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Anche quest'anno l'evento del Movimento Turismo Vino Italia ha confermato di essere appuntamento di riferimento nazionale nel settore enoturistico con circa un milione di persone che nel week-end appena trascorso hanno visitato le oltre 800 cantine italiane aderenti all'associazione.

In Abruzzo confermato il trend di crescita dei visitatori negli ultimi anni sia per quanto riguarda i flussi interni che nella percentuale di partecipanti in arrivo da altre regioni italiani e dall'estero.

Secondo le nostre stime sono stati circa 40.000 gli enonauti che calice al collo hanno visitato le 38 aziende abruzzesi che hanno aderito in quest'anno” dice Nicola D'Auria, Presidente di MTV Abruzzo:"sono state servite almeno 120.000 degustazioni e organizzate oltre 800 visite guidate spesso anche in doppia lingua".

Risultati, quelli abruzzesi, molto soddisfacenti e frutto di una strategia pluriennale che nel tempo sta portando ad una sorta di “selezione naturale” delle aziende aderenti che devono vedere in “Cantine Aperte” non un giorno di festa e maggiori incassi per l'azienda ma un week-end in cui dimostrare l'accoglienza quotidiana che sono capaci di offrire ai visitatori.

"Il numero inferiore di aziende aderenti è dovuto proprio a questo principio che stiamo adottando come MTV Abruzzo" dice sempre D'Auria “per cui premiamo tutte quelle aziende che garantiscono buoni standard di accoglienza in cantina non solo nella due giorni di maggio ma durante tutto l'anno. Le cantine iscritte ad MTV Abruzzo sono inoltre quelle che durante tutto l'anno si occupano di promozione territoriale e turistica affiancando la stessa alla ricerca e alla cura nella produzione vitivinicola. Siamo soddisfattissimi che questa scelta sia apprezzata anche dai visitatori che sono quindi in aumento di anno in anno.

Da non dimenticare inoltre lo scopo anche benefico della manifestazione con gran parte del ricavato derivante dalla vendita del kit (calice + sacchetta) che le 38 cantine destineranno all'associazione AIL di Pescara impegnata nella ricerca scientifica per la cura delle leucemie, dei linfomi e del mieloma.

"I boschi d’Abruzzo, la regione verde d’Europa con una superficie boschiva simile a quella del Piemonte, sono completamente abbandonati a se stessi. Colpa di una cronica mancanza di programmazione del settore, che comporta la quasi totale carenza di figure professionali appropriate negli organici della Regione e la difficoltà di completare in tempo, nei pur ampi periodi garantiti dalla Legge quadro forestale, gli iter autorizzativi per i progetti di taglio. L’allarme della Federazione dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali d’Abruzzo: “Il settore è semi paralizzato”. Esprime forte preoccupazione la Federazione Regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali dell’Abruzzo sulla gestione del patrimonio forestale abruzzese. Nonostante la regione dei parchi presenti una superficie forestale totale di 438.590 ettari (fonte Infc Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi di Carbonio), manca ad oggi ancora un Regolamento sulla legge quadro regionale forestale. La stessa legge aveva avuto negli anni un ritardo pluridecennale ed è stata promulgata, grazie anche all’aiuto tecnico-istituzionale della Federazione, soltanto nel 2014. Il regolamento sarebbe dovuto arrivare 180 giorni dopo, ma attualmente esiste solo una bozza. Sia la Federazione dottori agronomi e forestali, sia altri enti, hanno inviato infatti delle osservazioni al Regolamento perché ritenuto troppo articolato e complesso e di difficile applicazione. Nel frattempo tutto tace. Le risorse umane destinate al settore sono totalmente inadeguate e la Regione Abruzzo ha assunto, con una riforma, tutte le competenze una volta svolte dal Corpo Forestale dello Stato, avocando a sè una miriade di sottoservizi che hanno finito per indebolire ancor di più il settore. Nell’ultimo decennio “il polmone verde” abruzzese ha assistito a una sempre maggiore “burocratizzazione” e ad una costante diminuzione delle risorse finanziarie previste nell’ambito delle misure forestali del Programma di Sviluppo Rurale. I bandi pubblici pubblicati nel precedente PSR 2007-2013 sono risultati troppo complessi e ciò ha portato a non utilizzare tutte le somme messe a disposizione del settore con un ulteriore minor impegno finanziario sul nuovo PSR 2014-2020. Nessuno, durante il precedente PSR 2017-2013 e nella costruzione del nuovo 2014-2020, si è posto il problema o ha pensato di chiedere ai famosi “portatori di interesse” cioè professionisti Dottori Agronomi e Dottori Forestali, aziende boschive ed Enti proprietari dei boschi, quali fossero i problemi reali. Lo stallo amministrativo, tecnico e finanziario riguarda anche la pianificazione forestale. Nel periodo 2003-2008 la Regione ha cofinanziato, per diversi milioni di euro, circa 40 Piani di Gestione Forestali destinati alla pianificazione delle risorse silvo-pastorali di proprietà dei Comuni, che risulterebbero di grande utilità per agevolare la realizzazione dei tagli boschivi e il positivo uso dei fondi comunitari. I piani redatti da tecnici forestali incaricati dai Comuni sono stati ultimati e presentati in Regione nel corso del biennio 2008-2009 e successivamente sottoposti dal Corpo Forestale dello Stato ad analisi e istruttorie che però risultano ancora parziali e incomplete. Attualmente tutti i comuni coinvolti assistono impotenti al paradosso di avere tutti i piani di Gestione Forestale in sospeso, con relative gravi inadempienze della Regione Abruzzo, per procedimenti amministrativi aperti che comportano una sospensione della restante parte del cofinanziamento. Non programmare significa non solo lasciare uno dei più ricchi patrimoni boschivi italiani abbandonato a se stesso, ma anche provocare una serie di conseguenze dal punto di vista dello spreco di fondi e del mancato avvio di circuiti virtuosi nel settore che può e deve essere considerato una risorsa. Come già evidenziato la superficie forestale totale abruzzese ammonta a 438.590 ettari che, rapportata alla superficie territoriale, evidenzia un indice di boscosità superiore al 40%. Di questa superficie oltre 391.000 ettari sono ascrivibili alla macro categoria “bosco” e sempre secondo i dati ottenuti dai rilievi condotti in ambito Infc (Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi di Carbonio), circa l’81% di tali formazioni risulta disponibile al prelievo legnoso per un quantitativo di circa 316.000 ettari. Se si applicassero correttamente i principi della Gestione Forestale Sostenibile (GFS), si potrebbe calcolare un potenziale prelievo legnoso di 1.074.400 metri cubi annui. Si tratta di quella “riserva” boschiva che può essere prelevata senza danni alle foreste, anzi aiutandole a rigenerarsi, e che potrebbe originare un indotto di lavoro, sia per imprese boschive che si occupano della prima lavorazione, che per imprese commerciali, addette alla vendita al minuto, di circa 75.208.000 di euro l’anno, per una produzione lorda vendibile di circa  107.440.000 di euro l’anno.  In Abruzzo oltre il 70% della proprietà boschiva è pubblica (Comuni o Amministrazioni Separate di Uso Civico), quindi i Comuni montani, con una gestione oculata del proprio patrimonio forestale (GFS) potrebbero contare su un ricavo di circa 21.488.000 euro l’anno. “Gli operatori forestali, proprietari di boschi, ditte forestali e tecnici – interviene il presidente della Federazione dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali dell’Abruzzo, Mario Di Pardo - auspicherebbero ben altra attenzione e protagonismo da parte della Regione, soprattutto nell’attuale e difficile momento che vive il settore e alla luce del fatto che larga parte del territorio regionale è sottoposto a vincoli ambientali, a causa dei quali le normali attività selvicolturali sono spesso ed erroneamente interpretate come danni ambientali, ostacolando e esautorando di fatto la gestione forestale. Ma forse per la Regione Abruzzo le foreste non esistono in una regione che è la terza in Italia per indice di boscosità e dove sono presenti ben tre parchi nazionali e un parco regionale e che si vanta di avere boschi vetusti importanti a livello internazionale”.

Il secondo semestre 2015 consegna per il commercio e l’artigianato abruzzesi una serie di segnali interpretabili positivamente nel loro complesso. Lo rileva l'indagine congiunturale del Cresa. Le principali variabili analizzate compaiono ancora con il segno negativo davanti, tuttavia l’intensità dell’arretramento si è sensibilmente attenuata rispetto al passato. Sia le imprese commerciali che quelle artigiane chiudono il 2015 con una flessione del fatturato di circa l’un per cento rispetto al 2014. Nel commercio, sono ancora le imprese della grande distribuzione a pagare il prezzo più elevato, anche sotto il profilo occupazionale, mentre quelle della ristorazione sembrano mostrare una maggiore capacità di ripresa. Nella media dell’anno l’artigianato edile e quello manifatturiero scontano ancora gli effetti della fase ciclica negativa. Tuttavia, il secondo semestre sembra offrire spunti per una lettura meno pessimistica dei mesi futuri: sia in termini congiunturali che tendenziali, edilizia e servizi alle imprese mostrano modesti avanzamenti nel fatturato e una forte attenuazione nella flessione delle altre variabili. Prevale ancora un certo scetticismo sulle prospettive future: i saldi delle risposte raccolte sia tra gli operatori del commercio che tra gli artigiani restano negativi e bisognerà attendere un po’ prima di avere indicazioni più precise sulle dinamiche in corso. Il Presidente del Cresa Roberto Di Vincenzo sottolinea la delicatezza del momento: “Cominciano ad intravedersi gli effetti della pur timida ripresa della domanda interna: vanno valutati positivamente i segnali che arrivano dalla ristorazione ma anche quelli delle imprese edili artigiane, movimenti importanti che monitoreremo con rinnovata attenzione nei prossimi mesi”. Analogo il commento del direttore Francesco Prosperococco che, pur sottolineando la permanenza di “elementi di incertezza che fanno pensare che le difficoltà non sono ancora completamente superate, fanno tuttavia ben sperare per l’anno in corso le previsioni di ripresa sui consumi delle famiglie anche della nostra regione”.

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