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I I botti, i fuochi artificiali sono fonte di un severo inquinamento dell'aria, la stazione ornitologica bruzzzese in una nota stampa spiega perchè i fuochi d'artificio andrebbero vietati. In primo luogo emettono PM10 e decine di sostanze tossiche e cancerogene. Inoltre determinano gravi danni alla biodiversità. Lo dimostrano studi scientifici di altissimo livello. Quelli sulla salute sono stati riassunti recentemente nella review "Potential impact of fireworks on respiratory health" disponibile qui: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4220320/ , che a sua volta cita una rilevante bibliografia con decine di studi e ricerche pubblicati sulle migliori riviste internazionali. Queste dimostrano come i botti e i fuochi artificiali siano responsabili dell'emissione di grandi quantità di inquinanti, dalle polveri fini e ultrafini (PM10 e PM2,5) al benzene, da metalli pesanti al toluene. Tutte sostanze che fanno male alla salute dei cittadini.
Inoltre, per quanto riguarda la biodiversità, l'Università di Amsterdam sta monitorando da anni, anche con straordinarie immagini realizzate con il radar, il disturbo che i botti creano sull'avifauna, con migliaia di uccelli che si alzano in volo terrorizzati. Spesso ciò avviene in aree protette a livello comunitario, coinvolgendo specie estremamente rare e sottoposte teoricamente a stringenti misure di conservazione sulla base delle direttive comunitarie. Qui http://horizon.science.uva.nl/fireworks/radar_data/birdmovie3h_DeBilt_2015_2016.gif il gif delle immagini registrate tra le 23:00 del 31 dicembre 2015 e l'01:00 dell'1 gennaio 2016. A mezzanotte gli uccelli si alzano in volo improvvisamente, rimanendo in volo di notte per 45 minuti e raggiungendo una quota di circa 500 metri. Stiamo parlando di animali in pieno inverno, che sono già sottoposti naturalmente a forti stress. I ricercatori olandesi scrivono nero su bianco nello studio"Birds flee en mass from New Year’s Eve fireworks" pubblicato sulla rivista "Behavioural ecology" che il disturbo è sostanziale e può essere fonte di conseguenze negative per la fauna.

Per la SOA sono questi gli elementi su cui i comuni dovrebbero fondare le loro ordinanze di divieto, superando così le criticità sollevate da una circolare del Ministero dell'Interno di due settimane fa che, ad avviso dell'Associazione, non solo è parziale ma rischia di essere fuorviante, vanificando i sacrosanti sforzi dei comuni per limitare l'uso dei petardi.

Il Ministero dell'Interno, infatti, ha posto dubbi sulla legittimità di quelle ordinanze sindacali di divieto e/o limitazione dell'uso dei botti di fine anno fondate esclusivamente sui rischi per l'incolumità durante la manipolazione. La SOA ha quindi scritto al Ministero dell'Interno e a tutti gli enti interessati, dal Ministero della Salute a quello dell'Ambiente passando per le regioni e le prefetture, chiedendo, alla luce di rigorosi studi scientifici disponibili in bibliografia, non solo di rivedere la circolare ma di emanare atti che spronino gli enti a tutti i livelli ad adottare ogni misura di limitazione dei botti.

Dichiara Augusto De Sanctis, presidente della SOA "Abbiamo scritto ai ministeri, all'ANCI, alle Regioni perchè gli studi scientifici dimostrano che i contaminanti emessi dai botti possono rimanere nell'aria per giorni. Addirittura uno studio ha dimostrato che alcune sostanze, dopo essere cadute sull'acqua di laghi, possono permanere per decine di giorni. Le polveri sottili cadute non spariscono ma possono essere rimesse in sospensione dal traffico veicolare e dal vento per giorni. Poi ci sarebbe anche la questione dell'inquinamento acustico, su cui i sindaci hanno poteri di ordinanza in base ad una legge del 1995, e del rischio incendi. Per questo riteniamo che le pubbliche amministrazioni, oltre alla sacrosanta preoccupazione per i rischi nella manipolazione dei botti, debbano tener conto dell'inquinamento causato dai botti che, tra l'altro, contribuisce ad aggravare una condizione di contaminazione dell'aria già pesante in molte città italiane. Anche l'impatto sulla biodiversità dovrebbe essere considerato, con particolare riferimento ai siti e alla specie da tutelare. Gli enti locali dovrebbero essere spronati ad emettere i provvedimenti di divieto e limitazione dell'uso dei botti, non il contrario!"

Dal pomeriggio di ieri è in corso un incontro del WWF nella vetrina della Riserva di Borrello per celebrare il ventennale delle oasi e per condividere e raccontare le esperienze e le proposte che daranno il via a progetti sui tre focus che verranno discussi nella seconda parte del convegno

Intervenuti Antonio Canu (Presidente WWF Oasi), Luciano Di Tizio (Segretario Regionale WWF), Marco Terrei (Referente Aree Protette WWF Abruzzo), Andrea Natale (Coordinatore IAAP), Tommaso Pagliani (Direttore RNR Cascate del Verde Oasi WWF), Guido Sardella (Oasi WWF/RNR dei Ghirardi), Anastasia Felice (Oasi WWF Guardiaregia-Campochiaro), Rio Verde Ambiente e Turismo (Gestore RNR Cascate del Verde Oasi WWF), Direttori/Gestori delle Oasi WWF e RNR Abruzzesi

Da queta mattina invece al ristorante lo Shangrilà "Racconti e contributi dei protagonisti dell'istituzione dell'Oasi"
Previsti gli interventi di Sindaci e Amministratori passati e presenti di Borrello e della Regione Abruzzo, Presidente / V. Presidente Nazionale e Regionale del WWF, Coordinatori delle Oasi e dello IAAP, Società civile.
Moderatore Giovanni Di Nunzio, Sindaco di Borrello.

 

Il Sindaco di Lanciano Mario Pupillo ha firmato questa mattina un'ordinanza di divieto di uso a scopi irrigui e zootecnici dell'acqua presente nel canale di bonifica in località Villa Pasquini, nel punto indicato nelle allegate planimetrie.

L'ordinanza si basa sull'esito dell'esame microbiologico svolto dall'Arta di Chieti e dell'Istituto Zooprofilattico dell'Abruzzo e Molise, relativo ai campioni di acqua prelevata nel Canale di Bonifica in data 5 dicembre 2016. Gli esami dell'Arta, comunicati al Comune in data 20 dicembre, hanno evidenziato la presenza di Escherichia Coli in misura pari a 260.000 ufc/100ml, un dato ben al di sopra dei parametri massimi consentiti per le acque superficiali.

Inoltre, in data odierna l'Istituto Zooprofilattico Abruzzo e Molise ha inviato il rapporto di prova con i risultati delle analisi dei campioni d'acqua che evidenziano la presenza di Salmonella, identificata nella specie Salmonella Kasenyi.

Il Sindaco, in qualità di autorità locale sanitaria, ha immediatamente emesso ordinanza di divieto di uso delle acque a scopi irrigui e zootecnici, come raccomandato tra l'altro dalla nota odierna del dipartimento Prevenzione della Asl Lanciano Vasto Chieti, a tutela della salute pubblica. L'ordinanza resterà in vigore fino a completa “negativizzazione” dell'acqua presente nel Canale di Bonifica. L'eventuale inosservanza dell'ordinanza sarà punita ai sensi dell'articolo 650 del Codice Penale.

L'ordinanza è stata pubblicata nell'albo pretorio del Comune e comunicata ai servizi competenti della Asl Lanciano Vasto Chieti, all'Arta di Chieti, al Corpo di Polizia Municipale di Lanciano, al Servizio Gestione e Qualità delle Acque della Regione Abruzzo e alla Procura della Repubblica di Lanciano.

E’ di questi giorni la notizia che l’Amministrazione Comunale di Fossacesia ha dato l' incarico ad uno studio di geologi specialisti nel settore per affrontare e verificare soluzioni utili e definitive per combattere l’annoso problema dell’erosione costiera che ormai da tempo ha assunto carattere preoccupante per le spiagge di Fossacesia che, in alcuni tratti stanno addirittura scomparendo. “Abbiamo deciso di affrontare l’annosa problematica dell’erosione costiera con un approccio differente – dichiara il Sindaco di Fossacesia, Enrico Di Giuseppantonio – che, attraverso un metodo innovativo già in uso in alcuni tratti della riviera romagnola, risolverà la problematica, senza alcun impatto ambientale”. Il metodo utilizzato, infatti, parte dallo studio attento e mirato delle correnti costiere presenti nei fondali marini, finalizzato a comprendere la corretta realizzazione delle opere a mare. Nello specifico questo studio consentirà al Comune di Fossacesia di realizzare opere o porre scogliere in maniera tale da non contrastare le correnti marine stesse, ma di favorirne il naturale movimento così da permettere il corretto deposito di sabbia lì dove serve. “Questo nuovo metodo – aggiunge il sindaco Di Giuseppantonio- ci permetterà non solo di contrastare l’annosa questione dell’erosione costiera, ma anche di risolvere il problema del pericoloso dislivello che si è creato tra la battigia ed il mare soprattutto nella zona sud di Fossacesia Marina, cosa che quindi consentirà anche a quell’area di essere maggiormente frequentata ed accessibile a tutti ”. “Risolvere il problema dell’erosione costiera, aggiunge l’Assessore al Turismo, Paolo Sisti – è un modo non solo per evitare i continui danni che puntualmente i balneatori subiscono soprattutto in occasione del maltempo, ma anche per dare un impulso maggiore al turismo, perché, attraverso la realizzazione di opere mirate che rispettano l’andamento naturale delle correnti di costa, sarà possibile avere una spiaggia più accessibile a tutti”.

 

Il nuovo piano per il Parco della Majella è una realtà. Non solo progetti e intenzioni ma la concretezza di un iter che ha preso il via con l'approvazione da parte del Consiglio Direttivo e continua secondo le norme previste in materia. “ Il piano sarà depositato per 40 giorni presso le sedi dei comuni e delle regioni interessate – si legge in una nota inviata dalla Direzione - e chiunque potrà prenderne visione ed estrarne copia. Entro i successivi 40 giorni chiunque potrà presentare osservazioni scritte, sulle quali l'Ente parco esprimerà il proprio parere entro trenta giorni”. Competenza giuridica, profonda conoscenza dei processi ecologici, visione territoriale, aderenza alle normative internazionali: sono questi i capisaldi del nuovo Piano per il Parco ( 750 km2, con 39 territori comunali e con uno dei più grandi patrimoni di biodiversità d'Europa). Nel comunicato si ripercorre anche la storia del vigente Piano, concepito ed elaborato, nella sua prima stesura, nel 1997-98 e approvato nel 2009. “Troppe cose, da allora, sono cambiate, nella gestione del territorio e soprattutto negli strumenti della conservazione della natura. I cambiamenti ecologici in corso, la presenza di specie faunistiche di pregio, come il lupo, il camoscio appenninico e l'orso marsicano, la presenza delle attività antropiche sui territori, le modalità di gestione agro-zootecniche, gli sport sostenibili, le nuove visioni gestionali nel frattempo maturate anche sulla scorta delle Direttive europee, dei progetti Life, dei piani di gestione dei Siti di Interesse Comunitario”. Nuovi scenari, quindi, e soprattutto nuove esigenze. Da qui la necessità di elaborare un progetto più rispondente alle attuali richieste e che comprendesse il regolamento del Parco. L'assenza, infatti, di una regolamentazione e l'ampia discrezionalità dirigenziale avevano prodotto una lunga serie di ricorsi creando anche difficoltà burocratiche tra Ente e territorio. “La stesura del lavoro ha seguito una attività di vaglio e comparazione della pianificazione adottata nella maggior – viene spiegato nel documento - parte dei parchi nazionali italiani. La cognizione degli elementi di criticità apparsi nelle diverse realtà o prassi applicative ha costituito la base per una piattaforma di miglioramento ed ammodernamento”. La proposta di nuova zonizzazione ha degli importanti cambiamenti: la zona A di riserva integrale aumenta dal 48% al 56% dell'intera superficie del Parco; le Zone D1 (Insediamenti turistici da riorganizzare) scendono dallo 0,12% allo 0.09%, le Zone D2 salgono appena dallo 0.65% all'1,01%, semplicemente per soddisfare alcuni adeguamenti cartografici ed esigenze tecniche. “Nulla di più lontano, dunque, dal paventato aumento del consumo di suolo e di cementificazione che alcuni avevano frettolosamente ipotizzato. Si è trattato, invece, di un procedimento di pensiero, visione, elaborazione tecnico-giuridica che negli ultimi mesi ha visto impegnati uffici, tecnici e comunità del Parco, nel disegno di una nuova pianificazione che sia al passo con i tempi e le norme della conservazione, e coerente alla storia della nostra terra”.

 

 

Si torna a parlare di cinghiali. Stavolta a riportare l'attenzione su una questione tutt'altro che risolta nonostante l'intervento dei sindaci dei Comuni interessati, è il presidente della Copagri Abruzzo Camillo D'Amico. “Sulla modifica al regolamento per la gestione degli ungulati, che è ferma ancora in commissione Agricoltura, torniamo a sollecitare il presidente Berardinetti e l'assessore Pepe a portarlo in aula il prima possibile – sottolinea D'Amico – per la definitiva approvazione. Con la stagione venatoria 2016 prossima alla chiusura, non possiamo accettare che si fermi l'azione efficace di contenimento numerico dei cinghiali che continuano ancora ogni giorno a fare danni alle colture e rappresentano un pericolo per l'incolumità delle persone”. In commissione consiliare la discussione sulle proposte di modifica al recente regolamento di contenimento degli ungulati, non è andata avanti. Si è materialmente bloccata. E questo ha scatenato la reazione del presidente di Copagri e non solo. “Abbiamo ravvisato l'efficace azione propositiva dei sindaci che hanno supportato con intelligenza e serietà il lavoro svolto dagli uffici della regione e non sono comprensibili azioni dilatorie. L'invito è quello di fare sintesi. E' necessario procedere spediti – conclude D'Amico – nel chiudere questa fase per poi passare subito a concertazioni più ampie, generali ed efficaci nonché strutturali e durature che vedano coinvolte anche le associazioni ambientaliste in un contesto che è cambiato, dove alcune competenze sono tornate in capo alla Regione. Urge anche un nuovo Piano Faunistico Regionale alla luce di quello vigente, vecchio e superato”.

“Il Ministero dell'Ambiente autorizza decine di richieste dei petrolieri per ricerche in Adriatico con la tecnica dell'airgun negando impatti sull'ambiente marino. Allo stesso tempo, però, ne riconosce il gravissimo impatto sulla pesca negando in questi giorni con parole inequivocabili l'autorizzazione ad una richiesta della Schlumberger Italiana S.p.a. nel Canale di Sicilia”. Per il Forum dell'Acqua che in un circostanziato documento spiega l'intera situazione si tratta di un “gravissimo caso di schizofrenia tecnica ed istituzionale, visto che le ricerche in Adriatico prevedono l'uso delle stesse metodologie che erano state proposte nel Canale di Sicilia, lo sparo incessante per giorni e giorni di area compressa che provoca un rumore assordante per la fauna ittica (air-gun)”. E a sostegno di questa tesi difficile da confutare ricordano anche il parere negativo della Commissione VIA in cui si evidenziano gli impatti gravissimi sugli stock ittici e in particolare sulle aree riproduttive dei pesci. L'impatto sarebbe tale da avere quindi un effetto negativo sul reddito delle marinerie. Per queste ragioni è stato rilasciato un parere negativo sulla compatibilità ambientale di questo progetto. “Il Ministero dell'Ambiente, quindi, usa clamorosamente due pesi e due misure - si legge nella nota - In Adriatico, dove è nota la presenza di aree di riproduzione dei pesci, consente il via libera a decine di permessi di ricerca che coprono praticamente l'intero versante italiano del mare Adriatico (nel documento sono allegati anche i due permessi di prospezione rilasciati alla Spectrum). In alcuni casi più progetti riguardano le medesime aree che, quindi, saranno interessate due o tre volte dal passaggio delle navi coinvolte negli spari di area compressa che contraddistinguono l'air-gun”. E il Forum punta l'accento anche sul risultato referendario. “Il popolo italiano ha bocciato le proposte governative che prevedevano la concentrazione a Roma di tutte le scelte in materia energetica. Auspichiamo un intervento delle regioni interessate a difesa del mare Adriatico e delle attività economiche che vi si svolgono, per chiedere conto al Ministero dell'Ambiente di questa diversità di giudizio su progetti analoghi. Riteniamo che il caso vada portato a livello comunitario in quanto il Ministero dell'Ambiente non ha coinvolto gli altri Paesi che si affacciano sull'Adriatico nella valutazione di tutti questi progetti attraverso procedure di VIA transfrontaliere previste dalle convenzione internazionali”. E in considerazione della vastità delle aree interessate per il Movimento abruzzese doveva essere prevista una valutazione Ambientale Strategica per approfondire gli impatti cumulativi di tutti questi interventi e confrontare opzioni diverse per la tutela ambientale e lo sviluppo socio-economico dell'Adriatico e delle sue coste. “Infine crediamo che questo ultimo parere possa essere usato nell'ambito di eventuali ricorsi al Consiglio di Stato contro le sentenze del TAR Lazio che qualche mese fa hanno avallato alcune decisioni del Ministero per evidenziare la disparità di trattamento tra i vari progetti”

 

Lanciano -  Quali rischi possono derivare da ordigni bellici inesplosi? Quali compiti e responsabilità per progettisti e addetti alla sicurezza di cantiere? Quali azioni intraprendere per la messa in sicurezza di un'area interessata e per la successiva bonifica? A queste e ad altre domande si risponderà venerdì 16 dicembre 2016 a Lanciano nel corso del seminario "Valutazione del rischio derivante da ordigni bellici inesplosi", promosso dall'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Chieti con il contributo della Commissione Sicurezza, e rivolto ai progettisti della sicurezza cantieri, ai responsabili del procedimento ed ai responsabili dei lavori. Appuntamento alle ore 14.50 al Consorzio Universitario di Lanciano "Palazzo degli Studi", in corso Trento e Trieste.

Autorevoli le relazioni in programma. Dopo il saluto di Nicola Centofanti, presidente dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Chieti, e l'introduzione di Danilo Tieri, coordinatore Commissione Sicurezza, interverranno Giuseppe Piegari, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con un intervento sulla "Normativa di riferimento in materia di bonifica da ordigni bellici inesplosi" e una successiva panoramica sulle "Definizione strumenti a disposizione del coordinatore della Sicurezza per la valutazione del rischio – Interpello n.14/2015", Giuseppe Zappacosta, anch'egli del Ministero del Lavoro, che presenterà gli "Adempimenti, documentazione e responsabilità nella gestione dei rischi nei cantieri", Rocco Luigi Sassone, esperto di sicurezza nei cantieri, cui è affidato un intervento sulle "Linee Guida per le bonifiche da Ordigni Bellici Inesplosi", e Giovanni Masciarelli, Funzionario Esperto Tecnico-Genio Civile Regionale, che presenterà alcuni casi studio. A seguire, è previsto un dibattito con tutti i partecipanti.

"Da tempo - dicono i promotori - la legge impone l’obbligo di valutazione dei rischi derivanti dal rinvenimento di ordigni bellici inesplosi, affidando compiti e responsabilità a figure specifiche che devono effettuare una corretta valutazione preliminare del rischio bellico residuale relativa all’area di progetto, per determinare la necessità o meno di procedere in fase successiva con un intervento di messa in sicurezza convenzionale, come previsto da normativa vigente. In questo contesto abbiamo promosso questo seminario per un approfondimento dell’attuale scenario normativo e sui ruoli dei soggetti che provvedono alla valutazione dei rischi e alla successiva bonifica".

La partecipazione al seminario darà diritto a 4 crediti formativi.

 

Prosegue a passi decisi la progettazione del Piano di Sviluppo Locale definitivo del GAL Costa dei Trabocchi. Dopo la costituzione della società, ieri si è insediato il comitato di pilotaggio, l’organismo voluto da Roberto Di Vincenzo, amministratore unico della società di gestione dei fondi Leader del Piano di Sviluppo Rurale e approvato all'unanimità dall'assemblea dei soci. Il comitato di pilotaggio è composto da 11 nomi di alto profilo in rappresentanza dei 52 soci della società, soggetti che rappresentano la maggior parte delle forze imprenditoriali del territorio della Costa dei Trabocchi. Valentino Di Campli, presidente CITRA e Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, Maria Tiberio, presidente Confcommercio Chieti, Luciano De Nardellis presidente della DMC Costiera dei Trabocchi, Simone Lembo per la Confesercenti, Giuseppe Di Marco di Legambiente, Ombretta Mercurio di Casartigiani, Fabrizio di Giuseppe della Confederazione Italiana Agricoltori, Letizia Scastiglia Direttore della CNA Chieti, Cinzia Mincone per CAT Confcommercio e Pantaleone Verna per il Consorzio Tutela Vini e Cantina Toll. Questo comitato ha il compito di supportare l’amministratore unico nella realizzazione delle strategie della società.“L’esperienza del GAL Costa dei Trabocchi è la prova di un territorio che nel suo insieme ha creduto a questo grande e importante progetto - ha affermato Roberto Di Vincenzo - Il comitato di pilotaggio si è messo subito all’opera nel definire le procedure e le modalità di attuazione delle azioni che il GAL dovrà presentare alla Regione in attesa della firma della convenzione che dovrebbe avvenire nel mese di gennaio. Le azioni del GAL saranno mirate a dare forza al brand Costa dei Trabocchi e a essere il moltiplicatore delle energie territoriali in un progetto che orienti tutte le risorse e le strategie verso questo obiettivo, bandi per supportare la creazione d’impresa, interventi degli Enti Locali per la riqualificazione del territorio, strumenti propedeutici per la qualificazione della Via Verde, qualificazione dei prodotti agricoli presenti nel territorio e favorire la creazione di reti di produzione e l'aggregazione tra produttori”. “In un arco temporale di 4 anni – continua Di Vincenzo – daremo al territorio le chiavi per il lancio del brand Costa dei Trabocchi puntando soprattutto alla Via Verde, pista ciclopedonale, la cui apertura è prevista per il 2018 e al posizionamento nel territorio del Gal e dell'Abruzzo come terra di viticoltura che proprio nella zona costiera della provincia di Chieti trova una delle più importanti concentrazioni produttive a livello nazionale. Saranno molto importanti per lo sviluppo territoriale i progetti di cooperazione con i Gal abruzzesi e in particolare con il Gal Maiella Verde e il Flag Costa dei Trabocchi, per fornire alle imprese e al territorio, un quadro unitario di interventi”.

Si allunga la lista dei Comuni in cui i servizi integrati per l'ambiente sono affidati alla società abruzzese Rieco Spa, che si conferma una delle realtà di primo piano in questo settore, con oltre 60 località gestite tra Abruzzo, Marche e Lazio.
Da oggi Rieco è subentrata al precedente gestore, nei servizi di igiene urbana del Comune di San Lorenzo in Campo, in provincia di Pesaro e Urbino nelle Marche. Con 3.496 abitanti la cittadina Laurentina conta un numero complessivo di circa 1700 utenze, divise tra centro abitato e zone limitrofe: punta a una differenziata di qualità e a distinguersi sul territorio marchigiano, attraverso il raggiungimento di elevate percentuali di raccolta. Obiettivi che possono essere raggiunti di concerto con Rieco e con la collaborazione di tutta la cittadinanza.
Rieco S.p.A. si aggiudica la gestione dei servizi ambientali di questo ultimo Comune grazie a una politica aziendale che da sempre di distingue per la tutela dell’ambiente, salute e sicurezza dei lavoratori e dei cittadini fruitori dei servizi prestati, tutti di alto livello.
Rieco nasce nel 2012 dalla sinergia di competenze e professionalità maturate negli anni dal gruppo Deco spa nel settore ambientale e opera nel territorio abruzzese, e non, con attività moderne ed all’avanguardia. Garantisce le più adeguate e comode metodologie di differenziazione e conferimento dei rifiuti, oltre a fornire risposte concrete alle esigenze delle utenze servite e delle caratteristiche territoriali dei Comuni in cui opera.

 

Tra i servizi forniti ricordiamo:
• Raccolta e trasporto rifiuti urbani e speciali.
• Raccolta differenziata.
• Servizi di igiene urbana.
• Intermediazione e commercializzazione rifiuti urbani e speciali.
• Progettazione e gestione di servizi di “raccolta porta a porta”.
• Progettazione di isole ecologiche.
• Progettazione, costruzione e gestione di centri di raccolta e stazioni di trasferenza.
• Servizi di comunicazione e sensibilizzazione ambientale.

Il punto di forza di Rieco è indubbiamente l’utilizzo di sistemi tecnologici di ultima generazione. La società abruzzese infatti, impiega nei Comuni serviti un sistema informativo all'avanguardia, che permette la gestione dell’intero ciclo della raccolta dei rifiuti con il metodo Porta a Porta (PaP), fornendo servizi avanzati per il cittadino e la comunità.

In particolare il sistema permette di:
• Garantire la tracciabilità di tutte le operazioni svolte nell’ambito del cantiere PaP.
• Informatizzare la distribuzione delle dotazioni alle utenze.
• Creare, gestire e mantenere aggiornati gli archivi digitali delle utenze di ciascun Comune.
• Consentire la tracciabilità degli Operatori e dei Veicoli addetti alla Raccolta.
• Pianificare e controllare tutti i servizi previsti.
• Analizzare automaticamente le attitudini alla differenziazione dei rifiuti da parte degli utenti,  evidenziando ad esempio quelli che non conferiscono mai i rifiuti.
• Misurare i conferimenti di ciascuna utenza al fine di applicare una tariffazione puntuale.
• Produrre analisi e statistiche automatiche, report di dettaglio ed aggregati, per la caratterizzazione delle attitudini particolari e generali, oltre al calcolo dei trend significativi per la valutazione e il miglioramento dell’intero processo di raccolta differenziata.
• Fornire strumenti al cittadino che facilitino la differenziazione dei rifiuti, la richiesta di servizi e la collaborazione con l’amministrazione mediante segnalazioni di particolari situazioni individuate sul territorio.
• Facilitare tutti gli utenti del servizio nella comunicazione con Rieco, attraverso un Help Desk multicanale, costituito da un numero verde automatizzato con applicazione vocale collegata ai dati delle utenze, una App per dispositivi mobili, email e chat on line.

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