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Sabato 27 febbraio alle 17,30, a Lanciano, in largo Tappia 12, è in programma un incontro con il deputato di Sel Gianni Melilla, e i segretari regionale e provinciale di Sel-Sinistra Italiana, sul tema del referendum sulle trivellazioni in mare. Lo annuncia la segreteria cittadina del partito Francesca Caporale. "La campagna elettorale per le amministrative è importante - aggiunge - ma non può offuscare la centralità della tutela del nostro territorio, territorio che va salvaguardato anche votando SI al referendum del 17 aprile. La vittoria contro Ombrina non deve farci dimenticare che tutto il mare Adriatico, e non solo, va tutelato dalla possibilità di trivellazioni, siano esse in luoghi geograficamente distanti, o oltre le 12 miglia. Per questo motivo il circolo Sel di Lanciano porterà avanti in maniera parallela la campagna elettorale, sia essa per le primarie o per le amministrative, e la lotta per portare a gran voce nelle urne la volontà espressa da tutti il 23 maggio dello scorso anno, di mantenere intatto il nostro mare".

La Giunta comunale di Fossacesia ha scelto di favorire le persone disoccupate e gli studenti per la nomina degli scrutatori da incaricare per le prossime consultazioni referendarie previste per il 17 aprile. Questa è la linea politica che l’esecutivo ha deciso di dare alla Commissione Elettorale che si riunirà il prossimo mercoledì 24 febbraio per approvare l’indirizzo fornito e l’avviso pubblico al quale potranno rispondere tutti gli iscritti all’Albo Generale degli Scrutatori che siano appunto disoccupati, inoccupati e studenti. “Abbiamo deciso di fare questa scelta per dare una seppur piccola risposta, nella massima trasparenza, alla crisi economica che sta investendo un gran numero di persone in questo periodo – dichiara il Sindaco Di Fossacesia, Enrico Di Giuseppantonio. La legge vigente infatti prevede che gli scrutatori siano scelti a seguito di nomina politica, cosa che, ovviamente, nel passato ha provocato non poche proteste e malumori. Con questo nuovo criterio indicato dalla Giunta Comunale Di Giuseppantonio si eviteranno le scelte discrezionali, fornendo un’opportunità a quelle persone che attualmente si trovano in situazione di svantaggio economico. Nei prossimi giorni sarà pubblicato l’apposito avviso pubblico nel quale saranno specificati tutti i requisiti richiesti e le modalità di presentazione per l’iscrizione. Una volta raccolte le domande si procederà al sorteggio fra le richieste presentate, aventi appunto il requisito della disoccupazione o dell’essere studente. In caso dovesse raggiungersi un numero non sufficiente di persone disoccupate o studenti, si procederà nella scelta comunque tramite il sorteggio dei posti vacanti, ma fra tutti gli iscritti all’Albo.

“Chiedere al Governo di rivedere il provvedimento in favore di un /election day/ che accorpi il voto alla prossima tornata elettorale delle amministrative e non firmare la deliberazione governativa che istituisce la data del 17 aprile per il voto referendario”. E’ la richiesta rivolta a Sergio Mattarella da associazioni ambientaliste, sociali e studentesche, organizzazioni sindacali, comitati e testate giornalistiche che hanno scritto oggi al presidente della Repubblica in merito alla data fissata ieri dal Governo per il referendum popolare sulle trivellazioni in mare. Nella lettera inviata al presidente Mattarella, i firmatari ribadiscono le ragioni a sostegno della necessità di un /election day/che accorpi il referendum alle prossime elezioni amministrative: una “richiesta avanzata da Regioni, parlamentari, associazioni ambientaliste, comitati e rappresentanti della società civile” e ignorata dal Governo, nonostante fosse “un’opzione perseguibile in tempi brevi, adottando lo strumento del decreto legge”. “Il motivo primo per cui avanziamo tale richiesta - si legge nella lettera al presidente della Repubblica - è per favorire e salvaguardare la democrazia e la partecipazione, che dovrebbero caratterizzare un voto popolare, quale quello di un referendum abrogativo, per di più su un tema così importante che riguarda la tutela dell’ambiente e lo sviluppo energetico ed economico del nostro Paese. Stabilire di andare al voto in tempi così ravvicinati di certo non permetterebbe di condurreun’adeguata campagna referendaria e di conseguenza non consentirebbe che gli elettori siano adeguatamente informati sul referendum”. “La decisione del Governo, inoltre, non tiene conto di ulteriori due elementi oggettivamente importanti” prosegue l’appello a Sergio Mattarella. Il primo è di carattere economico: “l'/election day/ è fondamentale al fine di risparmiare una cifra stimabile tra i 350 e i 400 milioni di euro, un quantitativo di denaro pubblico enorme, che potrebbe altrimenti essere impiegato per meglio garantire diritti essenziali alla popolazione italiana”. Il secondo riguarda l’iter dei quesiti referendari. “Dinanzi alla Corte Costituzionale pendono conflitti di attribuzione per altri due quesiti sullo stesso argomento su cui, qualora il giudizio della Corte dovesse essere positivo, si potrebbe votare in un’unica data. Diversamente vorrebbe dire che nel 2016 gli italiani potrebbero essere chiamati alle urne fino a cinque volte: per i due referendum abrogativi sulla questione trivellazioni (ad aprile sul primo quesito ed eventualmente, in seguito alla decisione della Corte Costituzionale, per gli altri due), per le elezioni amministrative (primo turno e ballottaggio) e in autunno per il referendum costituzionale. Una simile concentrazione di tornate elettorali determinerebbe un notevole dispendio di risorse, ingenerando, peraltro confusione negli elettori”. (Firmano la lettera al presidente Mattarella: Adusbef, Arci, Coordinamento FREE, Coordinamento nazionale NO TRIV, Cospe, Enpa, Fairwatch, Federazione Italiana Media Ambientali, Filt-Cgil Roma e Lazio, Fiom-Cgil, Fondazione UniVerde, Giornalisti nell'Erba, Green Cross Italia, Greenpeace,Italia Nostra, Kyoto Club, La Nuova Ecologia,
LAV, Legambiente,Liberacittadinanza, Link Coordinamento Universitario, Lipu, Marevivo, Progressi, Pro-natura, QualEnergia, Rete della Conoscenza, Rete Studenti Medi, Slow Food Italia, Touring Club Italiano, Uisp, Unione degli Studenti, Unione degli Universitari, WWF, Altra Trento - Altra Rovereto, CIES, Coalizione Mantovana per il Clima, Gruppo
Impegno Missionario diGermignaga, Murales, Oltre La Crescita, Resilienza Verde, RSU Almaviva, Soc. Coop. E’ nostra, TerrediLago).

Conferenza stampa questa mattina a Pescara del gruppo consiliare di Forza Italia, alla presenza dell'onorevole Fabrizio Di Stefano, sul referendum contro le trivelle. Secondo i consiglieri Mauro Febbo e Lorenzo Sospiri la Regione Abruzzo, rinunciando alla consultazione referendaria, ha scelto la linea del Governo Renzi. "Quando la Regione si costituisce in giudizio – spiega il Presidente della Commissione di Vigilanza, Mauro Febbo - lo fa sulla base di atti giuridicamente validi, ma sull'atto che chiede la cessazione dell'oggetto del contendere e per il quale contesteremo i costi sostenuti, non c'è scritto nulla, per cui è da ritenersi illegittimo. Poi hanno tentato di coprirlo con una riunione di maggioranza, alla quale però non c'erano tutti". "Quella perpetrata da D'Alfonso è una vera e propria scortesia istituzionale nei confronti delle altre Regioni – rimarca il Capogruppo di Forza Italia, Lorenzo Sospiri – che hanno deciso di ricorrere in Cassazione contro la decisione della Corte Costituzionale che ha dichiarato ammissibile un solo referendum su sei. L'Abruzzo ha compiuto una giravolta a 360 gradi e invece di essere solidale con le altre Regioni si schiera di fatto con il Governo nazionale". Concludendo la conferenza stampa, il capogruppo Lorenzo Sospiri annuncia che:"domani se ne parlerà in Conferenza Capigruppo, perché quel documento postumo con le firme dei Consiglieri di maggioranza rappresenta un atto gravissimo. Devono venire in Aula per prendere una posizione ufficiale e presentare una proposta e poi voglio vedere chi la voterà. Vogliamo che gli abruzzesi sappiano cosa sta accadendo e si rendano conto dell'atteggiamento schizofrenico del centrosinistra".

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano (Pd), proprio qualche giorno fa, in occasione di possibili trivelle nel mare vicino le isole Tremiti si era espresso in termini fortemente critici ribadendo che avrebbe dato battaglia e filo da torcere. Insomma nessuna resa nei confronti del Governo Renzi, anzi. Di segno e comportamento opposti Luciano D'Alfonso, che a dispetto di quanto dichiarato e sostenuto solo poche settimane fa ha deciso, da solo, senza nemmeno interpellare il Consiglio Regionale, di fare un passo indietro nel percorso che invece stava condividendo con altre nove regioni (Puglia, Marche, Basilicata, Veneto, Calabria, Sardegna, Liguria, Molise e Campania) per promuovere e portare avanti la battaglia per il referendum. Non sono bastate le migliaia di persone scese in piazza contro Ombrina, la lotta di associazioni e movimenti che prosegue forte e convinta: il Governatore dell''Abruzzo ha scelto di dire sì a Renzi e alla sua politica, senza tenere in nessun conto la volontà popolare, che dovrebbe invece tutelare e sostenere, né l'accordo con le altre Regioni, che di certo si sentiranno tradite. Un comportamento che che ha dell'incredibile, nel senso che è difficile credere a un simile dietro front. Ma a testimoniare la concretezza dell'azione c'è l'atto depositato questa mattina a Roma, firmato da Lucrezio Paolini, delegato del Consiglio Regionale per il referendum, con cui si chiede alla Corte Costituzionale il rigetto dei quesiti referendari. L'Abruzzo, dunque, o meglio il suo Presidente sceglie di prendere la strada tracciata da Renzi, lasciando quella che aveva disegnato e condiviso con le altre Regioni. E al di là dell'evidente brutta figura, questa storia è destinata ad altri sviluppi. Dall'entourage di D'Alfonso, però, arriva la versione di Camillo D'Alessandro, coordinatore della maggioranza all'Emiciclo. "Noi abbiamo attivato l’iniziativa referendaria per fermare Ombrina - spiega - risolto il problema definitivamente con la norma di legge pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, è cessata la materia del contendere. Dopo la pronuncia della Corte Costituzionale sul quesito restante, ci attiveremo con il Governo per estendere e allungare la protezione del mare blu oltre le 12 miglia e concorrere a risolvere il problema delle isole Tremiti delle regioni limitrofe e dell’intero Adriatico. Dal 20 gennaio riprenderemo l’iniziativa politica ed istituzionale in questo senso, battendoci come ci siamo adoperati per contrastare la nascita di Ombrina".

Il gruppo del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale si dice "seriamente preoccupato per le sorti dei desaparecidos consiglieri regionali che si sono fatti vanto della proposizione del c.d.  Referendum Contro le Trivelle di iniziativa Regionale. Nei giorni in cui grave è l’incertezza sul destino dei nostri mari e sull’ammissibilità o meno dei quesiti referendari, non una parola arriva dai delegati abruzzesi a presentare la richiesta in Corte di Cassazione. Per la maggioranza, Lucrezio Paolini (IDV) e per la minoranza, come delegato supplente, Lorenzo Sospiri (FI) eMauro Febbo (FI)". A sottolinearlo è la Consigliera Sara Marcozzi. “Il M5S ha votato in favore dei referendum non mancando di sollevare perplessità sull’utilizzo dello strumento che è legato a troppe incontrollabili variabili come quella del quorum che con molta probabilità non si raggiungerà anche per la poca informazione che arriverà ai cittadini visto che il governo pro tempore (Pd in primis) non ha interesse al raggiungimento del 50 per cento più uno - commenta Sara Marcozzi - dove sono i delegati? Qual è la loro posizione? Cosa stanno facendo pro o contro i referendum? Pensano di informare i cittadini abruzzesi sul loro operato? Restiamo in attesa di risposte da Paolini, Febbo e Sospiri".

"I sei quesiti referendari contro le trivelle in mare e su terraferma hanno superato indenni l'esame di regolarità della Corte di Cassazione, che ha accolto i sei quesiti referendari così come deliberati dalle Assemblee Regionali di Basilicata, Abruzzo, Marche, Campania, Puglia, Sardegna, Veneto, Liguria, Calabria e Molise". Lo annuncia, in una nota, il coordinamento No Triv. "Le ordinanze verranno comunicate al Presidente della Repubblica, al Presidente della Corte Costituzionale ed ai Presidenti delle Camere, e verranno notificate ai delegati dei dieci Consigli Regionali proponenti - spiega la nota - l'ultimo scoglio da superare sarà l'esame di legittimità costituzionale della Suprema Corte che si pronuncerà entro febbraio 2016. I sei "SI'" giungono a coronamento di una lunga fase di impegno per la formulazione dei quesiti e della pressione democratica dal basso esercitata da oltre 200 associazioni italiane. L’abnegazione ed il merito della proposta complessiva hanno consentito di intercettare prima l’unanime consenso della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee elettive regionali e, successivamente, lo storico risultato delle 10 delibere di richiesta referendaria, da parte di altrettanti Consigli regionali. Compiuto questo nuovo passo, è giunto dunque il momento di consolidare il risultato ottenuto preparandosi alla costruzione di un sistema di alleanze -il più ampio e trasversale possibile- e di un percorso organizzativo che consenta di portare al voto la maggioranza degli aventi diritto, senza mediazioni con il Governo su un referendum che ha un obiettivo molto chiaro e non emendabile, se non a rischio di stravolgerne e affievolirne senso e scopo. La via referendaria è l'unica che possa raggiungere nel breve termine l'obiettivo sia di fermare nuovi progetti petroliferi sia di contenere e ridimensionare il ruolo delle energie fossili nel mix energetico nazionale". Una posizione diversa da quella di molti partiti politici, a partire dal M5S Abruzzo, che la pensa invece esattamente al contrario: perseguire la via legislativa, perché il referendum presenta sempre il problema del quorum. E poichè a recarsi alle urne deve essere il 50 per cento (più uno) di tutti gli italiani, risulterebbe difficile convincere ad andare a votare un abitante della Lombardia, del Piemonte o anche del Lazio o della Campagnia, facendo di fatto "saltare" la soglia minima. "Ma anche qualora le richieste di modifica normativa in senso No Triv venissero avanzate in buona fede - continua la nota del coordinamento - bisognerebbe tener conto della maggiore efficacia del referendum rispetto a quella, più limitata, dell'abrogazione per via legislativa. I divieti introdotti dal Decreto Prestigiacomo non furono forse rimossi per numerosi progetti petroliferi in mare proprio dall'art. 35 comma 1 del Decreto Sviluppo? Quindi, non si persegua la strada della modifica per via legislativa delle norme che, per mezzo del referendum abrogativo, è invece possibile cancellare stabilmente dall'ordinamento. Il Referendum non è nella disponibilità del Governo". Intanto il prossimo 9 dicembre è previsto un altro appuntamento: l'incontro a Roma tra i delegati delle Assemblee delle dieci Regioni che hanno deliberato la richiesta di referendum e i rappresentanti delle associazioni promotrici del Referendum. "In quella sede - conclude il coordinamento - verranno messi a fuoco i principali aspetti organizzativi e discusse le prime soluzioni che dovranno portarci al voto di primavera. La strada è tracciata. Adesso tocca percorrerla tutti assieme per arrivare al risultato per anni inseguito: liberare il mare e la terraferma da nuove trivelle ed aprire la strada ad una nuova politica energetica, economica e ambientale".

Il Consiglio regionale dell'Abruzzo, ha approvato all'unanimità le due richieste di referendum abrogativo dell'art.35 del Decreto Sviluppo 2012 e di alcuni articoli (il comma 1 e 1 bis dell'articolo 38, oltre ad altre disposizioni) del Decreto Sblocca Italia del 2014. I quesiti tendono a modificare le procedure autorizzatorie a nuovi impianti di estrazione petrolifera, che di fatto limitano l'intervento delle Regioni. La maggioranza, per entrambi i quesiti, ha eletto Lucrezio Paolini (IdV) delegato a presentare la richiesta in Corte di Cassazione. La minoranza, invece, ha eletto – come delegati supplenti – rispettivamente Lorenzo Sospiri e Mauro Febbo. Con l'Abruzzo salgono a 7 le Regioni che, ai sensi della Costituzione, hanno proposto il referendum contro i provvedimenti dei Governi Monti e Renzi.