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La Corte d'Appello dell'Aquila ha ribaltato la sentenza del tribunale di Lanciano che, l'11 dicembre di due anni fa, aveva condannato Mario Berghella - autore dell'inno del Lanciano Calcio dell'epoca - a una multa di 400 euro e al risarcimento di altri 5mila nei confronti di Donato Di Campli, avvocato e procuratore sportivo. La vicenda risale al novembre di 7 anni fa, quando in occasione dell'incontro di serie C1 Lanciano-Lucchese, allo stadio fu diffuso l'inno composto da Berghella, che nel ritornello ripeteva "Tatò, Tatò, Tatò", soprannome con cui Di Campli era conosciuto in città. Il legale sporse querela per diffamazione, perché riteneva il brano offensivo. Per i magistrati d'appello, invece, il fatto "non costituisce reato".

La Corte d'Appello dell'Aquila ha confermato la sentenza di assoluzione con formula piena ("perché il fatto non sussiste"), per il sindaco di San Vito Rocco Catenaro, l'attuale giunta comunale, alcuni ex consiglieri e il legale rappresentante della Pagliaroli Group. Tutti erano accusati di abuso d'ufficio per l'iter progettuale relativo alla realizzazione del resort di lusso in contrada Foreste. La vicenda giudiziaria aveva preso il via nel 2012, con una denuncia presentata dall'ex sindaco Gianfranco Basterebbe, che sosteneva l'illegittimità del provvedimento con cui venne cambiata la destinazione d'uso del terreno su cui è previsto il complesso, originariamente agricolo. Gli amministratori erano difesi dagli avvocati Giuliano Milia e Nicola Rullo, ed erano già stati assolti in primo grado dal tribunale di Lanciano. "A nome di tutti gli amministratori e gli ex consiglieri, loro malgrado coinvolti in questa vicenda - commenta Catenaro - esprimo la mia più grande soddisfazione per questa decisione che rappresenta una ulteriore conferma della legittimità e trasparenza del nostro operato, sempre volto esclusivamente alla tutela dell’interesse pubblico e alla prosperità di San Vito e dei sanvitesi. Ora chi li risarcirà dei danni provocati dai ritardi causati da questa pretestuosa azione giudiziaria?".

Si chiude, dopo 6 anni e mezzo dai fatti, la vicenda giudiziaria sulla morte del 18enne di Santa Maria Imbaro, che morì nell'estate del 2009 dopo essere caduto dal suo motorino, in una strada di campagna alla periferia del paese. La Corte d'Appello dell'Aquila ha infatti assolto dall'accusa di omicidio colposo, la 38enne di Lanciano che in primo grado era stata condannata a 16 mesi di reclusione. Per i giudici la donna non ha alcuna responsabilità nell'accaduto. Secondo l'accusa la caduta fu procurata da un'errata manovra della 38enne, che viaggiava in auto insieme al marito. Lei, invece, ha sempre riferito di aver sentito solo un rumore e di essersi fermata a soccorrere il ragazzo, che morì alcuni giorni dopo l'incidente all'ospedale di Pescara, a causa dei traumi riportati.