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Il settore forestale in Abruzzo è completamente bloccato. La Federazione degli ordini provinciali dei dottori agronomi e dottori forestali d’Abruzzo torna a lanciare l’allarme sul grave stallo che interessa boschi, foreste, tecnici specializzati, aziende e dottori agronomi e forestali a causa di una totale mancanza di programmazione. Le conseguenze sono molteplici: da professionisti non ancora pagati, fino a bandi inapplicabili i cui finanziamenti rischiano di tornare indietro e opportunità economiche totalmente snobbate in quella che dovrebbe essere la “regione verde d’Europa”.

L’immobilismo regionale sul settore forestale abruzzese è ormai conclamato. Se nelle scorse settimane la Federazione dei dottori agronomi e forestali d’Abruzzo aveva insistito sull’importanza di avviare una programmazione seria del settore, anche in considerazione del fatto che il 43% del territorio regionale è coperto da foreste, ad oggi si trova a constatare che nulla è stato ancora fatto. L’ente si associa al recente appello del presidente di Confagricoltura, Concezio Gasbarro e denuncia, ancora una volta, “’l’assenza di una politica forestale regionale e l’indifferenza totale verso i portatori d’interesse del settore”. Di qui la richiesta della Federazione di un incontro urgente con il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso e l’assessore regionale all’Agricoltura, Dino Pepe, per chiedere di rendere efficiente ed efficaci i servizi competenti che ruotano intorno al settore foreste, di riportarli tutti in una unica sede, Pescara, vicina ad uffici come il Demanio regionale, il Servizio Idrografico e lo stesso assessorato all’Agricoltura. Ancora, la Federazione reclama una modifica del Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020 con la rimodulazione della dotazione finanziaria ritenuta troppo bassa per sostenere la ripresa demografica e quella delle economie montane e di modificare i compensi dovuti ai tecnici professionisti a cui attualmente viene riconosciuta una percentuale che risulta essere tra le più basse in Europa. A tal riguardo si evidenzia che diversi tecnici e comuni abruzzesi non sono ancora stati pagati totalmente e la Federazione dei dottori agronomi e dei dottori forestali è stata costretta a presentare, lo scorso luglio, un esposto alla Corte dei conti per smuovere le istruttorie e i pagamenti.

Altra richiesta riguarda la costituzione di un tavolo permanente sulle foreste in cui vengano convocati tutti gli attori del settore: Federazione regionale degli agronomi e forestali, associazioni professionali agricole, sindaci montani dei territori montani interessati dalla presenza di boschi, rappresentanti di ditte e consorzi e cooperative forestali, associazioni ambientaliste, parchi e riserve, comuni.

Uno degli aspetti più contingenti della programmazione del settore forestale riguarda infatti la selvicoltura, settore considerato dal regolamento UE numero 1305/2013, come parte integrante dello sviluppo rurale assieme allo sviluppo delle aree forestali e alla gestione sostenibile delle risorse boschive e delle aree montane. Eppure nel Psr 2007-2013 la pianificazione prevista è stata completamente disattesa a causa di bandi lunghi e inapplicabili. Stessa cosa sta per verificarsi con la programmazione attuale. La Federazione dei dottori agronomi e dottori forestali insiste anche affinchè riparta il taglio sostenibile dei boschi. Secondo i dati rilevati dall’ex Inea (Istituto nazionale di economia agraria), oggi Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), in tutt’Abruzzo si è tagliato annualmente meno che nella sola Foresta umbra sul Gargano.

“Quello che vogliamo – chiarisce il presidente della Federazione, Mario Di Pardo - non deve far spaventare i cittadini, dal momento che il bosco cresce più di quello che sostenibilmente vorremmo prelevare. Anzi, bisognerebbe spaventarsi piuttosto dell’abbandono per gli incendi, il dissesto idrogeologico, il proliferare di fitopatologie e della legna comprata, sicuramente estera, e derivata, spesso, da tagli illegali nei paesi dell’Est.  Non si può oggi pensare che la Regione sia bloccata a causa di bandi inapplicabili e sia costretta a rimandare indietro soldi facilmente spendibili e utili al Pil regionale. L’ora delle fooreste è giunta e la politica adesso ne deve prendere coscienza”.

 

LANCIANO - Il numero degli iscritti in continua crescita; maggiori servizi per le aziende; un occhio di riguardo alla cultura con iniziative che valorizzano poesia, arte ed impresa; un accordo con Arco Consumatori regionale. Così cresce Ascom-Abruzzo e il punto è stato fatto durante l'assemblea annuale dei soci, tenuta a Lanciano. Oltre un centinaio i delegati presenti all'iniziativa.  “L'associazione – spiega Angelo Allegrino, presidente Ascom- Abruzzo – è in continua espansione, sempre più radicata nel territorio. Siamo al lavoro con i vari presidenti cittadini – Ortona, Vasto, Chieti, San Salvo, Atessa, Francavilla, Lanciano – per affrontare e cercare, quando è possibile, insieme alle amministrazioni comunali, di risolvere i problemi maggiori, quelli che più attanagliano i settori di commercio, servizi e turismo. E, peculiarità di quest'associazione, siamo molto impegnati  in campo culturale, con il format “Poesia e impresa”, che abbiamo esportato con successo anche fuori regione. Comunque noi siamo aperti a qualsiasi dialogo, a proposte, e quindi grande disponibilità nei confronti delle aziende, degli associati e dei cittadini, considerando che abbiamo stretto un accordo di collaborazione con Arco Consumatori”.

“Un'impresa che funziona - dice Franco Venni, presidente di Arco Consumatori – si tramuta sicuramente in un vantaggio per il consumatore: di qui l'accordo con Ascom-Abruzzo. Ci sono poi questioni sulle quali possiamo portare avanti insieme la battaglia: ad esempio l'inquinamento del mare e il malfunzionamento dei depuratori diffuso nella regione. Se il servizio di depurazione non è assicurato, perché continuare a pagare le bollette? Altra iniziativa su cui lavorare è quella della realizzazione di “Guide all'acquisto” per i consumatori: ogni imprenditore è esperto del proprio settore e quindi può dare consigli al consumatore su come scegliere e procedere all'acquisto di un certo prodotto”.

“Da tre anni - afferma Gianfranco Suriani, presidente provinciale Ascom Abruzzo Chieti – siamo presenti sul territorio. Tutta l'associazione, con le sue componenti e le sue attività, ha generato un notevole interesse. C'è tanto da fare, i problemi sono tanti e ci auguriamo di poterli risolvere con tanta buona volontà”.

“A Vasto - dichiara Renato Atturio, responsabile Ascom Abruzzo Vasto – stiamo lavorando con la nuova amministrazione comunale. Il piccolo commercio è alla deriva, così come l'artigianato, mentre la grande distribuzione avanza. E' necessario far ripartire il turismo e, per ciò, bisogna risolvere il problema della depurazione”.

“A San Salvo – evidenzia Carmine Venezia, responsabile Ascom Abruzzo  San Salvo – contiamo su un bel po' di associati e stiamo portando avanti, anche d'accordo con il Comune, varie iniziative per la valorizzazione del centro storico. Negli ultimi giorni, poi, furti nelle abitazioni e rapine sono diventate un'emergenza a cui bisogna rispondere con azioni decise e coese. E, per questo, faccio appello a tutti i gruppi politici”.

“La Ztl (Zona a traffico limitato) – sottolinea Fausto Memmo, responsabile Ascom Abruzzo Lanciano – è una delle questioni su cui siamo impegnati a Lanciano: la chiusura di diverse strade del centro storico sta portando alla morte le attività commerciali. Altro problema che cercheremo di portare all'attenzione degli enti preposti è l'abbandono della zona industriale, che versa nel completo degrado, in un rimpallo di responsabilità tra Comune e Consorzio”. “La Ztl di Lanciano – aggiunge Quirino Ciccocioppo, avvocato di Ascom  Abruzzo – , così come concepita, finora ha prodotto il solo risultato di mettere in difficoltà i commercianti del centro. Abbiamo avuto un peggioramento della circolazione veicolare, molte zone del centro storico sono abbandonate, sono aumentati furti e scippi. Stiamo valutando l'opportunità di intraprendere azioni legali a tutela dei commercianti”.

“Il centro di Chieti – dice Mimmo Liberi, responsabile Ascom Abruzzo Chieti – si è  man  mano spogliato: i negozi chiudono per non riaprire. Il centro si sta desertificando”.

“Ad Ortona – afferma Simona Di Castelnuovo, vice presidente Ascom Abruzzo Ortona – la situazione di crisi rispetta quella nazionale, con commercianti ed artigiani in grossa difficoltà. E molte scelte del Comune, come quella di promuovere fiere di scarsa qualità e valore, certo non aiutano. Anzi, peggiorano la situazione”.

“A Francavilla – conclude Vincenzo Consalvi, responsabile Ascom Abruzzo di Francavilla – la corsa stagione estiva ha fatto registrare un calo delle presenza del 40%. Negli anni precedenti la situazione non era stata rosea. Adesso dobbiamo cercare di ricreare le condizioni ideali per una prossima stagione estiva che sia fruttuosa: il mare è la nostra ricchezza e su di esso dobbiamo puntare. Noi non abbiamo fabbriche e l'unica occasione di crescita possibile è quella di riportare un turismo di qualità”.

 

LANCIANO - Il progetto per la realizzazione del nuovo ospedale Renzetti, nell'area dove si trova l'attuale nosocomio, è il tema all'ordine del giorno della seduta straordinaria del consiglio comunale di Lanciano, convocato dal presidente Leo Marongiu per lunedì 7 novembre alle ore 16.30. L'assise civica è chiamata a prendere atto della delibera di giunta - approvata nei mesi scorsi - sulla localizzazione del nuovo presidio.


Ascoltare il barrito d’amore di 140 cervi a Piane di Pezza, nello scenario naturale del Parco regionale Sirente-Velino. E’ l’essenza dell’autenticità che l’Abruzzo intende promuovere per trasformarsi in una destinazione turistica di respiro nazionale ed internazionale. Ed è anche l’ambiziosa sfida lanciata dalla Regione che, questa mattina, a Roma, nella splendida cornice della Casa del Cinema, ha presentato alla stampa “Abruzzo Open Day Winter - Non sarà il solito inverno”, il primo atto di un vasto progetto di promozione turistica che partirà il prossimo 26 ottobre e che, per sette giorni, fino al 2 novembre, prevede un ricco ed articolato programma di eventi consultabili sul sito www.opendayabruzzo.it. Otto giorni in cui sarà possibile soggiornare in Abruzzo a costi molto contenuti (un pernottamento gratis ogni due giorni di permanenza e due giorni gratis ogni sei) mentre per i bimbi da 0 a 12 anni il soggiorno sarà interamente gratuito.  “La domanda di turismo sta cambiando, - ha esordito il vice presidente della Giunta regionale d’Abruzzo, Giovanni Lolli -  oggi il turista non si accontenta più di trascorrere un periodo di relax ma è un viaggiatore esigente che intende vivere un’esperienza completa nel territorio che sceglie per la sua vacanza. In sostanza, il turista vuole capire come si mangia, quali sono le principali attività culturali, desidera conoscere il paesaggio, la storia del territorio che lo ospita. In una parola, vuole portarsi dietro il senso di una identità e l’Abruzzo è in grado di offrire tutto questo e molto di più – afferma Lolli – considerando anche che detiene il “monopolio” dell’alta montagna nel centro-sud e la nostra montagna è capace di emozionare. Così come siamo monopolisti dell’accoppiata mare-monti che consente, caso raro in Italia ed in Europa, di sciare e di andare a prendere il sole sulla spiaggia nell’arco della stessa giornata. Una regione che può vantarsi – ha aggiunto – di essere considerata uno dei posti meno manomessi dall’intervento dell’uomo.  Un prodotto turistico efficace non lo costruisce solo la Regione ma i veri protagonisti sono gli operatori del settore- ha proseguito - ed in questo contesto, grazie anche alla legge regionale sulle PMC E DMC, si è creata una rete efficace che si sta rivelando una vera carta vincente. Così come l’idea della rete ha consentito di creare il primo Distretto turistico di montagna nel parco Gran Sasso-Monti della Laga che ora accoglierà anche i territori colpiti dal sisma di Accumoli, Amatrice ed Arquata del Tronto”.  Lolli, a tal proposito, ha sottolineato che “l’Appennino ha fatto la storia dell’Italia e noi abruzzesi, insieme ai fratelli delle altre regioni non abbandoneremo mai i nostri territori ma occorre viverli in sicurezza e stiamo lavorando anche per raggiungere questo obiettivo”. Il direttore del Dipartimento Turismo, Cultura e Paesaggio, Giancarlo Zappacosta, nel presentare il progetto, ha evidenziato che “l’Abruzzo, per la prima volta, diventa vetrina delle proprie eccellenze e si gioca gran parte della sua credibilità al fine di evitare di essere ancora definito “is not destination”.  Stiamo dando vita – ha aggiunto - ad una operazione che ha una sua unicità e che punta al massimo sul turismo emozionale ed esperienziale.  Il prologo si è avuto qualche settimana fa a Pescara con il concerto del maestro Goran Bregovic – ha ricordato - mentre dal 26 i turisti saranno invitati a scoprire itinerari della natura, del gusto, della cultura, dell’arte e dello sport in circa 200 eventi quasi in contemporanea”. A testimoniare la strategicità dell’iniziativa per l’Abruzzo è stata la presenza del direttore generale della Regione, Cristina Gerardis che ha messo in risalto come il valore aggiunto di questo progetto possa essere rappresentato dal grande spirito di accoglienza che da sempre contraddistingue gli abruzzesi. “Inoltre, - ha spiegato la Gerardis – va messo in evidenza il percorso culturale di evoluzione che è stato compiuto e che consiste nel mettere a disposizione dei turisti una piattaforma di booking che consente, senza filtri ed intermediazioni, di prenotare la propria presenza sia nelle strutture ricettive aderenti all’iniziativa che agli eventi, con un semplice clic. Un esempio di turismo innovativo i cui riscontri saranno immediatamente tangibili e che ci auguriamo possa dare buoni frutti”. Alla presentazione di Abruzzo Open Day Winter sono intervenuti anche l’antropologo culturale Franco La Cecla e la presidente di Confindustria Intellect Donatella Consolandi che, condividendo lo spirito di questa proposta turistica corale dell’Abruzzo, rimarcando che non ci siano precedenti nel settore e che forse la Regione e gli operatori turistici hanno imboccato la strada giusta. 

Parte anche in Abruzzo il programma nazionale per l'Inclusione Attiva (Sia) per la lotta alle povertà. Il via libera dopo una riunione tra i rappresentanti del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e gli Ambiti sociali regionali che dovranno gestire, insieme con i Comuni e l'Inps, la partita sulle modalità di attuazione delle misure previste nel piano nazionale. Con il Sia cambia totalmente la filosofia di sostegno alle persone e famiglie che versano in stato di povertà. "Viene completamente capovolta - spiega l'assessore alle Politiche sociali Marinella Sclocco che ha coordinato la riunione operativa - la vecchia filosofia della lotta alla povertà, basata tutta sulla cosiddetta social card, un sistema passivo di assistenzialismo che ha generato non poche disfunzioni non venendo incontro alle reali esigenze delle famiglie più bisognose. Per avere infatti l'erogazione del sussidio economico sarà necessario aderire ad un progetto personalizzato sociale e lavorativo". Sul SIA il governo ha previsto, per il 2016, risorse finanziarie per 750 milioni di euro destinate a salire ad un miliardo già nella prossima Legge di Stabilità 2017. In Abruzzo la dotazione finanziaria è di 17 milioni di euro, "ma siamo pronti ad integrare questo fondo - aggiunge Sclocco - con risorse del nostro bilancio o facendo leva su progetti inserite nell'Fse 2014-2020". Altra importante elemento di novità "è la partecipazione attiva del beneficiario nel progetto assistenziale. Gli chiediamo cioè adempimenti inseriti nel patto che ha sottoscritto per confermare la misura in un'ottica di responsabilizzazione del soggetto stesso". Tecnicamente, il SIA è un patto tra servizi e famiglie che presuppone reciproci impegni e responsabilità. Per accedervi il cittadino può presentare le domande dal 2 settembre; entro due mesi verrà erogato il sussidio economico che può arrivare, in determinate condizioni, fino a 400 euro; entro 2 mesi dal primo accreditamento devono essere attivati i processi personalizzati. Per fruire della misura bisogna presentare un Isee sotto i 3000 euro e non percepire altre indennità di natura assistenziale superiori a 600 euro mensili. Le domande dovranno essere presentate ai Comuni di residenza.

Nel primo trimestre del 2016 in Abruzzo sono andati persi 12.517 posti di lavoro.  A lanciare l'allarme è Confartigianato Abruzzo. Il totale degli occupati passa dalle 493.622 unità dei primi tre mesi dello scorso anno, alle 481.105 unità dei primi tre mesi di quest'anno, con un tasso di occupazione pari al 55,18%. Dal 2012 al 2015 gli occupati in Abruzzo sono passati da 500.309 (tasso di occupazione 56,66%) a 478.671 (54,50%): bruciati 21.638 posti di lavoro. E' quanto emerge da un'analisi di Confartigianato Abruzzo, che ha elaborato gli ultimi dati Istat. Il tasso di disoccupazione è a quota 12,7% e i disoccupati sono pari a 70.004 unità, dato leggermente migliore rispetto al primo trimestre dello scorso anno (71.794), ma in peggioramento se si considera l'intero 2015 (69.111, 12,62%). Dal 2012 al 2015 i disoccupati sono passati da 46.763 (8,57%) a 69.111 unità (12,62%): una crescita esponenziale pari a 22.348 unità. "Restano allarmanti i dati abruzzesi, che comunque riflettono la situazione nazionale, ancora estremamente difficile a causa di una crisi generale – commenta il segretario regionale di Confartigianato, Daniele Giangiulli – I segnali di uscita dalla drammatica congiuntura economica purtroppo continuano a non vedersi. Tutte le risorse e tutti gli strumenti a disposizione vanno ottimizzati per abbattere il cuneo fiscale e il costo del lavoro". "Anche alla luce del Patto per lo Sviluppo firmato la Regione Abruzzo deve accelerare processi di politiche attive del lavoro con la pubblicazione di bandi frutto della nuova programmazione comunitaria 2014-2020”, conclude Giangiulli.

Anche quest'anno l'evento del Movimento Turismo Vino Italia ha confermato di essere appuntamento di riferimento nazionale nel settore enoturistico con circa un milione di persone che nel week-end appena trascorso hanno visitato le oltre 800 cantine italiane aderenti all'associazione.

In Abruzzo confermato il trend di crescita dei visitatori negli ultimi anni sia per quanto riguarda i flussi interni che nella percentuale di partecipanti in arrivo da altre regioni italiani e dall'estero.

Secondo le nostre stime sono stati circa 40.000 gli enonauti che calice al collo hanno visitato le 38 aziende abruzzesi che hanno aderito in quest'anno” dice Nicola D'Auria, Presidente di MTV Abruzzo:"sono state servite almeno 120.000 degustazioni e organizzate oltre 800 visite guidate spesso anche in doppia lingua".

Risultati, quelli abruzzesi, molto soddisfacenti e frutto di una strategia pluriennale che nel tempo sta portando ad una sorta di “selezione naturale” delle aziende aderenti che devono vedere in “Cantine Aperte” non un giorno di festa e maggiori incassi per l'azienda ma un week-end in cui dimostrare l'accoglienza quotidiana che sono capaci di offrire ai visitatori.

"Il numero inferiore di aziende aderenti è dovuto proprio a questo principio che stiamo adottando come MTV Abruzzo" dice sempre D'Auria “per cui premiamo tutte quelle aziende che garantiscono buoni standard di accoglienza in cantina non solo nella due giorni di maggio ma durante tutto l'anno. Le cantine iscritte ad MTV Abruzzo sono inoltre quelle che durante tutto l'anno si occupano di promozione territoriale e turistica affiancando la stessa alla ricerca e alla cura nella produzione vitivinicola. Siamo soddisfattissimi che questa scelta sia apprezzata anche dai visitatori che sono quindi in aumento di anno in anno.

Da non dimenticare inoltre lo scopo anche benefico della manifestazione con gran parte del ricavato derivante dalla vendita del kit (calice + sacchetta) che le 38 cantine destineranno all'associazione AIL di Pescara impegnata nella ricerca scientifica per la cura delle leucemie, dei linfomi e del mieloma.

"I boschi d’Abruzzo, la regione verde d’Europa con una superficie boschiva simile a quella del Piemonte, sono completamente abbandonati a se stessi. Colpa di una cronica mancanza di programmazione del settore, che comporta la quasi totale carenza di figure professionali appropriate negli organici della Regione e la difficoltà di completare in tempo, nei pur ampi periodi garantiti dalla Legge quadro forestale, gli iter autorizzativi per i progetti di taglio. L’allarme della Federazione dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali d’Abruzzo: “Il settore è semi paralizzato”. Esprime forte preoccupazione la Federazione Regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali dell’Abruzzo sulla gestione del patrimonio forestale abruzzese. Nonostante la regione dei parchi presenti una superficie forestale totale di 438.590 ettari (fonte Infc Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi di Carbonio), manca ad oggi ancora un Regolamento sulla legge quadro regionale forestale. La stessa legge aveva avuto negli anni un ritardo pluridecennale ed è stata promulgata, grazie anche all’aiuto tecnico-istituzionale della Federazione, soltanto nel 2014. Il regolamento sarebbe dovuto arrivare 180 giorni dopo, ma attualmente esiste solo una bozza. Sia la Federazione dottori agronomi e forestali, sia altri enti, hanno inviato infatti delle osservazioni al Regolamento perché ritenuto troppo articolato e complesso e di difficile applicazione. Nel frattempo tutto tace. Le risorse umane destinate al settore sono totalmente inadeguate e la Regione Abruzzo ha assunto, con una riforma, tutte le competenze una volta svolte dal Corpo Forestale dello Stato, avocando a sè una miriade di sottoservizi che hanno finito per indebolire ancor di più il settore. Nell’ultimo decennio “il polmone verde” abruzzese ha assistito a una sempre maggiore “burocratizzazione” e ad una costante diminuzione delle risorse finanziarie previste nell’ambito delle misure forestali del Programma di Sviluppo Rurale. I bandi pubblici pubblicati nel precedente PSR 2007-2013 sono risultati troppo complessi e ciò ha portato a non utilizzare tutte le somme messe a disposizione del settore con un ulteriore minor impegno finanziario sul nuovo PSR 2014-2020. Nessuno, durante il precedente PSR 2017-2013 e nella costruzione del nuovo 2014-2020, si è posto il problema o ha pensato di chiedere ai famosi “portatori di interesse” cioè professionisti Dottori Agronomi e Dottori Forestali, aziende boschive ed Enti proprietari dei boschi, quali fossero i problemi reali. Lo stallo amministrativo, tecnico e finanziario riguarda anche la pianificazione forestale. Nel periodo 2003-2008 la Regione ha cofinanziato, per diversi milioni di euro, circa 40 Piani di Gestione Forestali destinati alla pianificazione delle risorse silvo-pastorali di proprietà dei Comuni, che risulterebbero di grande utilità per agevolare la realizzazione dei tagli boschivi e il positivo uso dei fondi comunitari. I piani redatti da tecnici forestali incaricati dai Comuni sono stati ultimati e presentati in Regione nel corso del biennio 2008-2009 e successivamente sottoposti dal Corpo Forestale dello Stato ad analisi e istruttorie che però risultano ancora parziali e incomplete. Attualmente tutti i comuni coinvolti assistono impotenti al paradosso di avere tutti i piani di Gestione Forestale in sospeso, con relative gravi inadempienze della Regione Abruzzo, per procedimenti amministrativi aperti che comportano una sospensione della restante parte del cofinanziamento. Non programmare significa non solo lasciare uno dei più ricchi patrimoni boschivi italiani abbandonato a se stesso, ma anche provocare una serie di conseguenze dal punto di vista dello spreco di fondi e del mancato avvio di circuiti virtuosi nel settore che può e deve essere considerato una risorsa. Come già evidenziato la superficie forestale totale abruzzese ammonta a 438.590 ettari che, rapportata alla superficie territoriale, evidenzia un indice di boscosità superiore al 40%. Di questa superficie oltre 391.000 ettari sono ascrivibili alla macro categoria “bosco” e sempre secondo i dati ottenuti dai rilievi condotti in ambito Infc (Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi di Carbonio), circa l’81% di tali formazioni risulta disponibile al prelievo legnoso per un quantitativo di circa 316.000 ettari. Se si applicassero correttamente i principi della Gestione Forestale Sostenibile (GFS), si potrebbe calcolare un potenziale prelievo legnoso di 1.074.400 metri cubi annui. Si tratta di quella “riserva” boschiva che può essere prelevata senza danni alle foreste, anzi aiutandole a rigenerarsi, e che potrebbe originare un indotto di lavoro, sia per imprese boschive che si occupano della prima lavorazione, che per imprese commerciali, addette alla vendita al minuto, di circa 75.208.000 di euro l’anno, per una produzione lorda vendibile di circa  107.440.000 di euro l’anno.  In Abruzzo oltre il 70% della proprietà boschiva è pubblica (Comuni o Amministrazioni Separate di Uso Civico), quindi i Comuni montani, con una gestione oculata del proprio patrimonio forestale (GFS) potrebbero contare su un ricavo di circa 21.488.000 euro l’anno. “Gli operatori forestali, proprietari di boschi, ditte forestali e tecnici – interviene il presidente della Federazione dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali dell’Abruzzo, Mario Di Pardo - auspicherebbero ben altra attenzione e protagonismo da parte della Regione, soprattutto nell’attuale e difficile momento che vive il settore e alla luce del fatto che larga parte del territorio regionale è sottoposto a vincoli ambientali, a causa dei quali le normali attività selvicolturali sono spesso ed erroneamente interpretate come danni ambientali, ostacolando e esautorando di fatto la gestione forestale. Ma forse per la Regione Abruzzo le foreste non esistono in una regione che è la terza in Italia per indice di boscosità e dove sono presenti ben tre parchi nazionali e un parco regionale e che si vanta di avere boschi vetusti importanti a livello internazionale”.

Il secondo semestre 2015 consegna per il commercio e l’artigianato abruzzesi una serie di segnali interpretabili positivamente nel loro complesso. Lo rileva l'indagine congiunturale del Cresa. Le principali variabili analizzate compaiono ancora con il segno negativo davanti, tuttavia l’intensità dell’arretramento si è sensibilmente attenuata rispetto al passato. Sia le imprese commerciali che quelle artigiane chiudono il 2015 con una flessione del fatturato di circa l’un per cento rispetto al 2014. Nel commercio, sono ancora le imprese della grande distribuzione a pagare il prezzo più elevato, anche sotto il profilo occupazionale, mentre quelle della ristorazione sembrano mostrare una maggiore capacità di ripresa. Nella media dell’anno l’artigianato edile e quello manifatturiero scontano ancora gli effetti della fase ciclica negativa. Tuttavia, il secondo semestre sembra offrire spunti per una lettura meno pessimistica dei mesi futuri: sia in termini congiunturali che tendenziali, edilizia e servizi alle imprese mostrano modesti avanzamenti nel fatturato e una forte attenuazione nella flessione delle altre variabili. Prevale ancora un certo scetticismo sulle prospettive future: i saldi delle risposte raccolte sia tra gli operatori del commercio che tra gli artigiani restano negativi e bisognerà attendere un po’ prima di avere indicazioni più precise sulle dinamiche in corso. Il Presidente del Cresa Roberto Di Vincenzo sottolinea la delicatezza del momento: “Cominciano ad intravedersi gli effetti della pur timida ripresa della domanda interna: vanno valutati positivamente i segnali che arrivano dalla ristorazione ma anche quelli delle imprese edili artigiane, movimenti importanti che monitoreremo con rinnovata attenzione nei prossimi mesi”. Analogo il commento del direttore Francesco Prosperococco che, pur sottolineando la permanenza di “elementi di incertezza che fanno pensare che le difficoltà non sono ancora completamente superate, fanno tuttavia ben sperare per l’anno in corso le previsioni di ripresa sui consumi delle famiglie anche della nostra regione”.

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