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LANCIANO - Finisce in Cassazione la vicenda del ricorso, presentato dal fiscalista Francesco Paolo D'Orsogna, contro gli adeguamenti della Tarsu (la tassa smaltimento rifiuti) decisi dal Comune di Lanciano per l'annualità 2013. A D'Orsogna, dopo le pronunce favorevoli in primo grado e in Appello, Palazzo di Città ha liquidato nei giorni scorsi una somma di poco inferiore a 170 euro, sulla base di una sentenza immediatamente esecutiva. Una scelta obbligata, anche se l'amministrazione sembra ancora convinta di aver agito correttamente: di qui la decisione di ricorrere in Cassazione. In ballo, infatti, non ci sono - ovviamente - solo i 170 euro di D'Orsogna, diventato il 'portabandiera' di questa battaglia: in caso di soccombenza anche davanti alla Suprema Corte, il Comune potrebbe essere costretto a sborsare decine di migliaia di euro di rimborsi ai cittadini che ne faranno richiesta.

CASTEL FRENTANO - L'elezione di Gabriele D'Angelo a sindaco di Castel Frentano è pienamente legittima. La Corte di Cassazione ha scritto infatti la parola "fine", dichiarando inammissibile il ricorso presentato da Mario Ciarrapico, esponente del centrodestra castellino e in passato componente del cda di diversa società pubbliche. Ciarrapico chiedeva l'annullamento della delibera del consiglio comunale con cui - a maggio 2014 - era stata convalidata l'elezione del primo cittadino. Alla base della richiesta il fatto che all'epoca D'Angelo fosse componente del consiglio di amministrazione della Sangritana, società di trasporto che gestiva il servizio anche sul territorio di Castel Frentano. Circostanza ritenuta ininfluente sia dal tribunale di Lanciano nell'ottobre 2014, che dalla Corte d'Appello dell'Aquila lo scorso marzo. Ciarrapico è stato condannato al pagamento delle spese processuali per 7200 euro.

La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione per Carlo Cericola, l'ortopedico di Paglieta arrestato nel 2006 con l'accusa di aver abusato sessualmente di una 40enne di Lanciano. Per un secondo episodio, in cui la presunta vittima è una donna di San Salvo, invece la Corte ha disposto l'annullamento della sentenza di condanna a 3 anni di reclusione, rinviando gli atti alla Corte d'Appello di Perugia (competente per le sentenze emesse dall'Aquila) per un nuovo pronunciamento. Cericola, titolare della clinica Villa Romina, fu accusato da una donna di Lanciano di averla violentata, dopo averla stordita con particolari massaggi e utilizzando lampade che le avrebbero provocato torpore. La denuncia portò alle manette per il medico, che dopo 10 anni è stato definitivamente scagionato. Nel corso dell'inchiesta, però, fu presentata una seconda denuncia da una donna di San Salvo per un episodio analogo. Per questo caso Cericola non dovrà rispondere di violenza sessuale: il reato è stato infatti derubricato in atti di libidine.

La Cassazione ha annullato la sentenza, emessa a maggio dell'anno scorso, con cui la Corte d'Appello dell'Aquila ha condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione, per violenza sessuale, il sindaco di Perano Gianni Bellisario. Lo ha deciso la Terza sezione penale, che ha disposto anche il rinvio degli atti alla Corte d'Appello di Perugia per un nuovo giudizio. La vicenda prese il via nel 2010, quando una ragazza denunciò di essere stata costretta da Bellisario ad avere un rapporto sessuale con lui, all'interno di un cantiere edile. Secondo il racconto della giovane, il sindaco - con cui aveva un appuntamento in Comune - l'aveva convinta a seguirlo, sostenendo di essere molto impegnato e di poterla ascoltare durante il tragitto in macchina fino al cantiere. I difensori di Bellisario, gli avvocati Augusto La Morgia e Massimo Biscardi, aveva sempre sostenuto l'inattendibilità della presunta vittima. In primo grado il tribunale di Lanciano aveva assolto il sindaco.

"I sei quesiti referendari contro le trivelle in mare e su terraferma hanno superato indenni l'esame di regolarità della Corte di Cassazione, che ha accolto i sei quesiti referendari così come deliberati dalle Assemblee Regionali di Basilicata, Abruzzo, Marche, Campania, Puglia, Sardegna, Veneto, Liguria, Calabria e Molise". Lo annuncia, in una nota, il coordinamento No Triv. "Le ordinanze verranno comunicate al Presidente della Repubblica, al Presidente della Corte Costituzionale ed ai Presidenti delle Camere, e verranno notificate ai delegati dei dieci Consigli Regionali proponenti - spiega la nota - l'ultimo scoglio da superare sarà l'esame di legittimità costituzionale della Suprema Corte che si pronuncerà entro febbraio 2016. I sei "SI'" giungono a coronamento di una lunga fase di impegno per la formulazione dei quesiti e della pressione democratica dal basso esercitata da oltre 200 associazioni italiane. L’abnegazione ed il merito della proposta complessiva hanno consentito di intercettare prima l’unanime consenso della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee elettive regionali e, successivamente, lo storico risultato delle 10 delibere di richiesta referendaria, da parte di altrettanti Consigli regionali. Compiuto questo nuovo passo, è giunto dunque il momento di consolidare il risultato ottenuto preparandosi alla costruzione di un sistema di alleanze -il più ampio e trasversale possibile- e di un percorso organizzativo che consenta di portare al voto la maggioranza degli aventi diritto, senza mediazioni con il Governo su un referendum che ha un obiettivo molto chiaro e non emendabile, se non a rischio di stravolgerne e affievolirne senso e scopo. La via referendaria è l'unica che possa raggiungere nel breve termine l'obiettivo sia di fermare nuovi progetti petroliferi sia di contenere e ridimensionare il ruolo delle energie fossili nel mix energetico nazionale". Una posizione diversa da quella di molti partiti politici, a partire dal M5S Abruzzo, che la pensa invece esattamente al contrario: perseguire la via legislativa, perché il referendum presenta sempre il problema del quorum. E poichè a recarsi alle urne deve essere il 50 per cento (più uno) di tutti gli italiani, risulterebbe difficile convincere ad andare a votare un abitante della Lombardia, del Piemonte o anche del Lazio o della Campagnia, facendo di fatto "saltare" la soglia minima. "Ma anche qualora le richieste di modifica normativa in senso No Triv venissero avanzate in buona fede - continua la nota del coordinamento - bisognerebbe tener conto della maggiore efficacia del referendum rispetto a quella, più limitata, dell'abrogazione per via legislativa. I divieti introdotti dal Decreto Prestigiacomo non furono forse rimossi per numerosi progetti petroliferi in mare proprio dall'art. 35 comma 1 del Decreto Sviluppo? Quindi, non si persegua la strada della modifica per via legislativa delle norme che, per mezzo del referendum abrogativo, è invece possibile cancellare stabilmente dall'ordinamento. Il Referendum non è nella disponibilità del Governo". Intanto il prossimo 9 dicembre è previsto un altro appuntamento: l'incontro a Roma tra i delegati delle Assemblee delle dieci Regioni che hanno deliberato la richiesta di referendum e i rappresentanti delle associazioni promotrici del Referendum. "In quella sede - conclude il coordinamento - verranno messi a fuoco i principali aspetti organizzativi e discusse le prime soluzioni che dovranno portarci al voto di primavera. La strada è tracciata. Adesso tocca percorrerla tutti assieme per arrivare al risultato per anni inseguito: liberare il mare e la terraferma da nuove trivelle ed aprire la strada ad una nuova politica energetica, economica e ambientale".