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LANCIANO - A 3 giorni dal referendum costituzionale che ha visto affossare la riforma proposta dal Governo Renzi, anche a Lanciano non si ferma l'entusiasmo dei sostenitori del "no" al quesito, che possono gongolarsi su un dato (che sfiora il 67 per cento), di gran lunga superiore alla media nazionale. Per il coordinamento cittadino di Forza Italia, il risultato è "una evidente bocciatura della riforma, ma anche un giudizio negativo nei confronti dell’Amministrazione comunale e la giunta regionale. Un chiaro segno che a livello locale evidenzia la reale natura del PD, di un sindaco che con il suo appoggio al 'sì' ha tradito gli impegni presi con i suoi elettori in nome della convenienza politica, di un’amministrazione che vede una giunta comunale spaccata".
Il riferimento è alle "opposte barricate" su cui, durante la campagna referendaria, si sono schierati il sindaco Mario Pupillo e il vice sindaco Pino Valente, il primo per il 'sì' e il secondo per il 'no".
E proprio da Progetto Lanciano, movimento fondato da Pino Valente, arriva in una nota in cui il primo cittadino non viene nominato (puntando evidentemente a scansare eventuali equivoci sulla tenuta della maggioranza), ma si spiega che è stato ritenuto giusto che "un movimento civico non potesse rimanere alla finestra - scrive il portavoce Daniele Pagano - ma dovesse scendere in campo a difesa del territorio, così come fatto in passato e così come sarà in futuro. Una vittoria che sentiamo nostra, una vittoria che non lascia spazio a nessun'altra interpretazione se non quella di qualche necessità di bottega, i cittadini hanno ben compreso le ragioni del 'no' a difesa della Costituzione e dell'autonomia dei territori".
 

LANCIANO - Domani, giovedì 17 novembre alle ore 18, nel Salone d'Onore dell'ex Casa di Conversazione di Lanciano, è in programma un convegno sulle ragioni del "no" al referendum  costituzionale, promosso dal coordinamento cittadino di Forza Italia. Ospite d'onore dell'incontro sarà il professor Alessandro Pace, lancianese, emerito di Diritto Costituzionale all'Università La Sapienza di Roma, autore di numerose pubblicazioni in materia di teoria della Costituzione, relatore in numerosi convegni scientifici, nonché presidente del “Comitato per il NO” creato in vista del referendum. Con lui interverranno il coordinatore regionale di Forza Italia Nazario Pagano, il deputato Fabrizio Di Stefano e il consigliere regionale Mauro Febbo.

"L'obiettivo del Direttivo, del Comitato per il No e del Gruppo dei Giovani di Forza Italia di Lanciano - spiega la coordinatrice  cittadina di Forza Italia, Luciana Di Castelnuovo -, è stato ed è quello di favorire una maggiore conoscenza del testo costituzionale in relazione alla Riforma Renzi-Boschi. Nell'ambito di questa campagna referendaria abbiamo organizzato un ciclo di incontri con relatori esperti e qualificati che hanno spiegato ed illustrato, anche nelle pieghe meno comprensibili, cosa e come cambierebbe la nostra Costituzione se dovesse vincere il Sì. Incontri che hanno registrato una partecipazione attenta e interessata. Un risultato che consideriamo positivo e che ha centrato gli obiettivi fissati. Questa campagna referendaria è troppo importante per ridurla a mero scontro politico, va ben oltre le singole appartenenze considerato che in gioco c'è la nostra Costituzione che rischia di essere stravolta senza alcun beneficio per il Paese. Una Riforma che noi di Forza Italia, e non solo noi, riteniamo dannosa e inutile".
 

ORTONA – Esplode la polemica a Ortona, dopo la decisione della giunta comunale di dirottare i fondi - legati all'accenzione di mutui - destinati ad alcune opere pubbliche già programmate, alla ristrutturazione del palazzo municipale. Un investimento complessivo di quasi 175mila euro, che per il coordinatore cittadino di Forza Italia, Simone Ciccotelli, non possono essere distolti da interventi che i cittadini attendono da tempo. I lavori "rinviati" riguardano la sistemazione delle aree verdi sotto l'Orientale, la sistemazione dei sottopassi pedonali al Foro, la realizzazione di una vasca di accumulo delle acque sorgive a Rogatti, di pozzi artesi a Bardella e a Villa San Tommaso, di un'area verde attrezzata a Santa Lucia. “Capiamo la necessità di migliorare la sede del municipio, tanto per decoro quanto per immagine, ma anziché annullare il finanziamento, e quindi la realizzazione di alcune opere, l’amministrazione avrebbe potuto lavorare diversamente al fine di programmare i propri interventi sia nella definizione delle priorità,  sia nel reperimento dei finanziamenti. In questa logica avrebbe dovuto tenere in debita considerazione – prosegue Simone Ciccotelli - il ripristino del ponte crollato in contrada Arielli. Al di là dei sopralluoghi e delle promesse da marinaio del cindaco, così come del solito rimbalzo di responsabilità tra Comune e Regione, i cittadini residenti e non solo,  dopo ormai due anni, si aspettano che il progetto, già redatto, sia finanziato e realizzato. Tale ripristino sarebbe necessario soprattutto per due ragioni: permettere a residenti ed agricoltori di raggiungere le proprie abitazioni e terreni senza percorrere tragitti differente prolungati di chilometri e chilometri, ma soprattutto al fine di evitare ulteriori e possibili conseguenze visto che il corso dell’acqua lungo il fiume viene ostruito tanto dal cemento crollato, quanto dalla ormai fitta vegetazione, ma anche dai rifiuti che gli incivili hanno pensato di buttarvi a margine ed all’interno facendone una nuova discarica. Con una possibile ed abbondante pioggia cosa potrebbe accadere”. Ciccotelli conclude la sua nota con un appello all'assessore De Iure, affinché si riappropri del suo ruolo e si faccia "promotore presso le deputate sedi, soprattutto regionali, affinché vengano trovati e stanziati i fondi necessari per realizzare le opere già programmate al fine di prevenire nuovi danni da alluvione, rendendo un servizio tanto alla collettività del centro cittadino, quanto di quello della periferia".

Il Comitato regionale per il "No" di Forza Italia ha varato un ciclo di appuntamenti informativi per illustrare la portata della riforma costituzionale scritta dal Governo Renzi e sostenere le ragioni contrarie, in vista della tornata referendaria del prossimo 4 dicembre nella quale il popolo italiano sarà chiamato a esprimersi. "Conoscere i contenuti di tale riforma e l’impatto sull’assetto dello Stato e della Società - spiegano i promotori, in una nota - è la finalità perseguita da Forza Italia, che intende così diffondere i motivi per i quali va respinto un disegno costituzionale che avrà gravi ripercussioni in vari aspetti del vivere civile".  Il primo incontro in calendario è per sabato 8 ottobre alle 10.30 al Museo Michetti di Francavilla al Mare. Sono previsti interventi del senatore Andrea Pastore (già Presidente della prima Commissione permanente - Affari Costituzionali e della Commissione bicamerale per la semplificazione della legislazione) e del professor Fabio Masci (cattedra di Diritto costituzionale all’Università LUISS di Roma). "L’invito a partecipare - continua la nota - è rivolto non solo agli amministratori locali, ai dirigenti, ai sostenitori e ai simpatizzanti, ma a tutti i cittadini, indipendentemente dall’appartenenza di partito, che intendono avere le idee chiare al di là degli slogan e della propaganda, e comprendere così i motivi per cui il progetto governativo non è condivisibile e va disapprovato col voto referendario".
 

L'elezione a consigliere comunale di Antonio Di Naccio, candidato nelle elezioni comunali di Lanciano della scorsa primavera nelle liste a sostegno di Tonia Paolucci, è valida. Lo ha deciso la sezione di Pescara del Tar, che ha rigettato il ricorso presentato da Bruno De Felice, candidato della lista di Forza Italia, secondo cui - invece - c'era stato un errore nella ripartizione dei seggi nell'assise civica. Nel ricorso si sosteneva che il seggio attribuito alla lista "S'Ignora Lanciano", e quindi a Di Naccio, doveva in realtà andare a Forza Italia, e quindi a De Felice. Questo sulla base del quoziente maggiore ottenuto dalla lista azzurra, pari a 993, contro il quoziente 955 di quella in cui era candidato Di Naccio. Per i magistrati amministrativi, però, l'Ufficio elettorale ha proceduto correttamente in fase di proclamazione dei consiglieri, seguendo non solo le ultime indicazioni del Consiglio di Stato, ma anche e soprattutto le istruzioni emanate dal Ministero dell'Interno, che hanno fatto chiarezza sulla ripartizione dei seggi in caso di apparentamento. Al momento, dunque, nella geografia di Palazzo di Città tutto resta invariato: dei 9 seggi assegnati all'opposizione, 6 restano alla coalizione che al primo turno aveva sostenuto la candidatura di Errico D'Amico e 3 a quella di Tonia Paolucci. Una ripartizione che, per i giudici del Tar, è giusta ed equa, anche alla luce dei risultati riportati al primo turno: 8033 voti le liste di D'Amico, 4808 quelle della Paolucci. La sentenza è stata già notificata alla Prefettura di Chieti e al Comune di Lanciano, che nella controversia non si è costituito in giudizio.
Antonio Di Naccio, nella passata consigliatura, era stato assessore nella giunta Pupillo. Era stato defenestrato su richiesta di Pino Valente, con cui era entrato in polemica. Una frattura insanabile che, la scorsa primavera, lo aveva spinto a candidarsi con Tonia Paolucci.

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“Su nostra precisa richiesta si è svolta questa mattina una Conferenza dei Capigruppo resa necessaria vista la perdurante assenza del presidente D’Alfonso in Consiglio regionale reo di non dare seguito alla risoluzione approvata dall’Assise regionale che prevede la sospensione del Decreto n.55. Si tratta del provvedimento che prevede la riorganizzazione della struttura sanitaria regionale da noi contestato pesantemente perché sancisce la chiusura di alcuni ospedali e il ridimensionamento di altri, soprattutto nelle aree interne".  E’ quanto dichiarano in una nota i Consiglieri regionali di Forza Italia a margine dei lavori odierni. “Il presidente D’Alfonso – prosegue la nota – è intervenuto in Conferenza dei Capigruppo dichiarando, ancora una volta, che l’uscita dal Commissariamento è ormai imminente ed è questione di giorni. Appena ciò avverrà si è impegnato solennemente a convocare una riunione tecnica con i sindaci e i rappresentanti delle comunità locali proprio per approfondire l’argomento. Noi riteniamo inconcepibile che l’organizzazione della rete emergenze urgenze veda penalizzare pesantemente le aree interne e strutture sanitarie come quelle di Penne, Popoli e Ortona. Ci attendiamo che D’Alfonso passi dalle parole ai fatti anche per rivedere l’organizzazione dei Pronto soccorso. Tra l’altro, visto il recente sisma, appare quanto mai folle depotenziare l’ospedale di Popoli. Intanto – concludono i Consiglieri di Forza Italia – abbiamo chiesto che vengano sospesi tutti gli atti dei direttori delle Asl che prevedono chiusure e riduzioni dei nosocomi delle aree interne”.    

“Continuano e si accentuano i dissapori e le divergenze all’interno della maggioranza di centrosinistra. Questa volta il pomo della discordia riguarda la nomina dell’Amministratore unico dell’Ater di Lanciano, come si evince dalla Delibera regionale n.293 del 3 maggio scorso, dove si consuma per l’ennesima volta uno strappo tra il presidente Luciano D’Alfonso e l’assessore Donato Di Matteo”. Questo il commento del Presidente della Commissione vigilanza e consigliere regionale Mauro Febbo. “Leggendo la Delibera – spiega Febbo – si nota come lo stesso assessore regionale competente era assente e il Presidente, grazie alle funzioni che egli stesso si è attribuito con il famoso Decreto n.34 dell’8 aprile 2016, ha provveduto di imperio ad una propria personale scelta facendo emergere vistosamente sia l’arroganza sia la confusione di questo governo regionale arrivato ormai al limite della legittimità delle regole e delle norme costituzionali”. “Una settimana fa – sottolinea Febbo – anche l’Ufficio Legislativo della Regione si era espresso contro la decisione di D’Alfonso di arrogarsi il diritto di designare capi dipartimento, dirigenti, vertici di enti, aziende, agenzie, società regionali, in quanto si v a modificare la Legge n.77 del 2009 che stabilisce come gli incarichi di vertice sono ‘conferiti dalla Giunta regionale su proposta del componente la Giunta competente in materia’. Va da se che tale Legge non può essere modificata a piacimento dal Presidente della Giunta poiché è competenza solo del Consiglio regionale”.  “Adesso – continua Febbo – la nomina del nuovo Amministratore unico dell’Ater Lanciano, nella persona del dirigente Luigi Fusco, pescarese e amico del Presidente, oltre ad essere del tutto illegittima e inopportuna, crea nuovi dissapori e scontri all’interno della stessa maggioranza visto che la volontà dell’assessore Di Matteo era quella di nominare Antonio Innaurato, primo dei non eletti in regione nelle fila del Partito Democratico. Uno scontro aspro ormai palese ed evidente sia nelle tante assenze in Giunta dell’assessore Di Matteo sia nelle frizioni e nell’ostruzionismo da parte dello stesso Partito democratico durante i lavori del Consiglio regionale sempre pronto a bloccare le iniziative legislative dell’assessore regionale come accaduto con l’affossamento della legge sull’ATER Unica regionale e della legge sulla Social Housing”. “A tutto questo bisogna aggiungere – aggiunge Febbo – come il Presidente D’Alfonso continua ad esautorare gli assessori anche nelle scelte territoriali visto che ha nominato un suo uomo, amico e pescarese, all’Ater di Lanciano senza ascoltare e tenere in considerazione le istanze dei suoi componenti della Giunta. Pertanto – conclude Febbo – questa frattura politica tra D’Alfonso e l’assessore Di Matteo sembra ormai irreparabile e sono certo si arricchirà di nuove puntante anche su altri ambiti e settori visto che il ‘Presidentissimo’ è ostinato ad applicare il famoso Decreto come meglio crede”.

"Riassumo gli ultimi anni della storia travagliata di questa importantissima opera: la SS 652 Fondovalle Sangro: come stabilito dall’art. 3 del Decreto Legge 133 del 12 settembre 2014 doveva essere cantierabile per il 31 agosto 2015. La Commissione VIA regionale si è espressa con parere n. 2471 del 12 febbraio 2015 sul progetto ANAS. Su questo progetto ANAS, ad oltre un anno dal Decreto di finanziamento della Fondovalle Sangro (12 settembre 2014), è stata raggiunta l’intesa tra Regione e Governo (6 ottobre 2015) -Masterplan- L’annunciata pubblicazione del bando di gara da parte del Presidente D’Alfonso per il 31 ottobre 2015 è abbondantemente superato". Lo ha dichiarato questa mattina il deputato di Forza Italia Fabrizio Di Stefano nel corso di una conferenza stampa convocata a Lanciano, a cui ha partecipato anche il Presidente della Commissione Vigilanza in Regione, Mauro Febbo.    "Il 5 aprile 2016 l’ANAS deposita un nuovo progetto alla Commissione VIA regionale- ha spiegato Di Stefano-  che rimarrà in pubblicazione per 45 giorni. Successivamente si dovrà di nuovo esprimere la Commissione, e quindi, raggiungere una nuova intesa tra Regione e Ministero e poi la Conferenza dei Servizi per l’acquisizione dei pareri (Paesaggio, archeologico, autorità di bacino, comuni, usi civici ecc…). A questo punto - dice Di Stefano- alcune considerazioni: non era stato promesso anche a Marchionne, quando in pompa manga fu ricevuto in Val di Sangro che quest' opera, ritenuta fondamentale dal Presidente della Fiat, sarebbe stata realizzata in tempi rapidissimi dalla Regione a guida D'Alfonso “facile e veloce”?
Per quale motivo, mentre annunciava che l'appalto sarebbe stato espletato entro il 31 marzo scorso, lo inseriva nel MASTERPLAN con previsione 2017? Mentiva sapendo di mentire? Prendiamo per vero quanto detto dall' ANAS al Presidente Febbo in Commissione di Vigilanza, e cioè che l'opera non sarà appaltata prima del 2018. E chiederemo anche con un'interrogazione Parlamentare se il finanziamento concesso con lo SBLOCCA ITALIA è ancora a disposizione della Regione Abruzzo? Infine registriamo che, se togliamo anche questa opera per il territorio frentano, per il Presidente D'Alfonso, Lanciano e il suo circondario non esistono nel Masterplan. Eppure in tante occasioni egli stesso e i suoi fedelissimi si erano riempiti la bocca parlando di collegamenti veloci tra Lanciano e il casello autostradale e tra il capoluogo e la Fondo Valle Sangro. Solo chiacchiere, zero fatti".

"L'Enoteca regionale rappresenta uno dei biglietti da visita più autorevoli e significativi della nostra vocazione vitivinicola, infatti nelle altre regioni italiane è uno strumento formidabile per le attività di promozione e valorizzazione dei prodotti enologici e dell'intero settore. Il Governo D'Alfonso purtroppo non la pensa così". E' quanto dichiara il Presidente della Commissione di Vigilanza, Mauro Febbo. "Di fronte alla ingarbugliata e inqualificabile vicenda che sta coinvolgendo l'Enoteca regionale di Ortona – spiega Febbo - sulla quale sono intervenuto a più riprese, ho deciso di presentare un'interrogazione al Presidente della Regione e fare definitivamente chiarezza. Innanzitutto, voglio capire qual è la reale situazione in cui versa l'Enoteca Regionale, se è aperta o meno; qualora fosse aperta, a chi è affidata la gestione e con quale atto ufficiale? quali azioni sono state messe in campo per la sua valorizzazione? Ma c'è u aspetto ancora più grave sul quale D'Alfonso dovrebbe dare delle risposte, ovvero, perché, a distanza di 4 mesi, non è stato ancora dato seguito a quanto previsto dalla DGR 1122 (del 29 dicembre 2015)? Quali sono i modi, i tempi e soprattutto chi avrà il compito di riorganizzarla dal punto di vista funzionale ed operativo? Vorrei ricordare che alla vigilia delle scorse festività natalizie, ovvero in un periodo che avrebbe potuto consentire elevate attività di promozione dei vini abruzzesi, l'attuale Governo Regionale aveva provveduto alla chiusura dell'Enoteca Regionale; successivamente ma senza gli atti ufficiali propedeutici e necessari, l'Assessore competente si affrettava a comunicare la riapertura della struttura situata nei locali di Palazzo Corvo a Ortona. Ma solo a seguito di pubbliche denunce sugli organi di informazione, anche a opera del sottoscritto, la Regione ha provveduto a pubblicare la DGR n.1122 titolata "L.R. n. 138/95 - Enoteca Regionale d'Abruzzo con sede in Ortona (CH) - Approvazione proposta di riorganizzazione operativa", palesando l'ennesimo e stucchevole caso di poca trasparenza in cui incorre l'attuale ormai regolarmente questo Governo regionale. La Delibera prevede un bando di affidamento per la gestione della stessa che a oggi però non è stato ancora pubblicato. Ma le figuracce non finiscono qui – conclude Febbo - perché nel febbraio scorso era in programma un convegno sul tema agricoltura alla presenza dei big del Partito Democratico locale. La location, manco a dirlo, era proprio l'Enoteca regionale; peccato però che il portone di Palazzo Corvo quel giorno è rimasto chiuso e gli esponenti del partito di maggioranza in Regione sono stati costretti a traslocare altrove".

Denuncia l'incoerenza e l'ambiguità del centrosinistra, in merito al referendum anti-trivelle del prossimo 17 aprile, l'onorevole Fabrizio Di Stefano, che spara a zero soprattutto sul Partito Democratico e sul Governo Renzi, che avrebbe almeno potuto unire il voto referendario a quello delle amministrative di giugno, con un risparmio di 300 milioni di euro per le casse pubbliche. Invece nemmeno questo è stato fatto. In verità non è la prima volta che il parlamentare di Forza Italia stigmatizza il comportamento “schizofrenico” del centrosinistra. “In Abruzzo si manifestava contro le trivellazioni in mare, e a Roma si votava lo Sblocca Italia – ha ricordato Di Stefano questa mattina in conferenza stampa, insieme alla consigliera comunale Graziella Di Campli e a Sebastiano Di Nunzio, responsabile dei giovani di Forza Italia – il 23 maggio scorso Mario Pupillo ha sfilato con la doppia fascia di sindaco e presidente della Provincia di Chieti contro Ombrina, insieme ad altri esponenti del Pd e del centrosinistra. Ora tutti in silenzio, così come si è defilato il presidente della Regione Luciano D'Alfonso, che prima promuove insieme ad altri nove sindaci la campagna referendaria e poi se ne tira fuori, senza dare alcuna spiegazione. Il centrosinistra tace e il Pd lancianese non ha ancora fatto sentire la sua voce in proposito. La coerenza non è un valore per tutti, ma per noi sì – ha ribadito l'onorevole – ci siamo sempre espressi contro le trivellazioni e il prossimo 17 aprile andremo a votare 'Sì'. Non si possono accampare scuse, né prendere in giro i cittadini come sta facendo il centrosinistra. Le nostre piattaforme possono essere spostate oltre le 12 miglia, così come avevo scritto nel mio emendamento, prima bocciato e poi ripreso quasi integralmente nel maxi emendamento, che di fatto ha impedito che il progetto Ombrina andasse avanti”. E non manca un riferimento alla spinosa e imbarazzante questione che ha portato alle dimissioni di Federica Guidi, dalla carica di ministro dello Sviluppo Economico. Di Stefano è fortemente critico anche nei confronti di quei difensori dell'ambiente che fanno cortei e manifestazioni, che si spendono a favore del territorio, ma che in questo caso sono stranamente silenziosi. “Dove sono le associazioni e i movimenti? Di questo appuntamento non parla nessuno - continua l'esponente forzista - c'è pure una scarsa informazione e se a questo sia aggiunge che il 40 per cento di solito non va a votare ai referendum e che il Governo invita all'astensione, si comprende come sia davvero difficile raggiungere il quorum”. Intanto il parlamentare ha annunciato una serie di iniziative che saranno organizzate nei prossimi giorni, con l'obiettivo di sensibilizzare i cittadini alle ragioni del voto del 17 aprile e soprattutto quanto sia importante esercitare questo diritto. “E' incomprensibile che proprio il centrosinistra, e specialmente il Partito Democratico, che hanno sempre privilegiato le primarie e quindi la partecipazione dei cittadini, stavolta, in un referendum che rappresenta la massima espressione democratica, suggeriscono di stare a casa”. Va giù pesante Di Stefano e non è necessaria la sfera di cristallo per prevedere che anche questo argomento è destinato a suscitare molto più di una polemica e non solo per il clima pre-elettorale, ma perché in causa vengono chiamati in tanti. (p.d.f.)