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LANCIANO - Chi pensava che il voto di lunedì in consiglio comunale sulla localizzazione del nuovo ospedale Renzetti (che l'assemblea, a maggioranza, ha deciso venga realizzato sul sito attuale), avesse scritto la parola 'fine' su un dibattito che va avanti da anni, potrebbe rimanere deluso. Perché nella discussione sul nuovo nosocomio, in questi giorni si è aggiunta una variabile di cui prima non si era mai parlato ufficialmente: il project financing. Vale a dire che del costo totale stimato della struttura, pari a circa 80 milioni di euro, solo 30 sarebbero finanziati con fondi pubblici, mentre gli altri 50 sarebbero a carico di un investitore privato, che in cambio otterebbe la gestione di una serie di servizi legati allo stesso ospedale. A riaprire gli interrogativi sulla bontà della scelta dell'assise civica è Antonello Di Campli Finore, presidente dell'Associazione Ali, che in una nota esprime perplessità sulla possibile sostenibilità economica di un simile investimento, da parte di un privato, su una struttura ubicata in una zona senza alcuna possibilità di espansione. "Il punto è proprio questo - sottolinea Di Campli Finore - dove sono investitori pronti ad investire una somma così elevata per realizzare bar, negozi, servizi di gestione, servizi alla persona, per un ospedale che ha così poca massa critica? Per gestire mense, parcheggi, servizi vigilanza, forniture, gestione integrata, gestione trasporti, ecc. si ha bisogno di numeri importanti per rientrare nelle spese, perché oltre ai costi sostenuti per la realizzazione dell’opera, occorrono i soldi per la normale gestione aziendale. L’ospedale dov’è adesso vive una grande crisi perché non ha possibilità di espansione, non ha visibilità, non ha una logistica congeniale, non ha una rete di trasporto adeguata, non ha spazi, non genera un flusso di persone significativo". Il sodalizio propone di volgere lo sguardo verso altre aree della città, a partire dalla zona industriale di Follani. "E' lasciata al degrado e all’abbandono - continua - ma oggi un posto congeniale, visto che ha già tutte le opere di urbanizzazione realizzate ed adeguate, ha molti spazi che si possono recuperare, ha una viabilità migliore (variante, ferrovia). Questo farebbe si anche di cominciare a trovare un nuovo assetto urbanistico alla città, liberando anche il centro". E per l'area del Renzetti? Lì Ali vedrebbe un polo scolastico all'avanguardia, così da risolvere anche il problema delle tante scuole ormai fatiscenti della città.

"Le lamentele sono continue, ma siamo sempre allo stesso punto, rimane sempre nello stato di abbandono e di disorganizzazione l’area terminal bus Pietrosa di Lanciano". La denuncia è di Antonello Di Campli Finore, presidente dell'associazione Ali. "Continuano a verificarsi situazioni di estrema pericolosità per gli utenti che ogni giorno sono costretti a girovagare per tutta la Pietrosa in cerca del pullman che li riporterà a casa, in cerca dello stallo dove è posizionato - spiega - spesso gli autobus non si trovano mai in uno posto ben preciso, e spesso tra gli autobus ed i passeggeri circolano tranquillamente auto e motorini. Da diverso tempo il terminal Pietrosa non riesce ad essere controllata nemmeno da parte delle forze di Polizia Municipale, che pur conoscendo la situazione in cui verte sulla zona in determinati orari della giornata, non è mai presente. In una delle ultime denunce fatte, in particolar modo dai sindacati di base, l’amministrazione comunale ha dichiarato che Sistema Spa (società della galassia delle partecipate della regione Abruzzo, ex controllata di ex ARPA ora TUA), avrebbe presentato un nuovo progetto di allestimento dell’area Terminal bus Pietrosa che ad oggi non ha ancora visto la luce". Per Di Campli Finore il terminal è un area che necessità di interventi immediati, in particolar modo per la tutela dei tanti viaggiatori e studenti che ogni giorno partono e arrivano a Lanciano, "ma anche - prosegue - da non trascurare, per le responsabilità legate ai conducenti dei bus che ogni giorno rischiano di giocarsi il posto di lavoro per colpa degli stessi viaggiatori, i quali non avendo un area dedicata per l’attesa dell’orario di partenza, circolano tra i passaggi degli autobus come se stessero passeggiando in un isola pedonale. Questo fenomeno ha recato un danno alla città soprattutto per un decentramento del servizio, e Lanciano con l’autostazione avrebbe una considerazione diversa soprattutto per i tanti collegamenti che si sono incrementati negli ultimi anni con le tante città d’Italia. Lanciano ospita diversi gruppi religiosi che fanno tappa a Lanciano per la visita del Miracolo Eucaristico, in viaggio verso S. Giovanni Rotondo per la visita a Padre Pio - conclude - l’attuale amministrazione Comunale non ha mai pensato di chiedere una quota per la sosta dei bus sull’area della Pietrosa, così come si fa in tante città d’Italia. Neanche a dirlo, questo genera grandi perdite economiche alla città".