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Rubano del gasolio da un autocarro, ma vengono sorpresi da una pattuglia dell’Arma e tratti in arresto. E’ accaduto questa notte sulla SS16 Adriatica, nel Comune di Casalbordino. Due cittadini rumeni di 28 e 39 anni, senza fissa dimora, sono stati sorpresi da una pattuglia di carabinieri della locale stazione mentre trafugavano 75 litri di carburante dal serbatoio di un autocarro di proprietà di una ditta di trasporti. I militari, nel corso di un servizio di controllo del territorio predisposto per contrastare la commissione dei furti, nel transitare nei pressi di un deposito ubicato sulla SS16 Adriatica hanno notato la presenza dei due uomini che armeggiavano nelle vicinanze del mezzo. I malviventi, servendosi di alcuni arnesi da scasso, avevano appena finito di trafugare il carburante e si apprestavano ad allontanarsi. Bloccati immediatamente dai Carabinieri sono stati tratti in arresto con l’accusa di furto aggravato e su disposizione dell’autorità giudiziaria hanno trascorso la notte in una camera di sicurezza del Comando Compagnia Carabinieri di Ortona in attesa di essere processati, per direttissima in tribunale a Vasto. E’ ora al vaglio degli inquirenti la possibilità che i due arrestati siano i responsabili di analoghi furti avvenuti, di recente, in altri depositi di autocarri della provincia di Chieti.

Ammonta a diverse decine di migliaia di euro il bottino del furto messo a segno, probabilmente durante il fine settimana, ai danni della centrale idroelettrica Enel di Villa Santa Maria. Dall'impianto sono state rubate bobine di rame, generatori di corrente, trapani elettrici e attrezzature tecniche. Sul colpo indagano i carabinieri di Villa insieme ai colleghi della compagnia di Atessa. I ladri hanno agito indisturbati, perché la centrale non ha un guardiano ed è chiusa dal venerdì al lunedì. Sono stati proprio gli operai, ieri, a scoprire l'accaduto: quando si sono recati al lavoro hanno trovato il cancello di ingresso sfondato e i 3 magazzini con le attrezzature completamente svuotato.

La grande affluenza a quella bancarella improvvisata sul retro di un furgone e un po’ defilata rispetto alle altre, ha attirato l’attenzione dei carabinieri di Ortona, impegnati in un servizio contro l’abusivismo commerciale durante l’annuale “Fiera di Primavera”. Ad una più attenta osservazione è emerso che tre uomini erano intenti a vendere, a prezzi davvero stracciati, numerose paia di scarpe di ogni modello e colore e che diverse altre centinaia erano stipate all’interno del mezzo. Ma ciò che ha realmente insospettito i militari dell’Arma è stata la presenza di alcune scritte in cinese sui numerosi scatoloni che contenevano le scarpe e, soprattutto, il fatto che i tre non rilasciassero alcuno scontrino agli acquirenti, né che fossero dotati di registratore di cassa. E’ scattato quindi il controllo da cui è emerso immediatamente l’assenza di qualsiasi documento fiscale giustificativo del possesso della merce, come fatture d’acquisto o bolle di trasporto. E’ stato a quel punto che uno dei tre, P.G., 30enne pregiudicato di Pescara, avendo intuito che di lì a poco sarebbe scattato il sequestro della merce, ha afferrato con un gesto repentino una tanica di benzina custodita nel furgone e, dopo averne versato l’intero contenuto sulle scarpe, ha minacciato di dargli fuoco con un accendino. Solo il tempestivo intervento di uno dei militari presenti, che lo ha letteralmente placcato da tergo, ha evitato che un normale controllo si trasformasse in una tragedia. Dai successivi controlli sulla merce e sui codici identificativi dei colli, è emerso che le scarpe, in totale quasi 900 paia, facevano parte di un lotto ben più grande, circa 4000, rubate a Pescara lo scorso mese di febbraio ad una commerciante di origine cinese. Per i tre, M.A., 41 anni, pescarese, G.I., 33 anni, romeno residente nel chietino e, appunto, P.G., 30 anni di Pescara, tutti e tre pregiudicati, è scattata così la denuncia per ricettazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Chieti. P.G. è stato inoltre denunciato anche per tentato incendio e resistenza a pubblico ufficiale. La merce rinvenuta, del valore commerciale di quasi 5.000 euro, è stata sequestrata in attesa di essere restituita, dopo accurato inventario, alla legittima proprietaria.
 

Approfittando del “Sottocosto” in corso in questi giorni all’Iper di Ortona e alla notevole affluenza di clienti, G.S., 50enne pregiudicato di Casalincontrada, aveva ben pensato di imboccare l’”uscita senza acquisti” del centro commerciale e di allontanarsi con un carrello pieno di merce del valore di 600 euro circa. Ma l’uomo non aveva fatto i conti con gli addetti alla vigilanza del noto centro commerciale che, avendo seguito l’intera scena attraverso le telecamere di sorveglianza, hanno immediatamente allertato, tramite il 112, i Carabinieri del Comando Compagnia di Ortona, fornendo un’accurata descrizione del ladro e del suo abbigliamento. A quel punto, ai militari del Nucleo Radiomobile, giunti sul posto dopo pochissimi minuti, è bastato poco per individuare l’uomo che, nel frattempo, aveva già raggiunto la sua autovettura nel parcheggio e stava caricando la merce nel bagagliaio. G.S. è stato, quindi, denunciato per furto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Chieti mentre l’intera refurtiva è stata restituita al direttore dell’ipermercato.
 

Rubano generi alimentari in un supermercato, ma vengono fermati dai carabinieri e tratti in arresto. L’episodio è avvenuto ieri a Lanciano. Una gazzella del Nucleo Operativo e Radiomobile dell’Arma, a seguito della segnalazione del personale addetto alla sicurezza dell’esercizio commerciale, è intervenuta tempestivamente riuscendo a bloccare i malviventi che nel frattempo cercavano di allontanarsi. Protagonisti della vicenda due cittadini rumeni di 22 e 27 anni, entrambi senza fissa dimora, che dovranno rispondere del reato di furto aggravato in concorso. Il processo per direttissima è previsto per oggi. Sempre ieri, invece, è finito in manette un 63enne di Lanciano, su ordine di esecuzione di pena disposto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Deve scontare 4 anni e 5 mesi di reclusione per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L'episodio fu commesso nel 2012 in Campania. L'uomo è stato rinchiuso nel carcere di Villa Stanazzo.
 
 

Truffa e sostituzione di persona: sono le accuse con cui i carabinieri di Chieti Scalo hanno denunciato in stato di libertà, un 64enne di Ortona, domiciliato a Chieti Scalo responsabile di aver attivato, in modo fraudolento, un contratto di fornitura di energia elettrica presso la propria abitazione utilizzando le generalità di una ignara 59enne residente a Raiano, in provincia dell'Aquila. Le indagini degli uomini dell’Arma sono scaturite a seguito della denuncia sporta dalla vittima che, vistasi pervenire, presso la propria abitazione, bollette relative a consumi di energia mai effettuati, si è subito rivolta ai carabinieri.
 

I carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Ortona hanno denunciato in stato di libertà, con le accuse di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, un 35enne di San Vito, incensurato, trovato in possesso, nel corso di una perquisizione personale e domiciliare, di 23 grammi di marijuana ed un bilancino di precisione.

Forse era rimasto molto affezionato a quelle piante, che aveva piantato e curato con tanto amore, nel giardino della sua villa, che nel frattempo era finita all'asta. E così C.D.A., 56 anni di Lanciano, ha deciso di riprendersi quello che riteneva ancora suo: si è procurato un escavatore e si è messo in azione. Ma il suo gesto eclatante non è passato inosservato al nuovo proprietario della casa, che ha subito avvisato i carabinieri. Quando i militari sono arrivati sul posto le piante (un ulivo, 6 palme e 4 magnolie, piante dal 56enne una decina di anni fa) erano ancora lì, ma nel frattempo erano spariti anche alcuni pezzi del cancello e altri attrezzi. C.D.A. è finito in manette con le accuse di furto aggravato e tentato furto, ma il giudice Andrea Belli, dopo aver convalidato l'arresto, ne ha disposto la reimmissione in libertà. Secondo il suo legale, l'avvocato Michele Di Toro, avrebbe infatti agito per ragioni di necessità. Dopo il fallimento, infatti, è rimasto senza casa e senza lavoro: il ricavato della vendita delle piante e degli attrezzi gli servivano per tirare avanti per un po'.

Nell’epoca dell’@-commerce, si moltiplicano, anche nel nostro territorio, i casi di truffa mediante lo strumento telematico. Non sono rari, purtroppo, gli episodi in cui sprovveduti acquirenti,  navigando su siti di vendita on-line,  acquistano i più disparati articoli scegliendo metodi di pagamento poco sicuri, nonostante le reiterate campagne informative in tal senso. Ed è proprio in una situazione analoga che è caduta una signora di  Paglieta, che, in buona fede e forse con un pizzico di ingenuità, ha acquistato on line un capo di abbigliamento pagandolo mediante una ricarica su una carta Postepay, modalità, questa, tra le più rischiose. Ovviamente il denaro è stato versato, ma del capo di abbigliamento acquistato la malcapitata non ha più avuto notizie. Si è quindi rivolta, decisamente arrabbiata, ai carabinieri della stazione di Paglieta, i quali, vista anche l’amarezza esternata dalla povera signora che aveva deciso tale modalità di acquisto per risparmiare in tempi di crisi, hanno preso a cuore la vicenda, impegnandosi a fondo in una indagine che è tutt’altro che semplice, dovendo acquisire dati telematici complessi. La perseveranza dei militari è stata, però, premiata visto che sono riusciti ad identificare il titolare della carta e, pertanto, beneficiario del pagamento in un 50enne residente in Calabria ma di origini abruzzesi, che è stato denunciato in stato di libertà per il reato di truffa. I carabinieri stanno ora approfondendo gli accertamenti per verificare se vi siano stati altri casi analoghi e se questi debbano essere ricondotti alla responsabilità del medesimo indagato, il quale dovrà ora rispondere alla competente autorità giudiziaria.
 

Nove cittadini extracomunitari responsabili di una rissa avvenuta ieri sera nel centro di accoglienza di Schiavi d’Abruzzo che li ospita, sono stati denunciati in stato di libertà dai carabinieri della locale stazione. A segnalare l’accaduto agli uomini dell’Arma è stato il responsabile della struttura. Le indagini dei militari hanno permesso di accertare che a prendere parte alla lite, scaturita per futili motivi, sono stati tre cittadini afgani, 4 pakistani e 2 originari del Gambia. Tutti dovranno rispondere dei reati di rissa e danneggiamento.
 

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