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Cosa spinge una giovane e avvenente dominicana a sposare un cinquantenne di Liscia, piccolo centro del vastese, non bello, tutt'altro che facoltoso, anzi con qualche difficoltà economica visto che vive in una casa sprovvista addirittura di energia elettrica? Questa domanda devono essersela fatta in tanti e non solo i malpensanti. Era proprio uno strano e improbabile matrimonio. Il fatto accaduto nel 2014, destò molto più di un sospetto specie quando la donna spari subito dopo e tornò a distanza di alcuni mesi per motivi legati al permesso di soggiorno. La vicenda non passò inosservata ai Carabinieri della Compagnia di Vasto che dopo una serie di indagini accurate e di riscontri, scoprirono diversi casi analoghi. Sono circa 15 quelli accertati e tutte con denominatori comuni. Donne giovani e bellissime tutte provenienti dalla Repubblica Dominicana, sposavano uomini residenti in provincia di Chieti e dopo il fatidico sì non restavano in quei paesini, ma prendevano il volo per raggiungere il Nord Italia per lavorare nei night club. Un giro, dunque, di matrimoni combinati solo per usufruire del permesso di soggiorno. Una vera e propria organizzazione criminale sgominata dall'operazione condotta brillantemente dai Carabinieri di Vasto coordinati dal Comandante Maggiore Giancarlo Vitiello. L'operazione denominata “Fake Marriage” è scatta questa mattina alle prime luci dell'alba, cinque gli arresti e oltre 22 le persone denunciate a piede libero. E nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Chieti il Comandante Vitiello e il comandante della Stazione dei Carabinieri di Roccaspinalveti Antonello Carnevale hanno reso noto tutti i particolari dell'inchiesta. Sono finite in manette Ramona Munoz Pavano, dominicana di 57 anni residente a Monza e la figlia trentenne Sorangel Ortega Munoz che facevano da tramite per le ragazze che volevano venire in Italia. Altre tre persone sono state arrestate perché accusate di procacciare uomini che dietro un compenso che andava dai 5 ai 10 mila euro accettavano di prestarsi a questi matrimoni farsa. Si tratta di Gianfranco Gianserra, 74 anni residente a Vasto, Renato Luigi Trofino 51 anni di Roccaspinalveti e Daniela Di Stefano, 37 anni, residente a Guglionese in Molise. Quest'ultima e Sorangel sono ai domiciliari, mentre gli altri tre in carcere. Le indagini sindagini sono state dirette dal Procuratore del Tribunale di Vasto Giampiero Di Florio.

L'episodio più grave è quello dell'altra sera del pensionato malmenato e rapinato in casa da due malviventi che, con una scusa, erano riusciti a farsi aprire la porta. Ma il fenomeno dei raggiri e delle truffe ai danni non solo di anziani, sono purtroppo sempre molto frequenti a Lanciano. Ieri mattina, in viale Cappuccini, due anziani sono stati derubati da un coppia di delinquenti che si erano qualificati come impiegati comunali, e la lista potrebbe continuare. Agli inviti istituzionali dei carabinieri, reiterati di frequente ma sempre troppo poco ascoltati dalla cittadinanza, si aggiunge un appello ancora più esplicito del comando carabinieri di Lanciano, in cui si invitano "i cittadini a non aprire agli sconosciuti. Si presentano come persone distinte, come medici, dipendenti Inps, avvocati, e usano scuse e pretesti per introdursi in casa: non aprite la porta e chiamate le forze dell’ordine". E i copioni utilizzati dai truffatori sono anche altri: qualche tempo fa c'era il sedicente idraulico che diceva di dover controllare i termosifoni. Ne apriva uno piano piano e chiedeva al malcapitato di rimanere lì accanto con una bacinella per raccogliere l'acqua, mentre nel frattempo rovistava ovunque e faceva man bassa di soldi e oggetti di valore. Di tecnici il repertorio è pieno: ci sono quelli che devono controllare la caldaia, altri la linea telefonica, altri ancora l'impianto elettrico. E poi ci sono i funzionari commerciali, che entrano in casa con la scusa di dover riscuotere bollette non pagate (l'ultimo episodio sempre ieri in contrada Sabbioni). La raccomandazione è sempre la stessa: nessun gestore di servizi manda al domicilio dei clienti propri incaricati a riscuotere somme in contanti, come non c'è nessuno che viene a casa vostra a controllare gli impianti se non avete segnalato un guasto. In caso di dubbio, però, basta una semplice telefonata al 112 o al 113, magari avvisando anche il sedicente incaricato che avrete lasciato fuori dalla porta. Se prima non scappa a gambe levate...

Ci sono voluti oltre 3 anni di indagini, ma alla fine i carabinieri di Atessa hanno identificato i presunti autori del furto messo a segno nella notta tra il 19 e il 20 novembre del 2012 ai danni del bar Gemelli di contrada Saletti. Si tratta di 3 cittadini rumeni, senza occupazione, residenti a Città Sant'Angelo e Montesilvano, di età compresa tra i 33 e i 40 anni. Sono stati denunciati tutti per furto pluriaggravato e domani in tribunale a Lanciano sarà celebrato il processo a loro carico. Secondo la ricostruzione dei militari, i 3, dopo aver forzato una finestra laterale si erano introdotti all'interno del bar e dell'annessa tabaccheria. Una volta dentro, avevano forzato 9 slot machines, impossessandosi del contante presente al loro interno: ben 20mila euro. I carabinieri, nonostante il passare del tempo, non si sono arresi e hanno proseguito le indagini, attraverso una serie di riscontri incrociati, che hanno poi portato all'individuazione dei presunti malviventi.

Una borsa contenente un bancomat, alcuni effetti personali  e 50 euro in contanti costituiscono il bottino di una rapina avvenuta ieri sera, intorno alle 22, nell’abitazione di un pensionato 54enne lancianese. Sull’accaduto stanno indagando i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della locale Compagnia. Da una prima ricostruzione fatta dagli uomini dell’Arma, almeno due malviventi, con una banale scusa, sarebbero riusciti a introdursi in casa della vittima per poi colpirlo al capo e rapinarlo. Il pensionato, medicato presso il locale nosocomio, ha avuto una prognosi di 20 giorni per trauma cranico non commotivo.

 

Vestito bene, i modi gentili, un tesserino ben in vista appuntato sulla giacca e in mano un pacco di carte intestate e documenti vari. Si presenta così un giovane che dice di essere un impiegato della società del gas e che sta contattando le famiglie per invitarle a sottoscrivere un contratto nuovo che comprende insieme gas e luce, anche in vista dei cambiamenti sopraggiunti con l'inserimento del canone Rai nella bolletta dell'energia elettrica. Questo non identificato giovane sui 35-40 anni questa mattina era in via Cesare De Titta (evidentemente la zona da battere era quella di via del Mancino e Santo Spirito). A testimoniarlo ci sono i racconti precisi di alcuni signori che però non hanno permesso all'uomo di entrare nei loro appartamenti. Sono scesi al portone d'ingresso per capire meglio quale fosse l'argomento e una volta giù si sono trovati davanti un uomo giovane dai modi educati e professionali, che dopo aver brevemente spiegato le ragioni della sua presenza, ha chiesto di vedere le ultime bollette di gas e luce e mentre faceva questa richiesta il suo cellulare è squillato, nessuna conversazione, nemmeno una parola è stata scambiata con chi era all'altro capo del telefono. E a insospettire la signora, che già nutriva più di un dubbio nei confronti del sedicente impiegato, è stata l'affermazione dell'uomo che annunciava l'arrivo di un collega. Ma non è stato soltanto questo a far pensare che si trattasse di un imbroglio. “Quando ho detto che la gestione delle bollette ce l'ha mio marito e che io non so nemmeno dove stanno e che quindi non potevo fare niente – commenta la donna - mi aspettavo che fissasse un appuntamento per visionare quanto richiesto come avrebbe fatto un dipendente vero che sta svolgendo le sue funzioni e che quindi tiene a concludere il contratto. Invece, niente e questo credo che non sia normale”. In effetti normale non è. Se davvero l'intenzione era quella di verificare le bollette e chiudere un accordo con la nuova società da lui rappresentata, avrebbe dovuto proporre un ulteriore incontro e soprattutto fornire le proprie generalità. La signora ha provveduto a segnalare l'accaduto ai carabinieri, raccontando il fatto con dovizia di particolari. Negli ultimi tempi sono stati messi a segno con questo sistema diversi furti a danno soprattutto di persone anziane e sole, che vengono facilmente tratte in inganno dall'atteggiamento educato e professionale della persona che hanno di fronte. La raccomandazione, dunque, anche delle forze dell'ordine è quella di essere prudenti e di non far entrare nessuno in casa a meno che non si sia davvero sicuri. (p.d.f.)

Nei giorni scorsi, i carabinieri del Nucleo Operativo del Gruppo Tutela Lavoro di Napoli, unitamente a quelli dei Nuclei Ispettorato del Lavoro di Chieti e Pescara, nell’ambito di una specifica direttiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, hanno dato luogo, in tutta la provincia di Chieti, a una massiccia attività ispettiva finalizzata al contrasto del fenomeno del lavoro sommerso, nonché alla verifica della corretta applicazione della normativa sulla sicurezza suoi luoghi di lavoro, sull’evasione contributiva previdenziale e assistenziale, eseguendo una serie di controlli su diverse aziende operanti nel settore della logistica e della movimentazione merci. Le imprese interessate ai controlli sono state in totale 18, di cui 9 irregolari. Nel corso di tale attività, sono state denunciate 10 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di violazioni  al Testo unico sicurezza suoi luoghi di lavoro; controllati 86 lavoratori, di cui 1 “in nero” e 39 irregolari; contestate sanzioni amministrative per un importo complessivo di circa 12mila euro; elevate ammende per violazioni penali per circa 160mila euro.

Due chili e 200 grammi di cocaina nascosti in una intercapedine ricavata sotto i sedili posteriori dell’auto. Il recupero dello stupefacente è avvenuto l’altra notte nel corso di uno dei tanti servizi di controllo sul territorio eseguiti dalle pattuglie dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Chieti. In manette è finito un “corriere” di 68 anni, Felice Arrigoni di Abbiategrasso, incappato in uno dei servizi predisposti per contrastare la commissione di reati quali furti, rapine e spaccio di stupefacenti. I militari notata una Skoda SW guidata dall’uomo mentre usciva da un casello autostradale di Pescara Ovest, insospettiti, dopo aver richiesto il rinforzo di un’altra pattuglia, gli hanno intimato l’alt. Il 68enne lombardo alla vista dei carabinieri è apparso molto nervoso a tal punto da generare sospetti nei militari, che hanno deciso di effettuare ulteriori accertamenti. Sospetti che, poche ore dopo, sono risultati fondati dal momento che da un sottofondo ricavato sotto i sedili posteriori della Skoda S.W. sono saltati fuori due panetti di cocaina che, dato l’elevato indice di purezza, una volta immessi sul mercato, avrebbero fruttato guadagni pari a circa mezzo milione di euro. Arrigoni è stato rinchiuso nel carcere di Chieti.

Per 15 anni, da quando cioè si era sposati, avrebbe sottoposto la moglie e le figlie a continue vessazioni fisiche e psicologiche. E avrebbe anche abusato sessualmente di lei, costringendola ad avere rapporti minacciandola. Un incubo per tutta la famiglia, che si è concluso oggi con l'arresto di V.D.N., 49 anni di Lanciano, finito in manette con le accuse di violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia. A denunciare quello che accadeva tra le mura domestiche è stata la moglie, che - secondo il suo racconto - veniva anche minacciata spesso di morte. Le indagini sono state condotte dalla Procura di Lanciano e affidate alla sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri. L'arresto è stato eseguito su disposizione del gip Massimo Canosa. Il 49enne si trova ora rinchiuso nel carcere di Villa Stanazzo.

 

Dalle prime ore di oggi è in corso in provincia di Reggio Calabria e in varie altre province, tra cui anche quella di Chieti,  una vasta operazione dei carabinieri del Comando provinciale per l'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip nei confronti di 19 persone su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. La zona della provincia di Reggio Calabria interessata dall'operazione è quella di Cinquefrondi e Anoia, nella piana di Gioia Tauro. I reati contestati alle persone arrestate sono associazione per delinquere di tipo mafioso, detenzione e porto di armi da guerra e comuni da sparo, ricettazione, rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio, favoreggiamento personale, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti o psicotrope, estorsione, furto, spendita di banconote false e danneggiamento seguito da incendio. Sono tre le cosche di 'ndrangheta, quelle dei Petullà, dei Latini e dei Foriglio, tutte con base operativa nei territori di Cinquefrondi ed Anoia, nella Piana di Gioia Tauro, coinvolte nell'operazione "Saggio compagno 2", condotta stamattina dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria con l'arresto di 19 persone. L'operazione, che rappresenta il seguito di un'attività d'indagine condotta dagli stessi carabinieri nel dicembre del 2015 con il fermo di 36 persone poi tramutato in arresto, riguarda, oltre alla provincia di Reggio Calabria, le città di Verbania, Firenze, Cosenza, Catanzaro, Vibo Valentia e Chieti. Le indagini che hanno condotto agli arresti sono state condotte dai carabinieri della Compagnia di Taurianova (Reggio Calabria). In occasione della precedente operazione, denominata "Saggio compagno", fu effettuato, tra l'altro, il sequestro preventivo di beni mobili e immobili e conti correnti per un valore complessivo di 400 mila euro. Le indagini, che si sono avvalse anche delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di accertare l'appartenenza degli indagati, anche con ruoli di vertice, alle tre cosche coinvolte, quali articolazioni autonome dell'associazione per delinquere di tipo 'ndranghetistico nota come "locale di Cinquefrondi", con ramificazioni in tutta la provincia di Reggio Calabria ed in varie altre province. L'attività dell'organizzazione criminale, secondo quanto riferiscono i carabinieri in una nota stampa, «avvalendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo, era finalizzata al controllo ed allo sfruttamento delle risorse economiche della zona mediante il compimento di una serie indeterminata di delitti in materia di armi, esplosivi e munizionamento; contro il patrimonio, la vita e l'incolumità individuale ed in materia di commercio di sostanze stupefacenti, nonché delitti volti ad acquisire direttamente e indirettamente la gestione o il controllo di attività economiche, in particolare nel settore degli appalti boschivi, ed altre attività illecite».

Un 29enne di Lanciano, S.D.R., 29 anni, è stato arrestato dai carabinieri per resistenza e aggressione a pubblico ufficiale. E' ritenuto responsabile della violenta aggressione, avvenuta l’11 gennaio scorso, nel corso di un controllo durante il quale i militari stavano provvedendo al sequestro della sua auto, risultata sprovvista di copertura assicurativa. Il giovane si è scagliato sui militari e sulla stessa auto distruggendola. Non contento, ha colpito il carabiniere che stava tentando di togliere le chiavi dall’auto, cagionandogli lesioni giudicate guaribili in pochi giorni. La Procura ha richiesto l’arresto, che è stato eseguito questa mattina.

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