Continuando, acconsenti all'uso dei cookie, ok?OkLeggi tutto

LANCIANO - E' allarme a Villa Pasquini per lo sversamento di liquami maleodoranti fuoriusciti dalla centrale a biomasse che si trova nella contrada. "Un grave incidente - commenta in una nota Nuovo Senso Civico - con un notevole sversamento di liquami maleodoranti in tutti i terreni circostanti, sino a raggiungere la valle e presumibilmente il fosso d’acqua sottostante". Ad allertare il sodalizio sono stati gli stessi abitanti della zona, che ora chiedono che siano eseguite verifiche sull'eventuale contaminazione dei terreni circostanti, dove ci sono vigneti e uliveti. Un esposto è già stato presentato alla Procura di Lanciano e una segnalazione è stata inoltrata anche ai carabinieri del Noe (il nucleo operativo ecologico). "Quando, alcuni anni fa, siamo stati gli unici a contrastare la realizzazione di questo impianto e abbiamo sventato, con la mobilitazione popolare, l’apertura di uno analogo da parte della stessa proprietà a Santa Maria Imbaro - continua l'associazione - avevamo messo in guardia sui forti rischi connessi a questo tipo di attività". L'auspicio, si augura Nuovo Senso Civico, è che quando accaduto a Villa Pasquini sia da monito agli amministratori locali e alle istituzioni per fermare il proliferare di questo tipo di impianti. La centrale a biomasse di Villa Pasquini è entrata in funzione nel 2012 e avrebbe dovuto produrre biogas da materie prime vegetali. Ora le indagini dovranno accertare se invece sono stati lavorati anche altri materiali, come il letame bovino.

L'appuntamento è per domani, martedì 25 ottobre, alle ore 10, in contrada Paglieroni di Treglio, davanti al sansificio Vecere, da tempo al centro di una serie di polemiche perché molti residenti della zona sono preoccupati dei pericoli per la salute che potrebbero derivare dagli impianti. Il condizionale è d'obbligo, perché proprio in questi giorni il tribunale di Lanciano ha riautorizzato la ripresa dell'attività di alcune strutture, bloccate nei mesi scorsi in attesa che fossero adeguate. A lanciare l'invito alla mobilitazione è Nuovo Senso Civico, che da tempo si occupa delle vicende del sansificio e della centrale a biomasse che fa capo (più o meno) allo stesso gruppo imprenditoriale. "Un picchetto spontaneo di numerosi cittadini di Treglio e dei comuni limitrofi che, ancora una volta, sono costretti a scendere in piazza per difendere il proprio diritto alla salute - scrive il sodalizio in una nota - si tratta di maestre, bambini, mamme, papà, rappresentanti della chiesa e residenti che stanno tentando l’ultima carta a loro disposizione, quella della sensibilizzazione dell’opinione pubblica, prima della riunione della Conferenza dei servizi, il prossimo 31 ottobre, che dovrà decidere dell’autorizzazione alle attività del sansificio per altri 15 anni, dal momento che l’autorizzazione in essere scade a partire dal prossimo 21 dicembre". Per l'associazione si tratta di una corsa contro il tempo per fermare la proroga. Proprio nei giorni scorsi anche il sindaco di Treglio, Massimiliano Berghella, aveva rilanciato l'appello a una delocalizzazione dell'impianto in un'altra area.

Incontro dell'amministrazione di Treglio con i dirigenti del sansificio e della centrale a biomasse, entrambi di proprietà della famiglia Vecere. Un confronto in Comune tra il sindaco Massimiliano Berghella, la giunta, il tecnico del Comune Tommaso Giambuzzi, il segretario comunale Angelo Radoccia e gli amministratori delegati del Sansificio Vecere, ossia Enrico Vecere, e della società Gestione Calore Treglio, Antonio Vecere, per la centrale a biomasse. “Una riunione – spiega il primo cittadino, Massimiliano Berghella – in cui i vertici societari si sono dimostrati disponibili e collaborativi. Abbiamo cominciato ad esaminare le questioni tecniche riguardanti gli impianti”. Dove, questa mattina, il capo della giunta, assieme a Giambuzzi e ai vigili urbani, ha effettuato anche un sopralluogo. Nei giorni scorsi, comunque, seguendo la linea tenuta finora in questa spinosa vicenda, con una lettera inviata al presidente della Regione Abruzzo, all'Arta e alla Asl Chieti Lanciano Vasto, il Comune di Treglio, per la terza volta ha chiesto “l'avvio del procedimento di delocalizzazione dello stabilimento Sansificio Vecere srl”. In precedenza era successo nel febbraio e maggio 2014. “Istanza che al momento pare necessaria – dice il sindaco di Treglio, Massimiliano Berghella – per questioni igienico -sanitarie. Un atto volto alla tutela della salute dei cittadini e alla salvaguardia ambientale”. “Le autorizzazioni concesse a suo tempo alla società per la messa in esercizio dell'impianto – evidenzia ancora il primo cittadino – scadono nel corso dell'anno”. Naturalmente la famiglia Vecere, titolare dell'attività, ha chiesto il rinnovo dei permessi e la questione, una volta di competenza degli uffici provinciali, ora, da prassi, approderà in Regione in una Conferenza dei servizi per l'Autorizzazione unica ambientale (Aua) e/o l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia). “Per ciò – evidenzia Berghella – vogliamo capire, verificare e controllare. Fermo restando che il rilascio dell'Aia prevede, da parte del gestore dell’impianto, che siano state individuate e adottate le migliori tecnologie disponibili o Best available techniques (Bat), ovvero le tecniche impiantistiche, di controllo e di gestione che - tra quelle tecnicamente realizzabili ed economicamente sostenibili per ogni specifico contesto - garantiscano bassi livelli di emissione di inquinanti, l'ottimizzazione dei consumi di materie prime, prodotti, acqua ed energia e un’adeguata prevenzione degli incidenti. Vogliamo capire se questi parametri vengano rispettati nel sansificio”. “I dubbi – a seguito anche dell'inchiesta della Procura di Lanciano – sono inoltre sui cattivi odori, sulla qualità delle emissioni in atmosfera, sull'impatto acustico, sulle metodologie di stoccaggio. Ricordiamo – conclude Berghella – che i due impianti produttivi sono stati posti sotto sequestro. Il sansificio, in particolare, è stato a lungo bloccato per problemi a due caldaie (Buzzi 1 e Buzzi 2) che, è stato riscontrato dai consulenti della magistratura, hanno superato i limiti imposti dalla Provincia riguardo alle emissioni di monossido di carbonio (CO), ossia 1500 mg per metro cubo d'aria. Si tratta di essiccatori datati, del '74 e del '96 e per questo risultati non adeguati. Altro discorso per il Buzzi 3, del 2006, sottoposto a migliorie tecnologiche ma che, nelle verifiche imposte dalla Procura nel dicembre scorso ed eseguite dall'Arta, è risultato sforare i limiti dei COV (Composti organici volatili), cioè degli inquinanti atmosferici”.

 

Sono 48 le parti civili ammesse dal giudice Andrea Belli nel processo - che si è aperto questa mattina in tribunale a Lanciano - a carico dei proprietari della centrale a biomasse e del sansificio di Treglio, sequestrati lo scorso 22 gennaio su disposizione del gip Massimo Canosa. Il giudice ha ammesso alla richiesta di un eventuale risarcimento danni, il Comune di Treglio, l'associazione Nuovo Senso Civico e 46 privati cittadini. Nel procedimento sono imputati sono i titolari degli impianti energetici Antonio ed Enrico Vecere, rispettivamente a capo della centrale a biomasse "Gestione Calore Treglio" e del vicino sansificio Vecere.
Sono accusati di inquinamento atmosferico, per l’emissione di monossido di carbonio con valori tripli al consentito, oltre ad alcune irregolarità nello smaltimento delle ceneri della centrale (dichiarate rifiuti non pericolosi e superiori del 2 per cento rispetto al peso di biomassa acquistata). Nel frattempo, su uno degli impianti del sansificio, continuano da alcuni giorni i controlli sulle emissioni, per verificare la possibilità di ricondurle ai limiti di legge. Domani è prevista la partecipazione al monitoraggio anche del perito nominato dal procuratore Francesco Menditto.