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Operazione complessa in ambito portuale in materia di pesca e security condotta nella notte tra il 26 ed il 27 gennaio  dalla Capitaneria di Porto di Ortona

L’operazione, che ha visto l’impiego di personale della Motovedetta CP 885 e di personale a terra, rientra nel contesto dei controlli previsti in materia di sicurezza della navigazione, in materia di pesca e, più in generale, dai piani di security portuale approvati dalla Prefettura di Chieti in materia antiterrorismo.

Sono stati controllati tutti i varchi portuali, il corretto funzionamento dei sistemi di sorveglianza e il regolare svolgimento delle attività che normalmente si svolgono in porto in orari notturni.

L’attività si è concentrata anche su alcuni pescherecci al rientro in porto e su uno di essi sono state riscontrate diverse violazioni alle norme vigenti tra cui l’irregolare imbarco dell’equipaggio. In particolare è stato individuato un extracomunitario irregolare di nazionalità tunisina imbarcato. Sono state quindi attivate presso il Comando le procedure di fermo ed identificazione del soggetto che risultava destinatario di un decreto di espulsione emesso dal Prefetto di Pescara nel Luglio del 2016 per una serie di reati commessi in precedenza.

Lo stesso è stato quindi tradotto presso l’Ufficio di pubblica sicurezza per il seguito di competenza.

Il Comandante e l’Armatore del motopesca sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria.

Sicurezza della navigazione, sicurezza del lavoro a bordo, sicurezza in ambito portuale e rispetto della normativa in materia di pesca rappresentano, tra le altre, le priorità nel lavoro quotidiano degli uomini della Guardia Costiera

Lunedì prossimo 30 gennaio alle ore 10 presso la sede della Regione Abruzzo a Pescara si decideranno le sorti di un’intera Comunità: è convocata infatti la Conferenza dei servizi per decidere sulla nuova autorizzazione di 15 anni da concedere o negare al Sansificio Vecere di Treglio.

Alla Conferenza parteciperanno l’ARTA- Abruzzo, la SASI, la ASL02 Lanciano-Vasto-Chieti e il Servizio gestione e qualità dell’acqua della Regione Abruzzo, oltre ai Comuni di Treglio e di Rocca San Giovanni.

Siamo sicuri che dopo molti anni di battaglie, si legge nel comunicato stampa, manifestazioni, cortei, dibattiti pubblici e inchieste giornalistiche e televisive che hanno visto NSC sempre in prima linea, dopo che l’intera popolazione frentana comprendente non solo gli abitanti di Treglio ma anche quelli dei Comuni vicini si è rivoltata contro la presenza inquinante del sansificio, dopo che le stesse istituzioni pubbliche a partire dall’amministrazione comunale di Treglio si sono espresse in tutti i modi per la cessazione di questa attività in loco, dopo la poderosa inchiesta che ha evidenziato tutta una serie di violazioni di legge e di reati ambientali, dopo il sequestro degli impianti e il processo penale tuttora in corso, dopo le promesse mai mantenute quantomeno di una delocalizzazione della struttura, dopo i tanti casi di malattie e patologie gravi riscontrate in zona.

In definitiva, sempre secondo Alessandro Lanci presidente di NSC, dopo un a fondata opposizione che va a vanti da anni nei confronti del sansificio ci aspettiamo che l’incubo di una intera comunità possa finalmente finire e in caso contrario si intensificherebbe un conflitto sociale che non gioverebbe a nessuno .
Le personalità pubbliche che dovranno decidere in merito hanno a disposizione tutti gli elementi chiari ed inequivocabili per fare l’unica scelta comprensibile all’opinione pubblica locale: non abbiamo dubbi che sarà questa a prevalere in nome della giustizia, della salute, della sana imprenditorialità e della pace sociale.

Il Presidente di Confindustria Abruzzo, Agostino Ballone, interviene sui disservizi determinatisi a causa del maltempo nei giorni scorsi e richiede a Regione e principali gestori della viabilità e dei servizi di telefonia e approvvigionamento elettrico una richiesta di incontro.

“Gli accadimenti meteorologici dei giorni scorsi hanno determinato in Abruzzo, e in particolar modo nelle zone più colpite, gravi e prolungati disservizi, nell’approvvigionamento elettrico, nella telefonia e nelle telecomunicazioni, nonché sulla viabilità. Oltre ai soliti gravi problemi sulle vie di comunicazione stradale, in particolare, ciò si è drammaticamente concretizzato in situazioni di enorme disagio e difficoltà sia per le utenze telefoniche e elettriche familiari che produttive, alcune delle quali lamentano una cessazione dei servizi in questione anche da 10 giorni, senza che ancora si sia data soluzione ai problemi stessi”.

Confindustria, pertanto, evidenzia come tali disservizi abbiano determinato e stiano determinando gravissimi e ingenti danni rilevabili in tutte le filiere produttive della Regione, da quelle strettamente Industriali a quelle dei Servizi e del Turismo, con ricadute anche sui lavoratori e occupazionali. Senza sottacere il danno di immagine che l’intera Regione ha subito in considerazione della mancata capacità di gestire servizi fondamentali per la società civile, in presenza di una anomalia meteorologica che comunque non giustifica i tempi e la vastità dei disservizi venutisi a creare e che, seppure eccezionale per l’Abruzzo, in altri contesti territoriali viene del tutto controllata e gestita.

Per quanto sopra Confindustria Abruzzo ha voluto avviare una serie di incontri con i principali gestori dei servizi di telefonia e fornitura elettrica –cominciando da TELECOM e ENEL- richiedendo un incontro urgente in cui poter fare il punto della situazione, dare soluzione immediata alle emergenze ancora in essere e, al contempo, valutare ed elaborare le iniziative e le soluzioni più idonee affinché nel futuro tali gravi situazioni emergenziali non abbiano a ripetersi. Inoltre, l’occasione sarà utile per convenire l’entità dei risarcimenti, e i relativi tempi e modalità di erogazione, da riconoscere alle imprese danneggiate.

Contestualmente analoga richiesta è stata rivolta al Presidente della Regione Abruzzo, affinché promuova l’attivazione di un tavolo congiunto che veda la partecipazione anche dei responsabili della gestione della rete stradale e autostradale abruzzesi

 

 

“Una Banca vicina al territorio”: è sempre stato questo il tratto distintivo della Bls prima e della Bper ora. E in linea con questo orientamento l'Istituto di Credito mette in campo un intervento concreto per alleviare i disagi di famiglie e imprese che hanno subito pesanti danni a causa del maltempo e del successivo terremoto che ha colpito nei giorni scorsi diversi centri dell’Abruzzo e delle Marche. La Bper, infatti, si legge in comunicato, mette a disposizione finanziamenti fino a 10 mila euro, della durata di 36 mesi, che saranno erogati a tasso zero per i primi sei mesi e successivamente al tasso fisso dell’1%. Per importi superiori, destinati alle sole imprese e fino a 30 mila euro, saranno erogati finanziamenti a tasso fisso dell’1%. Le domande potranno essere avanzate fino al 31 marzo 2017. “Con questo intervento – dichiara Guido Serafini, Responsabile della Direzione Territoriale Adriatica di Bper Banca – l’istituto vuole confermare attenzione e vicinanza ai territori così duramente colpiti dalle calamità, sostenendo le famiglie e le imprese nell’avviarsi il più rapidamente possibile lungo il cammino della ripresa”.

“La riforma delle Province è un pasticcio che paga il cittadino: le funzioni fondamentali rimaste in capo a tali enti riguardano principalmente la gestione delle strade provinciali e delle scuole superiori. I tagli imposti dalle ultime leggi di stabilità hanno compromesso la possibilità per le Province di rispondere alle legittime aspettative di sicurezza dei propri utenti nella fruizione di questi beni. È essenziale garantire le risorse necessarie per dare risposta alle giuste pretese degli studenti e delle loro famiglie, che chiedono edifici scolastici affidabili ed a norma, e per salvaguardare l’incolumità di coloro che si trovano a percorrere l’asse viario provinciale, la cui manutenzione da anni è ridotta al minimo e che gli ultimi eventi meteorologici hanno ulteriormente martoriato”. Il presidente della Provincia di Chieti e Sindaco di Lanciano Mario Pupillo, fa un'analisi della situazione economica-finanziaria in cui versano le Province, una situazione di difficoltà che impedisce di fatto di rispondere alle esigenze dei cittadini. Le carenze sono emerse tutte nei giorni dell'emergenza maltempo che ha messo letteralmente in ginocchio l'Abruzzo. Ora si contano i danni. La “questione Province” va affrontata senza ulteriori perdite di tempo. E domani Pupillo parteciperà alla conferenza stampa che si terrà a Pescara nella sede della Provincia, nella sala “Figlia di Jorio” alle 11.30. L'incontro sarà presenziato dal Presidente dell'Upi Achille Variali, insieme ad altri Presidenti delle Province abruzzesi oltre a quelli di Marche e Umbria e al Presidente della Provincia di Chieti. Un vero e proprio summit con il prioritario obiettivo di fare chiarezza su quanto è successo e sui rischi che ancora ci sono in queste martoriate regioni e “chiedere con forza , al nuovo Governo, le risorse e gli strumenti necessari per continuare ad erogare i servizi di competenza.”

 

 

Anche l'ultima speranza si è spenta, finita insieme al numero ufficiale delle vittime e a quelle poche terribili parole: bilancio definitivo, 29 morti, 11 superstiti tra cui quattro bambini. I soccorritori che hanno lavorato in condizioni indicibili con determinazione, competenza e cuore hanno portato a termine il loro compito. Finito dopo una settimana da quel maledetto 18 gennaio quando la valanga si è abbattuta cancellando in pochi secondi l'hotel Rigopiano di Farindola, inghiottendo vite e progetti, lasciando nella disperazione tante famiglie.Un lavoro di recupero seguito da tutti, soprattutto dai famigliari che ancora credevano in un miracolo che confidavano in un fato buono. Già da ieri però le speranze si erano ridotte mentre cresceva di pari passo la disperazione. E in 29 non ce l'hanno fatta, rimasti imprigionati in quell'inferno di neve e macerie. Tra questi la coppia di parrucchieri di Castel Frentano, Luciano e Silvana che avevano deciso di trascorrere qualche giorno nella tranquillità dell'Hotel Rigopiano prima di ricominciare il lavoro nel loro nuovo e accogliente salone. I loro nomi non sono ancora ufficiali, ma la loro foto che li mostra sorridenti e uniti è già comparsa sugli schermi televisivi insieme a quelle degli altri sfortunati ospiti dell'albergo. Ci sono ancora nomi da dare, ma è questione di ore. Fino all'ultimo nel centro frentano si è pregato, continuando a credere nel miracolo. Poi la resa, di fronte ai numeri inconfutabili di una tragedia che forse poteva essere evitata. Sarà l'inchiesta della magistratura ad accertare la verità e tutti speriamo che si vada davvero fino in fondo che si individuino le responsabilità e non per una mera caccia alle streghe, ma perché è giusto e sacrosanto sapere. Per il rispetto nei confronti di chi non c'è più, per il dolore immenso delle famiglie che hanno vissuto giorni sprofondando in un pozzo senza fine e che ora chiedono giustizia e verità, mentre talk e tg ripetono e ripropongono in un drammatico ritornello, le telefonate di Giampiero Parete al 118, del prof Quintino Marcella. Si continua a vivisezionare parole, frasi e intenzioni. E in effetti a cominciare da quelle accorate richieste di aiuto, anzi da prima che la valanga travolgesse l'hotel, sono tante le incongruenze, le superficialità, la sottovalutazione dell'emergenza neve che cadeva abbondante da giorni e che avrebbe dovuto destare qualche preoccupazione in più anche nella direzione del Rigopiano. “Si chiudono le scuole per ragioni di sicurezza, perché non si chiudono anche gli alberghi quando le situazioni sono oggettivamente difficilissime e gravi?” ha ribadito davanti ai microfoni con lucidità impressionante il padre di Stefano Feniello, il giovane arrivato il giorno prima della tragedia con la fidanzata Francesca Bronzi (che si è salvata) per festeggiare il suo 28esimo compleanno, e che è tra quei 29 che non ce l'hanno fatta. Anche sei nei primi giorni, nella giostra di notizie, di conferme e smentite, il suo nome era comparso tra quelli dei salvati. Una gioia che è durata poco e la mazzata poi è stata ancora più pesante. L'inchiesta andrà avanti, e ci auguriamo, è bene ribadirlo, senza sconti, né perdite di tempo. In queste ore terribili che hanno segnato la fine di ogni ogni speranza, c'è spazio solo per il dolore come quello di Nicola ed Elia, i figli di Luciano e Silvana, niente potrà restituire loro il sorriso, il calore, l'affetto di quei genitori molto speciali. Avranno bisogno dell'affetto di un paese intero per provare ad andare avanti.(p.d.f.)

Si chiama “ABRUZZODAI” il concerto benefico ideato e diretto dal bassista abruzzese Enrico Bevilacqua che si svolgerà ad Atessa (Ch) sabato 4 febbraio alle ore 20 presso l'Auditorium Italia. Il ricavato dell’evento, che è patrocinato dal Comune di Atessa, sarà interamente devoluto alle popolazioni e ai paesi abruzzesi duramente colpiti dal sisma. Tre ore spettacolo alle quali parteciperanno oltre trenta tra artisti e band: Antonella Bucci, Lorenzo Tucci, Michele Di Toro, Natascia Bonacci, Lucy Campeti, Vincenzo Olivieri, Mauro Mengali, Claudio Filippini, Roberto Di Virgilio, Luisiana Lorusso, Maurizio Rolli Band, Lusy Campeti, Nicola Oliva, Danny Manzo project, Claudia D’Ulisse, Terzacorsia, Latin Fire, Crossroads, Inserto, Gianni De Chellis, Andrea Castelfranato, Compagni di Viaggio, Giani Filippone Project, Cris Bertini Band, Claudia Pantalone duo, Erika secondino duo, Davide Ciarallo, Stefano Sastro, Michelangelo Brandimarte, Angelo Valori, Ritmia, Egidio Marchitelli e Fratelli di Taglia. Questa la line up del concerto ma non sono esclusi altri artisti che potrebbero aggregarsi nei prossimi giorni.

Il biglietto di ingresso prevederà un contributo minimo di 10 €.

“Lo show non mancherà – spiega il direttore artistico Enrico Bevilacqua - e la bellezza di questa iniziativa risiede proprio nella sua giustissima causa”.

La serata non si concluderà all'Auditorium ma continuerà con una notte bianca organizzata dai locali del centro di Atessa che hanno deciso di aderire all’evento: l’Andriano Pub, Muzajk, Bar Jolly e Mainea.

“Il 4 febbraio – aggiunge Bevilacqua - non si può mancare, qui in Abruzzo di eventi catastrofici ne abbiamo avuti tanti. La risposta di noi musicisti è ABRUZZODAI, un evento al quale tutti gli artisti parteciperanno gratuitamente”.

“Con la violenza della natura ci siamo dovuti confrontare, ma la nostra gente è abituata a lottare. Avanti Abruzzo insieme ci riusciremo a rialzare, non si può tifare e far finta di niente, rispettiamo il dolore della nostra gente”: questa la scritta che campeggiava domenica scorsa allo stadio di Pescara dove i biancazzuri hanno affrontato il Sassuolo e sono stati sconfitti. Pure la batosta calcistica. Ma in questa occasione l'amarezza per aver perso non è così forte, sono altri i pensieri che affollano la mente e il cuore degli abruzzesi e pure dei tifosi, anche degli irriducibili. Sono in quelle parole che invitano alla speranza, che ricordano la forza e la determinazione del popolo abruzzese che spesso ha dovuto fare i conti con le avversità, con una natura non troppo benigna. Le incitazioni calcistiche, gli slogan di rito, gli applausi hanno lasciato posto a un silenzio composto, anche la rabbia e la delusione del risultato sono state contenute in nome di una tragedia che a pochi chilometri continua a consumarsi. Il pensiero di tutti è là, insieme ai soccorritori che mai hanno abbandonato la speranza di trovare ancora qualcuno in vita tra i 17 dispersi, è con il dolore e la disperata attesa dei famigliari che da quasi una settimana sono costretti a convivere con lo stillicidio di notizie, conferme e smentite, in un' altalena tremenda di sensazioni, tra paura e speranza. Il pensiero di tutti è rivolto anche a quella mail finita sul tavolo del presidente della Provincia di Pescara il giorno dopo la tragedia, a quella telefonata del prof. Quintino Marcella non presa nella giusta considerazione, insomma a una serie di fattori che avrebbero condizionato e ritardato i soccorsi, all'inchiesta aperta dalla Procura. E gli interrogativi sono tanti. La tragedia dell'Hotel Rigopiano poteva essere evitata? (p.d.f.)

Il lavoro dei soccorritori continua senza tregua, va avanti in condizioni di estrema difficoltà all'Hotel Rigopiano cancellato dalla furia devastante di una slavina, il numero delle vittime purtroppo sale, sono 12 ora quelli che non ce l'hanno fatta, 11 i superstiti e 17 ancora dispersi. Insieme a questo bilancio che tutti si augurano non diventi più grave aumenta la polemica sui presunti ritardi nei soccorsi, sulle comunicazioni che si sarebbero impantanate, sulla richiesta di aiuto che sarebbe stata ignorata o comunque trascurata. La Procura come è noto ha aperto un 'inchiesta. E solo dopo l'ufficialità di questa decisione, il Form H2O Abruzzo ha scelto di rendere noto una documentazione puntuale e particolareggiata che racconta le condizioni del terreno sul quale è stato costruito l'albergo e fornisce una serie di interessanti elementi e dati. Sui quali discutere e riflettere. “Volevamo aspettare alcuni giorni per rispetto delle vittime e dei soccorritori, ma con l'inchiesta aperta dalla Procura è bene che questa documentazione diventi pubblica – si legge nel comunicato -.In Abruzzo sono decenni che rischi noti vengono ignorati. Per l'area del Rigopiano la prima mappa elaborata dalla Regione Abruzzo che segnalava criticità importanti è del periodo 1989-1991 ed è stata ripresa tal quale e, quindi, confermata dalla Giunta Regionale abruzzese con tanto di delibera il 27/12/2007, la n.1383, con cui è stato adottato il Piano di Assetto Idrogeologico. Le due carte ufficiali mostrano inequivocabilmente che l'hotel Rigopiano è costruito al centro di un'area con colate detritiche, dette conoidi. Sorge, cioè, su un'area rialzata formata proprio dai detriti che arrivano giù dal canalone a monte dell'albergo. Il fatto che ci fosse una struttura preesistente non vuol dire granché perché i tempi di ritorno di questi fenomeni estremi possono essere più lunghi di qualche decina di anni. Un po' come avviene per le piene dei fiumi, ci sono gli eventi che mediamente avvengono ogni 50 anni, quelli più importanti che avvengono ogni 100 anni e poi quelli estremi che possono avvenire ogni 500 anni e che raggiungono aree che sembravano ai non addetti ai lavori tranquille. Le carte del rischio tengono appunto conto – continua la nota -di questa periodicità perimetrando aree sempre più vaste al crescere del tempo di ritorno. I geologi identificano le aree di rischio non solo attraverso gli eventi già noti, riportati nel catasto di frane e valanghe, ma anche e soprattutto basandosi su alcune caratteristiche specifiche del terreno cui ricollegano il tipo di eventi che può verificarsi. E lì questi segnali dovevano essere evidentissimi, tanto che da decenni sono evidenziati sulle mappe ufficiali. D'altro lato, senza conoscere queste carte che oggi divulghiamo, solo interpretando le foto aeree, in questi giorni questo processo lo hanno spiegato benissimo diversi geologi. Ora abbiamo anche le mappe che dicono che gli enti avevano almeno gli elementi conoscitivi. Riportati ufficialmente. Insomma, al momento della ristrutturazione principale avvenuta circa dieci anni fa, che ha ampliato le capacità ricettive della struttura e quindi il rischio intrinseco, c'erano tutti gli elementi, sia sul terreno, sia nelle carte, per accorgersi dei problemi. Negli atti del procedimento amministrativo della ristrutturazione dell'albergo sarà interessante verificare cosa vi è scritto, visto che il Decreto 11/03/1988 dal titolo evocativo,Norme tecniche riguardanti le indagini sui terreni e sulle rocce, la stabilità dei pendii naturali e delle scarpate, i criteri generali e le prescrizioni per la progettazione, l'esecuzione e il collaudo delle opere di sostegno delle terre e delle opere di fondazione. Istruzioni per l'applicazione, obbliga a rilevare anche questi aspetti ed evidenziarne i potenziali effetti”. Per il Forum ci sarebbe stata una grave omissione da parte della Regione Abruzzo che si era dotata di una legge sulle valanghe 25 anni fa, “la n.47/1992, in cui si prevedeva l'inedificabilità per le aree a rischio potenziale di caduta e la chiusura invernale delle strutture preesistenti in caso di pericolo. La mappa in 25 anni non è stata mai redatta. Forse perché crea problemi a progetti infrastrutturali in montagna, anche quelli recentemente messi in cantiere dal Masterplan della Regione Abruzzo?” E nel comunicato si precisa anche che i documenti sono sul sito web della Regione, si possono trovare in pochi minuti. “Stiamo in queste ore predisponendo note ufficiali con tutti i particolari”. Nessuna sorpresa dice il Forum che da tempo ha sotto la lente di ingrandimento la situazione dell'ambiente e le grandi opere. “Tutti giorni in Abruzzo la tutela di cose e persone dal rischio viene dopo i profitti e le grandi opere. Il caso del Rigopiano nasce da un brodo di coltura, con miriadi di casi di opere realizzate in aree rischiose da cui poi emerge la singola tragedia. Vogliamo dire che l'ultimo grande elettrodotto abruzzese, il Villanova - Gissi di Terna, inaugurato a febbraio 2016, ha 55 tralicci su 150 in aree a rischio frana o esondazione? Tutto con il timbro del Ministero dell'Ambiente e con il paradosso che ancora oggi l'Autorità di bacino sta facendo a posteriori i controlli che dovevano essere preventivi” Parole pesanti che non risparmiano nemmeno un'altra opera pubblica del masterplan, la Fondovalle Sangro, in appalto all'Anas, una strada che il Forum dell'Acqua ritiene sì necessaria ma che costerà il triplo dei costi standard “190 milioni di euro per 5 km, la spropositata cifra di 36 milioni di euro a km. Perché? L'Anas e la Regione Abruzzo hanno consapevolmente deviato il tracciato esistente che poteva essere ammodernato cambiando versante e puntando esattamente verso aree mappate con frane addirittura attive. Un'opera osannata su cui nessuno, tranne noi, visti pure con fastidio dal presidente della Regione, sta chiedendo le ragioni di queste scelte che determinano anche pesantissime conseguenze economiche. Siamo tristemente consapevoli di lavorare già su progetti che forse porteranno a qualche tragedia tra dieci anni-venti anni. Dobbiamo finirla, si rivedano le scelte e le priorità. Con i fatti”.

Si allegano:

a)la mappa del 1991, tratta tramite screenshot dal portale cartografico regionale (il punto rosso, aggiunto da noi, segnala la posizione del Rigopiano);

b)l'estratto della la mappa del 2007 (il punto rosso, aggiunto da noi, segnala la posizione del Rigopiano), disponibile integralmente qui (cliccare su 350 - O; si vede in basso a destra): http://autoritabacini.regione.abruzzo.it/index.php/carta-geomorfologica-pai

 

 



 

Continua il lavoro disperato e incessante dei soccorritori che in questi giorni non si sono mai fermati, proseguono con la forza, la determinazione e con la speranza di sentire ancora qualche voce, di poter sorridere e applaudire come è successo con le persone estratte vive dalla trappola di neve e macerie dell'Hotel Rigopiano di Farindola. E se da una parte c'è questa Italia, che lavora, che è solidale, che non si tira indietro, che va avanti mettendo a rischio anche la propria vita dall'altra c'è quella dei ritardi, forse colpevoli, delle negligenze, della burocrazia, dell'approssimazione, del lasciar correre. Quella mail di richiesta di aiuto e di mezzi per liberare le strada dalla neve inviata dalla direzione dell'Hotel Rigopiano 11 ore ore prima che un valanga si abbattesse con furia devastante e distruttrice sulla struttura, è l'esempio di un'Italia troppo spesso superficiale e impreparata. Sono parole chiare quelle scritte e inviate al Prefetto di Pescara, che raccontano una situazione di estrema difficoltà e la paura degli ospiti dell'Hotel provati dalla neve e dalle scosse di terremoto, tutti con il desiderio di tornare a casa al più presto. La storia è ormai tristemente nota e le responsabilità dovranno essere accertate. La polemica, le accuse, la rabbia, il dolore, la disperazione dei famigliari dei 23 ospiti ancora dispersi che chiedono di sapere qualcosa in più oltre alle frammentate notizie che arrivano, disegnano l'attuale scenario, replicato in tutte le trasmissioni e i tg regionali e nazionali e sul web. A Castel Frentano si continua a stare con il fiato sospeso, si continua a pregare, a sperare per Luciano e Silvano, la coppia di parrucchieri in vacanza all'Hotel Rigopiano, di cui non si sa nulla da quel maledetto 18 gennaio scorso. I figli Nicola, studente alla facoltà di Ingegneria ed Elia che ha scelto la professione dei genitori dopo aver conseguito la maturità scientifica, sono li all'ospedale di Pescara insieme ai parenti degli altri dispersi, in attesa che arrivi qualche bella notizia, così come è stato per i 9 che hanno rivisto la luce (gli altri due come si sa erano scampati per una favorevole casualità al violentissimo impatto). Non si può non sperare in un miracolo, la lotta è contro il tempo. La paura e la speranza sono i sentimenti che abitano Castel Frentano che dal giorno della tragedia sta vivendo in un'atmosfera surreale. I pensieri sono tutti rivolti a Luciano e Silvana, persone amate e stimate, che come abbiamo già detto e come è stato scritto in tanti servizi su quotidiani e social, sono molto apprezzati per il loro impegno, per l'attenzione, l'entusiasmo e la concretezza con i quali hanno partecipato e risposto a tutte le iniziative, dalle sociali alle culturali. Con uno spirito di grande e sincera solidarietà. L'auspicio è che al più presto questo muro di silenzio venga infranto da una buona notizia. Non si può far altro che aspettare, pregare e non perdere la speranza.(p.d.f)

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