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Nuovi sviluppi sul progetto per la realizzazione di un impianto di trattamento di rifiuti sanitari a rischio infettivo mediante sterilizzazione con adiacente deposito per rifiuti pericolosi e non pericolosi. Il progetto, presentato dalla Di Nizio srl dovrebbe sorgere in località Saletti ad Atessa in un sito di proprietà della Colsante Holding, è attualmente in sede VIA (Valutazione Impatto Ambientale) ed ha ottenuto una proroga di 30 giorni.

“E dire – commenta Marco Severo, presidente dell’Associazione ‘Noimessidaparte – APS -che eravamo già pronti a festeggiare quando, lo scorso 5 ottobre il servizio di Valutazione Ambientale regionale comunicava (n.Prot.  275179) alla proponente il preavviso di archiviazione della pratica con termine fissato al 10 ottobre, alla luce di una mancanza di comunicazioni da parte della proponente. Difatti nella nota si legge “ad oggi, nonostante il notevole lasso di tempo trascorso, non sono pervenute comunicazioni e/o documentazione da parte di codesta Ditta né le integrazioni richieste da Arta Abruzzo con la succitata pec del 14.03.2018 acquisita agli atti con prot. 73520 del 14.03.2018”

La nota prosegue e ricostruisce il motivo della proroga ottenuta: “Il 9 ottobre la proponente Di Nizio srl con una comunicazione inviata al servizio di Valutazione ( prot. n. 0277935) chiede una proroga dei termini, poiché l’azienda come descritto nel documento, non ha mai ricevuto la succitata richiesta d’integrazioni da parte di Arta, né tantomeno reperibile sul sito istituzionale del servizio di valutazione ambientale”. Il giorno seguente, il 10 ottobre, arriva la risposta: “Facendo seguito alla pregressa corrispondenza riferita all’oggetto e, da ultimo, della richiesta inviata dalla Di Nizio Eugenio srl. (Allegato 1 alla presente comunicazione), acquisita agli atti dallo scrivente Servizio al prot. n. 0277935 del 09.10.2018, in cui la stessa chiede una dilazione dei termini indicati al fine di produrre le integrazioni richieste dall’ARTA (pec acquisita agli atti con prot. 73520 del 14.03.2018 – Allegato 2 alla presente), si prende dato atto che, per mero errore, la stessa non è stata portata a conoscenza della Ditta. Per quanto sopra, si ritiene di poter concedere una proroga di 30 (trenta) giorni a far data dalla presente comunicazione. Pertanto, il termine ultimo perentorio per la presentazione della documentazione è fissato al 10.11.2018.”

La nota stampa prosegue: “Il progetto della Di Nizio srl, che ricordiamo si tratta di un impianto di sterilizzazione di rifiuti sanitari a rischio infettivo con produzione di CSS (Combustibile solito sanitario ovvero un tipo di combustibile derivato dalla lavorazione dei rifiuti urbani non pericolosi e speciali non pericolosi.) e CDR (combustibile derivato da rifiuto) con potenzialità di trattamento di 20.000 ton/anno, al quale sarà associato un deposito di rifiuti, sia non pericolosi per 10.500 ton/anno che pericolosi per 4.500 ton/anno.

Rifiuti stoccati provenienti da terzi, quali aziende pubbliche e private, attività ambulatoriali ed ospedaliere, servizi di raccolta differenziata, ecc…

Come evidenziato nelle osservazioni da noi formulate congiuntamente a WWF e Legambiente, il progetto presenta delle criticità che devono essere considerate in sede di valutazione. Criticità come le emissioni in atmosfera (basti considerare il solo traffico di automezzi, circa 22.100 tir in più oltre l’impianto in sé ), la collocazione, vicino ad  una delle aree urbane(Saletti di Atessa) con più sviluppo dell’ultimo ventennio, la vicinanza di case sparse (anche meno di 50 mt.) inoltre non si capisce nemmeno quale sia la reale finalità dell’impianto, se trattare rifiuti ospedalieri o stoccare rifiuti pericolosi, men che meno il beneficio per la collettività tenendo anche conto che in Abruzzo si producono meno di 4 mila ton/anno di rifiuti sanitari. Logico che l’impianto per girare a regime dovrà necessariamente importare rifiuti da fuori regione”.

In conclusione, Severo chiede: “Alla luce di questo “errore” del servizio di valutazione ci chiediamo in che mani siano affidate l’ambiente, la salute pubblica e i cittadini di Atessa? Possibile che una svista così sempliciotta (del resto si tratta di un atto con tanto di numero di protocollo) finisca per prolungare i termini di un procedimento che è fissato, per legge, per un massimo di 180 giorni? Più che un mero errore lo riteniamo una inadempienza delle regole e nello specifico una violazione alla legge 241/1990. Insomma, come dicevano i latini, errare è umano perseverare è diabolico. E noi auguriamo al servizio regionale di non commettere ulteriori errori e di tenere in seria considerazione le ragioni dei tanti cittadini che si oppongono al progetto”. Il progetto, inoltre, è stato oggetto di una partecipata manifestazione lo scorso maggio.