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Da domani giovedì 16 febbraio a venerdì 17 marzo è possibile presentare la domanda per ottenere l’erogazione di contributi a sostegno degli inquilini morosi incolpevoli. I fondi, pari a 82.013 euro, sono stati assegnati dalla Regione Abruzzo al Comune di Lanciano con delibera di giunta regionale 702 del 5 novembre 2016.

"La Regione Abruzzo ha ripartito ai maggiori comuni abruzzesi i fondi per prevenire gli sfratti causati da morosità incolpevole, ovvero la sopravvenuta impossibilità a provvedere al pagamento del canone di locazione della propria casa in seguito a perdita o riduzione consistente del reddito del nucleo familiare”, spiega l'Assessore alla Politica della Casa, Giacinto Verna. “Possono usufruire del contributo, a partire da un minimo di 4.500 euro, gli inquilini che abbiano visto ridursi il proprio reddito familiare in maniera consistente nel 2016 rispetto all'anno precedente, per cause come il licenziamento dal lavoro non imputabile a sé stessi, la collocazione in cassa integrazione o in mobilità e quindi in condizioni oggettive di difficoltà nel pagare l'affitto. Il nostro impegno quotidiano è sempre teso a cogliere tutte le possibilità che le istituzioni e le leggi ci mettono a disposizione per andare incontro alle esigenze di quei cittadini che in questo momento di crisi economica non possono permettersi di pagare interamente l'affitto”, sottolinea Verna.

Le domande di partecipazione al beneficio devono essere presentate sui moduli predisposti dal Comune di Lanciano entro il 17 marzo 2017. I moduli per la presentazione delle domande sono disponibili in formato cartaceo presso l'Ufficio Relazioni con il Pubblico (Urp) nel Palazzo Comunale (0872707226) e in formato digitale per il download sul sito istituzionale www.comune.lanciano.chieti.it.

 

Cinquantadue scatti in bianco e nero che raccontano con la forza, con l'intensità, con la verità che solo le immagini sanno dare, la complessa vicenda legata al confine orientale italiano nell'immediato dopoguerra. La mostra dal titolo eloquente “Foibe: Voci dimenticate” sarà inaugurata domani nei corridoi del Tribunale di Lanciano, proprio in occasione del Giorno del Ricordo, istituito il 30 marzo del 2004 dallo Stato Italiano per conservare e rinnovare “la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. La proposta del dott. Rocky Mariano, proprietario delle foto, nonché responsabile del Comitato 10 Febbraio Lanciano, è stata accolta con favore dalla Presidente del Tribunale Maria Gilda Brindesi, ed è stata sostenuta dall'Ordine degli Avvocati che ha mostrato particolare sensibilità nei confronti dell'argomento. “Il 2011 è stato l'ultimo anno di vere celebrazioni in città in ricordo dei martiri delle foibe – sottolinea Rocky Mariano – è importante non dimenticare l'eccidio di popolazioni inermi e indifese. La mostra si divide in 5 sezioni tematiche: cenni storici, la foiba, ritrovamenti, esodo e monumenti. Gli scatti, opera di fotografi di guerra, sono stati donati al Comitato 10 Febbraio dalla Lega Nazionale di Trieste, un' associazione fondata nel 1981 per sostenere la diffusione della cultura e della lingua nelle terre del nordest d’Italia”.Gli scatti resteranno nei corridoi del Palazzo di Giustizia Frentano per tutto il mese di febbraio.

La Regione Abruzzo ha destinato 249.982 euro al Comune di Lanciano per la ripartizione dei fondi relativi alle attività del Piano Locale della Non Autosufficienza (PLNA) anno 2016. Si tratta di risorse economiche che i singoli territori utilizzano per garantire i servizi alle persone non autosufficienti. Conferenza stampa questa mattina dell’assessore alle politiche sociali Dora Bendotti che ha posto ancora una volta l’attenzione di quanto questa amministrazione sia vicina al sociale ed ha ribadito  il suo appello al Governo affinchè si possa fare sempre di più per aiutare le persone svantaggiate.

Il requisito fondamentale per accedere ai fondi è quello appunto della non autosufficienza e la ripartizione degli stessi avviene mediante una concertazione tra l'Assessorato al Sociale, i Sindacati, le Associazioni impegnate nel settore ed il Dipartimento di Assistenza Territoriale della Asl Lanciano Vasto Chieti. I fondi per le attività del Piano relative al 2016, per un totale di 249.982 euro sono stati così ripartiti: Assistenza Domiciliare Socio Assistenziale, 110 pazienti, 29.239,25 euro; Assistenza Domiciliare Integrata, 32 pazienti, 12.385 euro; Trasporto Diversamente Abili, 38 pazienti, 16.450 euro; Centro Diurno Il Cireneo Diversamente Abili Autistici, 10 pazienti, 21.926 euro; Associazione Anfass Diversamente Abili Intellettivo Relazionali, 17 pazienti, 35.000 euro; Assistenza Domiciliare a pazienti psichiatrici, 16 pazienti, 9.990 euro; Assegno Disabilità gravissime, inclusi quelli a sostegno delle persone affette da Sclerosi laterale amiotrofica (SLA), massimo 40 pazienti, 124.991 euro. Per quest'ultima voce di finanziamento è necessario che gli aventi diritto presentino la domanda come da modello disponibile sia online che presso lo sportello di Segretariato Sociale o l’URP o il PUA (Punto Unico di Accesso Asl) entro e non oltre il 28 febbraio 2017.

Il fatto di aver ripristinato questo fondo, seppur in ritardo rispetto ai tempi di cura, è un fatto positivo per la vita delle persone. Ma queste dovrebbero essere risorse "permanenti" e strutturate perché i malati non autosufficienti non lo sono solo a fine anno e non possono rimanere in balia di decisioni politiche nazionali incerte. Il Comune di Lanciano ha scelto di investire nel Sociale circa 1.400.000 euro, somma che arriva ai 2 milioni di euro con i progetti che portiamo avanti annualmente, a dimostrazione che l'Amministrazione Pupillo crede fortemente e con i fatti nelle politiche sociali e nei diritti dei cittadini più deboli”, sottolinea l'Assessore al Sociale Dora Bendotti.

La dottoressa Manola Rosato dirigente dell’area distrettuale di Lanciano per l’Assistenza Territoriale ha parlato di numeri incoraggianti: 62mila residenti di cui 13 mila anziani il 6% assistita in ADI, numeri in crescita per un servizio essenziale reso efficace dalla collaborazione Comune Asl.

Chi non ricorda la battaglia portata avanti con grande coraggio, con forza e determinazione da Piergiorgio Welby, una vicenda dolorosa che richiamò all'attenzione un tema di cui si fa ancora fatica a parlare, il proprio “fine vita”. Sono passati da poco 10 anni dalla morte di Welby e in questi giorni la XII Commissione della Camera sta discutendo sul Consenso informato e sul Biotestamento. Ed è in questo contesto che si inserisce l'iniziativa del Partito Socialista Italiano che a Vasto, domani, 3 febbraio, alle 17.30 presso la Pinacoteca di Palazzo D'Avalos organizza un incontro con Mina Welby, Pia Locatelli, deputata del Psi e Maria Amato del Pd. Le due parlamentari fanno parte del gruppo ristretto che si è occupato della stesura del testo base della legge. Mina ha vissuto con il marito, malato di Sla, il calvario del fine vita affidato alle sentenze dei giudici, e da anni si batte per i diritti della dignità dei malati. Un tema difficile ma che appartiene alla quotidianità della vita. Un argomento delicato, complesso e controverso che sta facendo molto discutere, che non lascia indifferenti, che coinvolge e respinge, ma che certo non può essere ignorato. Nemmeno dal mondo cattolico. E l'intervento del Cardinal Bagnasco è la testimonianza di un'attenzione, pur con tutte le riserve e le perplessità, e non di una preclusione. “Le volontà per il proprio fine vita, una scelta di dignità in cui ognuno è libero di decidere per sé secondo la propria coscienza, la propria fede. Come affrontare l'idea della morte? Ci sono persone che vivono con angoscia il pensiero di lasciare ad altri l'onere di scelte difficili, che finiscono nel teatro mediatico e nelle mani dei giudici – spiega l'onorevole Maria Amato - , ed altri che non ci pensano , che non ci vogliono pensare e semplicemente si affidano ai medici, ai famigliari, alla sorte. La proposta di legge senza forzature si muove nel rispetto degli uni e degli altri. E se la parte delle dichiarazioni anticipate di trattamento sarà oggetto sicuramente di discussione è l'art. 1 del testo quello maggiormente innovativo: il consenso informato vissuto dalla parte della persona malata, il tempo dei colloqui, il diritto all'essere informati, quello a non voler sapere, il diritto di scegliere e il dovere dello Stato al non abbandono. Sono apparentemente concetti scontati – conclude la parlamentare - che però nel contesto di medicina difensiva e di consensi informati fatti di fogli da leggere e da uno sbrigativo “firmi qui”, diventano concetti rivoluzionari, che riportano alla necessità della relazione di cura”.(p.d.f.)

 

 

Nell’ambito dell’Attività previste dal Programma Alternanza Scuola-Lavoro del Ministero dell’Istruzione, la Sevel di Atessa ha siglato una convenzione con l’Istituto Superiore Statale “Da Vinci – De Giorgio” di Lanciano rappresentato dal Dirigente scolastico Giovanni Orecchioni. La convenzione prevede l’erogazione di un progetto formativo specifico che, per questo anno scolastico, coinvolgerà gli alunni di 3 classi del terzo anno (Indirizzo Meccanico, Elettronico e Indirizzo Elettrotecnica) per un totale complessivo di 54 studenti. Le attività formative avranno una durata complessiva di 60 ore (di cui 22 di aula e 38 di project work) .Il programma si aprirà il 9 di febbraio con la prima giornata di Laboratorio Innovativo che si terrà presso l’Istituto a Lanciano. Gli alunni continueranno a seguire il percorso formativo anche per i successivi 2 anni che mancano al diploma, per un totale di circa 400 ore complessive. L’iniziativa della Sevel rientra nel progetto FCA for Education rivolto agli studenti di tutta Italia che si compone di due tipologie distinte di proposte: FCA Adoption e FCA e_discovery. La prima (FCA Adoption) consiste in una vera e propria “adozione” di un istituto da parte degli stabilimenti FCA presenti sul territorio nazionale (complessivamente ne sono coinvolti 16, tra cui proprio la Sevel di Atessa), e da alcune famiglie professionali. Alle scuole “adottate” viene offerto un programma di Alternanza Scuola-Lavoro completo della durata di 200 o di 400 ore (a seconda se licei o istituti tecnici) fruibile interamente o parzialmente a seconda delle esigenze dei singoli istituti. Gli studenti avranno la possibilità di conoscere da vicino il mondo delle professioni presenti in un’azienda globale. In particolare, all’interno del percorso di alternanza sono previste ore di lezione tenute da professional e manager aziendali, la possibilità di vivere alcuni momenti tipici di un’azienda presenziando a meeting di avanzamento, riunioni, brainstorming, momenti di verifica e di audit e approfondimenti on site sugli impianti produttivi per contestualizzare e consolidare quanto appreso nelle lezioni teoriche. Durante tutti e tre gli anni le classi saranno seguite da un tutor aziendale che si occuperà degli aspetti organizzativi e del monitoraggio dell’apprendimento dei ragazzi in collaborazione con il tutor scolastico. Oltre all’impianto abruzzese, il progetto coinvolge stabilimenti presenti in Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Molise, Campania e Basilicata. La seconda proposta, FCA e_discovery, che partirà a marzo, consiste in un prodotto on-line fruibile dagli studenti a livello di classe e assistiti da un facilitatore/tutor scolastico. Il percorso è suddiviso in quattro parti. La prima parte consiste nella descrizione dei processi fondamentali di un'azienda e le sue possibili organizzazioni. Nella seconda parte gli studenti dovranno organizzarsi per progettare un' azienda. Il percorso on-line prosegue con la terza parte in cui gli studenti trovano slide, filmati e altro materiale che raccontano il mondo automotive (come si progetta, si costruisce, si vende e si assiste dopo la vendita un'automobile). La quarta e ultima parte è un game competitivo al quale si partecipa come classe.“La crescita di FCA – sottolineano in Sevel - passa per la qualità delle persone. Abbiamo bisogno di persone complete che vogliono prendere in mano il loro futuro e influenzare positivamente l’Azienda in cui lavorano e la società con cui vivono. Per questo motivo il tema dell’ “alternanza scuola-lavoro” è sempre stato al centro dell’attenzione della nostra Azienda. Penso ad esempio alle “Scuole Allievi” che frequentavano i nostri dipendenti entrando in Fiat. Queste scuole hanno rappresentato uno degli esempi più importanti di formazione aziendale nella storia dell’industria italiana. Stiamo parlando del 1922 ma oggi, a 95 anni di distanza, l’impegno è sempre lo stesso. L’alternanza scuola-lavoro è uno strumento potenzialmente molto importante. Consente ai ragazzi di acquisire le conoscenze per comprendere e avvicinarsi in modo più efficace al mondo del lavoro. Il modello di relazione tra scuola e aziende promosso dal Miur va in questa direzione e FCA intende contribuire a valorizzarlo in modo significativo. Attraverso il nostro programma vogliamo dare ai ragazzi la possibilità di avvicinarsi a modelli organizzativi, processi e prodotti innovativi. Per FCA è inoltre importante avere un aggancio forte con il territorio in cui è presente, crediamo nella responsabilità sociale dell’azienda e vogliamo riempirla di contenuti”

 

Alla fine una soluzione, seppure faticosa e ancora parziale, è stata trovata e almeno si parte. Da domani le nuove postazioni del 118 attivate sul territorio della provincia di Chieti avranno il medico a bordo, grazie a soluzioni organizzative che la Direzione della Asl ha individuato per garantire il servizio nonostante i numeri esigui di personale a disposizione.

Come si ricorderà, infatti, l’Azienda si è trovata nella condizione di dover fare fronte a una serie di rinunce opposte dai medici convocati per l’assunzione a seguito di un bando emanato per la copertura delle nuove sedi, che richiede in tutto 25 unità.

Alla prima convocazione, che non aveva prodotto risultati apprezzabili, ne è poi seguita una successiva che ha permesso di compiere qualche passo avanti e approdare alla soluzione grazie alla quale i primi medici potranno salire a bordo delle ambulanze. Così da domani le postazioni di Lama dei Peligni, Torricella Peligna, Villa Santa Maria e Castiglione Messer Marino saranno medicalizzate per 12 ore, mentre quella di San Salvo avrà copertura di 24 ore.

«Siamo riusciti ad assumere otto unità - puntualizza il Direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti, Pasquale Flacco - e a garantire almeno l’avvio del servizio per una prima fase, a cui seguirà la successiva a marzo, quando contiamo di acquisire altre cinque unità grazie alla mobilità intra ed extra regionale.  Pertanto, con il personale di cui disponiamo al momento e il lavoro in straordinario di altri medici del 118 strutturati, siamo riusciti a mettere in campo questa soluzione che non ci soddisfa pienamente, ma è comunque un primo risultato importante, se si pensa che ai primi di gennaio abbiamo seriamente temuto di non riuscire a fare partire il servizio. Ovviamente è solo un primo passo, perché a marzo saremo in condizione di poter estendere la copertura con i professionisti da acquisire con la procedura di mobilità, che non può essere esperita prima di quella data perché legata alla pubblicazione delle cosiddette carenze, fissata a marzo e settembre. Da parte nostra abbiamo messo in campo tutto l’impegno possibile, sia nel reperire un numero di medici utile allo scopo sia liberando risorse economiche aggiuntive per coprire i turni con lo straordinario, vista l’insufficienza del personale che abbiamo reclutato. Un passo avanti, dunque, verso il potenziamento dei servizi territoriali, sui quali la nostra Azienda continua a investire».

Un progetto ambizioso per riorganizzare l’attività odontoiatrica sul territorio e rendere un servizio più che utile, sotto il profilo della salute e sociale, ai cittadini che vivono nelle aree più disagiate. La proposta è di Leonardo Castrignanò, responsabile  dell’Odontostomatologia dell’ospedale di Lanciano, che guardando ai servizi innovativi alza ancora un po’ l’asticella, spostando l’attenzione al di fuori del “Renzetti” .

«E’ concreta la possibilità di offrire queste prestazioni - spiega - rivedendo lo postazioni esistenti per dislocarle in modo più razionale, evitando la concentrazione in alcuni territori a svantaggio di altri lasciati scoperti. Anche nel caso dell’assistenza odontoiatrica esistono realtà più penalizzate, come il Sangro-Aventino, per esempio, per via di una collocazione geografica che rende difficoltoso o impossibile curarsi a chi non può fare fronte a cure a pagamento presso gli studi privati ed è costretto ad arrivare fino a Lanciano. In un progetto di sviluppo della sanità territoriale, dunque, su cui la programmazione regionale è particolarmente concentrata, è importante tenere conto anche di quest’aspetto».

L’idea di portare l’odontoiatria pubblica anche fuori dall’ospedale di Lanciano per la prima volta è stata formalizzata in un progetto che a breve sarà discusso con la Direzione aziendale, che dovrà valutarne ogni aspetto, da quelli di tipo organizzativo alla quantificazione dell’investimento in termini di risorse umane e attrezzature. Senza trascurare, ovviamente, le ricadute in quanto a produzione di salute e diagnosi precoce dei tumori del cavo orale.  

Di certo all’incontro l’Odontostomatologia di Lanciano si presenterà con la forza dei numeri data dall’attività svolta nel 2015, ancora più significativi se rapportati alla dotazione organica, fatta dal responsabile, un altro medico e tre infermieri, che hanno totalizzato 1.731 prestazioni per la sola chirurgia, oltre a quelle di tipo conservativo e alle terapie rivolte a particolari categorie di pazienti, come quelli  in trattamento anticoagulante (circa 200) o con bifosfonati in collaborazione con altri servizi, i cardiopatici e diabetici, e i 90 casi di non collaboranti curati facendo ricorso all’anestesia generale.

Un’attività intensa, dunque, che è valsa all’unità operativa anche la collaborazione con l’Università di Chieti che invia a Lanciano gli studenti del corso di specializzazione in Chirurgia orale per la frequenza del tirocinio.

 

«Non è mai venuto meno in queste ore lo standard assistenziale che abbiamo sempre garantito alle nostre pazienti. Sono nati altri bambini, abbiamo ricoverato altre donne, senza mai dirottare altrove alcuna richiesta»: a qualche giorno di distanza dai trasferimenti che all’ospedale di Chieti hanno dato una diversa collocazione all’Ostetricia e Ginecologia, dai medici giungono parole tese a ricondurre l’attenzione dell’utenza su continuità e qualità dell’assistenza prestata.

«E’ questo l’aspetto che ci sta a cuore e ci interessa - mette in chiaro Marco Liberati, direttore dell’unità operativa - perché a fare la differenza è quello che facciamo e non dove siamo. Siamo riusciti a conquistarci la fiducia di migliaia di donne che ogni anno ci scelgono e si affidano alle nostre cure per il livello qualitativo che esprimiamo, oggi come in passato. Il trasferimento ha comportato sicuramente qualche disagio sotto il profilo logistico, ma è un aspetto che riguarda solo noi operatori, a cui facciamo fronte con senso di responsabilità e impegno guardando in prospettiva a quella che nel giro di pochi mesi sarà la sistemazione definitiva».

Quella di oggi, infatti, è una soluzione di emergenza trovata in tutta fretta dalla Direzione generale a seguito delle ultime scosse di terremoto, che avevano generato molta paura tra degenti e personale, spaventati ancor più dal trovarsi in un padiglione sul quale, com’è noto, avevano espresso dubbi di stabilità i tecnici incaricati di verifiche sugli edifici pubblici.

«Si tratta di una sistemazione temporanea che avremmo voluto evitare, approdando direttamente a quella definitiva - sottolinea il direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti, Pasquale Flacco - che avevamo già individuato nel momento in cui ci siamo trovati nella necessità di svuotare i corpi C e F, ma i fatti sopraggiunti ci hanno indotti a questo passaggio intermedio. Abbiamo infatti destinato a Ostetricia e Ginecologia l’8° livello D e l’8° livello E, dove attualmente sono ubicati Cardiologia e Utic, che invece a febbraio andranno nella Palazzina Cuore, al corpo M. Per le attività chirurgiche e sala parto, invece, sarà utilizzato il blocco operatorio cosiddetto piccolo del 9° livello D, opportunamente adeguato anche per accogliere la sala travaglio. Saranno necessari alcuni lavori per migliorare il comfort e realizzare il Nido all’interno dell’unità operativa, ma si tratta di interventi non particolarmente impegnativi, che richiederanno circa 4-5 mesi. Il nostro obiettivo è concludere tutto al più presto per riportare l’unità operativa alla dotazione complessiva e unitaria di 35 posti letto e metterla in condizione di esprimere i numeri di sempre quanto a ricoveri e prestazioni».
Con la sistemazione temporanea, attualmente l’Ostetricia è stata collocata al 12° livello B, con 23 posti letto, e la Ginecologia al 9° livello dell’area Multidisciplinare, con 8 posti letto.

 

Torna a puntare l'accento sulla condizione del canile di Villa Martelli, il movimento politico-culturale UallòUallà, e sui disagi che, specie in questi giorni a causa della neve e del gelo, stanno affrontando i volontari e le volontarie che con vera abnegazione cercano di assicurare una dignitosa ospitalità. In un comunicato criticano l'indifferenza e l'assenza da parte delle istituzioni e degli amministratori nei confronti degli amici a quattro zampe e di quanti si occupano di loro. “Anche ieri mattina siamo stati al canile per offrire aiuto ai cani ospitati ed ai volontari che, nonostante i tanti problemi, ci hanno accolto, come sempre, con il sorriso. Un sorriso coraggioso se consideriamo – si legge nella nota - le problematiche che ci sono all'interno della struttura. Il canile da anni si regge solo grazie agli sforzi e ai sacrifici dei volontari, gli unici ai quali va la nostra gratitudine e vicinanza. Agli ospiti non manca nulla e questo è solo merito loro”. .Ma, dicono gli esponenti di Uallò Uallà, non si può “vivere solo di passione e il cuore arriva dove può”. Sono necessari interventi seri e un impegno costate e convinto. “Le criticità del canile danneggiano l'ottima gestione e sono tali da mettere a repentaglio l'incolumità di cani, persone e strutture. La frana, l'albero crollato, le condizioni disastrate della strada e anche e soprattutto la distanza ed il disinteresse delle istituzioni contribuiscono a creare una condizione di forte disagio. Per questo - continua la nota - stavolta non vogliamo metterci solo le braccia, vogliamo metterci la testa. Cercheremo di dare continuità a questo percorso, creeremo momenti e iniziative che diano voce alle volontarie ed ai volontari della struttura, faremo pressione su chi dovrebbe garantire la gestione serena di un servizio che è della comunità e per la comunità e cercheremo insieme le soluzioni”. Ma le critiche non si limitano alla situazione in cui versa il canile. Per il movimento questo sarebbe solo un altro cattivo esempio di come vengono affrontati da chi ci governa i problemi sociali, quelli legati ai più deboli e fragili. “Ogni giorno cerchiamo – concludono – di fare qualcosa per gli ultimi e sentiamo di dover fare qualcosa in particolare per queste persone straordinarie e per questi animali. Restituire una vita dignitosa agli ospiti e un lavoro sostenibile agli operatori e alle operatrici è un'azione che migliorerebbe tutta la città. Un obiettivo che è possibile raggiungere solo con il supporto e l'attenzione di tutta la nostra comunità”.

 

E' uno dei grandi temi del nostro tempo. Le aspettative di vita si sono di gran lunga allungate, la popolazione anziana è aumentata molto in questi ultimi anni e sono cresciute nuove esigenze. Tra queste spicca l'assistenza domiciliare. Ed è proprio questo l'argomento al centro del Convegno promosso e organizzato dal Consorzio Sgs (Servizi Globali Sociosanitari) di Lanciano per festeggiare un compleanno significativo, 10 anni di attività. L'emozione è palpabile mentre ricorda i primi timidi passi mossi in una sorta di scantinato, adibito ad ufficio. Da allora di anni ne sono passati 10 e tanta strada è stata percorsa con sacrificio e impegno, superando gli inevitabili ostacoli e difficoltà, ma senza mai perdere di vista l'obiettivo prioritario. Costruire una rete, mettere al centro la persona, dare spazio all'associazionismo e all'aggregazione. A parlare, salutata dagli applausi di una platea affollata e attenta è Maria Luigia Di Blasio, direttore generale del Consorzio che ha appunto spento 10 candeline. Un traguardo importante che è stato sottolineato da un momento di riflessione e confronto che ha visto la partecipazione di qualificati relatori che hanno affrontato una questione di grande interesse e attualità. “Come le nuove tecnologie possono migliorare l'assistenza domiciliare, quali potrebbero essere i nuovi modelli”. Non solo quindi il consuntivo dell'attività svolta dal Consorzio che è una realtà radicata nel territorio abruzzese, attiva da sempre nell'erogazione di servizi socio-assistenziali, ma l'occasione di discutere insieme con l'intervento di professionisti che lavorano nell'ambito del sociale e della sanità. Al breve e coinvolgente saluto e ringraziamento di Maria Luigia Di Blasio è seguito quello altrettanto sentito della presidente del Consorzio Elena Grilli che, in linea con lo spirito e l'orientamento della loro opera, ha ribadito che “al centro c'è la persona e questo è un lavoro che punta a eliminare le disuguaglianze a costruire equilibri maggiori soprattutto nelle situazioni di fragilità e vulnerabilità”. Ha parlato di coesione sociale Fabio Diana, direttore del Consorzio Easy Care di Reggio Emilia, che ha pure ricordato di aver contribuito alla nascita di questo Consorzio, la sua relazione dal titolo suggestivo “Prontoserenità, appropriatezza e continuità assistenziale” è un modello innovativo attuato in 16 regioni. “Il pubblico non può fare a meno del privato-sociale che deve continuare a privilegiare la qualità del servizio, agli amministratori chiedo di regolamentare questo mercato”. Ha seguito con grande attenzione tutti gli interventi l'assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci che dopo aver rimarcato l'efficacia e la validità del lavoro svolto dal Consorzio per quanto riguarda i servizi socio-assistenziali ha puntato l'accento proprio sul tema del Convegno, argomento che gli sta molto a cuore. “Il nuovo piano sanitario regionale ha messo in primo piano le cure domiciliari, la presa in carico dei pazienti fragili, partiamo dai territori, una cultura della sanità totalmente diversa dal passato ed è questa la vera grande rivoluzione nel campo della sanità”. Parole che sono state apprezzate dai numerosi sindaci presenti, da tutti gli addetti ai lavori nonché dai relatori. Lorenzo Montelmini direttore di G.P.I. Di Trento ha portato l'esperienza attuata con successo nella sua regione. La realizzazione di cosiddette piattaforme di integrazione collegate a una centrale, si tratta di un progetto di informatizzazione che permette una tempestività di cura e di diagnosi. “La tecnologia è un traguardo importante nell'assistenza domiciliare – ha evidenziato Domenico Mattucci Direttore Sanitario del Consorzio SGS - , è fondamentale poter avere in tempo reale i dati relativi alla situazione clinica del paziente, poter fare una diagnosi e intervenire immediatamente. La nostra attività punta all'innovazione”. Tutti d'accordo nel sostenere che l'unica strada percorribile sia rinnovarsi, studiare nuovi modelli di intervento e di strategie che mettano al centro la persona. “E' necessario andare verso il cittadino, fare una buona integrazione significa anche abbattere i costi – hanno sostenuto i sindaci intervenuti tra cui il primo cittadino di Chieti, Umberto Di Primio, di Vasto Francesco Menna, l'assessore alle politiche sociali Dora Bendotti, in rappresentanza del Comune di Lanciano – finalmente si parla di territorio e di persona, connubio imprescindibile - ha aggiunto il sindaco di Rocca San Giovanni, medico, Gianni Di Rito – è fondamentale l'umanità e bisogna comprendere un altro passaggio importante, l'Adi rappresenta un contributo validissimo ma non può sostituire il medico è necessario collaborare”. Bandire ogni forma di frammentazione per costruire con operatori preparati ed efficienti una rete. La parola d'ordine è integrare, lavorare insieme e il nuovo Piano Sanitario dovrebbe, secondo le dichiarazioni dell'assessore, aiutare a costruire un percorso più ampio e codificato. Al Convegno ha portato il saluto del Governo la Senatrice Federica Chiavaroli. “E' stato un incontro costruttivo dal quale sono emerse linee di intervento, è stato disegnato il quadro della situazione nella nostra Asl di riferimento, abbiamo ascoltato esperienze di altri progetti e modelli. Volevamo individuare strategie integrate innovative per rispondere ai bisogni socio-sanitari emergenti e futuri, nonché rafforzare e intensificare la promozione e la tutela della salute delle persone in condizioni di fragilità. Obiettivo che è stato raggiunto”. ha concluso Maria Luigia Di Blasio.

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