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Nel giorno della festa della donna al tribunale di Lanciano un processo sulla violenza sulle donne. Sul banco degli imputati un uomo che ha già avuto condanne per stalking e che è attualmente ai domiciliari. Eppure in tribunale questa mattina si intravedevano mazzetti di mimose fra toghe e avvocati. Le accuse sono gravi, le violenze verbali e sembrerebbe anche fisiche, sono di quelle che spesso sentiamo nei telegiornali quando si parla dei segnali che precedono un delitto. C’è una domanda che non trova risposta: perché in Italia ogni tre giorni una donna viene uccisa da un marito, un fidanzato, spesso compagni o ex compagni di anni di vita, padri di figli cresciuti insieme? E c’è una seconda domanda che ci disorienta. Perché una donna — adulta, libera — al primo spintone, o anche alle prime parole selvagge, non allontana da sé per sempre l’uomo che la sta minacciando? Gli resta invece accanto, preferisce ripetersi «non sta succedendo a me» e prepararsi il giorno dopo a dire ai figli — poi ai colleghi, agli amici — che non è niente, che ha di nuovo sbattuto contro la porta. La «violenza domestica» — quella subita dagli uomini di casa, anche padri o fratelli — è la prima causa di morte nel mondo per le donne tra i 16 e i 44 anni: più degli incidenti stradali. Per questo dobbiamo subito liberarci dell’idea del mostro, o di tanti mostri, dobbiamo sottrarci a quella reazione immediata che ci porta a dire: io non sono così, noi siamo normali. La violenza sulle donne, che in alcuni casi si spinge fino all’omicidio definito per la prima volta «femminicidio» da una sentenza del 2009, non è una collezione di fatti privati: è una tragedia che parla a tutti. Ora finalmente, però, le donne denunciano, si ribellano e mandano i loro persecutori in galera. In questa festa della donna 2016, sul tema della violenza, sembra essersi generato un movimento simile di associazioni, gruppi di studiose e di artiste, rappresentanti della politica, della magistratura, dei media. Un movimento di donne che è trasversale, eterogeneo, tanto da tirare l’elastico al massimo da sinistra a destra e tuttavia molto compatto. E’ una lobby moderna e anomala, perché non dispone di grandi fondi, ma è in grado di investire uno straordinario capitale di tempo e di energie. È una novità importante. Chissà che da un’epoca di cambiamenti, troppo lenti e spesso contradditori per le donne italiane, non si stia approdando a un cambiamento di rotta. Ci piace concludere con una riflessione scaturita proprio dal processo di questa mattina. In aula si trovava anche un giovane uomo, amico delle vittima che ha testimoniato a testa altra contro un altro uomo per difendere la ragazza…Un piccolo segnale per dire che gli uomini non sono tutti uguali. (C.Lab.)