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In tutto il mondo cattolico il 4 maggio si celebra il 20ennale della Beatificazione di Zeffirino Jiménez Malla, primo rom ad essere proclamato beato nella storia della Chiesa cattolica. In Italia le celebrazioni avranno luogo nella Chiesa di San Antonio a Lanciano (CH), il 4 maggio 2017 dalle ore 9:00 fino alle ore 18:00.

Zeffirino Jiménez Malla, detto "El Pelè", è stato reso Beato il 4 maggio 1997 da Papa Giovanni II che lo proclamò "Patrono di tutti i Rom del mondo". Per celebrare la ricorrenza l'associazione Them Romano Nella Luce Del Beato "Pelè" con presidente Antonietta Spinelli, ha organizzato le celebrazioni nella Chiesa di San Antonio, dove interverranno molti esponenti del mondo rom e del mondo religioso, a partire da Monsignore Riboldi di Milano, promotore in Italia della santificazione di Zeffirino Jiménez Malla.

Zeffirino Jiménez Malla, detto "El Pelè", visse un'infanzia con la sua famiglia che svolgeva un'attività lavorativa itinerante del commercio dei cavalli. Si sposò a 18 anni, ma non ebbe mai figli; adottò, però, una nipote che amò come tale, Pepita. Onesto commerciante di cavalli, fu molto rispettato sia all'interno del mondo gitano, tra i suoi amati rom, che al di fuori di esso. Morì come martire, nel 1936, durante la Guerra Civile Spagnola, dopo esser stato fucilato in un cimitero per aver difeso un sacerdote e il Rosario.

Al termine delle celebrazioni, dopo le ore 16.00, sempre a Lanciano musicisti, ballerini e ballerine rom concluderanno la giornata con musica, danze e canti romanì in onore del Beato "El Pelè". l'associazione Them Romano Nella Luce Del Beato "Pelè" invita tutte e tutti a partecipare numerose e numerosi a questa importante celebrazione.

 

Si è svolta lo scorso 22 Aprile l’VIII edizione del “Mitteleuropa Blasmusikfest” di Spalato (Croazia) che, quest’anno, ha visto il trionfo dell’Orchestra Giovanile di Fiati “C. Monteverdi” di Ripa Teatina, diretta dal M° Fausto Esposito, nella categoria “Orchestre Giovanili”.

L’orchestra, figlia di un progetto dell’omonima “Associazione Culturale Musicale “C. Monteverdi”, attualmente guidata dal presidente Dott. Moreno Nicolò, da oltre 10 anni punta alla formazione musicale dei giovani che hanno così la possibilità di vivere esperienze tanto importanti e piene di soddisfazioni. La formazione, composta attualmente da ca. 80 elementi, ha dato dimostrazione di un alto livello musicale e tecnico che, nonostante l’età media fosse inferiore alle altre orchestre partecipanti, ha dato il meglio di se classificandosi al primo posto assoluto.

Il brano d’obbligo di questa edizione,“Encanto”, del Maestro Compositore Robert W. Smith, eseguito alla perfezione dai ragazzi della Monteverdi, ha convinto la giuria e tolto ogni dubbio sulla qualità musicale raggiunta sotto la guida del M° Fausto Esposito che, soddisfatto di questo ulteriore trionfo, conferma il suo impegno di proseguire in questo meraviglioso cammino.

Si aggiunge quindi al palmares dell’Associazione Culturale Musicale “C. Monteverdi” di Ripa Teatina quest’altro importante traguardo, il primo non in territorio nazionale, che porta ancora una volta alto il nome di Ripa Teatina e dei suoi cittadini, tanto grati e vicini all’associazione stessa.

Sabato 22 aprile  si celebra la cerimonia di donazione alla Città di Lanciano dell’archivio storico e di nove opere dell’artista lancianese FLORASPE RENZETTI (1919-1984), dalle ore 18.30 presso la Sala Cinerini di PALAZZO DEGLI STUDI in corso Trento e Trieste, Lanciano.

L’artista FLORASPE RENZETTI, omonimo dell’avo fondatore dell’Ospedale di Lanciano, si è distinto nel mondo dell’arte contemporanea italiana, collezionando premi, partecipazioni e segnalazioni importanti in festival ed esposizioni di prestigio nazionale.

In merito al percorso creativo e alla produzione artistica di Renzetti, il poeta e critico d’arte Giuseppe Rosato si esprime così: Il suo “viaggio” può dirsi esemplare, per costanza di impegno e continuità di ricerca, sempre in caccia di nuovi e non mai risolutivi approdi. Di ciò si fa emblema l’ultimo tempo della sua vita operativa, segnato dalla felice riacquisizione di una libertà assoluta. Renzetti veniva a porsi così nel novero dei non molti pittori che avevano scelto la difficile via della totale indipendenza, tanto dalle leggi del mercato che dalle “imposizioni” della critica imperante, preservandosi senza cedimenti uno spazio di agibilità personale.

Dichiarazione del Sindaco Mario Pupillo: Floraspe Renzetti è stato un protagonista della pittura italiana, un grande artista lancianese che ha dato lustro alla nostra città con le sue opere. Il figlio Claudio con la donazione dell'archivio personale e di 9 opere alla Città di Lanciano, rimarca ancora una volta il legame profondo con la città che ha ispirato e dato i natali a Floraspe Renzetti. Il progetto inoltre riavvia la riscoperta di un patrimonio di opere che il Comune di Lanciano intende valorizzare, anche tramite il coinvolgimento dei giovani e degli studenti del Liceo Artistico di Lanciano. Grazie a quanti hanno reso possibile questo appuntamento importante per la città.

 

Storie di donne in manicomio è uno spettacolo di teatro musicale che concluderà, venerdì 21 aprile alle ore 21 al Teatro Massimo di Pescara, la terza rassegna di Musica & Società. Il testo è stato scritto dalle giornaliste Alessandra Portinari e Rosa Anna Buonomo, che hanno svolto anche un lavoro di ricerda sul tema dei manicomi, la regia è curata dalla stessa Alessandra Portinari, dalla direttora d’orchestra Antonella De Angelis e dalle attrici Susanna Costaglione e Tiziana Di Tonno. La terza attrice emergente è Valentina Papagna.

Tre storie di donne vissute in manicomio, alcune di loro recluse perché semplicemente non aderivano ai duri canoni della società, donne che non riuscirono ad esprimere personalità adeguate agli stereotipi culturali del momento e che non erano tagliate per vivere pienamente solo il ruolo di madri e mogli.

Le protagoniste Giuliana, Lucia e Anna rappresentano anche le tre età della donna con le loro problematiche divenute in quel luogo vere e proprie patologie. Una piéce di teatro musicale, ispirata a storie vere in cui le protagoniste interagiscono attraverso i loro racconti e le loro drammatiche vicende. L’Orchestra Femminile del Mediterraneo è la quarta protagonista e rappresenta l’ambiente, il manicomio in stato di degrado e abbandono chiuso dopo la legge Basaglia, un posto però in cui le anime delle donne continuano a vagare senza dignità e senza più un nome.

La musica è anche la parte più intima ed emotiva delle tre donne e avrà il potere di ridare vita alle protagoniste durante la narrazione. Le musiche sono di Arvo Part, Fabio Vacchi, Diego Conti e Ada Gentile. La regia musicale di Antonella De Angelis. Le scenografie di Francesco Vitelli.

“Una memoria da recuperare – spiega la giornalista Alessandra Portinari -, una brutta pagina della storia italiana da riportare alla luce anche per colmare il vuoto che purtroppo con la legge Basaglia non è riuscita a risanare. I manicomi in alcuni casi somigliavano più a lager che ad ospedali. Fino a qualche anno fa chiunque poteva ritrovarsi rinchiuso in un manicomio. Bastava la firma del sindaco, senza particolari perizie psichiatriche, per far rinchiudere qualcuno come è accaduto alle protagoniste di Snaturate”.

“Alcune donne soffrivano di depressione post partum – afferma la direttora Antonella De Angelis - o altre della sindrome climaterica o semplicemente erano considerate “libertine” e fuori dalla morale di quel tempo. Il manicomio era un luogo di dolore ma anche di vergogna, un posto che faceva paura perché nessuno conosceva bene quella realtà, un luogo dimenticato da Dio e dall’uomo”.

“C’era la censura spesso adoperata per far calare una coltre di silenzio su tutto ciò che accadevano in quei luoghi – prosegue l’attrice Susanna Costaglione -. Le famiglie poi abbandonavano un loro congiunto senza volerne più sapere e perché come nei casi di certi bambini e ragazzi autistici non potevano più occuparsi di loro”.

“Questo spettacolo racconta una realtà scomoda troppo a lungo ignorata, lasciata cadere nell’oblio – conclude l’attrice Tiziana Di Tonno - . Snaturate vuole restituire la dignità a tutte quelle donne dimenticate nei manicomi e vuole riportare alla luce le loro lettere mai giunte ai destinatari e allegate alle cartelle cliniche delle pazienti”.

Lo spettacolo, sostenuto dall’assessorato alla Cultura del Comune di Pescara e con il patrocinio della Regione Abruzzo, della Commissione Pari opportunità regionale e della Provincia di Pescara, concluderà anche la mostra di documenti e fotografie “I Fiori del male donne in manicomio nel regime fascista” al Circolo Aternino, in piazza Garibaldi a Pescara, dal 6 al 23 aprile.

La pièce al Teatro Massimo è a favore dell’Angsa Abruzzo (Associazione nazionale genitori soggetti autistici) per la Giornata Mondiale dell’Autismo, la giornalista Mila Cantagallo nella serata presenterà le associazioni e le strutture regionali che si occupano di autismo come la Fondazione Paolo VI, Il Cireneo Onlus, l’Associazione Alba Onlus e l’Associazione Carrozzine Determinate.

 

In occasione del Mese della Resistenza, martedì 18 aprile alle ore 17.30, l’associazione “i 5 sensi” invita tutti i bambini e le bambine a partecipare all’evento: Resistete bambini! Letture animate per bimbi rivoluzionari, che si terrà presso la Bottega dal Viaggiatore Errante in via dei Frentani 33 a Lanciano.

I bambini potranno assistere ed essere coinvolti nella lettura di appassionanti storie fantastiche di principi e principesse, fate e maghi, ma anche storie di donne e uomini veri che lottano ogni giorno contro pregiudizi e stereotipi di genere. Storie di persone che si sono distinte ribellandosi al contesto sociale del proprio tempo dimostrando come a volte l’essere in disaccordo con la visione che il mondo ha di noi può generare risultati incredibili e che la diversità non è solo frutto di dolore ma anche di successi.

Per informazioni tel. 3389792548 dalviaggiatoreerrante@gmail.com

"Come manna dal cielo. Il significato del cibo nella Bibbia" è il tema conduttore dei Talami di Orsogna (Chieti), i sette quadri biblici viventi che sfileranno per le strade del paese la mattina di martedì dopo Pasqua, 18 aprile, dalle ore 10, con parata finale intorno alle 13 in piazza, dove - a proposito di legame con il cibo - il rito religioso lascerà spazio alla più prosaica tradizione del pranzo a base di "gnuccune aristufate", piatto tipico della festa dei Talami (per prenotazioni 335.5216023). Per informazioni:www.talamiorsogna.it.

I Talami sono sette quadri viventi, ispirati a scene bibliche interpretate da attori immobili su un palco (dal greco "thalamos", in latino "thalamus", termini che derivano dalla radice "thal" che indica il tenere, portare, sostenere) posto su carri agricoli e trainato da trattori (tranne il VII, portato a spalla dal Gruppo Alpini). In alto una bambina, posta davanti a una raggiera, interpreta la Madonna del Rifugio cui è dedicata la festa. Sfilerà un gruppo di contadini e contadine (impersonati dagli attori del Teatro di Plinio), mentre la Compagnia tradizione contadine intonerà il tipico canto delle "messure». Accompagneranno i carri un corteo di canefore e bambine in abito bianco con lemnischi e candele. Ci saranno anche il Carro dei doni e la musica della Sarabanda.

L'origine del rito è nel dramma liturgico di epoca medievale, che man mano assunse caratteri di commedia, a volte persino comici: per questo la Chiesa decise che le sacre rappresentazioni, come quella di Orsogna, non dovessero più tenersi nei luoghi di culto, dove erano nate, ma sfilassero per le strade. La tradizione trova analogie nei "Misteri» di Campobasso e di York in Inghilterra (i "Pageants" con cui i Talami sono gemellati) e in Spagna con gli Auto Sacramentales, tutte narrazioni di scene sacre interpretate da attori su palchi mobili.

Il Comune di Orsogna, con l'Associazione culturale Talami Orsogna e il Comitato tecnico scientifico che l'affianca, sta recuperando ed evidenziando di anno in anno gli aspetti più tipici e antichi di questa tradizione. «Sono rozzi e talvolta grotteschi, ma pieni di forza e di originalità e devono più alla tradizione e meno al gusto deteriorato di cattive litografie di quanto si possa immaginare»: così nel 1907 la scrittrice e viaggiatrice inglese Anne Macdonell descriveva i Talami che, un secolo più tardi, nel 2011, sono stati riconosciuti “Patrimonio d’Italia per la tradizione” dal Ministero del Turismo.

La scelta dei bozzetti e la realizzazione dei singoli quadri è stata affidata, tramite concorso internazionale, ad artisti che saranno premiati proprio la mattina di martedì.

In realtà, la festa comincerà già il giorno precedente, il lunedì "in Albis": per tutto il giorno saranno deposti canestri donativi con l’effigie della Madonna Nera presso un altarino devozionale del Belvedere. Madonna Nera che è all'origine della manifestazione: proprio in onore di questo quadro conservato un tempo nella Chiesa della Madonna del Rifugio (poi distrutta nel 1943 dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale) nacque il primo Talamo con attori che interpretarono la Vergine attorniata da fedeli in preghiera. Dalle ore 21, nella Chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari si terranno il Santo Rosario e la Veglia in onore della Madonna del Rifugio con canti della corale “La Figlia di Jorio” di Orsogna e dei gruppi di pellegrini della Compagnia tradizioni teatine.

Martedì la festa continuerà anche nel pomeriggio, dalle ore 17.30 con la Santa Messa nella Chiesa parrocchiale e, alle 18, con la Processione in onore della Madonna del Rifugio accompagnata da un corteo di “Palomme”, donne con il fazzoletto bianco che intonano canti mariani, portatori di ceri devozionali, donne con i canestri votivi e devozionali. Alle 18.30 lo sbandimento dei canestri donativi; alle 19.30 il concerto dell’Orchestra “Domenico Ceccarossi” della Scuola secondaria di I grado di Orsogna.

Un uomo, una città. Una croce, migliaia di preghiere, speranze, desideri, gioie, dolori. Quell’uomo riassume una città, quella croce che porta sulle sue spalle – pesante, fredda, spigolosa, eppure ricca di significato e di speranza – ricapitola in sé tutte le attese profonde di una Lanciano che, forse, non aspetta altro che veder uscire proprio quell’uomo con quella croce dalla chiesa di Santa Chiara, il Giovedì e il Venerdì Santo, tra le orazioni incessanti, le luci e il calore delle fiaccole, le note meste della banda e il rumore inquietante delle arcaiche “raganelle”.

Un’attesa che dura un anno intero: se non appartieni a questa città forse, anzi sicuramente, non puoi capire la portata, l’intensità, il significato di quella croce. Non ne senti il peso. E forse, anzi sicuramente, se non appartieni a Lanciano non puoi comprendere il coraggio, l’emozione, il dolore e la gioia di chi viene scelto ogni Giovedì e Venerdì Santo per portare quella croce e, con essa, le migliaia e migliaia di croci, e attese, e speranze di una città intera.

Quell’uomo con quella croce è il Cireneo di Lanciano, che si carica di un fardello non suo proprio come Simone di Cirene che fu scelto per aiutare Gesù nella sua tremenda salita verso il Calvario, duemila anni or sono.

Grazie a quell’uomo e a quella croce, il Giovedì e il Venerdì Santo lancianesi rappresentano un vero e proprio unicum nel variegato panorama della Settimana Santa in Abruzzo. Nei giorni che precedono la risurrezione del Salvatore, infatti, la città cerca con lo sguardo e con il cuore non solo il Cristo morto, non solo Maria Addolorata, non solo i simboli tradizionali della passione ma anche, se non soprattutto, il protagonista senza volto e senza nome della processione degli Incappucciati, il giovedì, e di quella del Cristo Morto, il venerdì, i due riti orgogliosamente orchestrati dal sodalizio che, dalla fine del XVI secolo, rappresenta un punto di riferimento religioso e sociale del capoluogo frentano: l’Arciconfraternita della Morte e Orazione sotto la protezione di San Filippo Neri.

A quell’uomo che, scalzo e sofferente, porta la croce per conto di tutti, è riservato un destino apparentemente strano: nonostante il suo grande e gratuito “servizio”, alla sua persona nessuno mai assocerà un nome.

Nessuno, tranne il Priore dell’Arciconfraternita cui spetta l’onore e l’onere di indicare di volta in volta chi sarà il prescelto, la cui identità sarà in seguito annotata sul “libro dei cirenei” conservato sotto chiave a Santa Chiara, al quale nessuno potrà mai avere accesso. Un mistero che, a ben vedere, rappresenta il significato più profondo e decisivo di questi due giorni lancianesi: il Cireneo senza volto, introdotto nella scenografia dei riti quaresimali solo nel primo dopoguerra, altro non è che un modo simbolico per emulare in eterno l’umiltà dei gentiluomini fondatori della confraternita che, con il capo coperto dal cappuccio proprio per restare anonimi, si premuravano di raccogliere i morti nei periodi di peste, assicurando la cristiana sepoltura anche a chi non poteva permetterselo. Oggi come allora, insomma, uomini umili al servizio caritatevole di tutti i loro fratelli.

Non a caso, quindi, la scelta del Cireneo, che avviene solamente qualche istante prima dell’uscita della Processione, rappresenta il momento più intenso e, per certi versi, più delicato di questi giorni. Tutto si svolge a porte chiuse nell’Oratorio della chiesa di Santa Chiara, la sede dell’arciconfraternita, dove i circa duecento confratelli si riuniscono alla spicciolata a partire dalle prime ore del pomeriggio.

Mentre tutti pregano e si preparano puntigliosamente alla Processione, il Priore si ritira in meditazione per affidare la sua scelta al Signore. Una volta presa la delicata decisione, questa va comunicata all’interessato. È l’attimo più difficile perché spetta all’abilità del Priore fare in modo che nessuno riesca ad identificare il prescelto: il segnale può essere uno sguardo, una parola detta a mezza bocca, una pacca sulla spalla o, anche, una comunicazione per interposta persona. L’importante è che nessuno si accorga di nulla, come è sempre stato fino ad oggi: verrebbe meno la sacralità di un istante che rappresenta un vero e proprio premio per il confratello che nel corso dell’anno si è distinto per impegno e zelo nelle attività della confraternita.

Una scelta travagliata, tutta nelle mani del Priore. Una decisione che può protrarsi a lungo e alla quale, addirittura, il prescelto può anche opporre il suo rifiuto: come nella vita, la sofferenza si accetta con grande libertà. Se il prescelto dice no tocca al Priore accollarsi la croce e portarla in processione per le strade della città.

Venuto a conoscenza della decisione, il Confratello scelto si ritira in un’apposita camera per la vestizione: la stanza del Cireneo, un angusto corridoio anticamente utilizzato dalle suore di clausura del Convento di Santa Chiara per raggiungere una grata attraverso cui confessarsi. In preghiera e meditazione il Cireneo indossa il saio nero, il cappuccio e il cordone di crine nero con il rosario ma, a differenza di tutti gli altri confratelli, cammina scalzo e non porta la fascia con il medaglione che certifica l’appartenenza all’Arciconfraternita.

Quando il Cireneo esce dalla sua stanza, è il Priore stesso a caricarlo della croce di ben venticinque chili, conservata nella Chiesa insieme a tutti gli altri simboli della Confraternita. La tensione, a questo punto, raggiunge il culmine:  spesso il Cireneo, per la forte emozione, si mette a piangere, a volte prega con intensità, altre volte ancora rimane in silenzio quasi incredulo per tanto onore.

Ma resta sempre un momento impossibile da raccontare, dove le emozioni e la fede prevalgono su ogni altra cosa.

Adesso la Processione è pronta per uscire da Santa Chiara e dar vita ad uno spettacolo incomparabile che lambisce corso Roma, Santa Maria Maggiore, via Cavour, piazza Plebiscito e via dei Bastioni: i confratelli con le loro fiaccole formano due ali luminose, in mezzo alle quali cammina il Cireneo chino sotto il legno pesante.

Quell’uomo con quella croce, su cui si appuntano gli sguardi di tutti, prega incessantemente, soffre silenziosamente, spera con certezza. Per conto di tutti e per il suo cambiamento interiore. È impossibile rimanere uguali a prima: essere scelti come Cireneo segna la propria vita indelebilmente.

Il Giovedì Santo l’uomo con la croce è preceduto dallo Stendardo dell’arciconfraternita e seguito dal Talamo con la croce che reca la frase di Costantino “In hoc signo vinces”, le due clessidre a significare il tempo che scorre, la spugna e la lancia e i tre monti di pietà, a memoria delle secolari attività caritative della confraternita. I confratelli – rigorosamente uomini – portano il volto incappucciato in segno di uguaglianza di fronte al Mistero redentore, ma anche di vergogna per il tradimento di Giuda, massima espressione del peccato.

Piergiorgio Greco, giornalista

Sono 24 gli espositori della XII edizione della Biennale di scultura visitabile gratuitamente fino a martedì 18 aprile nel Centro polivalente di piazza Mazzini a Orsogna (Chieti), ogni giorno dalle ore 17.30 alle 20 e, nei festivi, anche la mattina dalle ore 10 alle 12. Come sempre a organizzare la rassegna è il Circolo Artistico di Orsogna con il patrocinio del Comune. Curatore è Giustino Bartoletti. Dalla pietra della Majella al vetro, dal metallo al legno ad altri materiali più o meno nobili, gli artisti propongono opere di grande qualità artistica e fantasia creativa. La cerimonia di premiazione si svolgerà martedì 18 dalle ore 17 nel Centro polivalente.

Questi i nomi degli artisti: Stefania Barbella (Chieti), Carla Cerbaso (Francavilla al Mare), Isa Ciliberti (Pescara), Luigi D'Alimonte (Cugnoli), Antonio Di Campli (Lanciano), Mauro Di Lallo (Francavilla al Mare), Armando Di Nunzio (San Giovanni Teatino), Fabio Di Paolo (Chieti), Bruno Di Pietro (Villanova di Cepagatti), Nicola Farina (Atessa), Claudio Gaspari (San Salvo), Giuseppe Liberati (Villamagna), Lorenzo Liberati (Villamagna), Nadia Lolletti (Sulmona), Novelia Marinozzi (Ortona), Gianluca Muratore (Roma), Antonietta Orsatti (Fara Filiorum Petri), Stefano Pagliaccio (San Giovanni Teatino), Concetta Palmitesta (Miglianico), Nicola Primante (Cerratina di Pianella), Paolo Spoltore (Lanciano), Italo Tenaglia (Tollo), Paolo Tenaglia (Tollo), Walter Zuccarini (Chieti).

Rita la “giornalaia” la signora dai capelli bianchi come la montatura degli occhiali dall’eleganza innata dei suoi vestiti sgargianti si è addormentata ieri a 97 anni.

Rita Bomba è stata per tantissimi anni il punto di riferimento di una intera città, luogo prediletto dei giornalisti e fonte inesauribile di aneddoti, curiosità e notizie “certe” della comunità.

Anni fa dalla pagine del Tempo un collega le dedicò un articolo che è rimasto una pietra miliare in quelli che definiamo pezzi di costume, una vero e proprio trattato di saggezza di chi era li nella sua edicola nel 1946 che ricevette come regalo dal padre.

"Da me si sono fermati tutti, diceva Rita, i personaggi che hanno scritto pagine importanti della storia di Lanciano. Ricordo ad esempio il presidente del tribunale Ricciotti Montalbò, un gran signore che veniva da Campobasso e che tutti amavano per la sua cordialità e la sua cortesia. E poi ancora onorevoli, medici, professori". E tra le donne? "Ho un bellissimo ricordo dell'avvocatessa Miranda Gentile - prosegue Rita - una persona eccezionale, preparatissima e tenace, che si è fatta strada in un settore come quello dell'avvocatura dove gli uomini hanno sempre dominato”.

Una donna libera la signorina Rita che non si sposò mai per scelta, un esempio di cordialità e cultura che a questa città mancherà molto.

Ciao Rita!

In tempi in cui la cultura e la tradizione hanno bisogno di idee nuove e di sano mecenatismo, il Comune di Orsogna (Chieti) ha ricevuto l'adesione entusiasta all'iniziativa "Adotta un Talamo" da parte di imprese, storiche associazioni di orsognesi nonché singoli cittadini che vivono all'estero. Il martedì dopo Pasqua, 18 aprile, dalle ore 10 si ripeterà infatti uno dei riti religiosi più singolari e fascinosi della tradizione abruzzese, i Talami, quadri biblici viventi interpretati da attori immobili davanti a un fondale affrescato, che mettono in scena episodi del Vecchio e Nuovo Testamento. Ogni quadro è posto su carri agricoli trainati da trattori, tranne il VII, portato a spalla dagli Alpini.

Per dare forza alla manifestazione, da New York a Boston, da Everett a Roccascalegna alla stessa Orsogna, ciascuno ha fatto una cospicua donazione per aiutare i Talami a vivere, trasformando in un gesto concreto l'amore per Orsogna, per l'Abruzzo, e per una delle sue tipicità più significative, che il Ministero del Turismo nel 2011 ha riconosciuto "Patrimonio d'Italia per la tradizione".

Sono sei i Talami adottati: il primo (che partirà dal Quartiere Li ‘mburze) è stato scelto dalla Mutual Aid Society di New York, una delle più antiche e importanti associazioni di orsognesi negli Stati Uniti d'America; il II Talamo (dal quartiere Quarte de la ville - corso Umberto I) è finanziato dalla Ditta Domenico Travaglini di Roccascalegna; il III (dal Quarte de la ville - via Adriatico) è offerto dagli "Amici di Boston" Rocco e Bina Scenna, P. Gioioso e Sons Inc., Rocco e Serafina D’Angelo, Carmen e Ida D’Angelo, Carmine e Angela Di Flumeri, Worldwide Wine of New England, Frank Pasciuto/Vittorio Tenaglia, Maria (Moda) D’Alleva/Angelo Tummino; il IV Talamo (dal Quarte a balle - piazza Martiri Civili) è finanziato dalla Ditta Giuseppe Gallucci di Orsogna; il V Talamo (Quarte a monte - viale Raffaele Paolucci) è adottato dall'Associazione Sons of Orsogna di Everett in Massachusetts, altra storica associazione con cui sono rimasti sempre forti i legami; il VI Talamo (dal Quarte a balle - via Trento e Trieste) dagli "Amici di Boston" Giovanni e Luisa Saraceni, Cumar - Ivo Cubi, Francesco e Rosalba Paolini, Pasquale e Gianna D’Angelo, Nicola e Gabriella Cipollone, Cassano Family, Circle Laundry - Alex Della Pace, Court House Food.