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LANCIANO - Sono 3 gli esposti presentati alla Procura della Repubblica di Lanciano, dopo il guasto alla centrale biogas di Villa Pasquini, che ha portato a importanti sversamenti di liquami nei terreni circostanti. A presentarli è stato il presidente di Nuovo Senso Civico, Alessandro Lanci, che ieri ha depositato l'ultima denuncia, che altro non è che una integrazione delle precedenti, corredata da due relazioni tecnica: una a firma di un ingegnere, l'altra di un geologo. "Questo ulteriore approfondimento - spiega Lanci - si è reso necessario a seguito del sopralluogo effettuato dall'Arta che ci ha lasciati a dir poco esterrefatti per la sua estrema inconsistenza, visto che i responsabili intervenuti non hanno ritenuto necessario effettuare alcun tipo di analisi né individuare la data dell'evento. Al contrario, Nuovo Senso Civico nell'ultimo esposto ha non solo portato in evidenza l'incidente ma ha descritto alcune modalità delle lavorazioni mettendone in luce i relativi pericoli e indicando le procedure che devono essere attuate in caso di eventi simili". Lanci chiede che le analisi di laboratorio disposte dal Comune di Lanciano, "vadano a ricercare espressamente nei liquami e nei terreni la presenza di batteri pericolosi e potenzialmente letali per gli  esseri umani quali i clostridium tetani, botulinum, perfringens e le salmonelle". L'associazione, pur precisando di non aver titolo a individuare eventuali ipotesi di reato, rimarca la volontà di voler collaborare a far luce su questa vicenda, fornendo tutti gli elementi utili agli accertamenti in corso.

LANCIANO - E' allarme a Villa Pasquini per lo sversamento di liquami maleodoranti fuoriusciti dalla centrale a biomasse che si trova nella contrada. "Un grave incidente - commenta in una nota Nuovo Senso Civico - con un notevole sversamento di liquami maleodoranti in tutti i terreni circostanti, sino a raggiungere la valle e presumibilmente il fosso d’acqua sottostante". Ad allertare il sodalizio sono stati gli stessi abitanti della zona, che ora chiedono che siano eseguite verifiche sull'eventuale contaminazione dei terreni circostanti, dove ci sono vigneti e uliveti. Un esposto è già stato presentato alla Procura di Lanciano e una segnalazione è stata inoltrata anche ai carabinieri del Noe (il nucleo operativo ecologico). "Quando, alcuni anni fa, siamo stati gli unici a contrastare la realizzazione di questo impianto e abbiamo sventato, con la mobilitazione popolare, l’apertura di uno analogo da parte della stessa proprietà a Santa Maria Imbaro - continua l'associazione - avevamo messo in guardia sui forti rischi connessi a questo tipo di attività". L'auspicio, si augura Nuovo Senso Civico, è che quando accaduto a Villa Pasquini sia da monito agli amministratori locali e alle istituzioni per fermare il proliferare di questo tipo di impianti. La centrale a biomasse di Villa Pasquini è entrata in funzione nel 2012 e avrebbe dovuto produrre biogas da materie prime vegetali. Ora le indagini dovranno accertare se invece sono stati lavorati anche altri materiali, come il letame bovino.

Incontro dell'amministrazione di Treglio con i dirigenti del sansificio e della centrale a biomasse, entrambi di proprietà della famiglia Vecere. Un confronto in Comune tra il sindaco Massimiliano Berghella, la giunta, il tecnico del Comune Tommaso Giambuzzi, il segretario comunale Angelo Radoccia e gli amministratori delegati del Sansificio Vecere, ossia Enrico Vecere, e della società Gestione Calore Treglio, Antonio Vecere, per la centrale a biomasse. “Una riunione – spiega il primo cittadino, Massimiliano Berghella – in cui i vertici societari si sono dimostrati disponibili e collaborativi. Abbiamo cominciato ad esaminare le questioni tecniche riguardanti gli impianti”. Dove, questa mattina, il capo della giunta, assieme a Giambuzzi e ai vigili urbani, ha effettuato anche un sopralluogo. Nei giorni scorsi, comunque, seguendo la linea tenuta finora in questa spinosa vicenda, con una lettera inviata al presidente della Regione Abruzzo, all'Arta e alla Asl Chieti Lanciano Vasto, il Comune di Treglio, per la terza volta ha chiesto “l'avvio del procedimento di delocalizzazione dello stabilimento Sansificio Vecere srl”. In precedenza era successo nel febbraio e maggio 2014. “Istanza che al momento pare necessaria – dice il sindaco di Treglio, Massimiliano Berghella – per questioni igienico -sanitarie. Un atto volto alla tutela della salute dei cittadini e alla salvaguardia ambientale”. “Le autorizzazioni concesse a suo tempo alla società per la messa in esercizio dell'impianto – evidenzia ancora il primo cittadino – scadono nel corso dell'anno”. Naturalmente la famiglia Vecere, titolare dell'attività, ha chiesto il rinnovo dei permessi e la questione, una volta di competenza degli uffici provinciali, ora, da prassi, approderà in Regione in una Conferenza dei servizi per l'Autorizzazione unica ambientale (Aua) e/o l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia). “Per ciò – evidenzia Berghella – vogliamo capire, verificare e controllare. Fermo restando che il rilascio dell'Aia prevede, da parte del gestore dell’impianto, che siano state individuate e adottate le migliori tecnologie disponibili o Best available techniques (Bat), ovvero le tecniche impiantistiche, di controllo e di gestione che - tra quelle tecnicamente realizzabili ed economicamente sostenibili per ogni specifico contesto - garantiscano bassi livelli di emissione di inquinanti, l'ottimizzazione dei consumi di materie prime, prodotti, acqua ed energia e un’adeguata prevenzione degli incidenti. Vogliamo capire se questi parametri vengano rispettati nel sansificio”. “I dubbi – a seguito anche dell'inchiesta della Procura di Lanciano – sono inoltre sui cattivi odori, sulla qualità delle emissioni in atmosfera, sull'impatto acustico, sulle metodologie di stoccaggio. Ricordiamo – conclude Berghella – che i due impianti produttivi sono stati posti sotto sequestro. Il sansificio, in particolare, è stato a lungo bloccato per problemi a due caldaie (Buzzi 1 e Buzzi 2) che, è stato riscontrato dai consulenti della magistratura, hanno superato i limiti imposti dalla Provincia riguardo alle emissioni di monossido di carbonio (CO), ossia 1500 mg per metro cubo d'aria. Si tratta di essiccatori datati, del '74 e del '96 e per questo risultati non adeguati. Altro discorso per il Buzzi 3, del 2006, sottoposto a migliorie tecnologiche ma che, nelle verifiche imposte dalla Procura nel dicembre scorso ed eseguite dall'Arta, è risultato sforare i limiti dei COV (Composti organici volatili), cioè degli inquinanti atmosferici”.