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LANCIANO - Avrebbe molestato una ragazzina di 12 anni residente nel Frentano, figlia di una donna che aveva conosciuto su una chat. Con l'accusa di atti di libidine su minore, il tribunale collegiale di Lanciano ha condannato oggi a due anni e mezzo di reclusione, un 39enne di origine campana, ma residente a Vasto. L'uomo fu arrestato il 2 dicembre dello scorso anno con l'accusa di violenza sessuale, reato riqualificato nel corso del procedimento. Il pm aveva chiesto una condanna a 6 anni di reclusione. Il 39enne è stato anche condannato a risarcire la madre della ragazzina con una provvisionale di 10mila euro. I fatti risalgono all'agosto 2015. L'imputato, che ha sempre respinto le accuse, era stato condannato già nel 2013 per un'analoga vicenda accaduta a Vasto.

"Se in questo istante mi richiamassero dei cittadini preoccupati del rischio che una conduttura di gas non sia in sicurezza io interverrei nuovamente". In attesa del ricorso in Appello, Davide Caporale commenta così, sulla sua pagina Fb, la sentenza del tribunale di Lanciano che lo ha condannato a un mese e 10 giorni di reclusione per violenza privata. L'attuale assessore all'ambiente del Comune di Lanciano, era accusato di aver chiesto a un imprenditore edile di bloccare alcuni lavori. Molti residenti di via per Fossacesia, infatti, erano preoccupati della sicurezza di un tubo del gas, che si trovava all'interno del cantiere per la costruzione di una palazzina. Per la Procura, però, la circostanza che Caporale fosse un consigliere comunale, avrebbe rappresentato una sorta di imposizione.

Il tribunale collegiale di Lanciano ha condannato a un anno di reclusione Claudio Castellano, 47 anni, ex cancelliere del tribunale frentano (ora trasferito a Teramo), per accesso abusivo al sistema informatico del palazzo di giustizia, al fine di rivelare particolari su indagini in corso. La vicenda risale all'ottobre 2012, quando il gip Massimo Canosa dispose l'interdizione per 2 mesi dal servizio nei confronti del funzionario, all'epoca impiegato proprio nel suo ufficio. Il provvedimento fu successivamente annullato dal tribunale della libertà, presso la Corte d'Appello dell'Aquila. Castellano, insieme all'altro imputato Rinaldo Bevilacqua, 63 anni, per un altro episodio su una procedura fallimentare. Il cancelliere ha sempre respinto ogni addebito e la sua difesa ha preannunciato ricorso in Appello.

Sono ritenuti gli autori di una serie di furti e rapine messi a segno ai danni di anziani tra gennaio e febbraio scorsi. Oggi il gup del tribunale di Lanciano Marina Valente li ha condannati - con rito abbreviato - ognuno a 5 anni di reclusione, Mauro Renato Cupido, 28 anno e Gessica Roberta Angelucci, anche lei 28enne. Alla moglie di Cupido, Tomassina Ranalli, 27 anni e Pasquale Aitoro, 39 anni,  il giudice ha invece inflitto una pena di 4 anni. Il pm Rosaria Vecchi aveva chiesto la condanna a 7 e 6 anni. I difensori degli imputati hanno già preannunciato ricorso in Appello. Secondo la ricostruzione dell'accusa, i 4 prendevano di mira soprattutto anziani soli, che in alcuni casi sarebbero stati anche aggrediti e malmenati.

 

Un anno e 8 mesi di reclusione: è la pena patteggiata da F.M., 44 anni, ex direttore della filiale della ex Bls di un centro del Sangro, davanti al gip del tribunale di Lanciano Massimo Canosa. Il bancario era accusato di appropriazione indebita, per aver sottratto circa 100mila euro dai conti correnti di 62 ignari clienti dell'istituto di credito, attraverso una serie di operazioni. I fatti risalgono al periodo tra l'ottobre 2010 e il dicembre 2013. L'indagine della Procura, a cui la banca ha collaborato, avrebbe stabilito che le operazioni contestate andavano da un minimo di 100 euro a un massimo di 2mila euro. Sui conti venivano eseguiti bonifici con contropartita in contanti, giroconti non autorizzati, versamenti su libretti o apertura di altri conti correnti, oltre all'attivazione di altre carte, sempre all'insaputa dei titolari della posizione. In seguito all'inchiesta, F.M. è stato licenziato.

Un anno e 8 mesi di reclusione: è la pena a cui il giudice del tribunale di Lanciano Andrea Belli, ha condannato questa mattina Giovanni Angelucci, un 40enne residente in città. L'uomo, assistito dall'avvocato Nicola Rullo, era stato arrestato per stalking lo scorso ottobre. A denunciarlo era stata la sua ex fidanzata, che aveva intrecciato una relazione con lui a settembre 2014. Un rapporto complicato, che aveva spinto la donna a lasciarlo. Ma Angelucci non si è rassegnato alla fine della storia e avrebbe iniziato a perseguitare la giovane, con continui messaggi telefonici, pedinamenti e persino minacce, che nel tempo si erano estese anche ad amici e familiari della ragazza.

Il tribunale collegiale di Lanciano ha condannato a 6 anni di reclusione ciascuno, oltre a 900 euro di multa, Sonja Ronge, 54 anni, e Michele Mero, 42 anni, entrambi di Pescara, accogliendo le richieste del pm Rosaria Vecchi. Sono accusati di essere i responsabili della rapina, che fruttò un bottino di 13mila euro, ai danni del punto vendita Globo al Thema Polycenter. I fatti risalgono al luglio del 2010. Coperti da passamontagna e impugnando una pistola (poi risultata essere un giocattolo), si fecero consegnare dalle cassiere tutto il denaro contante, che le addette stavano andando a versare nella cassa continua. L'auto utilizzata per il colpo, che era stata rubata, passamontagna e pistole giocattolo furono ritrovati a Pescara.

Il gup del tribunale di Lanciano Marina Valente ha condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione, oltre a una multa di 24mila euro, Salvatore Sorrentino, 42 anni di Ortona. L'uomo, lo scorso 11 settembre, venne fermato dalla Guardia di Finanza all'uscita del casello di Lanciano della A14 e trovato in possesso di 40 grammi di cocaina. Viaggiava su un'auto condotta da un amico, risultato estraneo ai fatti. All'epoca dell'arresto dichiarò che la droga era per uso personale. Una giustificazione non ritenuta convincente dalla Procura di Lanciano, secondo cui, invece, lo stupefacente era detenuto ai fini di spaccio.
 

La Cassazione ha annullato la sentenza, emessa a maggio dell'anno scorso, con cui la Corte d'Appello dell'Aquila ha condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione, per violenza sessuale, il sindaco di Perano Gianni Bellisario. Lo ha deciso la Terza sezione penale, che ha disposto anche il rinvio degli atti alla Corte d'Appello di Perugia per un nuovo giudizio. La vicenda prese il via nel 2010, quando una ragazza denunciò di essere stata costretta da Bellisario ad avere un rapporto sessuale con lui, all'interno di un cantiere edile. Secondo il racconto della giovane, il sindaco - con cui aveva un appuntamento in Comune - l'aveva convinta a seguirlo, sostenendo di essere molto impegnato e di poterla ascoltare durante il tragitto in macchina fino al cantiere. I difensori di Bellisario, gli avvocati Augusto La Morgia e Massimo Biscardi, aveva sempre sostenuto l'inattendibilità della presunta vittima. In primo grado il tribunale di Lanciano aveva assolto il sindaco.

Solo qualche giorno fa era stato condannato a 4 anni di reclusione dal gup del tribunale di Lanciano per aver abusato sessualmente della figlia minorenne della sua ex convivente. Ed era ai domiciliari nella sua casa di Ortona, dove era detenuto dal giorno dell'arresto, avvenuto lo scorso gennaio.  Il 46enne di Ortona accusato delle violenze sulla ragazzina (il suo avvocato ha già preannunciato ricorso in Appello contro la sentenza di prima grado) ora però rischia di finire in carcere. I carabinieri, che ieri sera si sono recati nella sua abitazione per i controlli di rito, non lo hanno infatti trovato a casa. Immediate le ricerche, che hanno consentito di rintracciarlo poco dopo non molto distante. L’uomo, che non era stato autorizzato dal giudice ad allontanarsi e che non ha saputo, o voluto, dare spiegazioni sul suo allontanamento, è stato tratto in arresto e sottoposto nuovamente ai domiciliari in attesa della convalida del nuovo provvedimento restrittivo e del rito per direttissima.