Continuando, acconsenti all'uso dei cookie, ok?OkLeggi tutto

Mettere a confronto l'esperienza della pista ciclabile ligure della Riviera dei Fiori, con il progetto di quella che sorgerà sull'ex tracciato ferroviario sulla Costa dei Trabocchi. Se ne parlerà sabato 22 ottobre a Lanciano, in un convegno in programma alle 9.30 Palazzo degli Studi. L'incontro sarà l'occasione sia per fare il punto sullo stato di avanzamento del progetto abruzzese (il cantiere dovrebbe aprire a febbraio, una volta concluso l'iter burocratico della gara d'appalto, vinta da un consorzio di imprese locali), ma anche per conoscere come è cambiato lo sviluppo turistico della Riviera dei Fiori con la realizzazione della pista ciclopedonale. Va ricordato, infatti, che l'opera della Costa dei Trabocchi ha lo stesso progettista di quella della Liguria. All'incontro è stata invitata anche il sottosegretario al ministero dei trasporti Stefania Vicari. Ci saranno anche il presidente della Regione Luciano D'Alfonso, l'assessore regionale al cicloturismo Dino Pepe, il presidente della Provincia (che è stazione appaltante della pista) Mario Pupillo, il presidente della rete d'impresa Sanremo On Romeo Giacon, oltre a tecnici ed esperti. Il convegno sarà moderato dalla giornalista Licia Caprara. 

Si svolgerà, domani, al Centro di Documentazione Ambientale in Contrada Vallevò a Rocca San Giovanni, un incontro dal titolo "Conflitti e soluzioni nella fascia costiera" che vuole rappresentare un’opportunità per costruire una sinergia attiva tra i portatori d’interesse e le istituzioni locali. L’iniziativa, inserita nell’ambito delle attività del Progetto ADRIATIC + : “Sharing marine and coastal cross management experiences the Adriatic basin”, ha l’obiettivo di promuovere la condivisione di esperienze di gestione dell’ambiente marino e costiero del bacino Adriatico. Nel corso del convegno saranno affrontate le tematiche del Progetto Adriatic +, legate alla governance della fascia costiera, alla condivisione delle esperienze di gestione dell’ambiente marino e costiero nel bacino dell'Adriatico, alle situazioni di conflitto derivanti dai molteplici usi delle aree marine ed alla gestione integrata della fascia costiera. Tra gli ospiti, oltre al sindaco di Rocca, Gianni Di Rito, ci saranno il presidente della Provincia Mario Pupillo, il sottosegretario della giunta regionale Mario Mazzocca, il presidente della Sasi Gianfranco Basterebbe, il presidente FLAG Costa dei Trabocchi Franco Ricci e il presidente DMC Terre del Sangro Aventino Filippo De Sanctis.

Solo pochi incendi hanno caratterizzato l’estate appena trascorsa. Questo grazie alle precipitazioni abbondanti nel mese di giugno e ai vari passaggi temporaleschi di metà luglio e di agosto e settembre, accompagnati da abbassamenti di temperatura notevoli che hanno mantenuto i terreni freschi e umidi, evitando che la siccità potesse favorire i roghi. Particolarmente efficace anche la macchina per la lotta agli incendi boschivi, suddivisa per incarichi alla Protezione Civile, ai Vigili del Fuoco e al Corpo Forestale dello Stato, entrato quest’ultimo recentemente nell’Arma dei Carabinieri per decreto del Governo. Questi enti, attraverso lo spegnimento aereo e da terra, la vigilanza e il controllo, hanno finora contribuito al contenimento dei danni e alla riduzione dei costi di spegnimento grazie anche alle tecnologie moderne. Secondo i dati provvisori al 31 luglio forniti dal Corpo Forestale dello Stato in Abruzzo nel 2016 ci sono stati 21 incendi che hanno distrutto 45,8 ettari di cui 38 su superfici boscate con una media di superficie interessata per evento di 2,2 ettari. Dati confortanti e in netta controtendenza con quelli dello scorso anno conclusosi con 85 incendi che hanno interessato 1.173 ettari di cui 639,5 in terreni forestati con una media di superficie interessata per rogo di 13,8 ettari. Ma non bastano, secondo il Presidente della Federazione dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali d’Abruzzo e i Dottori Forestali Giuseppe Farina e Matteo Colarossi, l’efficienza delle squadre antincendio e la fortuna per gestire un aspetto così delicato come la prevenzione incendi nel verde abruzzese. Lo stato del settore forestale regionale versa infatti in profonda crisi con una scarsa e lenta programmazione regionale e un’esigua dotazione di figure professionali negli organici della Regione. La Regione Abruzzo ha redatto la Carta del Rischio Pirologico estivo e invernale e la Carta dei Tipi Forestali, che sono ottimi strumenti al servizio della pianificazione, ma mancano dei piani di gestione aggiornati, che sono l’unico strumento efficace per prevenire gli incendi. Nel periodo 2003-2008 la Regione ha cofinanziato circa 40 Piani di Gestione Forestali destinati alla pianificazione delle risorse silvo-pastorali di proprietà dei Comuni, i quali risulterebbero di grande utilità per agevolare la realizzazione dei tagli boschivi e il positivo uso dei fondi comunitari. I piani redatti da tecnici forestali incaricati dai Comuni sono stati ultimati e presentati in Regione nel corso del biennio 2008-2009 e successivamente sottoposti dal Corpo Forestale dello Stato ad analisi e istruttorie parziali e incomplete determinando di fatto una situazione di stallo dal punto di vista amministrativo, tecnico e finanziario. Sebbene sia stata approvata dalla scorsa Giunta Regionale la Legge Regionale forestale (la L.R. n. 3 del 4/01/2015), non è stato inoltre ancora approvato, entro i 180 giorni previsti dalla pubblicazione della legge, il Regolamento che chiarirebbe tutti gli aspetti connessi al settore forestale (tagli, vincoli, permessi, autorizzazioni e pianificazione forestale), fatto che blocca il settore e lo rimanda a prescrizioni redatte sulla base del Regio Decreto n. 3267 del 1923 (Legge Serpieri). Eppure l’Inventario Forestale e dei Serbatoi di Carbonio del 2005 (il documento del 2015 è in fase di lavorazione) segnala che in Abruzzo vi sono circa 439.000 ettari di aree verdi su 1 milione di ettari di superficie totale, ovvero il 42% del totale regionale. Le superfici sono composte per la maggior parte da faggete (circa 122.000 ettari), querceti (circa 112.500 ettari) e boschi naturali e artificiali di conifere (Pini mediterranei e montani, Abeti, Larici, Cipressi, Cedri e Douglasie) con circa 25.000 ettari di superficie. Sono proprio queste due ultime formazioni le più colpite dagli incendi che potrebbero essere oggetto di operazioni selvicolturali di prevenzione. Diradamenti, pulizia del sottobosco, rinaturalizzazione delle pinete artificiali con latifoglie spontanee, sono le operazioni sostenibili da attuare e che garantirebbero una migliore crescita del bosco in termini volumetrici e di stabilità degli alberi, una maggiore resistenza alle avversità come il fuoco e una sua pronta resilienza (la capacità di ripresa dopo un evento sfavorevole). “Avere dei boschi curati dunque – chiarisce il presidente della Federazione Dottori Agronomi e Forestali d’Abruzzo, Mario Di Pardo - non solo ridurrebbe drasticamente il rischio di incendi, ma potrebbe essere un ottimo biglietto da visita per il turismo della regione Verde d’Europa dal momento che i cittadini amano moltissimo boschi e pinete per passeggiate e pic-nic. Inoltre, con un giusto criterio nel gestire i prelievi legnosi (principio contenuto nella carta della Gestione forestale sostenibile – GFS) e prendendo a riferimento l’incremento medio dei boschi abruzzesi pari a 3,4 m3/ha/anno si potrebbe evidenziare un potenziale prelievo legnoso regionale paria a 1.074.400 m3 /anno. Prelievo che potrebbe generare un indotto di lavori, sia per imprese boschive che si occupano della prima lavorazione che per imprese commerciali, addette alla vendita al minuto, di circa 75.208.000 di euro all’anno, per una produzione lorda vendibile di circa 107.440.000 di euro all’anno. Considerando che per le lavorazioni boschive oltre l’80 % dei lavori risultano ascrivibili alla manodopera si potrebbero creare oltre 600.000 giornate di lavoro annue per addetti al settore forestale. Inoltre – conclude Di Pardo - in Abruzzo oltre il 70% della proprietà boschiva è pubblica (Comuni o Amministrazioni Separate di Uso Civico), quindi i Comuni montani potrebbero incassare dalla gestione oculata del proprio patrimonio forestale(GFS) circa 21.488.000 di euro l’anno, un dato che assicurerebbe qualche punto di Pil regionale in più. Come Dottori Agronomi e Dottori Forestali d’Abruzzo, siamo pronti a fare la nostra parte”.

Per il sesto anno consecutivo il volontariato di Protezione Civile, le istituzioni e il mondo della ricerca scientifica si impegnano insieme campagna di comunicazione nazionale sui rischi naturali che interessano il nostro Paese. Il weekend del 15 e 16 ottobre 7.000 volontari e volontarie di protezione civile allestiranno punti informativi “Io non rischio” in circa 700 piazze distribuite su tutto il territorio nazionale per diffondere la cultura della prevenzione e sensibilizzare i propri concittadini sul rischio sismico, sul rischio alluvione e sul maremoto. A poco meno di due mesi dal sisma che ha colpito il centro Italia il mondo del volontariato, che insieme al Servizio Nazionale della Protezione Civile è in prima linea nella gestione dell’emergenza, si farà portavoce delle buone pratiche di prevenzione dei rischi. Sabato 15 e domenica 16 ottobre, in contemporanea con altre piazze in tutta Italia, i volontari dell’associazione “Vigili del Fuoco in Congedo Onlus” (Volontariato di Protezione Civile-Città di Lanciano) partecipano alla campagna con un punto informativo “Io non rischio” allestito a Lanciano in Corso Trento e Trieste per incontrare la cittadinanza, consegnare materiale informativo e rispondere alle domande su cosa ciascuno di noi può fare per ridurre il rischio terremoto e il rischio maremoto.
 

L'ultima frontiera per combattere gli incivili che abbandonano i rifiuti lungo le strade o nelle verdi, è rappresentata dalle fototrappole. Un sistema che la Ecolan, la società che gestisce il servizio di igiene urbana a Lanciano, ha adottato da tempo per combattere il fenomeno dell'abbandono indiscriminato di rifiuti. Un lavoro che ha dato già i primi frutti: sono 1400 le foto che sono state consegnate al Corpo Forestale dello Stato, che immortalano i soliti furbetti che gettano ogni tipo di materiale, dai semplici sacchetti fino ai materassi. Negli scatti, oltre ai volti, sono riconoscibili anche le targhe dei veicoli. Ora spetterà alla Forestale eseguire i successivi accertamenti e procedere alle contestazioni: le sanzioni vanno da 105 a 600 euro.

Nei primi nove mesi di quest'anno, grazie all'utilizzo delle "casette" per l'erogazione dell'acqua potabile dislocate sul territorio cittadino, i lancianesi hanno evitato che nell'ambiente finissero quasi mezzo milione di bottigliette di plastica da mezzo litro. E' uno dei dati che emerge dal report periodico sugli impianti, pubblicato dal Comune. Dal primo gennaio al 30 settembre scorso, dalle casette sono stati prelevati oltre 234mila litri d'acqua, pari a un incasso di oltre 11mila euro. Rispetto al prezzo medio dell'acqua in bottiglia venduta nei supermercati, da Palazzo di Città stimano un risparmio totale per i residenti di poco inferiore a 40mila euro. La postazione più utilizzata è quella del Palazzetto dello Sport, seguita da quelle del Quartiere Santa Rita, dei Viali e di Sant'Onofrio.

Domani, primo ottobre, e domenica, il Polo Museale di Lanciano ospiterà NaturaFest Abruzzo, una manifestazione che ha lo scopo di creare una connessione tra i piccoli artigiani, agricoltori biologici, rivenditori, operatori del turismo sostenibile, che operano nelle zone interne d'Abruzzo e i consumatori che risiedono nelle città. Un ponte per avvicinare le attività che stanno sviluppando su piccola scala la vita sostenibile. Saranno presenti 22 espositori tra artigiani, agricoltori, produttori, associazioni.Durante la manifestazione sarà possibile visitare e percepire l'atmosfera di una tenda yurta completamente fatta a mano. Al festival parteciperanno diversi ospiti provenienti da fuori regione tra i quali anche alcuni facilitatori dei percorsi di consapevolezza. NaturaFest Abruzzo ha come intento di creare un network di aziende agricole biologiche, produttori e distributori di prodotti tipici biologici d'Abruzzo, operatori del turismo sostenibile e operatori del settore del benessere naturale. La manifestazione è patrocinata dal Comune di Lanciano.

Tetto blu questa mattina in pieno centro a Lanciano, ma per fortuna questa volta l’insolito colore porta con sè buone notizie. Si tratta infatti una speciale vernice che permette di isolare l’eternit per poi rimuoverlo senza problemi: un processo di “incapsulamento” che precede la vera e propria fase di rimozione delle lastre. La zona è quella di via Brescia, a due passi dall’ospedale, zona più volte passata sotto la lente d’ingrandimento della Asl, che comunque aveva ritenuto tutta la copertura, parliamo di metri e metri quadri di superficie, sicura perché non danneggiata. I residenti però non erano sollevati di tutte le rassicurazioni e questa mattina, quando hanno visto gli operai al lavoro, hanno tirato un sospiro di sollievo. La zona che sta per essere bonificata nell'immediato, è però solo una parte: ora si spera che i lavori procedano senza intoppi e che finalmente ci si possa una volta per tutte liberare di una visuale, oltre che brutta, anche “potenzialmente” pericolosa. (C.Lab)

Il prefetto di Chieti ha detto no all'ordinanza dei 43 sindaci, soprattutto del Frentano e del Sangro, che nei giorni scorsi avevano emesso proprie ordinanze per consentire l'abbattimento dei cinghiali senza interruzioni fino al dicembre 2017. Provvedimenti che lo stesso prefetto Antonio Corona aveva sostanzialmente già bocciato nel corso della riunione che si era tenuta a Lanciano l'altra settimana. E questa mattina, nell'aula consiliare della Provincia, ha ribadito la sua contrarietà a questo tipo di scelte, perché - a suo dire - sul territorio non esiste una situazione di emergenza tale da giustificare provvedimenti d'urgenza tanto "invasivi", che potrebbero comportare rischi anche per la sicurezza di chi frequenta le aree in cui i cacciatori sarebbero autorizzati a sparare. Alla riunione hanno partecipato anche l'assessore regionale alla caccia Dino Pepe e il presidente della Provincia Mario Pupillo. Dal primo ottobre, in ogni caso, partiranno i 3 mesi di caccia al cinghiale già previsti dalla legge e Pepe ha spiegato che la Regione ha chiesto al ministero una presa di posizione urgente, volta ad allungare il periodo. I Comuni che avevano chiesto di poter adottare le ordinanze urgenti, in deroga alla normativa regionale sulla caccia, sono: Atessa, Castel Frentano, Fossacesia, Treglio, Santa Maria Imbaro, Casoli, Altino, Gessopalena, Roccascalegna, Lama dei Peligni, Torricella Peligna, Colledimacine, Taranta Peligna, Lettopalena, Palena, Civitella Messer Raimondo, Bomba, Fara San Martino, Sant’Eusanio Del Sangro, Palombaro, Archi, Colledimezzo, Pennadomo, Montebello sul Sangro, Tornareccio,  Montelapiano, Montazzoli, Borrello, Gamberale, Torino di Sangro, Monteferrante, Roio Del Sangro, Civitaluparella, Mozzagrogna, San Buono, Villa Santa Maria, Torrebruna, Fallo, Carunchio, Pietraferrazzana, Furci, Quadri, San Giovanni Lipioni, Frisa, Pizzoferrato.

La Stazione Ornitologica Abruzzese Onlus in vista della riunione prevista domani in Prefettura a Chieti ha scritto una dettagliata lettera al Prefetto, e per conoscenza alla Regione Abruzzo, per chiedere che le ordinanze sindacali proposte da alcuni sindaci siano rigettate in quanto palesemente illegittime e rischiose per la pubblica incolumità. "In particolare - scrive il sodalizio - si evidenzia che rendere possibile la caccia al cinghiale tutto l'anno equivale a centuplicare i rischi per i cittadini di prendersi una fucilata. Non si può certo trasformare il territorio in un unico grande poligono di tiro, quando ci sono migliaia di cittadini che in primavera, estate e nella prima parte dell'autunno lavorano nei campi, passeggiano in cerca di funghi, lumache e tartufi oppure fanno semplice escursionismo. Ricordiamo che l'attività venatoria produce ogni anno morti e feriti, spesso tra i normali cittadini". Per gli ambientalisti le ordinanze sindacali non terrebbero neppure conto delle direttive comunitarie "Habitat" ed "Uccelli", che obbligano a sottoporre a Valutazione di Incidenza tutte le attività che possono creare disturbo alla fauna protetta. "Le ordinanze espongono l'Italia al rischio di una Procedura d'Infrazione - continua la Stazione Ornitologica - sono ben altri gli strumenti e le iniziative da attuare per mitigare i problemi derivanti dalla convivenza tra uomo e fauna selvatica. Quali sono gli interventi fatti sulle strade, di routine negli altri paesi? L'Anas ha messo in sicurezza le sue strade statali? E la Provincia? Dove sono rallentatori, reti per spingere gli animali verso i sottopassi, allarmi collegati a sensori di presenza della fauna, catadriotti speciali? Per quanto riguarda i danni all'agricoltura, i piani di abbattimento, come avevamo previsto, inascoltati, sono risultati inutili per il semplice fatto che il cinghiale ha un tasso di reclutamento annuo del 90-120% ed è dimostrato che la popolazione fluttua quasi esclusivamente per fattori non controllabili dall'uomo (siccità; neve). Dove sono i recinti elettrificati e i dissuasori di ultima generazione? Sono altresì necessari corsi, seminari e campagne informative (a mero titolo di esempio si veda l'opuscolo allegato realizzato anni or sono dalla Riserva delle Sorgenti del Pescara) per spiegare ai cittadini come comportarsi in caso di incontro con la fauna selvatica. Infine ricordiamo che la Regione Abruzzo è priva da un decennio di Piano Faunistico Venatorio senza il quale qualsiasi forma di prelievo avviene sostanzialmente a casaccio".
 

  • Pagina 8