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La Procura della Repubblica di Lanciano ha tratto in arresto un uomo di D.F. L. di anni 39, di Treglio, ritenuto responsabile dei reati di maltrattamenti in famiglia, violazione degli obblighi di assistenza familiare e atti persecutori nei confronti di due donne ( ex coniuge e nuova compagna).

Le indagini, partite immediatamente di seguito alla denuncia sporta dalla donna condotte da personale della Stazione Carabinieri di Lanciano e di San Vito Chietino e coordinate da questa Procura, hanno evidenziato come l'indagato: - nel periodo di convivenza con la propria moglie, dal 2010 al giugno 2016, ha maltrattato la stessa, picchiandola, denigrandola e minacciandola di morte, anche in presenza dei loro tre figli minori, minacciando altresì di fare pestare di botte il padre della donna. E dopo aver abbandonato il domicilio domestico per andare a vivere con l'amante nel giugno 2016, ha omesso di mantenere la moglie ed i tre figli minori, facendo mancare loro ogni mezzo di sussistenza e appena venuto a conoscenza della volontà della propria moglie di chiedere la separazione, ha iniziato a perseguitare la stessa affinché cambiasse idea, seguendola nei suoi spostamenti e minacciandola ripetutamente di morte, sia di persona che attraverso conversazioni telefoniche e sms, anche e soprattutto in relazione alla gestione dei figli minori (da giugno 2016 a gennaio 2017).

Interrotta la relazione sentimentale con la sua amante, conclusasi per volontà della donna che nutriva dubbi sulla persistenza dei suoi legami con la moglie, ha iniziato a perseguitare e minacciare anche lei, utilizzando le medesime modalità adottate nei confronti della propria moglie (da agosto 2016 a gennaio 2017). Le condotte violente e persecutorie dell'indagato si sono dispiegate nel corso degli ultimi mesi all'unisono nei confronti di entrambe le donne; nell'esercizio del suo delirio non ha disdegnato di minacciare di morte la moglie anche in presenza dei Carabinieri, intervenuti su richiesta della donna, dicendo a gran voce che avrebbe preferito andare in galera che non vedere i suoi figli.

Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lanciano, Dott. Massimo Canosa, accogliendo la prospettazione del P.M. Dott.ssa Rosaria Vecchi, ha emesso a carico dell'indagato la misura cautelare anzidetta stante i fatti di estrema per cui si procede e la necessità di interrompere assolutamente la sua condotta criminale prima che possa giungere alla commissione di gravi delitti contro la persona. E'stato necessario fermare l'escalation criminosa dell'uomo respinto da entrambe le donne che minacciava di continuo di morte entrambe paventando anche l'uso dell'acido.

LANCIANO - Sono 3 gli esposti presentati alla Procura della Repubblica di Lanciano, dopo il guasto alla centrale biogas di Villa Pasquini, che ha portato a importanti sversamenti di liquami nei terreni circostanti. A presentarli è stato il presidente di Nuovo Senso Civico, Alessandro Lanci, che ieri ha depositato l'ultima denuncia, che altro non è che una integrazione delle precedenti, corredata da due relazioni tecnica: una a firma di un ingegnere, l'altra di un geologo. "Questo ulteriore approfondimento - spiega Lanci - si è reso necessario a seguito del sopralluogo effettuato dall'Arta che ci ha lasciati a dir poco esterrefatti per la sua estrema inconsistenza, visto che i responsabili intervenuti non hanno ritenuto necessario effettuare alcun tipo di analisi né individuare la data dell'evento. Al contrario, Nuovo Senso Civico nell'ultimo esposto ha non solo portato in evidenza l'incidente ma ha descritto alcune modalità delle lavorazioni mettendone in luce i relativi pericoli e indicando le procedure che devono essere attuate in caso di eventi simili". Lanci chiede che le analisi di laboratorio disposte dal Comune di Lanciano, "vadano a ricercare espressamente nei liquami e nei terreni la presenza di batteri pericolosi e potenzialmente letali per gli  esseri umani quali i clostridium tetani, botulinum, perfringens e le salmonelle". L'associazione, pur precisando di non aver titolo a individuare eventuali ipotesi di reato, rimarca la volontà di voler collaborare a far luce su questa vicenda, fornendo tutti gli elementi utili agli accertamenti in corso.

LANCIANO - Gli interventi richiesti non sarebbero stati ancora eseguiti secondo le prescrizioni della Procura. Per questa ragione il gip del tribunale di Lanciano ha disposto un nuovo sequestro dei 12 depuratori della Sasi, a cui già lo scorso anno erano stati apposti i sigilli, perché ritenuti malfunzionanti. Il provvedimento riguarda ancora una volta gli impianti di Santa Liberata, Cerratina e Villa Martelli a Lanciano, Paglieroni di Treglio, Vallevò e Cavalluccio a Rocca San Giovanni, Civitella a Santa Maria Imbaro, Zappetti di Bomba, Sangro di Quadri, Valloncello, Ianico e Osento ad Atessa. Il termine disposto dalla magistratura per la messa a norma dei depuratori era stato fissato al 30 settembre scorso, ma per gli ulteriori accertamenti avrebbero stabilito che ciò non sarebbe avvenuto. Di qui il nuovo sequestro e l'affidamento ai sindaci, che dovranno occuparsi degli adempimenti. Da ambienti vicini alla Sasi, però, si apprende che il provvedimento è legato alla presunta mancanza di alcune autorizzazioni allo scarico, non ancora formalizzate dalla Regione, che lo farà già in questi giorni e che verranno subito notificate alla Procura, nell'istanza di richiesta di dissequestro.

La Procura di Lanciano, nelle scorse settimane, su richiesta della difesa, ha dato parere favorevole alla riattivazione del sansificio Vecere (la parte relativa alla caldaia denominata Buzzi 3 ) per la campagna olearia 2016-2017. E così i camini dell'impianto industriale, situato in pieno tessuto urbano a Treglio, hanno ricominciato a fumare. “Ma il Comune – dice il sindaco di Treglio, Massimiliano Berghella – sta lavorando su diversi fronti, anche con i propri legali, per trovare soluzioni e alternative per garantire il rispetto dell’ambiente e quindi la tutela della salute dei cittadini”. Le autorizzazioni concesse a suo tempo alla società per la messa in esercizio dell'impianto scadono quest'anno. La famiglia Vecere, titolare dell'attività, ha chiesto il rinnovo dei permessi per altri 15 anni e la questione è al vaglio della Regione in una Conferenza dei servizi (a cui partecipano Asl, Arta, Sasi e Comune) per il rilascio dell'Autorizzazione unica ambientale (Aua). “La prossima riunione – evidenzia Berghella – è prevista per il 31 ottobre e speriamo che stavolta non venga boicottata dalla maggior parte degli enti interessati come accaduto nei mesi scorsi, perché ne va di mezzo la collettività. Di fatto nella prima seduta erano presenti solo il Comune e la proprietà, e la Asl aveva inviato il proprio parere. Noi siamo contrari al rilascio di nuove autorizzazioni e ci stiamo opponendo. Fermo restando che il rilascio dell'Aua prevede, da parte del gestore dell’impianto, che siano state individuate e adottate le migliori tecnologie disponibili o Best available techniques (Bat), ovvero le tecniche impiantistiche, di controllo e di gestione che - tra quelle tecnicamente realizzabili ed economicamente sostenibili per ogni specifico contesto - garantiscano bassi livelli di emissione di inquinanti, l'ottimizzazione dei consumi di materie prime, prodotti, acqua ed energia e un’adeguata prevenzione degli incidenti”. “A più riprese – dice ancora Berghella - , con lettere inviate alla proprietà il Comune di Treglio, ha chiesto l'avvio del procedimento di delocalizzazione dello stabilimento Sansificio Vecere srl che è necessaria per questioni igienico –sanitarie e di rispetto ambientale, per salvaguardare la salute pubblica e l'ambiente. A tal proposito il Comune ha già incontrato, a livello istituzionale, la società Sansifici Vecere, società che a parole si è dimostrata disponibile, ma concretamente non ha prodotto alcun avvio progettuale. C’é ancora un mese per farlo, quindi, adesso, è il tempo dei fatti. In questo contesto, con l'aiuto del vicepresidente della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli, stiamo lavorando per l'attivazione di un tavolo regionale, a cui chiediamo che partecipino il sottosegretario alla Presidenza della Regione con delega all’Ambiente, Mario Mazzocca, e l’assessore alla Sanità, Silvio Paolucci. Ma abbiamo chiesto anche che la questione, che interessa un ampio territorio, venga affontata in un tavolo nazionale: in modo particolare l’amministrazione si è gia attivata e ha creato le basi per aprire tale tavolo presso il ministero dello Sviluppo Economico avvalendosi di tecnici specializzati ed esperti”.
Il sansificio è stato a lungo bloccato e sotto sequestro per problemi a due caldaie (Buzzi 1 e Buzzi 2) che - è stato riscontrato dai consulenti della magistratura, tre dei massimi esperti a livello nazionale in materia ambientale e chimica - hanno superato di oltre tre volte i limiti riguardo alle emissioni di monossido di carbonio (CO), ossia 1500 mg per metro cubo d'aria secondo le condizioni poste nell’autorizzazione. Si tratta di essiccatori datati, del '74 e del '96 e per questo risultati non adeguati. Altro discorso per il Buzzi 3, del 2006, sottoposto a migliorie tecnologiche ma che, nelle verifiche imposte dalla Procura nel dicembre dell'anno scorso ed eseguite dall'Arta, è risultato sforare i limiti dei COV (Composti organici volatile , cge sono inquinanti ambientali ), nei controlli effettuati dall’Arta in data 14 e 21 dicembre. “Chi e come controllerà, ora? E saranno attente, puntuali e sufficienti le verifiche? - chiede Berghella -. In ultimo – dice – faccio appello a tutti i sindaci del comprensorio, affinché si mobilitino a fianco del Comune di Treglio, dato che si tratta di un problema che riguarda un'ampia fascia di territorio. E faccio appello, in particolare, ad un medico, anche presidente della Provincia, Mario Pupillo, affinché non rimanga inerte di fronte ad una vicenda che tocca la salute di decine di migliaia di cittadini. Come nel caso di Ombrina dobbiamo essere uniti e combattivi e trovare una soluzione a questa situazione che ha del paradossale”.
 

L'atto è dovuto, per consentire loro di nominare un perito di fiducia, ma la Procura di Chieti ha indagato due medici per la morte di Ida Sacco, la 65enne di Treglio, deceduta al policlinico dove era stata ricoverata per essere sottoposta a un intervento di routine al cuore. Oggi è prevista l'autopsia, affidata all'anatomopatologo Pietro Falco, che potrebbe fornire qualche elemento utile all'inchiesta, così da accertare o escludere, eventuali responsabilità di terzi nel decesso della signora. A chiedere l'intervento della magistratura sono stati i figli della donna, assistiti dall'avvocato Massimo Biscardi, che chiedono di far luce sulla morte della mamma, le cui condizioni - a loro dire - sarebbero precipitate inspiegabilmente.
 

E' di 16 arresti, 11 in carcere e 5 ai domiciliari, il bilancio dell'operazione "Arusha" contro un traffico di cocaina tra Rimini, Piazzola sul Brenta (Padova) e Rocca San Giovanni. Le misure cautelari, richieste dal pm di Lanciano Rosaria Vecchi, sono state eseguite questa mattina all'alba dagli agenti del commissariato di Lanciano e Vasto, in collaborazione con gli uomini della squadra mobile di Chieti. Centinaia i poliziotti impegnati, con l'ausilio anche delle unità cinofile di Pescara e Ancona e nucleo elicotteri di Pescara. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dal nord partivano continuamente quantitativi di cocaina, fino a 250 grammi, destinati al mercato del Frentano. Prima dello smercio la droga veniva nascosta alla pinetina di Rocca San Giovanni. A capo dell'organizzazione c'era un gruppo di albanesi, che a loro volta si rivolgevano a una rete di spacciatori italiani, che si servivano anche di minorenni per vendere la droga. Almeno in un caso è stato accertato che erano riusciti a obbligare un commerciante a effettuare la vendita nel suo negozio. Le indagini erano partite lo scorso ottobre con il sequestro di 140 grammi di cocaina, seguito il mese dopo da un altro sequestro, questa volta di un chilo e 600 grammi, eseguito a Rimini. I destinatari delle misure cautelari sono: Ednand Budlla, 28 anni di Rocca San Giovanni, Florentina Adele Drezaliu, 40 anni di Rocca San Giovanni, Luan Haliti, 31 anni di Rocca San Giovanni, Pellumb Zylfo, 30 anni di Rocca San Giovanni, Irene Ferrante, 35 anni di Perano, Gianni Marrocco, 37 anni di Rocca San Giovanni, Gianluca Pagliarone, 43 anni di Rocca San Giovanni, Sebastiano Vitullo, 43 anni di Bomba, Guglielmo Lanza Silveri, 35 anni di Castel Frentano, Marcello Mastrangelo, 50 anni di Santa Maria Imbaro, Antonio Ciccone, 40 anni di Lanciano, Giovanni Andreoli, 47 anni di Paglieta, Francesco Flamminio, 29 anni di Fossacesia, Domenico Guiscardo, 44 anni di Rocca San Giovanni, Nadia Di Donato, 38 anni di Lanciano. Nell'inchiesta ci sono anche 34 indagati a piede libero.

La Procura di Lanciano ha chiuso l'inchiesta sulla presunta maxi truffa da 10 milioni di euro ai danni della Honda di Atessa, che vede come principale indagato Silvio Di Lorenzo, ex vice presidente della filiale italiana della multinazionale giapponese e dal 1982 al 2012 direttore dello stabilimento della Val di Sangro. Atto che prelude a una probabile richiesta di rinvio a giudizio. La chiusura dell'indagine è stato l'ultimo atto, come Procuratore capo di Lanciano, di Francesco Menditto, che da domani prenderà servizio alla Procura di Tivoli. Con Di Lorenzo sono coinvolti nell'inchiesta anche alcuni imprenditori dell'indotto Honda, fornitori dell'azienda. L'accusa è pesantissima: associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Addebiti sempre respinti dall'ex manager, che ha sempre sostenuto di aver agito in pieno accordo con tutti i dirigenti italiani del gruppo, il consiglio di amministrazione, il collegio sindacale, il comitato esecutivo aziendale e persino con le società di revisione e certificazione. Era stata la Honda a denunciare le presunte irregolarità, affermando che Di Lorenzo, con la sua condotta infedele, avrebbe causato ingenti perdite alla società. Gli accertamenti sono stati condotti dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Chieti. Ora gli indagati avranno 20 giorni di tempo per presentare le proprie memorie difensive.