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"Un ulteriore tassello della lunga lotta contro il progetto Ombrina mare, che bisognerà sostenere presso tutte le sedi e in tutte le aule avvalendosi di tutti i provvedimenti possibili". Poche parole, pubblicate sulla pagina Fb di Zona Ventidue, per esprimere la soddisfazione degli attivisti "No Ombrina" sull'approvazione del progetto di legge regionale per l'istituzione del Parco marino "Costa dei Trabocchi". "Il Ministero dello sviluppo economico - continua la nota - dovrà tenere conto di questo ulteriore segnale della volontà della comunità abruzzese di difendere il proprio territorio e le proprie bellezze. Il 9 novembre (giorno della Conferenza di servizi su Ombrina) proverà a forzare la mano lo stesso? Vedremo se gli atti che produrrà saranno in grado di resistere in tutte le sedi in cui li porteremo. Rimarrebbe l’atteggiamento fortemente anti-democratico del Governo Renzi che cerca solo di sostenere i profitti dei petrolieri". Per il consigliere regionale del PD Pierpaolo Pietrucci, uno dei firmatari del progetto di legge "si è trattato di un voto forte, coraggioso e compatto, che delinea in maniera sempre più netta la divergenza di posizioni e di politiche della Regione Abruzzo rispetto alla petrolizzazione della costa adriatica, come strumento di potenziamento economico voluta dal Governo Renzi". Un modo per marcare la differenza tra il PD abruzzese e quello nazionale rispetto alla petrolizzazione, spesso al centro dello scontro politico, con il centrodestra regionale che ha sempre accusato il PD di essere appiattito sulle posizioni del premier. Per Sara Marcozzi del M5S, invece, "questa legge è solo uno dei passi per bloccare Ombrina, non il più efficace e non il più immediato". Per la consigliera regionale di minoranza, "nulla deve rimanere intentato. Dunque anche questa legge, scritta dai comitati e presentata da Pietrucci e Mazzocca, doveva essere approvata. Ma Ombrina potrebbe essere fermata molto più velocemente e concretamente, calendarizzando e votando in Parlamento la legge di iniziativa regionale alle Camere presentata dal M5S, che modifica e abroga in parte l'articolo 35 del Decreto Sviluppo, dando un vero stop alle trivelle. Questo lo sappiamo noi - continua la Marcozzi - lo sa il PD, e lo sa benissimo anche Sel, a cui continuiamo a chiedere di fare pressioni sui rispettivi parlamentari per calendarizzare la legge di iniziativa regionale. Di una cosa sono certa - conclude - se avessimo governato noi questa regione e se ci fosse il M5S al Governo del Paese, Ombrina per gli abruzzesi rappresenterebbe già solo un brutto ricordo". Più o meno sulla stessa linea il commento di Forza Italia, con Mauro Febbo e Lorenzo Sospiri che già ieri avevano parlato di norma fatta male. "Una pezza a colori che dimostra inesorabilmente come non ci sia, da parte del centrosinistra che governa la Regione, la volontà politica di opporsi a Ombrina - tagliano corto i consiglieri di opposizione - l'unica nota positiva riguarda l'accoglimento delle nostre istanze con la richiesta di sospensione dei lavori dell'Aula per permettere l'approvazione e l'adozione di una delibera di Giunta che solo in parte mitiga i rischi dell'impugnativa. Lo stesso Ufficio legislativo regionale aveva bocciato il progetto di legge n.150 firmato dai Consiglieri regionali Mazzocca, Pietrucci e Monticelli che sarà quasi certamente impugnato dal Governo. La stessa struttura – spiegano Febbo e Sospiri – aveva specificato l'iter da seguire, puntualmente ignorato dalla maggioranza, che ne era a conoscenza dal 12 ottobre e avrebbe avuto tutto il tempo per adempiere".

I Consiglieri regionali del M5S Sara Marcozzi, Domenico Pettinari, Gianluca Ranieri, Riccardo Mercante e Pietro Smargiassi, insieme ai Parlamentari Daniele Del Grosso, Gianluca Vacca, Andrea Colletti e Gianluca Castaldi, hanno depositato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma affinché siano accertati eventuali estremi di reato nei vari passaggi dell'iter autorizzatorio per l'installazione degli impianti petroliferi di "Ombrina Mare". Il documento contiene 27 punti, su cui gli esponenti pentastellati chiedono venga fatta luce. "Uniti per questa battaglia che riguarda tutto il territorio abruzzese - sottolineano in una nota congiunta - e che può essere combattuta solo con concretezza e coerenza dalla politica locale e non".

La Provincia di Chieti, ha presentato ricorso al TAR Lazio reiterando l’impegno a contrastare con tutti gli strumenti a disposizione il progetto di sviluppo di giacimento Ombrina Mare 2, iter giunto ormai alla sua fase conclusiva. Hanno aderito alla proposta di ricorrere per l’annullamento dei provvedimenti i Comuni di Archi, Ari, Arielli, Atessa, Francavilla al Mare, Giuliano Teatino, Mozzagrogna, Ortona, Paglieta, Pollutri, San Giovanni Teatino, San Salvo, Santa Maria Imbaro, Tollo. Iniziativa che va a potenziare analogo ricorso al TAR Lazio presentato separatamente da altre amministrazioni comunali del nostro territorio provinciale contro il decreto ministeriale n.172 del 7 agosto 2015. Soddisfazione del Presidente della Provincia, Mario Pupillo, per la compattezza dimostrata dalle Amministrazioni locali del territorio sul tema delle estrazioni petrolifere: “Ombrina mare è diventata il simbolo della comunità abruzzese per uno sviluppo economico compatibile con l’ambiente e la Provincia di Chieti ha da sempre condotto una battaglia legale contro le varie fasi del procedimento amministrativo - sottolinea il Presidente - Convinti che 'l’unione fa la forza', abbiamo accolto le realtà comunali sensibili al problema per rafforzare l’azione giudiziaria messa in campo contro il recente decreto Ministeriale e quei pareri che hanno statuito la compatibilità ambientale del progetto Ombrina mare nel nostro mare Adriatico. Colgo l’occasione per ringraziare tutti i miei colleghi sindaci che nelle manifestazioni pubbliche, l’ultima il 23 maggio a Lanciano, non hanno fatto mai mancare la loro presenza per dire NO ad Ombrina Mare. L'amministrazione provinciale, al fianco dei 14 Comuni – aggiunge Pupillo - ha dato mandato  allo Studio di professionisti con sede a Torino, composto dagli avvocati Saracco-Colletti-Formentin-Di Giovanni-Colasurdo, che segue le pratiche per conto dell’ente con l’auspicio di ottenere finalmente l’annullamento dei provvedimenti”.

Una convocazione fatta in fretta e furia, probabilmente per evitare proteste che avrebbero potuto essere anche eclatanti: giovedì pomeriggio alle 15, il Consiglio regionale si riunirà in seduta urgente per approvare l'istituzione del Parco regionale marino al largo delle coste di San Vito e Rocca San Giovanni. Lo ha deciso questa mattina all'Aquila la conferenza dei capigruppo, che in extremis è riuscita a salvare il provvedimento, fondamentale - secondo gli ambientalisti - per bloccare l'insediamento della piattaforma petrolifera "Ombrina Mare", davanti al litorale frentano. Lunedì a Roma, al Ministero dello Sviluppo economico, è infatti in programma la Conferenza di servizi sul progetto (rinviata 3 settimane fa), a cui la Regione potrà presentarsi con uno strumento in più per tentare di ostacolare i progetti della Rockhopper Oil di sfruttamento petrolifero. Basterà l'area protetta a fermare le trivelle? Tecnicamente e astrattamente sì, perché i pozzi dovrebbero sorgere a ridosso dei confini del parco, in palese contrasto con quelle che sono le finalità di una riserva marina. Resta da capire se la società petrolifera si ritirerà pacificamente in buon ordine, oppure se inizierà una guerra a colpi di carte bollate per portare avanti l'insediamento, magari invocando la pretestuosità dell'istituzione di un parco nelle more di un rinvio della conferenza di servizi.  

"La maggioranza, dietro il collegato ambiente, cela l'ennesimo regalo ai trivellatori di idrocarburi in mare". A denunciarlo sono i Senatori del Movimento 5 Stelle Gianluca Castaldi e Gianni Girotto. "L'agguato - spiegano - è pronto in un emendamento presentato a nome del Relatore del provvedimento Vaccari, nel quale è inserita la soppressione della norma che prevede una sanzione nei confronti di chiunque avvii la produzione di un impianto per operazioni in mare nel settore degli idrocarburi in carenza delle prescrizioni sancite ai sensi della direttiva 2013/30/UE. Nel caso la proposta di Vaccari venisse sostenuta dall'aula del Senato, le compagnie petrolifere non verrebbero più punite con la reclusione come attualmente prevede il testo approdato all'esame dell'aula e quindi sarebbero libere di aggirare le prescrizioni fondamentali per la tutela e la salvaguardia del mare. Ricordiamo che la direttiva, proposta della Commissione europea a seguito dell'incidente nel Golfo del Messico, ha l'obiettivo di fissare elevati standard minimi di sicurezza per la prospezione, la ricerca e la produzione di idrocarburi in mare aperto, riducendo le probabilità di accadimento di incidenti gravi, limitandone le conseguenze e aumentando, così, nel contempo, la protezione dell'ambiente marino".
 

Un "mail bombing" sul Consiglio regionale per chiedere l'immediata approvazione della legge istitutiva del parco marino. L'iniziativa viene rilanciata dal Coordinamento No Ombrina nel blog di Nuovo Senso Civico, che indica anche un testo da inviare nella casella di posta elettronica dei Consiglieri regionali, per sollecitare il via libera alla norma per l'area protetta in mare tra San Vito e Fossacesia. L'idea è quella di intasare le caselle di posta degli esponenti dei partiti che siedono all'Emiciclo, come già avvenuto qualche anno fa in occasione del dibattito sulla riforma della legge sulla caccia. Noi il testo ve lo proponiamo...a voi la scelta.

NELL'OGGETTO: No Ombrina, istituzione del parco marino subito! (o similare)

PROPOSTA DI TESTO DELL'EMAIL (chi vuole può modificarlo)

Egregio Consigliere,
con la presente voglio chiederLe di approvare quanto prima possibile la proposta di legge per l'istituzione di un Parco regionale marino nel tratto di mare antistante i comuni di Rocca S. Giovanni e S. Vito Chietino in provincia di Chieti.
Ogni azione utile alla salvaguardia di quel tratto di mare deve essere messo in campo per scongiurare la realizzazione del progetto petrolifero Ombrina mare che per decenni, con al sua piattaforma e la mega-nave FPSO, metterebbe in pericolo l'ambiente e l'economia turistica e dell'agro-alimentare non solo abruzzese. Un eventuale incidente, come quello avvenuto nel 2011 presso una FPSO della Shell con la perdita di 40.000 barili di petrolio in mare, provocherebbe danni per miliardi di euro mettendo in ginocchio l'economia turistica di molte regioni deturpando una risorsa insostituibile come il nostro mare.
Il tratto in questione è uno dei più belli dell'intero Adriatico. L'istituzione del parco marino costituirebbe un valido strumento di contrasto alla deriva petrolifera.
Chiedo che la proposta sia approvata non solo in maniera rapida ma assicurando il coinvolgimento degli enti locali e degli uffici regionali secondo quanto suggerito dall'Ufficio legislativo del Consiglio regionale al fine di rendere inattaccabile il provvedimento. La pubblicazione sul BURA regionale deve avvenire assolutamente prima della prossima conferenza dei servizi sull'opera presso il Ministero dello Sviluppo Economico prevista per le prossime settimane.
La ringrazio in anticipo per quello che farà in difesa degli interessi degli abruzzesi e di tutti i cittadini italiani.
(nome e cognome del mittente)

La Conferenza delle Regioni, nella seduta di oggi, ha approvato all'unanimità il documento sottoscritto il 24 luglio scorso a Termoli dai rappresentanti di sei Regioni italiane, riunite per condividere una visione e una politica comuni sul tema della ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare. Per la Regione Abruzzo era presente il Sottosegretario con delega all'Ambiente Mario Mazzocca, che ha manifestato il proprio apprezzamento per il voto unanime delle Regioni italiane sul documento. "E' un ulteriore importante accadimento - commenta il Sottosegretario - con cui il Governo dovrà confrontarsi. Se il documento di Termoli poteva essere interpretato come una manifestazione di volontà di una parte dell'Italia, con la sottoscrizione dei referendum e l'odierna unanime validazione da parte della Conferenza delle Regioni riteniamo che si sia in presenza di un fatto politico dirompente e dirimente, con il quale il Governo centrale dovrà necessariamente fare i conti". "Siamo consci - conclude Mario Mazzocca - che l'obiettivo, pur se avvicinatosi progressivamente soprattutto negli ultimi mesi, non è stato ancora raggiunto; non un punto di arrivo, dunque, ma un'ulteriore importante stazione intermedia lungo l'accidentato percorso del perseguimento di un modello di sviluppo finalmente e fattivamente improntato a criteri di reale sostenibilità. Un modello che oggi non è più solo dell'Abruzzo e di qualche altra Regione meridionale, ma dell'intera comunità nazionale". A luglio, venne elaborato un documento articolato su sette punti. 1. Condivisa preoccupazione per lo sviluppo incontrollato di attività estrattive in zone costiere oltre che di pregio storico e naturalistico. 2. Mantenimento in capo Comunità regionali della prerogativa di elaborare le scelte di protezione e valorizzazione delle proprie coste e del mare, da intendersi beni comuni e irrinunciabili. 3. Necessita' del graduale superamento della attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi in quanto basata sul consumo di fonti energetiche fossili, e contestuale progressivo ricorso a fonti energetiche alternative e rinnovabili. 4. Ineludibilita' della concertazione con le Comunità regionali del mantenimento di attività estrattive nei tratti di mare prospicienti le coste, elevando il tema ad una più consona dimensione europea. 5. Urgenza di una Cabina di Regia nazionale fra Regioni costiere e competenti organi dello Stato, che elabori scelte condivise sulle aree nelle quali avviare o mantenere attività estrattive. 6. Centralità della via della condivisione e del dialogo con l'amministrazione centrale e richiesta ed al Governo dell'immediata apertura di un tavolo di confronto di caratura stabile e duratura. 7. Ricorso a tutti i mezzi (strumento referendario incluso) previsti o consentiti dell'ordinamento italiano, europeo ed internazionale, qualora non si consentano forme di condivisione e di dialogo. Da allora i punti elaborati costituiscono un indirizzo strategico comune delle Regioni, dal quale è scaturita una serrata attività politica: dal concordamento dei testi dei quesiti referendari il 18 settembre scorso a Bari in occasione della 'Fiera del Levante', alla materiale sottoscrizione (il 30 settembre 2015, da 10 Regioni) della relativa richiesta di Referendum abrogativo delle norme che consentono e facilitano la ricerca e le estrazioni di petrolio sia in mare che sulla terraferma. Oggi, dopo che nell'ultima seduta del 13 ottobre la 'Commissione Ambiente ed Energia' delle Regioni licenzio' il documento, il "Manifesto di Termoli" e' stato approvato all'unanimità dalla "Conferenza delle Regioni".

Un rinvio di 3 settimane della Conferenza di Servizi, convocata a Roma al Ministero dello Sviluppo Economico, per decidere il via libera all'impianto di Ombrina Mare davanti al litorale frentano. Un rinvio accompagnato dalla protesta di centinaia di manifestanti che questa mattina sono andati nella Capitale, per ribadire con forza la loro contrarietà alla petrolizzazione dell'Adriatico. All'interno, al tavolo dei lavori, Regione, Provincia e Comuni interessati dal progetto hanno confermato il loro 'no', sollevando tutta una serie di questioni procedurali che hanno portato al rinvio della riunione. "E' un tempo più che sufficiente perchè Luciano D'Alfonso e la Regione Abruzzo - commenta Nuovo Senso Civico sul suo blog - adottino tutti i provvedimenti utili alla causa, come a esempio l'istituzione del Parco marino che è stata bloccata inopinatamente proprio per questioni di tempi necessari". A Roma c'erano anche i Consiglieri regionali del M5S Sara Marcozzi e Domenico Pettinari (nella foto insieme all'Assessore comunale di Lanciano Davide Caporale e al Sindaco di Treglio Massimiliano Beghella). "Sono tre settimane importantissime - commenta la Marcozzi - questo tempo offre al Governo centrale la possibilità di calendarizzare la legge di iniziativa regionale del M5S che impedisce di fatto l'avvio di Ombrina nel nostro territorio. Ogni deputato abruzzese, di qualunque schieramento politico, ha il dovere di fare tutto ciò che è nelle sua possibilità per agevolare la discussione e la votazione di questa legge in Parlamento. Il M5S ha partecipato a questa manifestazione - continua - con grande orgoglio e con la consapevolezza di poter camminare tra le persone a testa alta, anche quelle meno informate, poiché siamo stati l'unica forza politica ad attuare dentro e fuori dal Palazzo le iniziative concrete, e non di propaganda, proposte dai comitati senza mai fare un passo indietro".

Slitta a martedì la discussione, in Consiglio regionale, dell'istituzione del Parco marino regionale "Trabocchi del Chietino", che dovrebbe nascere tra San Vito e Rocca San Giovanni ed estendersi per 6 miglia nel mare antistante il litorale frentano. Ieri sera l'Assemblea ha deciso di rinviare il dibattito, per consentire una più approfondita analisi della compatibilità finanziaria del provvedimento. Nel progetto di legge, infatti, era inserita una dotazione di 50mila euro per l'anno in corso, ma secondo gli uffici tecnici della Regione, era indispensabile anche stabilire l'impatto nei prossimi anni. In più era necessario acquisire formalmente anche i pareri dei Comuni coinvolti. Passaggi che dovrebbero essere completati già lunedì nelle competenti Commissioni, già convocate all'Aquila. Il M5S e lo stesso Presidente della Regione Luciano D'Alfonso avevano chiesto all'Aula di votare comunque ieri il provvedimento, rinviando a venerdì solo la norma finanziaria. Una scelta non condivisa sia dal centrodestra, sia dalla stessa maggioranza, tutti comunque favorevoli all'area protetta. Un rinvio, quindi, solo tecnico e non politico, che non dovrebbe pregiudicare il provvedimento in sé. Il Parco marino, infatti, rappresenta una buona carta da giocare per bloccare l'insediamento di Ombrina Mare, alla vigilia della conferenza di servizi al ministero già prevista per il 14. Conferenza a cui la Regione arriverà con l'istituzione dell'area protetta, così da creare un nuovo ostacolo ai pozzi petroliferi. Un tentativo a cui si aggiunge l'approvazione all'unanimità del disegno di legge alle Camere (proposto dal M5S) sul divieto di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, che prevede l'abrogazione di alcune norme dello Sblocca Italia e del Decreto Sviluppo. C'è poi l'approvazione della legge regionale che introduce in Abruzzo il limite di 12 miglia marine per le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi. Una norma palesemente incostituzionale (si tratta infatti di materia di competenza esclusivamente statale), ma che potrebbe portare a un ulteriore rinvio della conferenza di servizi. Una mossa per "prendere tempo", in attesa - forse - di ulteriori sviluppi. Alla seduta di ieri all'Aquila (per vedere la registrazione integrale clicca qui) hanno partecipato anche rappresentanti dei movimenti No Triv e di Zona22, che hanno chiesto - e ottenuto - che sui banchi della Giunta regionale venisse affissa l'ormai celebre bandiera "No Ombrina".

(nelle foto in alto il Sottosegretario Mario Mazzocca, "fasciato" con la bandiera No Ombrina. A sinistra i banchi dell'opposizione)

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