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Vasto (Ch), 2 febbraio 2017 - E' stato possibile per il latte, può e deve esserlo per il miele: un'etichetta tracciabile e onesta anche a livello europeo - in Italia è già obbligatoria -, che attesti con chiarezza il paese di origine. Solo così si potrà mettere il consumatore nelle condizioni di scegliere tra un miele italiano, di qualità elevata, e mieli esteri, spesso adulterati o comunque ottenuti da agricolture con standard imparagonabili con il nostro. Perché ancora oggi il 50 per cento del fabbisogno italiano è coperto da mieli cinesi o argentini o dell'est Europa, dove sono ancora legali pesticidi e sostanze nocive bandite da decenni in Italia. Il governo italiano è pronto a combattere la sua battaglia in Europa?

La domanda si è levata con forza da Vasto (Ch) dove, fino a domenica prossima, è in svolgimento il trentatreesimo congresso Aapi, l'Associazione Apicoltori Professionisti Italiani, con la partecipazione di circa cinquecento apicoltori da tutta Italia e anche dall'estero. L'evento è promosso da Aapi insieme ad Unaapi (Unione Nazionale delle Associazioni Apicoltori Italiani), l'Associazione Apicoltori Professionisti d'Abruzzo e il Conapi O.P. Abruzzo, in collaborazione con Aiaar Associazione Allevatori Api Regine, l'Istituto Alberghiero di Villa Santa Maria, e Ami Ambasciatori dei Mieli Italiani, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio Regionale dell'Abruzzo, il Comune di Vasto, la Camera di Commercio di Chieti e il Ministero delle Politiche Agricole.

Per Claudio Cauda, presidente Aapi "il miele italiano è di qualità assoluta, in virtù di una legislazione nazionale molto stringente. Inoltre, le numerosi varietà uniflorali rendono questo prodotto una vera e propria eccellenza. Momenti come questo congresso sono pensati per affiancare i nostri produttori nella ricerca costante di qualità, che li contraddistingue a livello mondiale".

Nel corso del congresso sono stati analizzati i dati dell'anagrafe nazionale apistica, che conferma un dato sino a oggi solo frutto di stime: sono ben 1,2 i milioni di alveari allevati e sparsi nelle nostre campagne. Dei circa 45 mila apicoltori censiti e operanti in Italia, sono quasi 20 mila quelli che lo fanno non per diletto e autoconsumo, ma per immettere il loro miele e prodotti apistici sul mercato, con tutti i parametri di legge fra cui l’indispensabile partita iva. L’apicoltura si conferma quindi quale importante componente produttiva del comparto rurale e agricolo nazionale. Per il Mipaaf 150-170 milioni di euro è il valore stimato dei prodotti dell’apicoltura italiana (miele, cera, propoli, polline, pappa reale, veleno d’api).

La produzione italiana di miele quest’anno però ha avuto la più pesante flessione degli ultimi trent’anni, andando ad accrescere un fabbisogno che per il 50 per cento è coperto da mieli esteri, in prevalenza cinesi. "La vera partita - commenta Francesco Panella, presidente Unaapi - si gioca a Bruxelles: solo la Ue, infatti, può imporre un'etichetta trasparente ed onesta, come è avvenuto per il latte di recente. L'impegno delle associazioni su questo fronte è fortissimo, ma servirebbe un ruolo più attivo del governo: vuole giocare con noi questa partita europea? Oggi più che mai serve questo impegno, visto che la Cina immette nel mercato una quantità colossale di miele, che vende ad un prezzo bassissimo, in media 1,50 euro al kg, contro i 2,5 di altri paesi come Argentina o Est Europa. Dobbiamo mettere il consumatore nelle condizioni di scegliere consapevolmente, per salvaguardare un prodotto straordinario come il miele, riflesso della natura. Per questo, serve un passaggio da una visione sentimentale dell'apicoltura italiana ad una più realistica, e i dati dell'anagrafe apistica favoriscono questo lavoro".

Da parte sua, Diego Pagani, presidente d Conapi, ha ribadito "il nostro impegno nella crescita di consapevolezza dei consumatori, oggi comunque più colti. Ma molto resta da fare".

Infine, Luigi Iacovanelli, presidente dell'Associazione Apicoltori Professionisti d'Abruzzo ha ribadito il ruolo dell'Abruzzo nel contesto nazionale: "In virtù del nostro nomadismo spinto, che ci porta dalla Puglia al Piemonte, siamo i primi promotori della biodiversità del miele italiano. Quotidianamente, infatti, lavoriamo per far produrre alle nostre api mieli dalle fioriture migliori, e siamo orgogliosi di aver ospitato nella nostra terra questo importante momento di confronto e approfondimento". Importanti i numeri dell'apicoltura abruzzese: 691 apicoltori con 42.132 alveari, una produzione pari a circa 900 tonnellate annue e un giro di affari di circa 5 milioni di euro (fonte: Assessorato Agricoltura Regione Abruzzo).