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Da una nota stampa diffusa dal sindacato di categoria cgil uil sono circa 137 i lavoratori che fino ad oggi hanno garantito il sevizio mensa e distribuzione dei pasti all’interno dei presidi della Asl Lanciano Vasto Chieti. Si tratta di cuochi, aiuto cuochi addetti alla mensa , personale impiegato nella distribuzione dei pasti agli ammalati e nella pulizia dei locali mensa e delle stoviglie. Donne e uomini che si sono adoperati, in affiancamento ai circa 48 cuochi e aiuto cuochi dipendenti della Asl, per la garanzia dell’erogazione di un servizio pubblico essenziale in tutti gli ospedali della provincia di Chieti. I servizi della mensa della Asl 02 sono infatti in appalto da oltre 10 anni, questi lavoratori hanno già affrontato diversi cambi d’appalto, licenziamenti e riassunzioni presso ditte diverse, e ogni volta tagli dell’orario contrattuale.

L’ultima gara è stata aggiudicata definitivamente a giugno 2016 alla Ditta Dussmann insieme alla Servizi Integrati che gestisce attualmente in proroga il servizio e ai lavoratori, il 1 dicembre a pochi giorni dall'inizio del nuovo appalto, è stato comunicato un esubero di personale di circa 32 persone e per i restanti 100 un taglio delle ore del 65%. Come OO,SS, -abbiamo giudicato la proposta inaccettabile e abbiamo proclamato lo stato di agitazione e chiesto un incontro urgente alla prefettura, si legge sempre nel comunicato stampa.

Il 6 dicembre si è svolto un secondo incontro presso la Direzione territoriale del lavoro di Chieti,. Incontro al quale ha partecipato anche il Direttore Generale della Asl Flacco, al quale il sindacato ha formulato l'intenzione di chiedere una proroga delle attuali condizioni di appalto fino al 1 gennaio 2017 ma che ad oggi non ha ricevuto nessuna risposta ufficiale. I lavoratori ritengono infatti che l’ente pubblico che ha progettato la gara d’appalto e che ha vagliato le offerte tecniche delle aziende, debba essere interrogata sulle ricadute occupazionali che i cambi nella gestione del servizio comportano per le persone che lavorano da anni nelle proprie sedi, fianco a fianco al personale Asl. E’ stato però detto che tutto ciò non è possibile poichè nel capitolato d’appalto non è prevista nessuna clausola sociale, nessuna regola che possa tutelare il lavoro di chi per anni ha garantito il servizio pubblico. Al termine dell'incontro quindi le aziende subentranti hanno confermato il licenziamento di 7 persone e per i restanti 130 una riduzione tra il 50% e il 60 % delle ore. Gli OOSS intendono quindi denunciare pubblicamente la gravissima situazione in cui si troveranno questi lavoratori, costretti proprio in queste ore a scegliere tra la disoccupazione e la firma di nuovi contratti che taglieranno di oltre la metà i loro stipendi.

Si ritiene che sia assolutamente urgente che la Prefettura convochi, come già richiesto e sollecitato da diversi giorni, le parti. Oltre a denunciare la gravissima situazione occupazionale il sindacato chiede che si ponga anche il tema della garanzia della qualità e sostenibilità dell’erogazione del servizio pubblico di ristorazione. Infatti il servizio che dalla settimana prossima dovrebbe essere svolto con meno della metà delle ore, nei mesi passati è stato garantito anche con il ricorso a molte ore di straordinario. A questo proposito si è anche chiesto di conoscere i dati tecnici e organizzativi che giustificherebbero un taglio di questa entità ma non hanno ricevuto nessuna risposta. Ora non rimane che rivolgersi all’assessorato regionale alla sanità e Prefettura e qualora non si trovino soluzioni adeguate, anche alle autorità competenti in materia di controllo sulla regolarità degli appalti.

"In queste ore abbiamo appreso della Cometa, azienda metalmeccanica di Casoli, che ha ufficializzato la decisione di chiudere i battenti". Comincia così una nota di Davide Labbrozzi, segretario provinciale della Fiom Cgil, che conferma la cessazione dell'attività della storica fabbrica, da mesi alle prese con una serie di difficoltà, che hanno visto gli oltre 50 operai lottare duramente per la salvaguardia del loro posto di lavoro. E Labbrozzi non è tenero nei confronti dei vertici della Cometa, che accusa di scarso impegno in questa vertenza. "Qualcuno sostiene - continua il sindacalista - che le difficoltà sarebbero legate al calo o perdita dei volumi, si offrirebbe invece un buon servizio ai lavoratori e a tutti coloro che devono avere soldi dalla Cometa, se si spiegasse meglio com'è stato possibile accumulare così tanti debiti, situazione che tra l'altro mai nessuno ha pensato di denunciare. Quando c'è il calo della commessa si lavora per trovarne un'altra, non si tirano i remi in barca con la speranza che dal cielo piovano produzioni nuove. Se questo non si è in grado di farlo e, quando non si è capaci di gestire un'azienda con il debito che lievita, bisogna decidere di passare la mano". E la Fiom annuncia che ha intenzione di presentare un esposto alla Procura di Lanciano, affinché venga fatta luce sulle ultime vicende societarie. "Perché - aggiunge -  non è sufficiente dire ai lavoratori che L'Azienda sta chiudendo, bisogna spiegare loro il perché. Presto lo farà la Fiom. La Cometa non contenta di quanto generato nel corso del tempo, ha utilizzato ammortizzatori impropri per governare una fase di crisi che non era temporanea, così come dichiarato con gli accordi sindacali, ma di natura irreversibile". Nel mirino del sindacato c'è anche l'ipotesi, prospettata dall'azienda, di offrire a ogni lavoratore 4500 euro come incentivo all'esodo, in cambio della rinuncia a qualsiasi altra rivendicazione. "Un disastro nel disastro", conclude Labbrozzi.