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Questa mattina, dalle prime luci dell’alba,  a Vasto, San Salvo e località limitrofe  è stata eseguita una vasta operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Chieti,  finalizzata all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare per traffico, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, nei confronti di 15 persone, appartenenti  a tre ceppi di locali famiglie rom, inizialmente contrapposte e successivamente coalizzatesi per la commissione di reati in materia di stupefacenti, al fine di garantirsi l’egemonia sulle locali piazze dello spaccio, rimodulando anche quelle che erano le loro consuetudinarie ed illecite attività delinquenziali.

L’attività investigativa è stata avviata nella primavera inoltrata del 2017 quando personale del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Vasto e della Stazione Carabinieri di San Salvo, individuavano alcune abitazioni ritenute punti nevralgici per l’approvvigionamento di partite di sostanze stupefacenti di varie tipologie. Le dimore in esame, dislocate in Vasto e San Salvo, appartengono ai  ceppi rom dei Bevilacqua, Di Rocco e De Rosa.

Nel corso dell’attività si è proceduto all’identificazione di più di cento assuntori di eroina e cocaina, nonché al recupero e sequestro di un numero rilevante di “dosi” delle predette sostanze illecite con conseguente segnalazione amministrativa .

La stima sul volume di traffico si aggira su introiti per le famiglie in questione di circa 40mila euro mensili derivanti dalla frenetica attività di cessione.

L’indagine, di tipo tradizionale mediante servizi di osservazione, video e foto documentati, oltre che supportata da attività tecnica (intercettazioni telefoniche e ambientali) è stata coordinata dalla D.ssa Gabriella De Lucia, Sost. Proc. della Procura della Repubblica di Vasto che ha concordato pienamente con le risultanze dell’attività investigativa.

Nel corso delle operazioni e delle perquisizione locali eseguite dai militari,  sono stati rinvenuti sequestrati:

  • circa 600 gr. di eroina, parte dei quali suddivisi in 26 dosi preconfezionate;
  • circa 30 grammi di cocaina;
  • circa 11.000 euro in contanti;
  • numerosi bilancini di precisione ad altro materiale utile al confezionamento;
  • una pistola scacciacani priva del tappo rosso.

Parte della sostanza in sequestro è stata documentalmente attribuita ad uno dei destinatari della misura restrittiva che per tale motivo è stato arrestato in flagranza di reato.

 

 

Erano trascorse da poco le 14 quando A.G., 44 anni, titolare dell'azienda L.D.B. di Casoli, è stato aggredito e ferito al torace da un uomo. In quel momento era solo negli uffici dell'azienda che si occupa di distribuzione di bevande e il fendente gli è stato inferto con un coltello a serramanico ritrovato sul posto.

Indagano i Carabinieri di Lanciano agli ordini del Tenente Massimo Canale.

La vittima dell'aggressione è ora ricoverato al Renzetti di Lanciano e, per fortuna, non corre pericolo di vita.

Tutta l'area che circonda la Deter Globo, azienda che produce detersivi e fertilizzandi è stata evaquata per scongiurare pericolo esplosioni. Erano poco dopo le 19 di questa sera quando il capannone che ospita l'azienda, ha preso fuoco provocando una nube talmente nera e densa da essere visibile a chilometri di distanza. Non è ancora chiaro se vi sia stata una esplosione.

All'inizio non era chiaro di quale capannone si trattasse, si è temuto per una azineda che lavora sui pneumatici, la densità del fumo aveva ortato in molti a temere in questo senso.

Su posto al lavoro diverse, 4 per l'esattezza, autobotti dei vigili del fuoco e i carabinieri di Atessa.

+++notizia in aggiornamento

Il metodo è sempre quello della "Marmotta", esplosivo piazzatato prima intorno al bancomat e fatto esplodere a distanza, probabilmente da una macchina, la stessa che poi si da alla fuga, sembrerebbe direzione autostrada.

Erano le 5 e 10 di questa mattina quando Fossacesia ha temuto fosse accaduto qualcosa di grave tanto è stata violenta la deflagrazione che ha letteralmente distrutto i locali della filiale Ubi Banca. Al momento non si conoscono altri dettagli, ne l'ammontare dei soldi presi.

La banca si trova a due passi dal comune in Via della Marina. I Carabinieri sono li a poche decine di metri, sono arrivati sul posto immediatamente ma dei malviventi nessuna traccia.(C.Lab.)

Aveva approfittato delle ultime ore di buio per compiere una serie di furti sulle auto in sosta lungo la Postilli – Riccio, la strada comunale che collega le due omonime località ortonesi. Ma, nel silenzio assoluto, il rumore di un finestrino infranto ha svegliato alle prime luci dell’alba di stamane un residente della zona che, affacciatosi alla finestra della propria abitazione, ha notato un’ombra aggirarsi tra le auto parcheggiate. Il solerte cittadino ha, pertanto, allertato, tramite il 112, la Centrale Operativa della Compagnia Carabinieri di Ortona che ha prontamente inviato sul posto una pattuglia del Nucleo Operativo e Radiomobile già presente in zona. Alla vista dei militari, l’uomo, risultato essere un cittadino lettone di 49 anni, S.E., incensurato e domiciliato a Chieti, ha inforcato una bicicletta tentando la fuga. Prontamente raggiunto dai militari, è stato bloccato e perquisito. Oltre ad un portafoglio contenente 40 euro ed un bancomat, sull’uomo sono stati anche rinvenuti un coltello a serramanico ed un paio di forbici. Ai militari è bastato ripercorrere a ritroso il tragitto fatto dall’uomo per capire che il portafoglio era stato rubato dall’autovettura di un ignaro turista romano in vacanza in zona, dopo averne rotto un finestrino. Poco distante, un’altra autovettura con il vetro rotto, da cui, però, S.E. non aveva fatto ancora in tempo a prelevare nulla proprio per il contestuale arrivo dei militari. Anche la bicicletta su cui l’uomo stava fuggendo è risultata essere stata rubata poco prima nel giardino di un turista dimorante in zona. Per l’uomo sono dunque scattate le manette, con l’accusa di furto aggravato, e la contestuale denuncia per il porto abusivo di armi ed oggetti atti ad offendere. Tradotto in tarda mattinata dinanzi al Tribunale di Chieti, è stato condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione, 800 euro di multa e all’obbligo di firma quotidiana presso la Stazione Carabinieri di Chieti. L’intera refurtiva è stata restituita ai legittimi proprietari.

 

Era già stato oggetto di divieto di avvicinamento nei confronti di fratello e sorella residenti a Ripa Teatina, un cittadino di origini albanesi di 51 anni, D.D., arrestato ieri pomeriggio dai Carabinieri di Villamagna dopo circa due anni di vessazioni, minacce e aggressioni. Non si è rassegnato nemmeno dopo il provvedimento del Gip che gli intimava di non avvicinarsi alle vittime, ma ha continuato nei comportamenti persecutori sino ad indurli a denunciare nuovamente.

Il primo provvedimento era scaturito da una querela in cui i fratelli avevano raccontato ai militari le continue angherie subite dall’uomo, il quale già dal 2016 aveva preso di mira la famiglia perché invaghito, non corrisposto, della donna e da subito erano piovute richieste di denaro per pagare un fantomatico matrimonio fra i due, anche fino a 15.000 euro. Al netto rifiuto della donna sono scoppiate le minacce, gli atti intimidatori e le aggressioni: ogni volta che incontrava la famiglia dava in escandescenze minacciando ritorsioni, addirittura una volta dopo aver seguito la donna sino all’uscio di casa ha scagliato un barattolo di miele contro il portone danneggiandolo. Lo stesso giorno si è lanciato contro il fratello della donna, intervenuto a difenderla, con una spranga in ferro, procurandogli una vistosa ferita alla testa. Dopo le indagini dell’Arma, il PM, Dott.ssa PONZIANI aveva chiesto ed ottenuto la misura del divieto di avvicinamento che purtroppo non aveva sortito alcun effetto: l’uomo ha continuato imperterrito a minacciare e intimidire tutta la famiglia che oramai viveva barricata in casa. E’ stato un ultimo foglio minatorio dell’uomo a far propendere il Tribunale di Chieti per l’arresto: aveva scritto “Ti ammazzo davanti a ……”, seguito dai nomi di tutti i familiari della donna, che, spaventatissima, ha consegnato tutto nelle mani dei Carabinieri. Ieri gli stessi militari lo hanno bloccato presso la sua abitazione di Chieti e gli hanno notificato il provvedimento degli arresti domiciliari, in attesa del processo.

 

Simone CUPPARI, capo della omonima ‘ndrina reggina proveniente da Brancaleone, elemento di spicco di un’associazione per delinquere di stampo mafioso dedita prevalentemente al traffico di sostanze stupefacenti e riciclaggio, con base a Francavilla al Mare  e ramificazioni in tutta Italia, già sfuggito alla cattura nel mese di febbraio 2017 nel corso dell’operazione, denominata “DESIGN”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di L’Aquila e condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Chieti, è stato localizzato ed arrestato dagli uomini dell’Arma teatina in un’abitazione anonima della provincia di Bergamo. 
Il “boss”, su cui pende una condanna di primo grado a 28 anni di reclusione per traffico di cocaina emessa dal Tribunale di Chieti lo scorso mese di luglio a conclusione dell’operazione “SHOT 2009”, era destinatario di altri due mandati di cattura scaturiti a seguito delle operazioni “SPARTA” e “BANCO NUOVO” condotte dai Carabinieri di Pescara e di Locri. 
Le indagini certosine dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Chieti erano iniziate nel 2014. Gli uomini dell’Arma erano riusciti a portare ala luce la presenza di una consorteria criminale costituita, organizzata e consolidata sul territorio abruzzese, con le connotazioni tipiche della criminalità organizzata calabrese riconducibile alla “‘ndrangheta”, i cui promotori e sodali principali provenivano dall’area Calabrese ed erano strettamente collegati, per parentela diretta o indiretta e per fitte reti di scambio criminale, con le più note famiglie ‘ndranghetiste della cd. “Locale di Africo”. 
Dopo l’indagine “ADRIATICO”, infatti, che aveva evidenziato, seppure in fase processuale, l’esistenza nel vastese di un’organizzazione riconducibile alla camorra, l’operazione “DESIGN”, per la prima volta, ha evidenziato la costituzione ed il radicamento in territorio abruzzese di un’organizzazione criminale di stampo ‘ndranghetista.
Le investigazioni, condotte per oltre due anni nel più stretto riserbo, hanno consentito di evidenziare come la “cellula” ‘ndranghetista abruzzese, con a capo CUPPARI Simone, 36enne di origini calabresi e da tempo residente sulla costa chietina, avesse consolidato un efficiente e proficuo canale di approvvigionamento di ingenti quantità di stupefacenti (prevalentemente cocaina) da un analogo gruppo di affiliati alla ‘ndrangheta, stanziati in Lombardia, a loro volta riconducibili, per vincoli di sangue o parentela acquisita, alle famigerate famiglie della “Locale di Platì”, dai quali approvvigionavano carichi di cocaina con cadenza periodica. 
La sostanza veniva quindi distribuita nel mercato abruzzese, prevalentemente nelle provincie di Chieti e Pescara, dai sodali ai vari livelli discendenti e da elementi della malavita locale contigui al sodalizio. 
I proventi dello spaccio della droga venivano quindi, reimpiegati nell’acquisizione di attività commerciali – nel settore della raccolta di scommesse elettroniche e nella ristorazione – e in episodi di usura in danno di piccoli commercianti ed imprenditori locali in difficoltà, moltiplicando, in tal modo, i guadagni. 
I profitti così realizzati venivano, in parte, reimpiegati in attività imprenditoriali in Calabria, ad esempio nel commercio di autoveicoli e nella realizzazione di villaggi turistici di grandi dimensioni. 
Le indagini, infatti, hanno messo in luce la particolare propensione del gruppo ‘ndranghetista in parola, in specie dei suoi vertici, nell’investimento dei capitali, acquisiti illecitamente, in attività imprenditoriali e commerciali, nonché la capacità di infiltrarsi nel tessuto economico e sociale, anche, e paradossalmente, attraverso il consenso acquisito, costituendo per taluni personaggi locali fonte di lavoro e di sostentamento. 
Sfuggito alla cattura a febbraio 2017, per circa un anno e mezzo i Carabinieri di Chieti hanno incessantemente proseguito le attività d’indagine riuscendo a localizzare, nei giorni scorsi, un appartamento della provincia di Bergamo dove, da qualche tempo il latitante si nascondeva sotto falsa identità. 
Ieri 31 Luglio 2018 il CUPPARI è stato bloccato dai Carabinieri di Chieti mentre si apprestava a partire per le vacanze estive con la moglie ed i suoi due figli prenotate in una nota località veneta. Per lui si sono aperte le porte del carcere di Via Gleno a Bergamo dove sicuramente trascorrerà il ferragosto.

Questa mattina il  personale del Commissariato di Polizia di Lanciano ha eseguito due arresti a seguito di lunghe indagini nell'ambiente dello spaccio di sostanze stupefacenti e delle estorsioni che un sodalizio familiare residente nel comune di Fossacesia aveva in atto su vittime del loro territorio.

In particolare è stato decapitato il vertice di una organizzazione che vedeva quali capi una coppia di coniugi di etnia rom, DRG di anni 32 e DRL di anni 37, di Fossacesia. Per arginare la loro attività illecita, il P.M. della Procura della Repubblica di Lanciano, dott.ssa Serena Rossi, ha richiesto ottenendo dal G.I.P. del Tribunale di Lanciano, dott. Massimo Canosa, la custodia cautelare. I Magistrati hanno cosi disposto, per la donna, la cui posizione è stata ritenuta più grave, la detenzione presso il carcere di Chieti e per il marito la misura cautelare degli arresti domiciliari

Sono per ora cinque i giovani finiti nei guai per la rissa avvenuta, nei pressi di un bar,  alle prime ore di domenica mattina in centro a Torricella Peligna al termine della rassegna ARTEMUSICAGUSTO. Si tratta di ragazzi di età compresa tra i 19 ed 30 anni, due di Casoli e tre di Sant’Eusanio del Sangro, i quali sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di lanciano per rissa.  Il tafferuglio  si è scatenato per futili motivi ed ha coinvolto un gruppo composto da una decina di persone. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri delle Stazioni di Torricella Peligna e Casoli,  impegnati nei servizi di vigilanza predisposti dal Comando Compagnia di Lanciano, diretto dal Capitano Vincenzo ORLANDO,  sarebbe stato uno sfottò la miccia che ha portato due gruppi di ragazzi a fronteggiarsi, prima all’interno di un locale e successivamente all’esterno, sotto gli occhi di numerose persone che stavano lasciando la notte bianca. I militari, attraverso gli elementi e le immediate testimonianze raccolte, hanno accertato che i ragazzi, verosimilmente dopo aver abusato di sostanze alcoliche, sono  venuti alle mani per futili motivi riportando delle lesioni di lieve entità per le quali nessuno ha fatto ricorso a cure mediche. Le indagini sull’episodio sono ancora in corso e potrebbero portare anche ad ulteriori denunce. Il deferimento odierno segue, in rapida successione, all’arresto della notte precedente , quando a finire in manette è stato un giovane di Tornareccio che, sempre durante una lite per futili motivi, ha aggredito i Carabinieri intervenuti per bloccarlo.

Viveva con la nonna ottantenne e i due fratelli minori, C.D. 25enne di Francavilla al mare, arrestato ieri dai Carabinieri della locale Stazione per maltrattamenti, tentata estorsione e lesioni personali, proprio nei confronti dell’anziana donna, da quando la madre separata si è trasferita in Germania per ragioni di lavoro. Una storia di disagio quella del ragazzo, che ha iniziato a drogarsi e per questo è diventato sempre più aggressivo nei confronti dei fratelli e della nonna che oramai non riusciva più a gestirlo. Le richieste continue di denaro poi non aiutavano il loro rapporto: sino all’episodio, accaduto qualche giorno fa, quando dopo aver venduto tutto, C.D. si sveglia già arrabbiato contro il mondo.

L’uomo aggredisce dapprima verbalmente la nonna e il fratellino piccolo che stanno per pranzare, accusando la donna di aver trattato male la sua ragazza, poi ha iniziato a chiedere insistentemente del denaro proprio per acquistare la droga. Al rifiuto dell’anziana, l’uomo le ha scagliato addosso una sedia per poi afferrare delle forbici e minacciare di ucciderla; la donna cade a terra con una ferita sanguinante alla testa, il fratellino recupera il proprio cellulare e chiama i Carabinieri. A quel punto l’aggressore si allontana prima dell’arrivo dei militari, che soccorrono la donna e raccolgono la testimonianza dei malcapitati, che va avanti da molto tempo, e li conducono in un luogo sicuro.

A seguito della dettagliata informativa e delle prove raccolte dai militari e consegnati al P.M. Dott.ssa Lucia Anna Campo, il G.I.P. Dott. Luca De Ninis ha emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico del ragazzo, che ieri mattina è stato rintracciato dai Carabinieri della Stazione di Francavilla al mare e condotto direttamente in carcere a Chieti.

Nonna e nipotini sono rientrati a casa.