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Il provvedimento scaturisce da un’attività’ di indagine svolta dai Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Chieti e coordinata dai Pubblici Ministeri Michele RENZO e David MANCINI della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo de L’Aquila.

Attraverso l’attività’ informativa sviluppata sul territorio della provincia teatina, venivano acquisiti elementi di interesse nei confronti del cittadino marocchino OUAHBI AHMED TAIB del 1982,  evidenziatosi  per l’interpretazione estremistica e radicale della fede islamica e per aver espresso approvazione per gli attentati terroristici compiuti in Europa.

La successiva attività’ investigativa, coordinata dalla Procura Distrettuale de L’Aquila, consentiva di accertare la riconducibilità al predetto di due profili “facebook” sui quali, attraverso specifica attività tecnica, venivano individuati testi inneggianti al Jihad e immagini di chiara propaganda nei confronti dell’organizzazione terroristica denominata “stato islamico”.

In particolare, emergeva una foto avente sullo sfondo la basilica di Santa Maria Maggiore di Roma ed in primo piano un foglio recante la scritta in arabo vergata a mano  “da Roma preghiamo Dio che faccia vincere lo stato islamico”. 

Le contestuali attività dinamiche documentavano inoltre che OUAHBI AHMED TAIB, emarginato dalla comunità islamica di San Salvo per la sua visione fondamentalista dell’Islam, aveva assunto un comportamento schivo e distaccato e trascorreva la maggior parte della giornata in casa, senza frequentare cittadini italiani e senza espletare alcuna attività lavorativa.

Il continuo accesso a siti web a sostegno dello  “stato islamico”, la consultazione di pagine relative alla realizzazione artigianale di giubbotti esplosivi e l’attività’ di proselitismo e propaganda in chiave jihadista svolta attraverso i social network, indicavano chiaramente la pericolosità’ sociale di OUAHBI AHMED TAIB che, trasferitosi nel frattempo in Marocco, veniva raggiunto da un provvedimento che non gli consente di entrare e soggiornare “in area Schengen” per motivi di sicurezza in materia di prevenzione del terrorismo.

 

 

Le prime voci iniziano a circolare intorno alle 13,30. Un uomo minaccia di gettarsi dal viadotto Alento dell’autostrada a 14 nel territorio di Francavilla. Poi l’informazione più tragica, quella che nessuno vorrebbe mai sentire, sotto di lui , che urla di non avvicinarsi, una bambina, scarpette da tennis bianche e pantaloni gialli. E’  la figlia, è Ludovica, 10 anni, non si muove. Testimoni raccontano che è stato proprio lui, Fausto Filippone 49 anni dirigente della Brioni, l’azienda di moda, ad averla buttata giù, portandola per mano, fino a quel punto.

Nessuno può constatare  il decesso della piccola, un volo di 40 metri non lascia scampo, l’immagine di quel corpicino è straziante. Nel frattempo viene fuori una seconda verità. Una donna, Marina Angrilli insegnate di lettere di 51 anni, sta lottando contro la morte in ospedale a Chieti, poco prima è precipitata da un appartamento a Chieti Scalo. La donna è la moglie di Filippone, in quella casa non vivono, l’affittano agli studenti, loro abitano a Pescara ma non è chiaro perché in tarda mattinata era li. Qualcuno racconta di urla ma nessuno ha visto la donna precipitare. Dopo poche ore anche Marina muore, in ospedale era arrivato anche il marito, non si sa se con la le piccola ed aveva fornito false generalità.

L’autostrada viene chiusa, arriva la polizia, arriva il mediatore arriva anche la sorella che cerca di convincerlo la lui resta li, passano le ore ma lui rimane attaccato alla rete di recinsione del viadotto.

 Urla, chiede scusa a tutti e continua a dire di non avvicinarsi alla bambina. Sembra che intorno alle 19 abbia lanciato alle forze dell’ordine un bigliettino di cui non si conosce il contenuto. Intanto sui social iniziano a circolare i video, le foto ed anche le sentenze di tanti.

Arrivano, le persone, fin sotto il viadotto, portano anche i bambini, un turismo dell’orrore, un tentantivo, assurdo, di essere protagonisti della più immane delle tragedie. Nel frattempo la corsia opposta dell’autostrda deve essere chiusa, i curiosi hanno provocato un grosso tamponamento. Le ore passano, i vigili del fuoco stanno gonfiando una struttura che possa attutire l’impatto di Filippone, lui si accorge dell’operazione in corso ed urla: “togliete quell’affare, non gonfiatelo!”…pochi attimi e si lascia andare, di spalle, verso la morte.

 

 

 

“Questa è la battaglia di un territorio, senza colore politico; é la battaglia di una comunità, la battaglia dei cittadini che non vogliono che questo tipo di impianti, fortemente impattanti e a rischio per la salute, siano attivi in quest'area. Innanzitutto perché non sono compatibili con lo sviluppo che abbiamo avuto, e che abbiamo tuttora in quella zona, e che abbraccia l'attività metalmeccanica, la tecnologia avanzata dell'automotive, l'artigianato e il commercio che si combinano, a loro volta, con l'agricoltura, con il turismo. Inoltre bisogna tener conto di tutte le abitazioni che ci sono attorno”. Così, questa mattina, in municipio ad Atessa, il sindaco Giulio Borrelli, nella conferenza stampa che si è tenuta per illustrare la manifestazione che si terrà sabato prossimo, 19 maggio, ad Atessa, contro gli impianti di rifiuti pericolosi Ciaf e Di Nizio. All'incontro erano presenti, in rappresentanza di oltre 40 Comuni che hanno aderito alla manifestazione, il vice sindaco di Lanciano, Giacinto Verna; il sindaco di Altino, Vincenzo Muratelli; quello di Perano, Gianni Bellisario, anche presidenteregionale dell'associazione nazionale dei Piccoli Comuni (Anpci) e il sindaco di Tornareccio, Remo Fioriti. Per le decine di associazioni che hanno  aderito c'erano invece Rebecca Virtù, presidente Legambiente Atessa, e Giuseppe Masilli, del Cai. Hanno dato la loro adesione anche Cgil, Cisl e Uil e, a livello politico, Forza Italia, Mau (Movimento Atessa Unita), 5Stelle, Pd e Udc.  

Mentre è ancora in corso la procedura di Via regionale per l'apertura di un impianto di trattamento e smaltimento di rifiuti ospedalieri infettivi in località Saletti di Atessa, da parte della Di Nizio Eugenio Srl di Mafalda; si prospetta la riapertura della Ciaf a Piazzano di Atessa da parte della società Ecoeridania Spa di Genova, con la possibilità di avviare un’attività di smaltimento di fanghi industriali, provenienti da aziende chimiche. Il sito della Ciaf, già esistente, è allo stato di abbandono da anni, da quando l’azienda fu coinvolta nel 2006 nell’indagine Mare Chiaro e fu al centro di vicende giudiziarie, per inquinamento e smaltimento illegale di rifiuti, che portarono anche a numerosi arresti. Ora si vorrebbe riattivare le strutture, con smaltimento di 210mila tonnellate di rifiuti annui, di cui 50mila di fanghi industriali. Di Nizio vuole invece dotarsi di un  impianto per ri?uti sanitari a rischio infettivo, con potenzialità di trattamento di 20.000 tonnellate all'anno, al quale sarà associato un deposito di ri?uti, sia non pericolosi che pericolosi, provenienti da terzi (aziende pubbliche e private, attività ambulatoriali ed ospedaliere, servizi di raccolta differenziata, ecc…).  Ma l'Abruzzo produce 4mila tonnellate di rifiuti sanitari. “Quindi – ha evidenziato Borrelli – i rifiuti arriverebbero da tutta Italia e questa non può e non deve diventare la valle dei rifiuti. Tanto più che è la cerniera tra la Costa dei Trabocchi e la montagna e, per ciò, a livello turistico riveste un ruolo fondamentale. Inoltre vicino ci sono siti di interesse comunitario, come il Bosco di Mozzagrogna, e riserve regionali come l'Oasi di Serranella”. Ma questi impianti porterebbero anche  un peggioramento notevole della qualità dell'aria, in un equilibrio già delicato. “Stando ai dati dell'Arta (Agenzia regionale per la tutela ambientale) – ha spiegato Borrelli – nella zona in questione, nel 2017 è avvenuto per 11 volte il superamento dei limiti delle polveri sottili; nel 2018 già 6 volte. In un anno, stando alle direttive europee in materia e il Piano regionale della qualità dell'aria, i limiti non possono essere superati più di 35 volte. Quando questo accade il Comune è costretto a prendere provvedimenti, ad esempio le targhe alterne o il blocco del traffico”. Sì ad un'economia sostenibile, in un territorio in cui ci sono altri tipi di industrie, quali Sevel e Honda. “L'avvocato Agnelli – ha ricordato il primo cittadino di Atessa – ripeteva sempre che se qui ci fossero state industrie chimiche  o pericolose, non vi avrebbe mai portato la Sevel”. Un ringraziamento al Coordinamento dei sindaci che si è costituito nei mesi scorsi a tutela del territorio e al loro impegno in questa circostanza e alle associazioni ambientaliste – Legambiente, Wwf, Libera, Cai, Noi messi da parte e Nuovo Senso Civico – che hanno lavorato per la manifestazione. Rebecca Virtù di Legambiente ha ribadito che questa tipologia di impianti “non ha nulla a che vedere con questo territorio e che la Val di Sangro non deve diventare la pattumiera d'Italia”. Il vice sindaco di Lanciano, Verna, ha sottolineato come la sinergia tra Comuni in questa lotta sia fondamentale ed è “la prima volta che accade che si combatte tutti insieme”, ha detto. “Siamo solo all'inizio – ha affermato Fioriti, sindaco di Tornareccio -. Non ci fermeremo fino a che questi impianti non verranno bloccati”. Il sindaco di Altino, Muratelli, che evidenziato come “l'industrializzazione di questo territorio abbia comunque permesso la salvaguardia di produzioni agricole e prodotti di pregio, come il fico reale e le pesche di Atessa, il miele di Tornareccio, il peperone dolce di Altino, il vino, l'olio... Quindi no ad insediamenti che metterebbero a rischio le nostre eccellenze”. Il sindaco di Perano, Bellisario, ha ricordato che i sindaci “non sono contro sviluppo ed investimenti, ma che sia uno sviluppo ecosostenibile compatibile con le nostre tipicità e con la salvaguardia della qualità della vita”. “Sabato – ha concluso Borrelli – ci giochiamo parte del nostro futuro. Per questo dobbiamo essere numerosi”. L'appuntamento è alle 10 in contrada Saletti davanti alla “Locanda della luna” in via Lecce. L'arrivo del corteo è previsto in piazza Abruzzo (davanti all'Arcobaleno). Ci saranno bus navetta che faranno continuamente da spola tra il punto di arrivo e quello di partenza e tra il centro storico di Atessa e la valle. #SalviamolaValdiSangro

“La Sasi negli ultimi tre anni tra soldi investiti e quelli che è chiamata ad investire nell'arco del 2018 per depurazione e fogne, conta 53 milioni di euro, un programma importante che metterà fine a problemi che ancora resistono. A fronte di un progetto così ampio, faccio fatica a comprendere come la rottura di un tubo nella fossa di Santa Calcagna, che abbiamo provveduto subito a riparare, abbia provocato una campagna stampa che rischia di creare danni al territorio in vista della stagione estiva, mentre i dati relativi alle acque di balneazione dicono il contrario di quanto diffuso in questi giorni”. Ha esordito così il Presidente della Sasi Gianfranco Basterebbe nel corso della conferenza stampa che si è tenuta questa mattina nella sede di viale Cappuccini, a Lanciano, proprio per spiegare l'intera vicenda. L'argomento è di quelli che non ammettono sviste, né dichiarazioni approssimative o frettolose, il Presidente lo sa bene perciò ha scelto di affidarsi anche a una nota dell'ufficio legale per ripercorrere alcuni aspetti relativi proprio alle fosse imhoff e chiarire meglio la questione di quella “incriminata”. “Nel corso degli anni sono state reperite 500 fosse imhoff, spesso collocate in zone inaccessibili, i fondi per la loro gestione sono stati sempre insufficienti.

Rispetto a quella di Santa Calcagna, collocata in un'area recintata all'interno del demanio autostradale, secondo gli accertamenti dei tecnici della Sasi – recita la nota letta da Basterebbe –  riceveva i reflui recapitati dal centro commerciale vicino. Tra l'agosto 2016 e marzo 2017 la Sasi ha deciso di intercettare, a monte, i reflui del complesso commerciale e di inviarli in una limitrofa vasca di sollevamento, collegata ad un depuratore, vasca che non rientra nella dotazioni devolute alla Sasi che però ha ritenuto di poter compiere una piccola forzatura - considerato il sequestro della fossa - collegando i reflui a quella vasca e da qui ricollettandoli a un depuratore di un agglomerato vicino”.  La Sasi per questa operazione ha utilizzato i fondi destinati alle manutenzioni. Nella nota viene pure precisato che il nuovo Piano di Tutela delle acque, approvato nel 2015 prevede che la quasi totalità delle fosse debba essere dismessa entro sei anni.

Ad oggi la Sasi dispone di appena 7 milioni di euro per dismettere tutte le fosse imhoff, e si appresta a chiedere fondi più consistenti, il primo strumento utile, a parte eventuali e puntuali stanziamenti da parte della Regione, sarà il nuovo programma degli investimenti, il cosiddetto Masterplan. “Negli ultimi anni è stata portata a termine una nutrita serie di interventi – ha precisato  Basterebbe -  interventi che hanno riguardato depuratori di maggiori dimensioni e i risultati sono stati concreti. Mi preme rimarcare i dati dell'Arta che disegnano un quadro confortante, la qualità delle acque dell'intera Costa dei Trabocchi è elevatissima. L'unica linea rossa riguarda un tratto del Foro Sud di Ortona, va anche detto che per la prima volta i risultati sono buoni anche rispetto alla foce dei fiumi”. La pagella dell'Arta è stata consegnata alla stampa. “Alla luce dei lavori fatti e di quelli in corso ci stiamo attivando per vedere se è possibile recuperare i depuratori sequestrati – ha aggiunto il Presidente –  incontrerò presto anche il presidente dell'Acea in merito al contenzioso in atto, confido in un incontro costruttivo e in una transazione non troppo penalizzante per la società. Voglio anche ricordare che la nuova procedura per il recupero delle morosità ha portato in tre mesi nelle casse della Sasi circa un milione di euro”.

Alla conferenza stampa insieme al Presidente, hanno preso parte Paola Tosti, vice Presidente, l'architetto Aurelio Falconio e Pio D'Ippolito.

La Asl Lanciano Vasto Chieti ha acquistato quattro oftalmoscopi a luce diretta per lo screening oculare del riflesso rosso nei neonati, avviato nei punti nascita degli ospedali di Chieti, Lanciano e Vasto per la diagnosi precoce della cataratta congenita. L’iniziativa è stata assunta dalla Direzione generale dell’azienda sanitaria in attuazione dal Piano nazionale della prevenzione 2014-2018. La Società italiana di neonatologia (Sin) raccomanda l’esecuzione dell’esame in tutti i punti nascita. Referente Asl del progetto di screening oftalmologico neonatale è la neonatologa Patrizia Brindisino.

Sullo screening la Direzione generale ha recentemente avviato un proficuo dialogo con l’Associazione cataratta congenita Onlus (www.catarattacongenita.it), su segnalazione del socio abruzzese Alessio Lamonica.

L’esame veniva svolto da tempo a Lanciano, dove da settembre è stato esteso a tutti i nuovi nati. A Vasto è stato avviato a settembre. A Chieti lo screening oculare, eseguito dall'oculista, era riservato solo ai neonati pretermine a rischio di retinopatia del prematuro: da alcuni mesi il neonatologo esegue l’esame del riflesso rosso a tutti i nuovi nati.

La cataratta congenita è una patologia oculare infantile che colpisce il cristallino, la lente contenuta all’interno dell’occhio, rendendolo opaco e dunque riducendo in parte o del tutto la visione. L’incidenza nei Paesi industrializzati è da uno a sei casi ogni diecimila neonati. E’ la causa più comune di cecità infantile curabile. Può insorgere alla nascita o svilupparsi in particolare nei primi tre mesi di vita. La cataratta può manifestarsi in un solo occhio (monolaterale) o in entrambi (bilaterale). La diagnosi precoce - attraverso l’esame del riflesso rosso, una luce indirizzata nell’occhio del bambino da parte del medico utilizzando l’oftalmoscopio - aumenta le possibilità di recupero della funzionalità visiva. La cura consiste nell’asportazione del cristallino opacizzato.

Lo screening oculare è eseguito dal neonatologo prima della dimissione del neonato. Eventuali casi dubbi sono sottoposti a un esame di secondo livello affidato a un oculista, che è invece sempre eseguito nei neonati pretermine a rischio di retinopatia. Per rendere ancora più preciso e attendibile l’esame di secondo livello la Asl ha in fase avanzata le procedure per l’acquisto di un nuovo oftalmoscopio a luce indiretta binoculare. Per l’esame del riflesso rosso sono stati appositamente formati dirigenti medici degli ospedali di Chieti, Lanciano e Vasto.

Sono sempre più frequenti e sempre più preoccupanti gli episodi di violenza ai danni dei professionisti sanitari, l’ultimo quello verificatosi ieri nel Pronto soccorso dell’Ospedale “SS. Annunziata” di Chieti che ha visto coinvolti due Infermieri. Il presidente dell’Ordine degli Infermieri della provincia di Chieti, Giancarlo Cicolini, esprime la massima solidarietà alle colleghe vittime di questa aggressione e sollecita interventi di prevenzione degli episodi di violenza a danno degli operatori sanitari. “Le istituzioni competenti identifichino i fattori di rischio per la sicurezza del personale – chiede Cicolini - e pongano in essere le strategie organizzative, strutturali e tecnologiche più opportune. E’ ben noto - afferma Cicolini - che in ambito sanitario e sociosanitario le aggressioni fisiche hanno raggiunto rispettivamente il 48% e il 27% degli operatori, in modo particolare nei servizi di emergenza-urgenza e nelle strutture psichiatriche, ma non vanno trascurati gli insulti e le minacce che, in maniera trasversale, raggiungono tra l'82% e il 64% degli operatori. È un tema che deve diventare di assoluta priorità di tutte le organizzazioni perché a pagare disservizi e condizioni inadeguate per un'assistenza degna di questo nome non siano i professionisti di prima linea”.

Il presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Chieti, Ezio Casale, sollecita la Asl ad attivare in tempi rapidi interventi strutturali per il Pronto soccorso del “SS. Annunziata”, in modo da “migliorare le condizioni di sicurezza e di lavoro degli operatori e garantire un’accoglienza dignitosa ed efficiente per i pazienti. Serve un posto fisso di Polizia attivo 24 ore su 24 – afferma Casale – e, in ogni caso, un servizio di vigilanza costante all’interno del Pronto soccorso. Va rafforzata la dotazione di personale, soprattutto nei momenti di maggiore afflusso. L’area per il triage va adeguata, dedicando un apposito locale che garantisca il rispetto della privacy delle persone”.

“Già dal novembre 2007 - ricorda Casale - il Ministero della Salute ha inviato a tutte le Regioni la Raccomandazione n. 8 che sollecitava interventi di prevenzione degli atti di violenza a danno degli operatori sanitari. Nulla o quasi, però, sembra sia stato fatto in tutti questi anni nella nostra regione, né presso i presidi ospedalieri dei Pronto soccorso né presso le sedi di guardia medica. Oltre a denunciare quest’inerzia delle istituzioni sanitarie nella messa in sicurezza delle strutture e del personale che vi opera, che stride molto invece con l’efficienza dimostrata quando si tratta di imporre sanzioni, come nel recente caso che vede coinvolti i medici di continuità assistenziale, le riterremo moralmente responsabili di ogni ulteriore atto di violenza che malauguratamente dovesse verificarsi nei confronti del personale sanitario.”

Le federazioni nazionali degli Ordini degli infermieri e dei medici da alcuni anni stanno monitorando il fenomeno al tavolo dell’Osservatorio per la sicurezza e la prevenzione della violenza sugli operatori sanitari, istituito presso il Ministero della Salute: si evidenziano ancora, in alcuni casi, la totale assenza di segnalazione, mentre alcune realtà sanitarie si caratterizzano per un’attenzione mirata solo verso specifici eventi sentinella (ad esempio suicidio, cadute, atti di violenza a danno di operatore).

La prevenzione degli episodi di violenza a danno degli operatori sanitari richiede che l’organizzazione sanitaria identifichi i fattori di rischio per la sicurezza del personale e ponga in essere le strategie organizzative, strutturali e tecnologiche più opportune, diffonda una politica di tolleranza zero verso atti di violenza nei servizi sanitari, incoraggi il personale a segnalare prontamente gli episodi subiti e a suggerire le misure per ridurre o eliminare i rischi e faciliti il coordinamento con le Forze dell’ordine o altri soggetti che possano fornire un valido supporto per identificare le strategie atte a eliminare o ad attenuare la violenza nei servizi sanitari.

 

La diocesi di Lanciano-Ortona ha avuto sin dai primi anni del 2000 un proprio sito web che si appoggiava ad una piattaforma della CEI (Conferenza Episcopale Italiana). Pur essendo un valido strumento, soprattutto nei primi anni di gestione, il sito presentava alcune difficoltà in quanto permetteva solo piccole ottimizzazioni ed era molto limitato negli sviluppi e nelle personalizzazioni.

A ciò si aggiunge che nel corso degli anni lo sviluppo tecnologico e della comunicazione digitale ha fatto passi da giganti. Per questo motivo l’Arcidiocesi ha pensato di dare nuovo impulso all’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali che ha avuto il compito di conoscere e studiare una profonda revisione dei propri metodi e forme di comunicazione del Vangelo.

Tra i primi impegni presi vi è stato quello di rinnovare il sito web, cercando di renderlo un vero e proprio portale, capace di interagire sia “ad intra” (quindi con le parrocchie, le Associazioni e Movimenti ecclesiali, gli Uffici di Curia) e sia “ad extra” cioè con tutto il mondo intero, con particolare attenzione e riferimento al territorio frentano.

In questo cammino l’Arcidiocesi ha chiesto la collaborazione professionale della ADVISUAL di Alessandro Acciavatti che ha affiancato passo passo l’Ufficio Comunicazioni Sociali per la realizzazione del sito che oggi presentiamo.

Le basi per capire come improntare il lavoro sono state tirate fuori proprio dal Magistero della Chiesa e dei Pontefici.

Nell’enciclica Redemptoris Missio, San Giovanni Paolo II ricordava: “non basta usare i nuovi mezzi tecnologici per diffondere il messaggio cristiano ed il Magistero della Chiesa, ma occorre integrare il messaggio stesso in questa nuova cultura creata dalla comunicazione moderna” (n. 37).

Ecco quindi la creazioni di news  ad effetto ed al passo con i tempi attuali e con le principali leggi della comunicazione: un titolo riassuntivo e di effetto accompagnato da una immagine rievocativa ed all’interno una comunicazione essenziale, diretta, senza fronzoli, capace di essere memorizzata.

Sempre san Giovanni Paolo II, nel primo Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali dedicata ad Internet nel 2002, ricordava: “ capire, interpretare e valorizzare la cultura di Internet è la nuova sfida che attende la Chiesa. Occorre innanzitutto favorire il passaggio dal virtuale all’appartenenza comunitaria”. Nel nuovo portale si è cercato di comunicare che dietro quell’indirizzo web c’è una comunità fatta di persone, fatta di comunità parrocchiali, fatta anche di Uffici e Servizi che hanno dei compiti specifici e che spesso non sono neanche conosciuti. Fra gli scopi del sito troviamo quello di  “offrire documentazione, itinerari di formazione e di catechesi”. Sia nelle news come ogni singolo Ufficio Diocesano avrà la possibilità di pubblicare documenti che possono aiutare la crescita cristiana, ma anche offrire momenti formativi. Un esempio concreto è il Progetto Formativo Diocesano per i Catechisti che da due anni a questa parte si svolge interamente on line coinvolgendo tutte le 43 parrocchie dell’Arcidiocesi, per un totale di oltre 400 catechisti impegnati nell’iniziazione cristiana dei ragazzi. Ed ancora “avvicinare i lontani all’esperienza religiosa”. Nel nuovo portale web non ci sono soltanto le notizie relative agli “addetti ai lavori”, ma vuole essere un modo per arrivare anche ai lontani, offrendo notizie, documenti, appuntamenti che possono risvegliare la fede nel cuore dell’uomo.

A questi punti  si sono affiancati quelli puramente tecnici messi a punto dalla Ad visual. Oggi, a differenza del precedente, il nuovo portale diocesano è sviluppato con tecnologia “respònsive”, quindi con una interfaccia grafica che si adatta automaticamente a smartphone, tablet e computer.

Diamo uno sguardo veloce ai contenuti.

Nella home page scorrono le ultime notizie diocesane (aggiornate quasi quotidianamente), seguito dall’archivio di tutte le notizie apparse nel corso degli ultimi mesi.

Sul laterale troviamo link esterni alle principali realtà ecclesiale nazionali, regionali e locali.

C’è anche “parrocchie map”, un motore di ricerca che in tempo reale ci comunica gli orari delle sante messe che si celebrano in tutta la Chiesa frentana. Importante è l’iscrizione alla newsletter diocesana. Lasciando il proprio nominativo e l’indirizzo mail si viene aggiornati tempestivamente sulle maggiori iniziative ed attività diocesane. Questo porta anche un notevole risparmio sulla stampa cartacea di locandine, manifesti, affissioni, spedizioni a mezzo posta,ecc.

Nel menu principale sono articolate tutte le aree di informazioni diocesane.

Questo nuovo portale, ci tiene a sottolineare Carmine Marino che questa mattina ha passato il testimone al nuovo direttore Carmine Paolini,  è solo l’inizio di un cammino di rinnovo della comunicazione diocesana che sicuramente avrà bisogno ancora di essere perfezionato ed aggiornato nei contenuti.

Ma il processo qui iniziato vedrà in futuro il nuovo sito ampliato con nuove aree e approfondimenti, dando anche a tutte le parrocchie di organizzare un proprio sito autonomo ma che resterà collegato ed interagirà con quello diocesano. E’ in progetto anche lo sviluppo di una app che possa amplificare ancora di più la voce diocesana della Chiesa frentana, così come la possibilità di aprire pagine sui principali social, sempre integrate con il sito diocesano.

Siamo consapevoli- continua- che i media sono una grande opportunità per l’evangelizzazione, senza però nascondere che per usarli in modo opportuno è necessario un impegno straordinario da parte della Chiesa stessa e dei suoi operatori.

Come Chiesa frentana crediamo in questa scommessa, e ne è anche segno e testimonianza la ferma volontà dell’Arcivescovo di nominare un nuovo Direttore dell’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali nella persona del dott. Carmine Paolini al quale auguriamo un proficuo lavoro che, conoscendo la sua vivacità sia culturale che pastorale, saprà certamente traghettarci in questo mondo bello e complicato allo stesso tempo.clicca qui per il sito web

 

 

Prenderà ufficialmente il via questa sera, mercoledì 9 maggio 2018, la settima edizione di Immagina - Revolution, il photo festival a cura dell’associazione Social Photography Street 6212, fino a domenica 13 maggio, nel Polo Museale Santo Spirito di Lanciano.

Mostre, incontri d’autore, workshop e seminari animeranno la settimana in fotografia con grandi nomi del panorama internazionale, grazie anche alla collaborazione con il FIOF (Fondo Internazionale per la fotografia video e comunicazione).

“Ciò che vogliamo fare - spiega Roberto Colacioppo, presidente SPS 6212 e presidente FIOF Abruzzo - è portare a Lanciano i grandi nomi della fotografia e riflettere e discutere sul ruolo che l’obiettivo ha assunto al giorno d’oggi”.

Si parte quindi stasera, mercoledì 9 maggio, alle ore 19, con l’inaugurazione delle 10 mostre fotografiche presenti e, a seguire, con l’incontro con il fotografo Francesco Cito dal titolo “L’idea dietro la foto”, vincitore per due anni consecutivi di premi nel Word Press Photo e conosciuto per i suoi reportage sulla camorra, nella sua Napoli o in terre di guerra, dall’Afghanistan alla Striscia di Gaza. Giovedì 10 maggio, stesso posto e stessa ora, sarà la volta di Enzo Truppo, fotografo napoletano che ama raccontare la sua città da un punto di vista diverso, cogliendone gli aspetti più particolari, con cui si parlerà di “Identità”.

Venerdì 11 maggio, alle ore 19, sempre nel Polo Museale, ci sarà l’incontro con Gianluca Polazzo, eccellente street photographer. Sabato 12, doppio appuntamento, sempre alle ore 19, con i fotografi Vito Fusco e Maurizio Garofalo. Si chiuderà domenica 13 maggio, sempre alle ore 19, con il progetto fotografico “Io, uno di voi…” di Roberto Colacioppo.

Diversi i workshop dedicati ai fotografi come quello con Francesco Cito su “l’idea dietro la foto”, che si terrà giovedì 10 maggio, oppure quello con Gianluca Polazzo, venerdì 11 maggio, su “La luce in fotografia”, entrambi alle ore 9, nel Polo Museale Santo Spirito.

Così come l’anno scorso, prosegue anche quest’anno la collaborazione con le scuole del territorio, con la creazione di incontri e laboratori pensati ad hoc per i più piccoli. Il fotografo Domenico Tattoli sarà nelle scuole dell’infanzia e primarie di Lanciano per ricreare insieme ai bambini una vera e propria camera oscura e renderli protagonisti dello sviluppo delle immagini in un particolare laboratorio sensoriale. Enzo Truppo sarà invece nelle scuole primarie di Castelfrentano e Sant’Eusanio del Sangro, per un vero e proprio corso base di fotografia.

“Ogni anno cerchiamo di aggiungere qualcosa di nuovo per arricchire sempre di più la nostra rassegna - conclude Roberto Colacioppo - e possiamo dire di aver messo su davvero un bel programma. Auspico una massiccia presenza di quanti si definiscono appassionati di fotografia perché l’occasione di essere a contatto con grandi maestri non è da tutti giorni”.

 

Per conoscere l’intero programma della rassegna, è possibile visitare la pagina Facebook dell’evento al link:https://goo.gl/MZjfgD .

 

 

Gli ultimi episodi di illegalità manifestatisi in città negli ultimi giorni hanno visto l’intervento degli uomini e delle donne della Polizia Municipale di Lanciano. “Pur non essendo stati eventi di particolare efferatezza, gli stessi, però, sono in grado di produrre partecipazioni emotive molto forti che alimentano nella cittadinanza il senso di insicurezza” spiega Maurizio Mucciante, rappresentante CISL all’interno della RSU. “Il legislatore ha posto molta attenzione alla tutela della c.d. “sicurezza urbana”, cioè di quel bene pubblico da tutelare attraverso attività poste a difesa, nell’ambito delle comunità locali, del rispetto delle norme che regolano la vita civile, per migliorare le condizioni di vivibilità nei centri urbani, la convivenza civile e la coesione sociale. In questa ottica la Polizia Municipale” – continua Mucciante – “ha dimostrato di essere costantemente presente, seppur carente in termini di risorse umane e strumentali”.

“Il Corpo della Polizia Municipale di Lanciano conta 20 unità – interviene Francesco Giancristofaro, rappresentante Di.CCAP in seno alla RSU – meno della metà delle unità previste dal Regolamento del Corpo e non saranno certamente le due assunzioni preventive per il 2018 dall’Amministrazione Comunale a modificare lo stato delle cose. Peraltro, mentre altri Comuni della Regione, si sono avvalsi di personale a tempo determinato, Lanciano ad oggi ha ritenuto di non percorrere neppure questa strada ormai da diversi anni”. “Inoltre – continua Giancristofaro – il personale non è armato. Il Regolamento giace da anni dentro un cassetto e, nonostante le varie sollecitazioni e l’invito della Prefettura a valutarne l’approvazione anche in relazione alla evoluzione dei compiti istituzionali della Polizia Municipale e al suo maggior impegno nella delicata attività di controllo del territorio, l’Amministrazione non si decide a portarlo all’attenzione del Consiglio Comunale per l’approvazione. L’ultima istanza, questa volta inoltrata anche al Prefetto Dr. Antonio Corona, risale a poco più di tre mesi fa, con la quale la totalità degli appartenenti al Corpo chiedevano l’attivazione delle procedure per l’armamento, senza tuttavia ottenere nessun cenno di considerazione e rispetto per un tema così importante”. “E’ palese – spiega Mucciante – che non è possibile pensare di fronteggiare l’occupazione abusiva di immobili oppure, così come è accaduto la scorsa settimana ad alcuni appartenenti alla Polizia Municipale, rapinatori a mani nude. La base, a tal proposito, da giorni ha chiesto un incontro al Sindaco Dr. Mario Pupillo, quale Capo dell’Amministrazione, per discutere l’argomento armamento ed altre priorità e si è in attesa di una risposta. Ricordiamoci che la Polizia Municipale è una struttura indispensabile al vivere civile ed al progresso sociale ed economico della comunità grazie alla sua prossimità ai problemi e alla capacità di leggerli con cognizione di causa”. “Ma questa struttura – aggiunge Giancristofaro – va potenziata con uomini e mezzi, nonché motivate e valorizzate le professionalità già presenti in organico, se si vogliono raggiungere quegli obiettivi da tutti invocati e per poter mettere in atto una intelligente ed efficace azione di prevenzione e di contrasto dei comportamenti illeciti e pericolosi”.

Marco Trivilino, dottore commercialista, e Loris Giannantonio, programmatore informatico, sono i due frentani ideatori dell’app che permette di emettere la fattura elettronica per i carburanti rispondendo, di fatto, agli obblighi di legge per i distributori che andrà in vigore dal prossimo primo luglio.

In altri termini, la legge di Bilancio 2018 impone che, tra meno di due mesi, i distributori di carburante dovranno rilasciare obbligatoriamente la fattura elettronica ai titolari di partita IVA all’atto dell’erogazione dei combustibili.

L’idea dei due professionisti lancianesi nasce dalle richieste dei propri clienti che li hanno spinti a studiare una soluzione semplice ed efficace.

Da qui l’intuizione dei due frentani di fondere gli aspetti di natura fiscale con le innumerevoli risorse che offre la tecnologia creando un’app ad hoc.

Abbiamo seguito l’evoluzione normativa e le risposte proposte dall’Agenzia delle Entrate", ha detto Marco Trivilino “e proprio da questi input abbiamo cercato subito una soluzione che non paralizzasse il sistema della fatturazione elettronica e interpretasse la norma in modo puntuale ed efficace. “Le nostre di richieste di mercato”, ha continuato Trivilino “ci hanno spinto a creare, in largo anticipo, questo sistema informatico che risponde a tutti i requisiti richiesti dall’Agenzia delle Entrate senza necessità di investimenti in nuove apparecchiature elettroniche, sia per gli utenti che distributori. Siamo pronti a veicolare questa applicazione in sinergia con realtà locali e nazionali”.

L’applicazione, in fase di beta test, permette, in pochi secondi e con un iter estremamente intuitivo, di arrivare all’emissione della “fattura elettronica”.

Il nostro obiettivo è quello di evitare le criticità che potrebbero scaturire, sia per gli utenti che per gli operatori del settore, con l’introduzione del nuovo obbligo normativo”, ha dichiarato il programmatore informatico Loris Giannantonio, “e proprio per questa ragione abbiamo predisposto un sistema tecnologico di gestione intuitivo, fluido ed efficace”.

Giannantonio spiega anche le caratteristiche tecniche dell’app: “La nostra applicazione è assolutamente rivoluzionaria per il settore, sa “chi sei”, “dove sei”, “di cosa ti stai rifornendo”, associa veicoli e targhe, aggiorna rapidamente i dati aziendali, mantenendo sempre la certezza che a richiedere la fattura sia proprio il diretto interessato”.

L’applicazione, inoltre, sarà integrata nel sistema già realizzato che attualmente risponde alla normativa in essere sulla fatturazione verso la PA, sarà utilizzabile in tutti i settori economici e risponderà alle norme relative alla fatturazione elettronica tra privati in vigore dal primo gennaio 2019.

 

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