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L'andatura dinoccolata, la battuta pronta, l'ironia sottile, la grande disponibilità nei confronti di tutti, specie dei più deboli, di quelli che non avevano voce per farsi sentire e difendere i propri diritti. Aveva infatti scelto una professione che amava e che ha svolto con competenza e professionalità fino a qualche anno fa. Marco Di Rocco, 51 anni, che per anni ha ricoperto l'incarico di segretario provinciale della Fiom ha scelto di andarsene, in una assolata giornata d'estate, guardando in faccia la freccia Bianca che arrivava come ogni giorno alla stazione di Pescara Porta Nuova. Una morte che lascia attoniti e sgomenti, senza parole con tanti, troppi interrogativi che rimarranno senza una risposta. L'impegno e la passione politica lo hanno visto in grande attività anche nell'ultima campagna elettorale a favore del sindaco Mario Pupillo, con la consueta capacità organizzativa anche se chi, come chi scrive, lo conosceva bene e gli voleva bene, aveva notato i suoi silenzi, i momenti in cui sembrava assente, farsi volontariamente da parte anche nel mezzo di una conversazione. Segnali di un malessere che affondava radici in situazioni personali e professionali sulle quali aveva sempre mantenuto il più stretto riserbo? Forse sì. Alcune settimane fa aveva fatto perdere le sue tracce, si era allontanato da Lanciano, senza dare spiegazioni, senza un messaggio e il cellulare era rimasto muto per giorni facendo precipitare nello sconforto e nella preoccupazione i suoi famigliari. Poi tutto si era risolto o almeno così sembrava. Eppure qualunque fossero stati i suoi problemi, anche i più difficili, quelli che appaiono senza soluzione, avrebbe potuto contare, come  sempre, sull'appoggio incondizionato e sull'affetto grande dei suoi fratelli Patrizia, Antonio, Claudia e Silvio. Una famiglia unita. Ma quali saranno stati i suoi pensieri, in quale buio deve essere precipitato per compiere un gesto tanto terribile, nonostante il grande amore per la figlia Federica, una ragazza di 16 anni che lo adorava. La notizia della sua morte sta rimbalzando in ogni angolo della città, non si parla d'altro mentre si intrecciano commenti, si fanno i potesi, ci si chiede perché? Marco era conosciutissimo in città e non solo per la sua professione e per l'impegno politico ma per la sua giovialità, per essere amico di tutti. Pronto a correre e ad aiutare, a comprendere e a condividere. Non è facile scrivere di tanto dolore, ci si sente piccoli e impotenti ed immancabilmente ci si rivolge una domanda: forse anch'io potevo fare qualcosa? Provare a strapparlo dalle sue ombre, a liberarlo dalle sue ossessioni, a rompere i suoi silenzi, a tirarlo fuori dalla palude dei brutti pensieri che a volte ci invadono e ci posseggono e a qualcuno come a Marco, non lasciano scampo. Le parole, se ne diranno tante, le ipotesi si faranno anche quelle, come sempre accade in queste tragiche circostanze. Io voglio ricordare Marco e la sua  inconfondibile parlata, il suo sorriso e pure il suo spirito polemico e pensarlo in un luogo azzurro. In pace. (Pina De Felice)

Sciopero degli straordinari nelle giornate del 9, 16 e 24 luglio alla Sevel di Atessa. Lo ha proclamato la Fiom-Cgil, che ha stabilito un'astensione dal lavoro per l'intero turno della durata di 8 ore. La protesta rientra nella vertenza che il sindacato sta portando avanti da mesi contro gli eccessivi carichi di lavoro cui, a detta della Fiom, sarebbero sottoposti i dipendenti della più grande azienda della regione, dove viene prodotto il furgone Ducato della Fiat e i suoi omologhi a marchio Peugeot e Citroen. Il boom del mercato dei veicoli commerciali "made in Abruzzo", infatti, ha spinto la direzione aziendale ad aumentare gli straordinari e a scaglionare le ferie estive, così da non interrompere la produzione. "La misura è colma - attacca il segretario generale della Fiom Davide Labbrozzi - le altre Organizzazione, con gli accordi sottoscritti, non possono più difendere gli interessi generali di chi lavora e soffre per produrre una ricchezza che finisce nelle tasche di pochi. La Fiom è con i lavoratori, la Fiom è per rilanciare un percorso di recupero della vita, ormai surclassata dalle logiche del profitto, la Fiom vuole continuare a stare con chi lavora  e cercherà con tutte le sue forze di ristabilire una condizione di rispetto vero per le lavoratrici e i lavoratori della Sevel".
 

Per far fronte alle continue e crescenti richieste del mercato dei furgoni, la Sevel ha chiesto agli operai del turno di notte la disponibilità a eseguire straordinari alla fine del turno stesso. Una richiesta che ha scatenato l'ennesima, dura, reazione della Fiom Cgil, da tempo polemica con la direzione aziendale sull'organizzazione del lavoro all'interno dello stabilimento di Atessa. Il 30 giugno è stata convocata una riunione del sindacato, per fare il punto sulla situazione e programmare le iniziative di lotta, oltre a un confronto con le istituzioni. "Tanti giovani neoassunti, che operano sul turno di notte, sono stati invitati a prestare lavoro straordinario per tre ore - attacca il segretario generale della Fiom Davide Labbrozzi - la domanda che poniamo è la seguente: può un lavoratore, dopo otto ore di lavoro prestato sul  turno di notte, esausto ed assonnato, restare in fabbrica, sulla catena di montaggio, per ulteriori tre ore? La nostra risposta è no! Quello che accade ormai da mesi è da paleolitico dell’industria". Nelle scorse settimane lo scontro si era aperto già su altre questioni: 5 giornate di lavoro straordinario a luglio, ferie scaglionate da giugno a ottobre, recupero a data da destinarsi delle fermate tecniche. "Non contrattare, non discutere, rivela la volontà di imporre con autorità le scelte che fanno bene ad una sola parte - conclude il segretario Fiom - pretendere che le persone si rechino a lavoro, quando la Sevel sa che la fabbrica resterà ferma per ragioni tecniche, per poi rispedirle a casa è offensivo; chiedere a chi ha lavorato di notte di svolgere turni di lavoro da undici ore è intollerabile. Inoltre, le persone che hanno lavorato di notte per undici ore, sono nelle condizioni di poter affrontare il viaggio di ritorno? Non abbiamo più parole".
 

Il mercato del furgone Ducato continua ad andare a gonfie vele. E così la Sevel ha comunicato ai sindacati di aver programmato altre giornate di lavoro straordinario nello stabilimento della Val di Sangro: 5 turni che saranno effettuati nel corso di questo mese di giugno. Alla Fiom-Cgil, però, l'annuncio dei vertici aziendali non va proprio giù e rilancia gli attacchi alla gestione della fabbrica, chiedendo di aprire un tavolo di discussione "per pianificare - si legge in una nota a firma del segretario generale Davide Labbrozzi - urgentemente un percorso di assunzioni e di riduzione del sacrificio generale che ormai da tanto l’azienda continua a chiedere in maniera ripetuta e insistente". I nuovi turni di straordinario, secondo il sindacato, si aggiungono alla "scelta di non garantire più le ferie nel periodo ideale, agosto. Precedentemente avevamo denunciato l’aumento dei carichi di lavoro, la riduzione delle pause, la cancellazione di tante postazioni a basso carico lavorativo e la riduzione del salario che per effetto della contrattazione di gruppo comincia a farsi sentire sui redditi delle famiglie - prosegue Labbrozzi - tutto ciò è inaccettabile, ormai nella più grande fabbrica della nostra regione è sparito il concetto della vita lavorativa sana. Volendo usare un eufemismo potremmo dire: il limone, spremuto con tanta forza, non ha più succo da dare".
 

Nessuna motivazione legata all'attività sindacale del dipendente. E' quanto precisano, in una nota, i legali della Tasso di Atessa, dopo il comunicato della Fiom sul reintegro dell'operaio che - secondo il sindacato - sarebbe stato licenziato in seguito a uno sciopero. ‘’In merito alle dichiarazioni rese dal segretario Fiom-CGIL Davide Labbrozzi, la Tasso s.r.l. precisa che il dipendente Mario Esposito è stato licenziato in quanto sorpreso a svolgere attività lavorativa in proprio durante un periodo di assenza dal lavoro per malattia - scrivono gli avvocati Aldo e Stefano La Morgia - lo stesso Tribunale di Lanciano nell’ordinanza, alla quale si riferisce Labbrozzi, ha tra l’altro sancito che la condotta tenuta da Esposito era meritevole di sanzione disciplinare, seppure meno grave del licenziamento. La qualifica dello stesso Esposito, quale esponente sindacale, non è mai venuta in considerazione ai fini del suo licenziamento e men che meno sussiste alcun nesso tra lo sciopero da questi indetto, al quale per inciso non ha aderito nessuno dei dipendenti Tasso, e la sanzione disciplinare a lui irrogata. L’ordinanza resa dal Tribunale di Lanciano, da ultimo, non ha mai affermato che i 'lavoratori non possono essere offesi, che i sindacalisti non vanno considerati un peso di cui liberarsi, ma rappresentanti dei lavoratori con cui confrontarsi'”.

Era stato licenziato pochi giorni dopo uno sciopero indetto per richiamare l'attenzione su una serie di problemi legati alla salute dei lavoratori, ai carichi di lavoro e al presunto non rispetto di alcune norme legislative in materia di sicurezza. Una scelta che Mario Esposito delegato sindacale della Fiom, aveva pagato a caro prezzo. Ma nella giornata di ieri il Giudice del Tribunale di Lanciano ha condannato la Tasso Spa, azienda metalmeccanica di Atessa che occupa 100 persone ed esegue lavorazioni di materiale plastico e ferroso, a reintegrare il lavoratore, annullando di fatto il licenziamento di circa un anno fa. A darne notizia con comprensibile soddisfazione è il segretario generale della Fiom Davide Labbrozzi che in un comunicato sottolinea “il duro colpo inferto al mondo delle ingiustizie e delle discriminazioni che aveva colpito una persona che aveva semplicemente svolto bene il suo ruolo di delegato sindacale”. Nella nota si fa anche riferimento all'opera svolta con serietà, senza trascurare alcun elemento, dall'avvocato della Cgil Domenico Sciorra. “La sentenza ha ribadito che con la Giustizia Italiana non si scherza – si legge nel comunicato - che le persone vanno rispettate proprio come va rispettata le Legge dello Stato Italiano”. E questo per la Fiom è importante perché riafferma un principio fondamentale: i lavoratori non possono essere offesi e i sindacalisti non vanno considerati un peso di cui liberarsi, ma rappresentanti dei lavoratori con cui confrontarsi. Il Tribunale di Lanciano ha condannato la Tasso a riassumere tempestivamente il lavoratore, a risarcirlo e, a pagare tutte le spese processuali. “Una condanna che dimostra che la Tasso ha violato i principi sacrosanti della Legge dello Stato – conclude Labbrozzi -    La Fiom, attende l’immediato reintegro del lavoratore ed il pagamento di tutto quanto previsto dalla sentenza. Pertanto, la Tasso e chi l’ha mal consigliata,  farebbero bene a riconsiderare il modo di operare”.

Un'altra ora di sciopero, per domani, martedì 23 febbraio. A proclamarlo è ancora una volta la Fiom-Cgil, che protesta per ribadire la sua contrarietà alle politiche aziendali portate avanti dalla Sevel, a partire dai carichi di lavoro. "Come annunciato nel corso delle ultime settimane di dicembre, la lotta sindacale in Sevel è andata avanti e continuerà a svilupparsi nei giorni e nelle settimane che verranno - spiega il segretario generale del sindacato Davide Labbrozzi - la Fiom, aveva ufficializzato la volontà di non fermarsi e così sarà. Negli ultimi tempi sono state messe in atto azioni di sciopero ed iniziative parallele, il tutto riportato dai tanti comunicati, la Fiom intende proseguire con questa strategia. Si è ritenuto utile non creare condizioni di sistematicità, ma è bene precisare che la Fiom c’è e ci sarà". La Fiom annuncia anche una serie di assemblee, che si terranno nelle prossime settimane, per approfondire gli aspetti legati alla proposta di revisione dello Statuto dei Lavoratori. "Nel sottolineare  il no della Fiom alle politiche aziendali, in modo particolare in merito ai diritti da praticare in piena libertà - continua Labbrozzi - intendiamo ribadire  che scioperare è un diritto sacrosanto di chi lavora. Tra l’altro, detto diritto, è chiaramente previsto dalla Legge Madre del nostro Paese, la Costituzione Italiana. Qualsiasi atto, a partire dagli spostamenti di chi sciopera presso altra postazione, oppure presso altro turno, è da considerare  un atto incostituzionale. La Fiom, non accetta e non accetterà alcuna forzatura in tal senso. Chi sciopera va rispettato in quanto la libertà di scioperare non può essere considerata un optional". Nella nota la Fiom rimarca anche le ragioni alla base delle rivendicazioni in Sevel: "ridurre le pause corrisponde a peggiorare  la vita lavorativa - aggiunge la nota - aumentare i carichi di lavoro significa determinare una sofferenza inaccettabile; ignorare la logica di ridistribuzione della ricchezza corrisponde a non riconoscere i sacrifici profusi; lavorare sistematicamente al sabato ed alla domenica significa peggiorare  la  vita sociale; non contrattare, non discutere, rivela la volontà di imporre le scelte che fanno bene ad una sola parte".