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Doveva essere un ricovero senza complicazioni, una permanenza in ospedale di due giorni, almeno così era stata prospettata la situazione della signora Ida Sacco, 65 anni di Lanciano, ai figli Vito e Roberto Gargarella. Invece, così non è stato. La donna è deceduta oggi alle 12 all'Ospedale Clinicizzato di Chieti. Ora i figli vogliono vederci chiaro su un decesso che a loro dire avrebbe molte, troppe zone d'ombra, e tante sarebbero anche le voci di presunti ritardi e irregolarità nella prestazione di cure e di soccorso. Hanno denunciato l'accaduto ai Carabinieri della Compagnia di Lanciano e assistiti dall'avvocato Massimo Biscardi del Foro di Pescara, con studio a Lanciano, chiedono accertamenti medico-legali e investigativi e l'esame autoptico per sapere le cause della morte e accertare eventuali responsabilità. Non è facile rassegnarsi alla perdita di una persona cara, soprattutto se non ci sono condizioni e patologie che dovrebbero far pensare al peggio. Nella denuncia Vito e Roberto hanno raccontato la storia a partire dal giorno del ricovero della loro madre, lo scorso 19 settembre, in seguito a una prenotazione fatta a primavera, per effettuare una  “ablazione cardiaca” presso il reparto di cardiologia, un intervento ritenuto necessario visto che la donna soffriva di aritmie. L'ablazione è stata eseguita il giorno dopo, il 20 settembre, in ambulatorio cardiochirurgico, in anestesia locale. Un intervento di due ore circa, così avevano detto i medici precisando pure che la paziente sarebbe stata dimessa il 21 settembre. Il giorno dell'ablazione il figlio Vito si è recato in ospedale intorno alle 9.15, ma la madre non era già in stanza. Ha aspettato fino alle 13.30 e poi ha chiesto notizie a un'infermiera, che lo avrebbe rassicurato dicendogli che era andato tutto bene e che la sua mamma sarebbe tornata presto nella stanza. L'uomo si è tranquillizzato e dovendo rientrare a lavoro, si è affidato e raccomandato alle vicine di letto della mamma. Arrivato a casa e non avendo ricevuto alcuna telefonata, ha cominciato a preoccuparsi, ha chiamato invano la mamma al cellulare, poi il reparto e finalmente la voce di una dottoressa che gli dice che ci sono state complicazioni e che era richiesta la presenza dei figli. Arrivati in ospedale trovano la madre in coma al reparto di Rianimazione. Apprendono che la donna, dopo l'intervento, stava bene e aveva pure parlato con le altre pazienti della stanza, poi si sarebbe come “assentata”, come se si stesse addormentando. Il coma sarebbe dipeso, secondo i medici della Rianimazione, da una prolungata ipossia, carenza di ossigeno, senza però specificare quali le cause di questa mancanza. “Ci veniva detto che la situazione era molto grave”, dicono Vito e Roberto e oggi si è spenta anche quella flebile speranza, che resta viva anche nelle situazioni più disperate. (p.d.f.)

Il consigliere regionale Mario Olivieri ha presentato una interrogazione in Consiglio regionale, nella quale prendendo atto che "il Direttore Generale della Asl di Pescara con delibera del 22 settembre ultimo scorso, ha rimodulato l'assetto organizzativo degli ospedali di Penne e Popoli, chiede al Presidente della Giunta Regionale quando la stessa rimodulazione avverrà nei riguardi dell'ospedale di Atessa". La domanda che il consigliere regionale rivolge al Presidente della Giunta della Regione Abruzzo, scaturisce da un impegno preso dallo stesso Presidente nei confronti del presidio ospedaliero atessano, quando la Regione era ancora commissariata, in un incontro ad hoc, nel quale era presente lo stesso consigliere regionale e il coordinatore regionale del Movimento Civico Abruzzese Giulio Borrelli. "Visto che la Asl di Pescara si è mossa per riorganizzare i due ospedali, prevedendo, tra l'altro l'attivazione di un servizio di chirurgia programmata, il consigliere Olivieri chiede se, e quando si procederà allo stesso modo per l'ospedale di Atessa, per il quale si conveniva una rimodulazione che prevedeva anche l'utilizzo delle tre sale operatorie nuove in esso presenti, finalizzate alla chirurgia programmata". "L'augurio - per Olivieri - è che l'impegno a suo tempo assunto per l'ospedale di Atessa trovi la sua giusta e naturale realizzazione, nell'interesse della collettività, non solo di quel territorio, ma dell'intero territorio della Asl di Lanciano – Chieti – Vasto, che in tale modo si gioverebbe di una serie di servizi sanitari necessari, tra i quali la chirurgia ambulatoriale, in un momento in cui le liste di attesa per interventi anche di entità importante si sono allungate, proprio perché mancano strutture che erogano interventi di chirurgia programmata". "Credo che non si possa più derogare su decisioni e programmazioni riguardanti la sanità - conclude Olivieri - dal momento che la Regione ha riacquisito la piena potestà di essa".

“Il governo regionale targato centro-sinistra continua a perpetrare ingiustizie all’Ospedale Bernabeo ed alla Città di Ortona con la complicità di D’Ottavio e soci.” E’ quanto dichiarano il Capogruppo in Consiglio Comunale ed il Coordinatore locale di Forza Italia locale, Tommaso Cieri e Simone Ciccotelli alla notizia della sospensione dei declassamenti di Penne e Popoli e non di Ortona. “Nella logica di figli e figliasti portata avanti da D’Alfonso, Paolucci e D’Alessandro è evidente che ad Ortona spetti sempre un ruolo di secondo piano. E’ innegabile che D’Ottavio e soci,  con il silenzio e l’immobilismo che li hanno sempre contraddistinti nell’affrontare non solo le tematiche sanitarie, si rendano complici di questi scellerati atti di macelleria sociale. Anche nelle deputate sedi - proseguono Cieri e Ciccotelli  - abbiamo più volte richiesto un confronto con i rappresentanti regionali al fine di discutere le decisioni che gravano e graveranno sulla nostra comunità. D’Ottavio ha sempre dichiarato che se ne sarebbe fatto promotore. Il tempo passa e nel frattempo decisioni nefaste vengono prese senza il minimo confronto. E’ vergognoso”. "Prendiamo atto che per D’Alfonso, Paolucci e D’Alessandro Ortona rappresenti non una città da difendere, sviluppare e valorizzare, ma solo terreno di conquista di voti durante la campagna elettorale, palcoscenico per foto celebrative di temporanei e discutibili trasferimenti di reparti, un’ area per la realizzazione dei progetti di amici “finanziatori”. Siamo però a pretendere – concludono Cieri e Ciccotelli – che D’Ottavio, medico nella vita, abbia uno scatto d’orgoglio e dignità per difendere gli ortonesi e le generazioni future a cui sta lasciando in eredità il nulla.”

In questi giorni di festa la fantasia degli automobilisti supera ogni confine: riuscirebbero a parcheggiare anche sotto il palco il piazza Plebiscito pur di non fare due passi. A questo i lancianesi sono abituati e sapere che ci si meraviglia perché si ricevono multe per aver parcheggiato davanti allo scivolo per portatori di handicap ci fa anche sorridere. "La colpa si sa è dei vigili”, e non di chi non ha il minimo senso del vivere secondo le più semplici regole civili. Ecco oggi non vogliamo raccontarvi di loro, dei parcheggiatori folli delle Feste, ma di quelli che il rispetto non ce l’hanno mai, in nessun periodo dell’anno e che credono sia loro consentito tutto. L’esempio eclatante sono le auto che sono sistematicamente parcheggiate sul passaggio pedonale di via per Fossacesia, appena fuori dall’ospedale. Con tanto di omini disegnati sull’asfalto e strisce che mostrano che quel passaggio è un marciapiede. Tutti i giorni e a qualsiasi ora, ci sono file di macchine di chi sostiene di dover fare una commissione in due “secondi”, di chi lascia gli anziani in auto come garanzia per non prendere multe e chi accende le 4 frecce come se quel segnale luminoso dell’auto fosse una giustificazione per parcheggiare dove non si può. La scena è classica: pedoni in balia delle auto, mamme con passeggino e bimbo per mano che non hanno idea di come evitare di farsi investire. In via per Fossacesia questa è la normalità, senza parlare poi di un tratto di marciapiede proprio davanti ad una attività commerciale, chiusa da anni, in cui è esposto un cartello che vieta il transito ai pedoni, costringendoli a passare proprio nel bel mezzo della carreggiata. Nel frattempo il proprietari del parcheggio di via Milano hanno chiesto i danni al Comune, perché il posteggio è sistematicamente vuoto. (C. Lab)

Si è risolto con un po’ di spavento il principio di incendio che si è sviluppato intorno alle ore 13 all’ospedale di Chieti, in un locale adibito a deposito ubicato sopra l’ambulatorio della Gastroenterologia. Le fiamme si sono propagate in un solo ambiente, dove ha preso fuoco del materiale cartaceo che vi era custodito, producendo una nuvola di fumo nero che presto si è diffuso anche all’esterno. L’allarme è stato dato da alcuni operatori i quali, sentito l’odore acre, hanno allertato la Direzione sanitaria e il personale di Tecnosanità, la ditta incaricata della manutenzione interna degli impianti, prontamente intervenuta sul posto. Nell’impossibilità di utilizzare gli idranti e gli estintori in dotazione dell’ospedale per la difficoltà a raggiungere il luogo dell’incendio, per via della cortina di fumo che si era creata, è stato chiesto aiuto ai Vigili del fuoco per spegnere le fiamme e mettere in sicurezza il locale. Non ci sono stati disagi né per il personale in servizio né per i pazienti, i quali non sono stati interessati dall’episodio che si è verificato in un locale di servizio, non frequentato quindi dagli esterni. Sulle cause dell’incendio sono in corso verifiche dei Vigili del fuoco, i quali hanno già escluso un problema all’impianto elettrico e localizzato l’innesco all’interno del locale, probabilmente generato da un mozzicone di sigaretta non correttamente spento. Il deposito, infatti, si trova in un’area di passaggio e una simile ricostruzione appare, a un primo esame, probabile, poiché capita in qualche occasione che non venga rispettato il divieto di fumare posto sia all’interno sia all’esterno. Altra ipotesi al vaglio dei tecnici è che ad aver dato origine alle fiamme sia stato l’uso di un caricatore per cellulare, non a norma, messo in carica nella stanza e andato a fuoco. Il piano di sicurezza interno all'ospedale ha funzionato e la situazione è tornata alla normalità nel giro di qualche ora.

Avrebbe molestato sessualmente una paziente ricoverata nel reparto di psichiatria dell'ospedale di Lanciano, reparto dove lavorava come infermiere. Con l'accusa di violenza sessuale, gli agenti del commissariato di Lanciano, hanno arrestato questa mattina A.D.B., 60 anni. I fatti risalgono al gennaio scorso, quando la presunta vittima era stata ricoverata dopo aver tentato il suicidio. Secondo la ricostruzione della Procura, l'infermiere sarebbe entrato nella stanza e, con la scusa di effettuare un elettrocardiogramma, l'avrebbe palpeggiata sul seno e su altre parti del corpo. Il racconto sarebbe stato confermato anche da un'altra donna, ricoverata nella stessa stanza in cui si sarebbe consumato il reato. Le indagini, condotte dal pm Rosaria Vecchi, sono ancora in corso per verificare se si sia trattato di un caso isolato o se l'uomo abbia abusato, in passato, anche di altre pazienti. Ora è rinchiuso nel carcere di Villa Stanazzo.

Completare lo svuotamento dei Corpi C ed F dell’ospedale di Chieti entro ottobre. Questo l’impegno assunto dalla Direzione Aziendale della Asl Lanciano Vasto Chieti nell’ambito della definizione del cronoprogramma che porterà al completamento delle operazioni di trasferimento delle attività ancora sono ubicate nelle aree del “Ss. Annunziata” che non offrono sufficienti garanzie di stabilità.  Cardiologia e Utic andranno nel Corpo M, noto come “palazzina Cuore”, mentre Ostetricia e Ginecologia troveranno posto nel Corpo B, al 12° e 14° livello, negli spazi attualmente occupati dalla Dermatologia e dagli ambulatori della Pediatria, attività per le quali è stata già individuata una soluzione logistica differente. Restano ancora diverse ipotesi al vaglio, invece, per Nefrologia e Dialisi, per le quali una scelta sarà fatta nel giro di qualche giorno. “Il nostro programma di trasferimenti prosegue secondo la tabella di marcia che ci eravamo dati - sottolinea Il Direttore Generale Pasquale Flacco - , ben sapendo che si tratta di un’operazione complessa che richiede flessibilità organizzativa e collaborazione da parte di tutti. L’obiettivo è trovare soluzioni adeguate limitando i disagi e senza penalizzare le attività. Ovvio che non sarà nel complesso un’operazione indolore, perché i trasferimenti coinvolgono in tutto 150 posti letto, che vanno per forza di cose compressi e accolti nell’ambito dello stesso presidio, e qualche disagio sarà inevitabile, ma non abbiamo altra scelta. Abbiamo delocalizzato qualche attività a Ortona, ma si tratta di un’opzione limitata a poche specialità che possono trovare adeguata collocazione altrove. Ci troviamo, quindi, a operare in queste condizioni, e con spazi che si sono ristretti in modo considerevole, pertanto il ricorso a barelle nei corridoi a volte diventa una scelta obbligata, che non può essere interpretata come un atto di sciatteria ma come unica possibilità di dare una risposta a una domanda di assistenza, che diversamente non potrebbe essere evasa. Chiedo perciò scusa agli utenti in anticipo per qualche disagio che potrebbe verificarsi, ma anche un po’ di comprensione per un’Azienda che si trova a fronteggiare un’emergenza non preventivabile, gestita con impegno e senso di responsabilità”. 

E' stato predisposto il decreto commissariale che disciplina le attività erogabili all'interno del presidio "San Camillo De Lellis" di Atessa, che nel piano di riqualificazione del servizio sanitario abruzzese e nel riordino della rete ospedaliera regionale, è qualificato come ospedale di comunità e struttura territoriale dotata di moduli con posti letto, oltre a un punto di primo intervento. I moduli dei posti letto verranno definiti dalla Asl e riguarderanno l'ospedale di comunità, la residenzialità per anziani e la riabilitazione territoriale. Nel nosocomio sangrino, oltre ai servizi sanitari di base e specialistici, dovrà essere garantita - nel rispetto dei Lea, i livelli essenziali di assistenza - l'attività ambulatoriale specialistica, con particolare riferimento alla medicina interna, cardiologia, ortopedia, oculistica e ginecologia, nefrologia e dialisi. Verrà assicurata la diagnostica per immagini (Tac, ecografie e radiodiagnostica tradizionale) e rimarrà pienamente operativo il punto prelievi, a cui sarà affiancato il Poct, un servizio che attraverso una serie di apparecchiature all'avanguardia portatili, consentirà di eseguire diagnosi immediate e puntuali per i pazienti, senza necessità di trasferirli in altri presidi per effettuare gli accertamenti. "Va precisato - commenta l'assessore alla programmazione sanitaria Silvio Paolucci - che la riconversione del San Camillo avverrà gradualmente, in base a un processo predisposto dalla Asl Lanciano-Vasto-Chieti sulla base dei tempi di attuazione di quanto previsto dal piano di riqualificazione del servizio sanitario regionale. Siamo convinti che le scelte per il presidio di Atessa rafforzeranno la qualità dei servizi offerti all'utenza, con risposte efficaci a quelle che sono le esigenze sanitarie del bacino di riferimento. E' dunque prevedibile un importante aumento delle attività e del volume delle prestazioni, in quanto connesse a una forte domanda di assistenza per cronici fragili e non autosufficienti in costante crescita". Nel decreto si specifica che ad Atessa continuerà a funzionare anche l'attività chirurgica ambulatoriale "purché - si precisa nel documento - erogabile in condizioni di sicurezza per i pazienti, anche sulla base delle dotazioni della struttura".

«L’uso strumentale e falso dei provvedimenti che abbiamo adottato e le polemiche costruite ad arte sul Laboratorio analisi di Atessa hanno prodotto un risultato immediato: lo svuotamento del servizio, la cui attività è calata a picco. E a trarne beneficio sono i privati»: il direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti, Pasquale Flacco, denuncia la fuga di pazienti dal Punto prelievi, conseguenza diretta e immediata della diffusione di notizie false secondo cui sarebbe stato “chiuso” il Laboratorio analisi, con conseguente venire meno di un servizio così importante nel capoluogo Sangrino.  «Ad Atessa i prelievi vengono effettuati regolarmente e tutto procede come prima - rassicura Flacco - e i cittadini possono continuare a rivolgersi tranquillamente alla struttura della Asl. La cattiva informazione finisce col danneggiare i cittadini, i quali si sentono disorientati nel sapere che non sono più eseguiti i prelievi, e cercano soluzioni alternative, rivolgendosi in molti casi ai privati. Ecco perché trovo profondamente disonesto l’uso distorto che è stato fatto di un’azione di riorganizzazione interna che non incide minimamente sugli utenti. Ad Atessa tutto procede come prima. E’ il passaggio della lavorazione del materiale biologico che è stata accentrata, e questo non riguarda sicuramente i cittadini. Invito perciò tutti a non dare credito ai fantasmi che vengono agitati al fine di conquistare facili consensi, soffiando sulle paure della gente e alimentando scenari apocalittici che non esistono.  Il vero danno alla comunità lo procurano disinformazione e malafede».
 

Cento posti letto e servizi adeguati per rispondere in modo appropriato alla domanda di salute espressa dal territorio: questo il nuovo profilo dell’assistenza sanitaria a Guardiagrele, dove la riorganizzazione delle attività è stata messa nero su bianco con una delibera adottata dalla Direzione generale della Asl Lanciano Vasto Chieti. Il Presidio territoriale di assistenza (Pta) diventa dunque il centro nevralgico di un sistema di cure progettato sulla scorta dei dati di attività prodotti negli ultimi anni e riferiti in particolare al 2014, partendo dagli accessi al Pronto Soccorso, 8.172 in totale, di cui il 70% codici verdi (5.718), 14,3% gialli (1.170), e lo 0,3% rossi (23). Da questi risulta chiaro che l’utilizzo è stato in massima parte per emergenze a bassa complessità. Sul fronte dei ricoveri, invece, nel triennio 2011-2014 i dati mostrano che il 52% dei residenti nell’area del Distretto Guardiese si è rivolto all’ospedale di Chieti, con 10.954 su un totale di 21.196, mentre 3.855 utenti (pari al 18%) hanno scelto Guardiagrele. Sommando anche i pazienti residenti in altri Comuni, al di fuori dell’area distrettuale, l’ospedale nel triennio ha totalizzato 6.141 ricoveri, circa 1.500 l’anno, con una percentuale di potenziale inappropriatezza pari al 18% (1.102). I numeri rappresentano in tutta evidenza la necessità di orientare l’offerta verso il potenziamento delle cure primarie e delle prestazioni in emergenza a bassa complessità, attraverso l’attivazione dell’Uccp, unità complessa dedicata, configurata come modulo organizzativo collocato all’interno del Pta, che garantisce assistenza sanitaria di base e diagnostica di primo livello, continuità assistenziale nelle 24 ore, sette giorni su sette, integrazione tra servizi ospedalieri e territoriali con particolare attenzione ai pazienti cronici. All’interno del Presidio, dunque, trovano spazio gli ambulatori specialistici, il Consultorio, il Centro trasfusionale, la Radiologia, il Punto di primo intervento, il Centro prelievi, la postazione del 118, l’Ospedale di comunità con 20 posti letto, gli ambulatori della continuità assistenziale H24, la residenza protetta per anziani con 20 posti letto e una per disabili adulti pure con 20 posti, mentre altri 40 sono destinati alla riabilitazione psichiatrica. Sul fronte dell’emergenza il Punto di primo intervento sarà attivo nelle 24 ore con personale dedicato di Pronto Soccorso, mentre presso l’Unità complessa di Cure primarie accoglierà un front office, ambulatori per medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti, dotati di strumentazione diagnostica di primo livello, Centro unico di prenotazione e Punto unico di accesso. Questi avranno a disposizione servizi di primo e secondo livello: elettrocardiogramma, holter, spirometria, ecografia, ecodoppler, diagnostica per immagini, endoscopia, chirurgia ambulatoriale e potranno avvalersi di consulenze specialistiche del geriatra, cardiologo, pneumologo e internista. Di particolare importanza l’attivazione dell’ambulatorio infermieristico della fragilità, una struttura dedicata alla presa in carico di pazienti cronici che necessitano di un monitoraggio costante per evitare riacutizzazioni e ricoveri in ospedale. Nel territorio di Guardiagrele sono 1.731 i soggetti con alto grado di fragilità, che saranno tenuti sotto stretto controllo rispetto ai parametri clinici, alla corretta assunzione dei farmaci e agli esami diagnostici periodici. «Abbiamo strutturato un sistema di assistenza che risponde in modo appropriato ed efficace ai bisogni di salute della popolazione del territorio - sottolinea Pasquale Flacco, Direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti - espressi con chiarezza dalle prestazioni erogate negli ultimi tre anni. Sul fronte delle cure di primo livello assicuriamo continuità e qualità, anche in regime di residenzialità quando necessario, e un’attenzione mai vista prima per la popolazione fragile: diventiamo una presenza stabile e parte attiva nella vita di questi pazienti, anticipandone i bisogni con controlli programmati. Con queste azioni di rimodulazione, diamo al territorio i servizi di cui ha necessità, seguendo un modello di organizzazione moderno ed efficiente».

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