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L'atto è dovuto, per consentire loro di nominare un perito di fiducia, ma la Procura di Chieti ha indagato due medici per la morte di Ida Sacco, la 65enne di Treglio, deceduta al policlinico dove era stata ricoverata per essere sottoposta a un intervento di routine al cuore. Oggi è prevista l'autopsia, affidata all'anatomopatologo Pietro Falco, che potrebbe fornire qualche elemento utile all'inchiesta, così da accertare o escludere, eventuali responsabilità di terzi nel decesso della signora. A chiedere l'intervento della magistratura sono stati i figli della donna, assistiti dall'avvocato Massimo Biscardi, che chiedono di far luce sulla morte della mamma, le cui condizioni - a loro dire - sarebbero precipitate inspiegabilmente.
 

Doveva essere un ricovero senza complicazioni, una permanenza in ospedale di due giorni, almeno così era stata prospettata la situazione della signora Ida Sacco, 65 anni di Lanciano, ai figli Vito e Roberto Gargarella. Invece, così non è stato. La donna è deceduta oggi alle 12 all'Ospedale Clinicizzato di Chieti. Ora i figli vogliono vederci chiaro su un decesso che a loro dire avrebbe molte, troppe zone d'ombra, e tante sarebbero anche le voci di presunti ritardi e irregolarità nella prestazione di cure e di soccorso. Hanno denunciato l'accaduto ai Carabinieri della Compagnia di Lanciano e assistiti dall'avvocato Massimo Biscardi del Foro di Pescara, con studio a Lanciano, chiedono accertamenti medico-legali e investigativi e l'esame autoptico per sapere le cause della morte e accertare eventuali responsabilità. Non è facile rassegnarsi alla perdita di una persona cara, soprattutto se non ci sono condizioni e patologie che dovrebbero far pensare al peggio. Nella denuncia Vito e Roberto hanno raccontato la storia a partire dal giorno del ricovero della loro madre, lo scorso 19 settembre, in seguito a una prenotazione fatta a primavera, per effettuare una  “ablazione cardiaca” presso il reparto di cardiologia, un intervento ritenuto necessario visto che la donna soffriva di aritmie. L'ablazione è stata eseguita il giorno dopo, il 20 settembre, in ambulatorio cardiochirurgico, in anestesia locale. Un intervento di due ore circa, così avevano detto i medici precisando pure che la paziente sarebbe stata dimessa il 21 settembre. Il giorno dell'ablazione il figlio Vito si è recato in ospedale intorno alle 9.15, ma la madre non era già in stanza. Ha aspettato fino alle 13.30 e poi ha chiesto notizie a un'infermiera, che lo avrebbe rassicurato dicendogli che era andato tutto bene e che la sua mamma sarebbe tornata presto nella stanza. L'uomo si è tranquillizzato e dovendo rientrare a lavoro, si è affidato e raccomandato alle vicine di letto della mamma. Arrivato a casa e non avendo ricevuto alcuna telefonata, ha cominciato a preoccuparsi, ha chiamato invano la mamma al cellulare, poi il reparto e finalmente la voce di una dottoressa che gli dice che ci sono state complicazioni e che era richiesta la presenza dei figli. Arrivati in ospedale trovano la madre in coma al reparto di Rianimazione. Apprendono che la donna, dopo l'intervento, stava bene e aveva pure parlato con le altre pazienti della stanza, poi si sarebbe come “assentata”, come se si stesse addormentando. Il coma sarebbe dipeso, secondo i medici della Rianimazione, da una prolungata ipossia, carenza di ossigeno, senza però specificare quali le cause di questa mancanza. “Ci veniva detto che la situazione era molto grave”, dicono Vito e Roberto e oggi si è spenta anche quella flebile speranza, che resta viva anche nelle situazioni più disperate. (p.d.f.)

Si è risolto con un po’ di spavento il principio di incendio che si è sviluppato intorno alle ore 13 all’ospedale di Chieti, in un locale adibito a deposito ubicato sopra l’ambulatorio della Gastroenterologia. Le fiamme si sono propagate in un solo ambiente, dove ha preso fuoco del materiale cartaceo che vi era custodito, producendo una nuvola di fumo nero che presto si è diffuso anche all’esterno. L’allarme è stato dato da alcuni operatori i quali, sentito l’odore acre, hanno allertato la Direzione sanitaria e il personale di Tecnosanità, la ditta incaricata della manutenzione interna degli impianti, prontamente intervenuta sul posto. Nell’impossibilità di utilizzare gli idranti e gli estintori in dotazione dell’ospedale per la difficoltà a raggiungere il luogo dell’incendio, per via della cortina di fumo che si era creata, è stato chiesto aiuto ai Vigili del fuoco per spegnere le fiamme e mettere in sicurezza il locale. Non ci sono stati disagi né per il personale in servizio né per i pazienti, i quali non sono stati interessati dall’episodio che si è verificato in un locale di servizio, non frequentato quindi dagli esterni. Sulle cause dell’incendio sono in corso verifiche dei Vigili del fuoco, i quali hanno già escluso un problema all’impianto elettrico e localizzato l’innesco all’interno del locale, probabilmente generato da un mozzicone di sigaretta non correttamente spento. Il deposito, infatti, si trova in un’area di passaggio e una simile ricostruzione appare, a un primo esame, probabile, poiché capita in qualche occasione che non venga rispettato il divieto di fumare posto sia all’interno sia all’esterno. Altra ipotesi al vaglio dei tecnici è che ad aver dato origine alle fiamme sia stato l’uso di un caricatore per cellulare, non a norma, messo in carica nella stanza e andato a fuoco. Il piano di sicurezza interno all'ospedale ha funzionato e la situazione è tornata alla normalità nel giro di qualche ora.

Completare lo svuotamento dei Corpi C ed F dell’ospedale di Chieti entro ottobre. Questo l’impegno assunto dalla Direzione Aziendale della Asl Lanciano Vasto Chieti nell’ambito della definizione del cronoprogramma che porterà al completamento delle operazioni di trasferimento delle attività ancora sono ubicate nelle aree del “Ss. Annunziata” che non offrono sufficienti garanzie di stabilità.  Cardiologia e Utic andranno nel Corpo M, noto come “palazzina Cuore”, mentre Ostetricia e Ginecologia troveranno posto nel Corpo B, al 12° e 14° livello, negli spazi attualmente occupati dalla Dermatologia e dagli ambulatori della Pediatria, attività per le quali è stata già individuata una soluzione logistica differente. Restano ancora diverse ipotesi al vaglio, invece, per Nefrologia e Dialisi, per le quali una scelta sarà fatta nel giro di qualche giorno. “Il nostro programma di trasferimenti prosegue secondo la tabella di marcia che ci eravamo dati - sottolinea Il Direttore Generale Pasquale Flacco - , ben sapendo che si tratta di un’operazione complessa che richiede flessibilità organizzativa e collaborazione da parte di tutti. L’obiettivo è trovare soluzioni adeguate limitando i disagi e senza penalizzare le attività. Ovvio che non sarà nel complesso un’operazione indolore, perché i trasferimenti coinvolgono in tutto 150 posti letto, che vanno per forza di cose compressi e accolti nell’ambito dello stesso presidio, e qualche disagio sarà inevitabile, ma non abbiamo altra scelta. Abbiamo delocalizzato qualche attività a Ortona, ma si tratta di un’opzione limitata a poche specialità che possono trovare adeguata collocazione altrove. Ci troviamo, quindi, a operare in queste condizioni, e con spazi che si sono ristretti in modo considerevole, pertanto il ricorso a barelle nei corridoi a volte diventa una scelta obbligata, che non può essere interpretata come un atto di sciatteria ma come unica possibilità di dare una risposta a una domanda di assistenza, che diversamente non potrebbe essere evasa. Chiedo perciò scusa agli utenti in anticipo per qualche disagio che potrebbe verificarsi, ma anche un po’ di comprensione per un’Azienda che si trova a fronteggiare un’emergenza non preventivabile, gestita con impegno e senso di responsabilità”. 

Sarà esteso a tutto l’ospedale “SS. Annunziata” di Chieti il trattamento di disinfezione antilegionella della rete idrica dopo quello che ha riguardato l’intero Corpo M. A partire dalla giornata di domani, mercoledì 6 luglio, e fino a venerdì 8 luglio, sarà eseguito lo shock chimico con perossido di idrogeno e ioni argento nelle ore serali, dalle 20.00 alle 8.00 del giorno seguente, secondo il seguente calendario: mercoledì 6 luglio corpi G, H, I e L; giovedì 7 i livelli da X a XIV dei corpi A, B, C; venerdì 8 dal IX livello a scendere dei corpi A, B, C, D, E, F, O. La scelta di intervenire a blocchi è stata dettata dalla necessità di non creare disagio a un intero ospedale, visto che la rete idrica è strutturata in modo tale da permettere di separare e dilazionare le operazioni di disinfezione. Come disposto anche per gli interventi precedenti, nel corso dei trattamenti devono rimanere chiusi i rubinetti di lavabi, docce, vasche, mentre è possibile utilizzare i water con relativi scarichi. E’ importante, infatti, ai fini del risultato, mantenere costante la concentrazione delle sostanze chimiche negli impianti per un certo numero di ore, pena l’inefficacia del trattamento. Per i pazienti ricoverati sono a disposizione in ciascun reparto sia acqua minerale per uso potabile sia lattine per uso igienico. Al contrario, terminata l’intera fase dello shock, diventa necessario tenere aperti i rubinetti a lungo per far defluire l’acqua e favorire il ricambio. A tal proposito, ai pazienti ricoverati viene chiesto di far uso di acqua corrente senza timore una volta esaurita la fase del divieto, sia perché non esiste alcun pericolo sia perché il deflusso agevola l’azione di eliminazione del batterio e di residui chimici. L’intervento complessivo di disinfezione sull’intero ospedale è stato deciso a seguito di diversi campionamenti effettuati sull’intera rete idrica, alcuni dei quali avevano evidenziato la presenza di legionella. Una volta conclusa la fase di trattamento d’urto, gli impianti saranno trattati costantemente con battericidi, a concentrazioni ridotte e soprattutto compatibili con qualunque tipo di utilizzo.

"Qualche giorno fa, per la prima volta a Chieti è stato trattato un paziente a elevato rischio di ictus cerebri, occludendo per via percutanea, con appositi dispositivi, l’auricola sinistra, principale fonte di emboli migranti. Tale intervento rappresenta oggi la più moderna e avanzata terapia per abbattere il rischio embolico cerebrale senza elevare il rischio emorragico nei pazienti che, in assenza di tale metodica, avrebbero dovuto assumere terapia anticoagulante". Ad annunciarlo, in una nota, è il direttore del Dipartimento Cuore dell'azienda sanitaria Luigi Leonzio. "Grazie a un importante impegno organizzativo e di investimenti tecnologici e professionali della Dirigenza della Asl Lanciano Vasto Chieti, negli ultimi mesi si sono realizzate procedure interventistiche di terzo livello, a elevata tecnologia di pertinenza cardio-aritmologica, sinora causa di mobilità passiva - continua Leonzio - nell'ospedale 'SS. Annunziata' di Chieti sono state trattate e curate aritmie complesse, potenzialmente mortali, mediante ablazione trans-catetere, sono stati rimossi dal cuore elettrocateteri mal funzionanti e inveterati, fonti di gravi infezioni e di endocarditi. Si è intrapreso, in sinergia con la Clinica Neurologica e il Servizio di Radiologia e di Anestesia, un programma ambizioso per la prevenzione dell'ictus cerebri tromboembolico. E il Dipartimento Cuore può oggi fregiarsi di un'Aritmologia moderna capace di affrontare e vincere ogni genere di sfida, anche grazie alle sinergie con i Dipartimenti di Neuroscienze, di Diagnostica per immagini e Anestesia".

La Giunta regionale, nella seduta di questa mattina, ha esaminato e validato il project-financing per realizzazione del nuovo ospedale di Chieti. La relativa delibera sarà approvata nella prossima seduta in cui ci sarà il plenum della Giunta dal momento che due assesori erano assenti per motivi di salute. Entro il 31 marzo prossimo la Asl Lanciano-Vasto-Chieti dovrà formalizzare alla Regione la proposta definitiva (comprensiva della progettazione definitiva ed esecutiva, piano finanziario, piano di gestione dei servizi non sanitari e commerciali, bozza di convenzione) del project financing per la realizzazione del nuovo ospedale clinicizzato "Santissima Annunziata" di Chieti (per un investimento intorno ai 200 milioni di euro), presentato dal raggruppamento temporaneo di imprese Maltauro-Azienda Bresciana Petroli Nocivelli-Finanza e Progetti. Lo ha deciso oggi la Giunta regionale, che ha validato la delibera propedeutica al riconoscimento di "pubblico interesse" dell'opera, ritenuta strategica e urgente a causa delle particolari e preoccupanti condizioni di precarietà strutturale dell'attuale policlinico teatino, che potrebbero avere ripercussioni anche sull'attività didattica della facoltà di medicina dell'Università. Carenze evidenziate, in alcuni dei plessi ospedalieri, dai tecnici della Direzione regionale della Protezione Civile e dalla perizia del Ctu nominato dal tribunale nell'estate 2012. Situazione che "lascia presupporre una generale condizione di affanno statico di tutti i corpi di fabbrica - si legge nella delibera - costituenti il compendio ospedaliero teatino, fatta eccezione di quelli più recentemente realizzati del nuovo polo cardiochirurgico". "Il passaggio di oggi - spiega l'assessore alla programmazione sanitaria Silvio Paolucci - segna un passo in avanti fondamentale per la prosecuzione del progetto, perché detta tempi certi per la procedura, ma allo stesso tempo, prima della puntuale deliberazione di pubblico interesse, chiede un'istruttoria attenta sul piano economico-finanziario, allo stato troppo oneroso, e sui contenuti dell'offerta che debbono essere coerenti con il Decreto Lorenzin. Entro giugno la Regione farà pervenire alla Asl eventuali osservazioni alla proposta generale, che dovranno essere recepite. E a quel punto, dopo la dichiarazione formale di 'pubblico interesse' del progetto e altri adempimenti tecnici (come l'inclusione dell'opera nello strumento di programmazione dell azienda sanitaria), potrà essere indetta la gara d'appalto per la costruzione del nuovo ospedale". Per il presidente della Giunta regionale e commissario ad acta per la sanità Luciano D'Alfonso, "il project financing del nuovo policlinico di Chieti - sottolinea - va nella direzione di quanto disposto sia del Decreto Lorenzin, che dal Patto per la salute 2014-2016, che prevede l'avvio del riassetto strutturale e di riqualificazione della rete assistenziale ospedaliera, garantendo ai cittadini-utenti di poter fruire di prestazioni sanitarie di qualità e in totale sicurezza, oltre a comportare una significativa riduzione dei costi di gestione di strutture non più adeguate agli attuali standard dell'assistenza". Trattandosi di un project financing, le risorse necessarie alla realizzazione del nuovo presidio non saranno a carico delle casse regionali, ma verranno sostenute dal privato che si aggiudicherà l'appalto e che otterrà in cambio la gestione di alcuni spazi e servizi. "Questo - conclude Paolucci - ci consentirà di proseguire l'iter per la costruzione dei 5 nuovi ospedali di Lanciano, Vasto, Sulmona, Avezzano e Giulianova, continuando il progetto di innovazione strutturale e tecnologica della sanità abruzzese, da sempre al centro del nostro progetto di governo".

Il tumore del polmone è una malattia in costante aumento e un problema, per i pazienti che ne sono affetti e i loro famigliari, sempre più sentito. Ogni anno presso la Chirurgia Generale e Toracica del Policlinico Universitario di Chieti vengono effettuati interventi di resezione polmonare maggiore con tecniche sempre meno invasive. Grazie infatti all’utilizzo del Robot Da Vinci di ultima generazione e delle tecniche toracoscopiche più recenti si riesce a effettuare la maggior parte degli interventi chirurgici sul torace senza ricorrere al taglio tradizionale (toracotomia o sternotomia), ma a piccoli fori di alcuni centimetri, come ad esempio avviene per gli interventi di asportazione dei tumori polmonari in toracoscopia o dei tumori del timo col robot. La Scuola di Specializzazione, che ha sede da sempre nello stesso reparto, vanta inoltre la formazione di giovani specialisti che affiancano, in maniera professionale e competente, l’attività chirurgica dei Medici dell’équipe in interventi di elevata complessità, anche in urgenza o emergenza, come le resezioni della trachea cervicale e toracica, la chirurgia cosiddetta con risparmio di tessuto polmonare, come i reimpianti tracheobronchiali, la chirurgia del mesotelioma pleurico maligno, del mediastino e la chirurgia endoscopica minivasiva delle vie aeree (broncoscopia flessibile e rigida, posizionamento di endoprotesi tracheobronchiali, trattamento disostruttivo laser) per cui il Reparto è centro di riferimento unico in Abruzzo. Ogni anno vengono eseguite oltre 500 indagini e procedure diagnostiche per accertare patologie dell’apparato respiratorio in un ottica sempre più all’avanguardia che prevederà, nei prossimi mesi, anche l’utilizzo di nuove metodiche per le quali attualmente i pazienti devono rivolgersi a centri di altre regioni. «Grazie alla presenza nella nostra Asl di percorsi specifici aziendali e di figure professionali altamente qualificate per la cura delle patologie neoplastiche, come ad esempio i tumori del polmone - spiega il Prof. Felice Mucilli, Direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale e Toracica di Chieti - oggi il paziente viene preso in carico e seguito, passo dopo passo, nel difficile percorso a cui la malattia lo costringe. Dopo una diagnosi di un tumore del polmone infatti i pazienti si trovano spesso a dover gestire la propria malattia con non poche difficoltà, tra esami e visite varie a cui deve andare incontro prima di iniziare una cura più adatta a lui. Questo scenario grava oltremodo sull’aspetto psicologico già compromesso dalla malattia. Per tale motivo nella Asl Lanciano Vasto Chieti i pazienti sono il cardine attorno al quale ruota l’intera struttura e sono gestiti in un contesto multidisciplinare, chimato G.I.C.O. (Gruppo Interdisciplinare per le Cure Oncologiche) ovvero una squadra di specialisti (chirurghi toracici, pneumologi, oncologi, radioterapisti, radiologi, anestesisti, patologi molecolari, ecc) che discutono, caso per caso, il migliore percorso per la diagnosi e la cura del tumore. In questo modo il paziente non deve più preoccuparsi di come gestire la propria malattia in quanto il suo percorso, all’interno della struttura, viene curato da una figura specializzata e dedicata (Case Manager) che provvede a informarlo di ogni singolo passaggio, dagli esami diagnostici (TAC, risonanza magnetica, broncoscopia, esami del sangue, ecc.) al trattamento finale (chirurgia, chemioterapia, radioterapia, ecc). In questo modo cerchiamo di garantire al paziente e ai loro famigliari un'assistenza di qualità e di grande supporto psicologico che non li faccia sentire soli in un momento per loro sicuramente molto difficile».
 

Sorride e gli occhi le si illuminano quando parla del suo bambino nato da pochi giorni. Ora l'ansia che l'ha attanagliata si sta pian piano dissipando, ha saputo finalmente che il suo piccolo, nonostante la sofferenza di un travaglio durato ben oltre 20 ore, sta bene, non ha subito alcun danno. E questa notizia ha finalmente rassicurato la giovane mamma, che però non ha affatto dimenticato le lunghe interminabili ore trascorse in sala travaglio, il dolore e la preoccupazione di quei momenti. Vuole raccontarli anche se preferisce mantenere l'anonimato e non per mancanza di coraggio, tant'è che i suoi genitori avrebbero deciso di segnalare alla Procura della Repubblica quanto accaduto nel reparto di Ginecologia dell'ospedale Renzetti di Lanciano. “Non siamo persone che fanno piazzate, tanto meno ci piace fare esposti, ma quello che è successo – dicono in coro i genitori della neo mamma – non può passare sotto silenzio. Com'è possibile che dopo aver indotto il parto e dopo che si sono resi conto che la situazione non migliorava, anzi peggiorava, non sia stato predisposto il cesareo com'era logico. Intervento al quale sono stati comunque costretti e si sa che intervenire quando c'è l'urgenza è ben altra cosa. Ma quello che non è davvero ammissibile è l'arroganza, la maleducazione da parte di chi dovrebbe avere almeno la comprensione e l'attenzione nei riguardi del paziente e dei famigliari. Alle nostre domande e richieste di spiegazioni ci siamo sentiti rispondere che era meglio se andavamo a prenderci un caffè, che sapevano loro cosa fare con toni tutt'altro che gentili. Noi non volevamo intralciare il lavoro di nessuno, solo capire cosa stesse succedendo e credo fosse un nostro sacrosanto diritto. Ora il bambino è al reparto neonatologia di Chieti e per fortuna sta bene, ma il rischio di problemi seri c'è stato anche se all'ospedale di Lanciano sostengono il contrario”. Un momento come quello di una nascita che dovrebbe essere di gioia è stato invece vissuto in maniera drammatica. “Non auguro a nessuno di passare quello che ho passato io - dice la giovane mamma – e pensare che per nove mesi ho eseguito i consigli della mia ginecologa che ringrazio per tutto, peccato non sia potuta essere presente, ma la sua assenza non mi aveva preoccupato. Ero convinta di essere in buone mani, invece mi sono sentita sola, sono stata lasciata in sala travaglio da sola fino a quando mi sono messa a urlare con tutta la forza che mi rimaneva proprio per far venire qualcuno. Mi auguro che quello che è successo a me non si ripeta, per questo io e la mia famiglia abbiamo deciso di rendere noto l'accaduto. Mi dispiace che quella che doveva essere una esperienza bella si sia trasformata in una che non dimenticherò facilmente”. Sarà il sorriso del piccolo Simone a far dimenticare alla sua mamma e al suo papà il dolore e la tensione vissuti. Il brutto episodio però resta, a gettare qualche ombra in uno dei reparti considerati da sempre eccellente per la professionalità, la competenza e il rigore del personale medico e paramedico. E' di poco tempo fa il caso brillantemente risolto della giovane che dopo aver partorito in casa è stata soccorsa, accolta e curata con tempestività proprio dal personale paramedico. Va detto che spesso ostetriche, infermieri, medici lavorano in condizioni difficili e il più delle volte proprio il loro spirito di servizio supplisce alle lacune e alle carenze che ancora ci sono nel nosocomio frentano e non solo nel reparto di Ginecologia e Ostetricia, quindi può capitare, di non avere in alcuni momenti la necessaria pazienza. Il fatto accaduto al Pronto Soccorso e riportato dal quotidiano Il Centro (un famigliare che si sarebbe scagliato contro un'infermiera) è un altro esempio di “scontro” . Sarebbe ingiusto però penalizzare un'intera categoria che, a parte alcuni spiacevoli casi,  fa il proprio dovere con efficienza anche tra mille difficoltà. (p.d.f.)

 

Grazie alla tecnica robotica, è stato asportato un tumore talmente incapsulato all'interno del rene da non essere visibile. È accaduto all'ospedale di Chieti, dove l'équipe di Luigi Schips, direttore dell'Urologia, ha spostato ancora più in alto l'asticella dell'innovazione tecnologica, facendo ricorso alla chirurgia mini invasiva in una situazione che, tradizionalmente, sarebbe stato possibile affrontare solo attraverso la chirurgia tradizionale, a cielo aperto, che, com'è noto, comporta un decorso post operatorio più lungo e doloroso e tempi di recupero più lenti. Il paziente, un sessantenne residente in un Comune di un'altra regione, alla Tac presentava un tumore al rene sinistro di quattro centimetri, caratterizzato da "crescita endofitica", vale a dire totalmente inglobato all'interno del rene. «L'esperienza maturata nell'utilizzo del robot ci ha permesso di compiere un ulteriore salto di qualità – puntualizza Schips – e seguire un approccio conservativo, oltre che mini invasivo,  attraverso una nefrectomia parziale, che ha permesso di salvare il tessuto sano tutt'intorno. Per identificare e marcare i limiti della massa tumorale, assolutamente non visibile, ci siamo avvalsi dell’ecografia intraoperatoria con sonda robotica, mentre un'altra tecnica ugualmente all'avanguardia, la fluorescenza con verde indocianina, è stata impiegata per isolare l'arteria renale che irrorava il tumore lasciando integra la vascolarizzazione della porzione integra del rene». L'intervento ha comportato una perdita ematica minima e il paziente è stato dimesso in terza giornata in buone condizioni e con una normale funzionalità renale. L'ospedale di Chieti, dunque, si conferma centro di riferimento per il trattamento del tumore della prostata e del rene, alla luce dei 350 interventi eseguiti finora con il robot Da Vinci e l'integrazione con tecniche quali l'ecografia intraoperatoria e la fluorescenza, che consente il ricorso alla mini-invasività anche in casi di elevata complessità. «Pochi altri campi della chirurgia hanno potuto beneficiare negli ultimi anni dell’evoluzione tecnologica in modo così sostanziale come l’Urologia – aggiunge Luigi Schips – che offre trattamenti chirurgici sempre più precisi e meno dolorosi. La chirurgia robotica, caratterizzata da sistemi ottici 3D a elevata risoluzione, telecamere e monitor Hd,  consente interventi di  altissima precisione,  degenza ridotta e ripresa dell'attività in tempi ristretti. Il dolore è significativamente minore e la trasfusione diventa un evento raro anche in caso di interventi oncologici maggiori. All'ospedale di Chieti la chirurgia robotica è di uso corrente e abbiamo acquisito esperienza e casistica tali da porci in una posizione di assoluto primato nell'offerta sanitaria di qualità in campo urologico, e in special modo nell'oncologia».