposta di nuova zonizzazione ha degli importanti cambiamenti: la zona A di riserva integrale aumenta dal 48% al 56% dell'intera superficie del Parco; le Zone D1 (Insediamenti turistici da riorganizzare) scendono dallo 0,12% allo 0.09%, le Zone D2 salgono appena dallo 0.65% all'1,01%, semplicemente per soddisfare alcuni adeguamenti cartografici ed esigenze tecniche. “Nulla di più lontano, dunque, dal paventato aumento del consumo di suolo e di cementificazione che alcuni avevano frettolosamente ipotizzato. Si è trattato, invece, di un procedimento di pensiero, visione, elaborazione tecnico-giuridica che negli ultimi mesi ha visto impegnati uffici, tecnici e comunità del Parco, nel disegno di una nuova pianificazione che sia al passo con i tempi e le norme della conservazione, e coerente alla storia della nostra terra”.

 

 

Si torna a parlare di cinghiali. Stavolta a riportare l'attenzione su una questione tutt'altro che risolta nonostante l'intervento dei sindaci dei Comuni interessati, è il presidente della Copagri Abruzzo Camillo D'Amico. “Sulla modifica al regolamento per la gestione degli ungulati, che è ferma ancora in commissione Agricoltura, torniamo a sollecitare il presidente Berardinetti e l'assessore Pepe a portarlo in aula il prima possibile – sottolinea D'Amico – per la definitiva approvazione. Con la stagione venatoria 2016 prossima alla chiusura, non possiamo accettare che si fermi l'azione efficace di contenimento numerico dei cinghiali che continuano ancora ogni giorno a fare danni alle colture e rappresentano un pericolo per l'incolumità delle persone”. In commissione consiliare la discussione sulle proposte di modifica al recente regolamento di contenimento degli ungulati, non è andata avanti. Si è materialmente bloccata. E questo ha scatenato la reazione del presidente di Copagri e non solo. “Abbiamo ravvisato l'efficace azione propositiva dei sindaci che hanno supportato con intelligenza e serietà il lavoro svolto dagli uffici della regione e non sono comprensibili azioni dilatorie. L'invito è quello di fare sintesi. E' necessario procedere spediti – conclude D'Amico – nel chiudere questa fase per poi passare subito a concertazioni più ampie, generali ed efficaci nonché strutturali e durature che vedano coinvolte anche le associazioni ambientaliste in un contesto che è cambiato, dove alcune competenze sono tornate in capo alla Regione. Urge anche un nuovo Piano Faunistico Regionale alla luce di quello vigente, vecchio e superato”.

“Il Ministero dell'Ambiente autorizza decine di richieste dei petrolieri per ricerche in Adriatico con la tecnica dell'airgun negando impatti sull'ambiente marino. Allo stesso tempo, però, ne riconosce il gravissimo impatto sulla pesca negando in questi giorni con parole inequivocabili l'autorizzazione ad una richiesta della Schlumberger Italiana S.p.a. nel Canale di Sicilia”. Per il Forum dell'Acqua che in un circostanziato documento spiega l'intera situazione si tratta di un “gravissimo caso di schizofrenia tecnica ed istituzionale, visto che le ricerche in Adriatico prevedono l'uso delle stesse metodologie che erano state proposte nel Canale di Sicilia, lo sparo incessante per giorni e giorni di area compressa che provoca un rumore assordante per la fauna ittica (air-gun)”. E a sostegno di questa tesi difficile da confutare ricordano anche il parere negativo della Commissione VIA in cui si evidenziano gli impatti gravissimi sugli stock ittici e in particolare sulle aree riproduttive dei pesci. L'impatto sarebbe tale da avere quindi un effetto negativo sul reddito delle marinerie. Per queste ragioni è stato rilasciato un parere negativo sulla compatibilità ambientale di questo progetto. “Il Ministero dell'Ambiente, quindi, usa clamorosamente due pesi e due misure - si legge nella nota - In Adriatico, dove è nota la presenza di aree di riproduzione dei pesci, consente il via libera a decine di permessi di ricerca che coprono praticamente l'intero versante italiano del mare Adriatico (nel documento sono allegati anche i due permessi di prospezione rilasciati alla Spectrum). In alcuni casi più progetti riguardano le medesime aree che, quindi, saranno interessate due o tre volte dal passaggio delle navi coinvolte negli spari di area compressa che contraddistinguono l'air-gun”. E il Forum punta l'accento anche sul risultato referendario. “Il popolo italiano ha bocciato le proposte governative che prevedevano la concentrazione a Roma di tutte le scelte in materia energetica. Auspichiamo un intervento delle regioni interessate a difesa del mare Adriatico e delle attività economiche che vi si svolgono, per chiedere conto al Ministero dell'Ambiente di questa diversità di giudizio su progetti analoghi. Riteniamo che il caso vada portato a livello comunitario in quanto il Ministero dell'Ambiente non ha coinvolto gli altri Paesi che si affacciano sull'Adriatico nella valutazione di tutti questi progetti attraverso procedure di VIA transfrontaliere previste dalle convenzione internazionali”. E in considerazione della vastità delle aree interessate per il Movimento abruzzese doveva essere prevista una valutazione Ambientale Strategica per approfondire gli impatti cumulativi di tutti questi interventi e confrontare opzioni diverse per la tutela ambientale e lo sviluppo socio-economico dell'Adriatico e delle sue coste. “Infine crediamo che questo ultimo parere possa essere usato nell'ambito di eventuali ricorsi al Consiglio di Stato contro le sentenze del TAR Lazio che qualche mese fa hanno avallato alcune decisioni del Ministero per evidenziare la disparità di trattamento tra i vari progetti”

 

Lanciano -  Quali rischi possono derivare da ordigni bellici inesplosi? Quali compiti e responsabilità per progettisti e addetti alla sicurezza di cantiere? Quali azioni intraprendere per la messa in sicurezza di un'area interessata e per la successiva bonifica? A queste e ad altre domande si risponderà venerdì 16 dicembre 2016 a Lanciano nel corso del seminario "Valutazione del rischio derivante da ordigni bellici inesplosi", promosso dall'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Chieti con il contributo della Commissione Sicurezza, e rivolto ai progettisti della sicurezza cantieri, ai responsabili del procedimento ed ai responsabili dei lavori. Appuntamento alle ore 14.50 al Consorzio Universitario di Lanciano "Palazzo degli Studi", in corso Trento e Trieste.

Autorevoli le relazioni in programma. Dopo il saluto di Nicola Centofanti, presidente dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Chieti, e l'introduzione di Danilo Tieri, coordinatore Commissione Sicurezza, interverranno Giuseppe Piegari, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con un intervento sulla "Normativa di riferimento in materia di bonifica da ordigni bellici inesplosi" e una successiva panoramica sulle "Definizione strumenti a disposizione del coordinatore della Sicurezza per la valutazione del rischio – Interpello n.14/2015", Giuseppe Zappacosta, anch'egli del Ministero del Lavoro, che presenterà gli "Adempimenti, documentazione e responsabilità nella gestione dei rischi nei cantieri", Rocco Luigi Sassone, esperto di sicurezza nei cantieri, cui è affidato un intervento sulle "Linee Guida per le bonifiche da Ordigni Bellici Inesplosi", e Giovanni Masciarelli, Funzionario Esperto Tecnico-Genio Civile Regionale, che presenterà alcuni casi studio. A seguire, è previsto un dibattito con tutti i partecipanti.

"Da tempo - dicono i promotori - la legge impone l’obbligo di valutazione dei rischi derivanti dal rinvenimento di ordigni bellici inesplosi, affidando compiti e responsabilità a figure specifiche che devono effettuare una corretta valutazione preliminare del rischio bellico residuale relativa all’area di progetto, per determinare la necessità o meno di procedere in fase successiva con un intervento di messa in sicurezza convenzionale, come previsto da normativa vigente. In questo contesto abbiamo promosso questo seminario per un approfondimento dell’attuale scenario normativo e sui ruoli dei soggetti che provvedono alla valutazione dei rischi e alla successiva bonifica".

La partecipazione al seminario darà diritto a 4 crediti formativi.

 

Prosegue a passi decisi la progettazione del Piano di Sviluppo Locale definitivo del GAL Costa dei Trabocchi. Dopo la costituzione della società, ieri si è insediato il comitato di pilotaggio, l’organismo voluto da Roberto Di Vincenzo, amministratore unico della società di gestione dei fondi Leader del Piano di Sviluppo Rurale e approvato all'unanimità dall'assemblea dei soci. Il comitato di pilotaggio è composto da 11 nomi di alto profilo in rappresentanza dei 52 soci della società, soggetti che rappresentano la maggior parte delle forze imprenditoriali del territorio della Costa dei Trabocchi. Valentino Di Campli, presidente CITRA e Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, Maria Tiberio, presidente Confcommercio Chieti, Luciano De Nardellis presidente della DMC Costiera dei Trabocchi, Simone Lembo per la Confesercenti, Giuseppe Di Marco di Legambiente, Ombretta Mercurio di Casartigiani, Fabrizio di Giuseppe della Confederazione Italiana Agricoltori, Letizia Scastiglia Direttore della CNA Chieti, Cinzia Mincone per CAT Confcommercio e Pantaleone Verna per il Consorzio Tutela Vini e Cantina Toll. Questo comitato ha il compito di supportare l’amministratore unico nella realizzazione delle strategie della società.“L’esperienza del GAL Costa dei Trabocchi è la prova di un territorio che nel suo insieme ha creduto a questo grande e importante progetto - ha affermato Roberto Di Vincenzo - Il comitato di pilotaggio si è messo subito all’opera nel definire le procedure e le modalità di attuazione delle azioni che il GAL dovrà presentare alla Regione in attesa della firma della convenzione che dovrebbe avvenire nel mese di gennaio. Le azioni del GAL saranno mirate a dare forza al brand Costa dei Trabocchi e a essere il moltiplicatore delle energie territoriali in un progetto che orienti tutte le risorse e le strategie verso questo obiettivo, bandi per supportare la creazione d’impresa, interventi degli Enti Locali per la riqualificazione del territorio, strumenti propedeutici per la qualificazione della Via Verde, qualificazione dei prodotti agricoli presenti nel territorio e favorire la creazione di reti di produzione e l'aggregazione tra produttori”. “In un arco temporale di 4 anni – continua Di Vincenzo – daremo al territorio le chiavi per il lancio del brand Costa dei Trabocchi puntando soprattutto alla Via Verde, pista ciclopedonale, la cui apertura è prevista per il 2018 e al posizionamento nel territorio del Gal e dell'Abruzzo come terra di viticoltura che proprio nella zona costiera della provincia di Chieti trova una delle più importanti concentrazioni produttive a livello nazionale. Saranno molto importanti per lo sviluppo territoriale i progetti di cooperazione con i Gal abruzzesi e in particolare con il Gal Maiella Verde e il Flag Costa dei Trabocchi, per fornire alle imprese e al territorio, un quadro unitario di interventi”.

Si allunga la lista dei Comuni in cui i servizi integrati per l'ambiente sono affidati alla società abruzzese Rieco Spa, che si conferma una delle realtà di primo piano in questo settore, con oltre 60 località gestite tra Abruzzo, Marche e Lazio.
Da oggi Rieco è subentrata al precedente gestore, nei servizi di igiene urbana del Comune di San Lorenzo in Campo, in provincia di Pesaro e Urbino nelle Marche. Con 3.496 abitanti la cittadina Laurentina conta un numero complessivo di circa 1700 utenze, divise tra centro abitato e zone limitrofe: punta a una differenziata di qualità e a distinguersi sul territorio marchigiano, attraverso il raggiungimento di elevate percentuali di raccolta. Obiettivi che possono essere raggiunti di concerto con Rieco e con la collaborazione di tutta la cittadinanza.
Rieco S.p.A. si aggiudica la gestione dei servizi ambientali di questo ultimo Comune grazie a una politica aziendale che da sempre di distingue per la tutela dell’ambiente, salute e sicurezza dei lavoratori e dei cittadini fruitori dei servizi prestati, tutti di alto livello.
Rieco nasce nel 2012 dalla sinergia di competenze e professionalità maturate negli anni dal gruppo Deco spa nel settore ambientale e opera nel territorio abruzzese, e non, con attività moderne ed all’avanguardia. Garantisce le più adeguate e comode metodologie di differenziazione e conferimento dei rifiuti, oltre a fornire risposte concrete alle esigenze delle utenze servite e delle caratteristiche territoriali dei Comuni in cui opera.

 

Tra i servizi forniti ricordiamo:
• Raccolta e trasporto rifiuti urbani e speciali.
• Raccolta differenziata.
• Servizi di igiene urbana.
• Intermediazione e commercializzazione rifiuti urbani e speciali.
• Progettazione e gestione di servizi di “raccolta porta a porta”.
• Progettazione di isole ecologiche.
• Progettazione, costruzione e gestione di centri di raccolta e stazioni di trasferenza.
• Servizi di comunicazione e sensibilizzazione ambientale.

Il punto di forza di Rieco è indubbiamente l’utilizzo di sistemi tecnologici di ultima generazione. La società abruzzese infatti, impiega nei Comuni serviti un sistema informativo all'avanguardia, che permette la gestione dell’intero ciclo della raccolta dei rifiuti con il metodo Porta a Porta (PaP), fornendo servizi avanzati per il cittadino e la comunità.

In particolare il sistema permette di:
• Garantire la tracciabilità di tutte le operazioni svolte nell’ambito del cantiere PaP.
• Informatizzare la distribuzione delle dotazioni alle utenze.
• Creare, gestire e mantenere aggiornati gli archivi digitali delle utenze di ciascun Comune.
• Consentire la tracciabilità degli Operatori e dei Veicoli addetti alla Raccolta.
• Pianificare e controllare tutti i servizi previsti.
• Analizzare automaticamente le attitudini alla differenziazione dei rifiuti da parte degli utenti,  evidenziando ad esempio quelli che non conferiscono mai i rifiuti.
• Misurare i conferimenti di ciascuna utenza al fine di applicare una tariffazione puntuale.
• Produrre analisi e statistiche automatiche, report di dettaglio ed aggregati, per la caratterizzazione delle attitudini particolari e generali, oltre al calcolo dei trend significativi per la valutazione e il miglioramento dell’intero processo di raccolta differenziata.
• Fornire strumenti al cittadino che facilitino la differenziazione dei rifiuti, la richiesta di servizi e la collaborazione con l’amministrazione mediante segnalazioni di particolari situazioni individuate sul territorio.
• Facilitare tutti gli utenti del servizio nella comunicazione con Rieco, attraverso un Help Desk multicanale, costituito da un numero verde automatizzato con applicazione vocale collegata ai dati delle utenze, una App per dispositivi mobili, email e chat on line.

LANCIANO - Sono 3 gli esposti presentati alla Procura della Repubblica di Lanciano, dopo il guasto alla centrale biogas di Villa Pasquini, che ha portato a importanti sversamenti di liquami nei terreni circostanti. A presentarli è stato il presidente di Nuovo Senso Civico, Alessandro Lanci, che ieri ha depositato l'ultima denuncia, che altro non è che una integrazione delle precedenti, corredata da due relazioni tecnica: una a firma di un ingegnere, l'altra di un geologo. "Questo ulteriore approfondimento - spiega Lanci - si è reso necessario a seguito del sopralluogo effettuato dall'Arta che ci ha lasciati a dir poco esterrefatti per la sua estrema inconsistenza, visto che i responsabili intervenuti non hanno ritenuto necessario effettuare alcun tipo di analisi né individuare la data dell'evento. Al contrario, Nuovo Senso Civico nell'ultimo esposto ha non solo portato in evidenza l'incidente ma ha descritto alcune modalità delle lavorazioni mettendone in luce i relativi pericoli e indicando le procedure che devono essere attuate in caso di eventi simili". Lanci chiede che le analisi di laboratorio disposte dal Comune di Lanciano, "vadano a ricercare espressamente nei liquami e nei terreni la presenza di batteri pericolosi e potenzialmente letali per gli  esseri umani quali i clostridium tetani, botulinum, perfringens e le salmonelle". L'associazione, pur precisando di non aver titolo a individuare eventuali ipotesi di reato, rimarca la volontà di voler collaborare a far luce su questa vicenda, fornendo tutti gli elementi utili agli accertamenti in corso.

Il settore forestale in Abruzzo è completamente bloccato. La Federazione degli ordini provinciali dei dottori agronomi e dottori forestali d’Abruzzo torna a lanciare l’allarme sul grave stallo che interessa boschi, foreste, tecnici specializzati, aziende e dottori agronomi e forestali a causa di una totale mancanza di programmazione. Le conseguenze sono molteplici: da professionisti non ancora pagati, fino a bandi inapplicabili i cui finanziamenti rischiano di tornare indietro e opportunità economiche totalmente snobbate in quella che dovrebbe essere la “regione verde d’Europa”.

L’immobilismo regionale sul settore forestale abruzzese è ormai conclamato. Se nelle scorse settimane la Federazione dei dottori agronomi e forestali d’Abruzzo aveva insistito sull’importanza di avviare una programmazione seria del settore, anche in considerazione del fatto che il 43% del territorio regionale è coperto da foreste, ad oggi si trova a constatare che nulla è stato ancora fatto. L’ente si associa al recente appello del presidente di Confagricoltura, Concezio Gasbarro e denuncia, ancora una volta, “’l’assenza di una politica forestale regionale e l’indifferenza totale verso i portatori d’interesse del settore”. Di qui la richiesta della Federazione di un incontro urgente con il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso e l’assessore regionale all’Agricoltura, Dino Pepe, per chiedere di rendere efficiente ed efficaci i servizi competenti che ruotano intorno al settore foreste, di riportarli tutti in una unica sede, Pescara, vicina ad uffici come il Demanio regionale, il Servizio Idrografico e lo stesso assessorato all’Agricoltura. Ancora, la Federazione reclama una modifica del Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020 con la rimodulazione della dotazione finanziaria ritenuta troppo bassa per sostenere la ripresa demografica e quella delle economie montane e di modificare i compensi dovuti ai tecnici professionisti a cui attualmente viene riconosciuta una percentuale che risulta essere tra le più basse in Europa. A tal riguardo si evidenzia che diversi tecnici e comuni abruzzesi non sono ancora stati pagati totalmente e la Federazione dei dottori agronomi e dei dottori forestali è stata costretta a presentare, lo scorso luglio, un esposto alla Corte dei conti per smuovere le istruttorie e i pagamenti.

Altra richiesta riguarda la costituzione di un tavolo permanente sulle foreste in cui vengano convocati tutti gli attori del settore: Federazione regionale degli agronomi e forestali, associazioni professionali agricole, sindaci montani dei territori montani interessati dalla presenza di boschi, rappresentanti di ditte e consorzi e cooperative forestali, associazioni ambientaliste, parchi e riserve, comuni.

Uno degli aspetti più contingenti della programmazione del settore forestale riguarda infatti la selvicoltura, settore considerato dal regolamento UE numero 1305/2013, come parte integrante dello sviluppo rurale assieme allo sviluppo delle aree forestali e alla gestione sostenibile delle risorse boschive e delle aree montane. Eppure nel Psr 2007-2013 la pianificazione prevista è stata completamente disattesa a causa di bandi lunghi e inapplicabili. Stessa cosa sta per verificarsi con la programmazione attuale. La Federazione dei dottori agronomi e dottori forestali insiste anche affinchè riparta il taglio sostenibile dei boschi. Secondo i dati rilevati dall’ex Inea (Istituto nazionale di economia agraria), oggi Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), in tutt’Abruzzo si è tagliato annualmente meno che nella sola Foresta umbra sul Gargano.

“Quello che vogliamo – chiarisce il presidente della Federazione, Mario Di Pardo - non deve far spaventare i cittadini, dal momento che il bosco cresce più di quello che sostenibilmente vorremmo prelevare. Anzi, bisognerebbe spaventarsi piuttosto dell’abbandono per gli incendi, il dissesto idrogeologico, il proliferare di fitopatologie e della legna comprata, sicuramente estera, e derivata, spesso, da tagli illegali nei paesi dell’Est.  Non si può oggi pensare che la Regione sia bloccata a causa di bandi inapplicabili e sia costretta a rimandare indietro soldi facilmente spendibili e utili al Pil regionale. L’ora delle fooreste è giunta e la politica adesso ne deve prendere coscienza”.

 

GISSI - Anche quest’anno è stato riconosciuto alla società Rieco S.p.A. il progetto per la riduzione dei rifiuti, presentato al SERR, in occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, in programma in tutta Europa fino al prossimo 27 novembre.
Riduzione dell’impatto ambientale degli imballaggi: questo il tema del 2016, edizione alla quale Rieco S.p.A. partecipa con il progetto “Imballa l’arte per l’ambiente” presentato per il Comune di Gissi, in collaborazione con l’Istituto Omnicomprensivo Spataro.
L’azione Rieco è stata ammessa da SERR tra le 12.000 pervenute da tutta Europa, con un progetto di riutilizzo dei rifiuti da imballaggio, condiviso con l’Amministrazione Comunale di Gissi, sempre disponibile nel condividere attività di sensibilizzazione ambientale, ancor più in una ottica internazionale, e con la Scuola Secondaria di Primo Grado dell’istituto Spataro.
Reinventare e riqualificare i rifiuti da imballaggi come “opera d’arte” e trasmettere i valori positivi del recupero, riuso e riciclo come comportamenti quotidiani:
“Imballa l’arte per l’ambiente” nasce, infatti, con l’obiettivo di sviluppare nelle giovani generazioni piena consapevolezza ecologica e costante etica ambientale.
L’azione SERR 2016 rientra in un fitto calendario di eventi di sensibilizzazione ambientale che Rieco porta avanti da anni. I tanti appuntamenti nelle scuole, le affollate giornate ecologiche, gli incontri pubblici con la cittadinanza e i numerosi servizi online – tra i quali le prenotazioni per il ritiro a domicilio degli ingombranti e dei RAE - ne testimoniano la quotidiana attenzione al cittadino, sempre più protagonista nel raggiungimento di elevate percentuali di raccolta differenziata sul territorio abruzzese e oltre.

LANCIANO - Si chiama “La Majella da vicino” l'iniziativa della sezione Cai di Lanciano che ha organizzato un ciclo di incontri per conoscere meglio la Montagna madre.  Il nome dato al ciclo di appuntamenti non è casuale, ma una scelta precisa basata su due motivi fondamentali. “Il primo è perché l’attenzione è focalizzata su specifici ed interessanti aspetti della nostra montagna – si legge in un comunicato della presidente Catia Manfrè -, il secondo è che a parlare saranno i soci della sezione stessa che hanno particolari competenze e passioni, quindi persone a noi “vicine”. Gli incontri si tengono alla sala Mazzini ogni venerdì fino alla fine di novembre alle 21. Al primo che ha visto un'affluenza di oltre 100 partecipanti, il prof. Gianfranco Cavasinni, geologo, ha illustrato in modo chiaro la storia geologica della Majella, argomento che ha destato grande interesse e ha suscitato numerose domande; venerdì scorso è toccato all'etno-botanico Aurelio Manzi che ha raccontato la storia delle coltivazioni tipiche della Majella e ha fatto il punto sulle problematiche legate ad un’alimentazione particolarmente povera, ma anche sulla domesticazione e sulla diffusione di piante coltivate; mentre venerdì 17, con il socio Mario Di Campli e con il paleontologo Andrea Di Cencio dell’Università di Siena, vedremo “dentro le pietre”, il meraviglioso mondo dei miro-fossili”. La manifestazione si concluderà venerdì 24 con l’alpinista CAI Cristiano Iurisci che racconterà dei cambiamenti del clima della Majella e di come questo ha influito sui nevai. Tutte le serate si concludono con un bicchiere di vin brulé nella sede Cai di via dei Frentani.
 

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