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Pronti per il classico giro delle chiese del Giovedì Santo? Pronti per calarsi nell’atmosfera più frentanamente pasquale quando risalendo su corso Roma aspetterete il tric e tra della "racanella" dei confratelli? Ci siamo anche quest’anno come  consuetudine il giovedì Santo è arrivato e complice il clima mite la città si riempirà di migliaia di persone che fra Sacro e profano aspetteranno il passaggio dei confratelli incappucciati.

In genere quanto tempo dedicate alla visita degli altari? Trenta minuti? Forse anche meno o forse di più. Di certo non raggiungerete due giorni di cammino né percorrerete 20 Km a piedi. Nella seconda metà del ‘500 invece iniziò a farlo tanta gente. Su iniziativa di S. Filippo Neri, il Santo a cui è dedicata la confraternita, prese avvio questa manifestazione di devozione cristiana espressa con il pellegrinaggio dei fedeli verso le sette basiliche più antiche e importanti di Roma: S. Giovanni in Laterano, S. Maria Maggiore, S. Pietro in Vaticano, S. Paolo fuori le Mura, S. Croce in Gerusalemme, S. Lorenzo fuori le Mura e S. Sebastiano.

  Le sette Chiese di Roma

Tra queste alla chiesa del S. Sepolcro (o del Calvario) è legata un’antica usanza: quando una ragazza desiderava un matrimonio felice e ricco di prole doveva fare 33 giri del Sepolcro di S. Petronio, ogni giro di 33 passi, ed entrare 33 volte nel Sepolcro.

In teoria la distanza tra le sette basiliche doveva essere percorsa nella sola giornata del Giovedì Santo, ma in realtà per “fare il giro delle sette chiese” si impiegavano due giorni. Due giorni per sette chiese. Ma perché proprio sette e non sei, per esempio? Sette come le virtù? Magari come i peccati capitali. O forse come i doni dello Spirito Santo. O più semplicemente sette come le più antiche e importanti basiliche di Roma. Chissà, comunque sono sette.

Ma nulla è obbligatorio quando si tratta del proprio modo di vivere la religione. Ognuno può girarne quante ne vuole. Anche una sola. L’importante è non mettersi a “fare il giro delle sette chiese” in senso figurato.

A Lanciano le Chiese devono essere dispari, i Sepolcri sono ogni anno più belli, ci sono ancora i contadini che portano i germogli di grano ai piedi del Tabernacolo in cui è riposto il Santissimo dopo la messa delle 19 in cui, si compie, anche il rito della lavanda dei piedi.  I confratelli, i soli maschi, escono puntuali con i cappuccio calato sul volto e soli due buchi sugli occhi.

Si cerca di riconoscere qualche amico o parente ma l’emozione, l’incenso e la drammaticità del Cireneo scalzo ti fanno distogliere lo sguardo dalle scarpe, l'unico segno distintivo e tutti, anche i più scettici, rimangono in silenzio per contemplare, interrogarsi della propria vita e del mistero pasquale fulcro dell'esistenza di ogni cristiano. (Clara Labrozzi)