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Il Dipartimento Politiche dello Sviluppo Rurale della Regione ha approvato il bando relativo alla sottomisura 3.1 del PSR Abruzzo 2014-2020 denominato “Adesione ai regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari - anno 2016”. Lo rende noto l'assessore alle politiche agricole Dino Pepe, che spiega come "l’intervento prevede un contributo, a titolo d’incentivo, ai produttori che aderiscono per la prima volta ai regimi di qualità (DOP, IGP, STG e dei vini DOP/IGP, biologico, prodotti della montagna, schemi di qualità volontari e schemi riconosciuti nazionali)". L’intervento ha una dotazione finanziaria di 200mila euro e prevede un sostegno per la prima iscrizione al sistema di qualità e un contributo annuo per il mantenimento di esso, esteso ai costi relativi alle analisi previste dal disciplinare di produzione e dal piano dei controlli dell’organismo di certificazione. "“L’avviso inoltre – sottolinea l’assessore - prevede la concessione di aiuti per cinque anni ai beneficiari che aderiscono/partecipano per la prima volta ad uno o più regimi di qualità”. I beneficiari sono gli agricoltori in attività, singoli o associati, direttamente (approccio singolo) o attraverso le loro associazioni (approccio collettivo).  Nel dettaglio l’aiuto è concesso per un importo pari al 100 per cento delle spese effettivamente sostenute per far fronte ai costi di iscrizione e certificazione relativi alla partecipazione ai regimi di qualità. La scadenza per la presentazione delle domande è il 19 novembre 2016. Il testo del bando è pubblicato sul sito della Regione Abruzzo.


Ascoltare il barrito d’amore di 140 cervi a Piane di Pezza, nello scenario naturale del Parco regionale Sirente-Velino. E’ l’essenza dell’autenticità che l’Abruzzo intende promuovere per trasformarsi in una destinazione turistica di respiro nazionale ed internazionale. Ed è anche l’ambiziosa sfida lanciata dalla Regione che, questa mattina, a Roma, nella splendida cornice della Casa del Cinema, ha presentato alla stampa “Abruzzo Open Day Winter - Non sarà il solito inverno”, il primo atto di un vasto progetto di promozione turistica che partirà il prossimo 26 ottobre e che, per sette giorni, fino al 2 novembre, prevede un ricco ed articolato programma di eventi consultabili sul sito www.opendayabruzzo.it. Otto giorni in cui sarà possibile soggiornare in Abruzzo a costi molto contenuti (un pernottamento gratis ogni due giorni di permanenza e due giorni gratis ogni sei) mentre per i bimbi da 0 a 12 anni il soggiorno sarà interamente gratuito.  “La domanda di turismo sta cambiando, - ha esordito il vice presidente della Giunta regionale d’Abruzzo, Giovanni Lolli -  oggi il turista non si accontenta più di trascorrere un periodo di relax ma è un viaggiatore esigente che intende vivere un’esperienza completa nel territorio che sceglie per la sua vacanza. In sostanza, il turista vuole capire come si mangia, quali sono le principali attività culturali, desidera conoscere il paesaggio, la storia del territorio che lo ospita. In una parola, vuole portarsi dietro il senso di una identità e l’Abruzzo è in grado di offrire tutto questo e molto di più – afferma Lolli – considerando anche che detiene il “monopolio” dell’alta montagna nel centro-sud e la nostra montagna è capace di emozionare. Così come siamo monopolisti dell’accoppiata mare-monti che consente, caso raro in Italia ed in Europa, di sciare e di andare a prendere il sole sulla spiaggia nell’arco della stessa giornata. Una regione che può vantarsi – ha aggiunto – di essere considerata uno dei posti meno manomessi dall’intervento dell’uomo.  Un prodotto turistico efficace non lo costruisce solo la Regione ma i veri protagonisti sono gli operatori del settore- ha proseguito - ed in questo contesto, grazie anche alla legge regionale sulle PMC E DMC, si è creata una rete efficace che si sta rivelando una vera carta vincente. Così come l’idea della rete ha consentito di creare il primo Distretto turistico di montagna nel parco Gran Sasso-Monti della Laga che ora accoglierà anche i territori colpiti dal sisma di Accumoli, Amatrice ed Arquata del Tronto”.  Lolli, a tal proposito, ha sottolineato che “l’Appennino ha fatto la storia dell’Italia e noi abruzzesi, insieme ai fratelli delle altre regioni non abbandoneremo mai i nostri territori ma occorre viverli in sicurezza e stiamo lavorando anche per raggiungere questo obiettivo”. Il direttore del Dipartimento Turismo, Cultura e Paesaggio, Giancarlo Zappacosta, nel presentare il progetto, ha evidenziato che “l’Abruzzo, per la prima volta, diventa vetrina delle proprie eccellenze e si gioca gran parte della sua credibilità al fine di evitare di essere ancora definito “is not destination”.  Stiamo dando vita – ha aggiunto - ad una operazione che ha una sua unicità e che punta al massimo sul turismo emozionale ed esperienziale.  Il prologo si è avuto qualche settimana fa a Pescara con il concerto del maestro Goran Bregovic – ha ricordato - mentre dal 26 i turisti saranno invitati a scoprire itinerari della natura, del gusto, della cultura, dell’arte e dello sport in circa 200 eventi quasi in contemporanea”. A testimoniare la strategicità dell’iniziativa per l’Abruzzo è stata la presenza del direttore generale della Regione, Cristina Gerardis che ha messo in risalto come il valore aggiunto di questo progetto possa essere rappresentato dal grande spirito di accoglienza che da sempre contraddistingue gli abruzzesi. “Inoltre, - ha spiegato la Gerardis – va messo in evidenza il percorso culturale di evoluzione che è stato compiuto e che consiste nel mettere a disposizione dei turisti una piattaforma di booking che consente, senza filtri ed intermediazioni, di prenotare la propria presenza sia nelle strutture ricettive aderenti all’iniziativa che agli eventi, con un semplice clic. Un esempio di turismo innovativo i cui riscontri saranno immediatamente tangibili e che ci auguriamo possa dare buoni frutti”. Alla presentazione di Abruzzo Open Day Winter sono intervenuti anche l’antropologo culturale Franco La Cecla e la presidente di Confindustria Intellect Donatella Consolandi che, condividendo lo spirito di questa proposta turistica corale dell’Abruzzo, rimarcando che non ci siano precedenti nel settore e che forse la Regione e gli operatori turistici hanno imboccato la strada giusta. 

Una vera rivoluzione, che innova profondamente i servizi e riduce i disagi agli utenti, che non saranno più costretti a lunghe "trasferte" e perdite di tempo. E' stato firmato il decreto commissariale che istituisce - a partire dal 2017 - i servizi Farmacup e Dpc (acronimo che indica la distribuzione dei farmaci in nome e per conto). Con il Farmacup, tutti gli utenti a cui è stata prescritta dal medico di base una prestazione specialistica, potranno recarsi in una delle farmacie convenzionate non solo per prenotare la visita, ma anche per pagare il ticket, evitando spostamenti e lunghe file nei Cup ospedalieri o dei distretti sanitari di base. Il Dpc, invece, riguarda la distribuzione diretta di particolari medicinali, finora dispensati solo dalle farmacie ospedaliere, attraverso la rete delle farmacie territoriali. L'attivazione è stata possibile grazie a un accordo sottoscritto tra la Regione (attraverso l'Agenzia Sanitaria Regionale) e i rappresentanti di Federfarma e Assofarm. "Si tratta di un ulteriore passo avanti nel potenziamento della medicina territoriale - spiega l'assessore alla programmazione sanitaria Silvio Paolucci - che rappresenta il pilastro della nuova governance della sanità regionale. L'Abruzzo, fino a oggi, era l'unica Regione italiana a non aver stipulato intese con le organizzazioni di categoria per questo tipo di servizi, previsti da una legge nazionale del 2001. Ora anche questo gap è stato colmato e siamo certi che i benefici per i cittadini saranno evidenti, soprattutto per coloro che vivono lontani dalle grandi aree urbane".

Sono state approvate le graduatorie definitive del bando regionale "30+", finalizzato a incentivare l’assunzione a tempo indeterminato di giovani abruzzesi under35. Le graduatorie approvate riguardano la Linea di Intervento A “tirocini formativi extracurriculari” e la Linea di Intervento B “incentivi all’assunzione”. Approvate le graduatorie, cosa succede? Nel caso di Linea di Intervento A “tirocini formativi extracurriculari”: Regione Abruzzo coinvolge le imprese interessate, le quali – attraverso i Centri per l’Impiego di riferimento – procedono alla sottoscrizione della Convenzione prevista dalle norme e avviano l’esperienza di tirocinio di 6 mesi. L’indennità di tirocinio viene corrisposta al giovane dall’azienda ospitante, la Regione rimborsa direttamente l’azienda. Nel caso di Linea di Intervento B “incentivi all’assunzione”: Regione Abruzzo coinvolge le imprese interessate, le quali presentano la documentazione prevista in Avviso e procedono all’assunzione. La Regione eroga l’incentivo previsto in Avviso e riconosciuto al datore di lavoro nella misura del 50%. Il restante 50% viene erogato dopo il 24esimo mese di lavoro.

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“Il governo regionale targato centro-sinistra continua a perpetrare ingiustizie all’Ospedale Bernabeo ed alla Città di Ortona con la complicità di D’Ottavio e soci.” E’ quanto dichiarano il Capogruppo in Consiglio Comunale ed il Coordinatore locale di Forza Italia locale, Tommaso Cieri e Simone Ciccotelli alla notizia della sospensione dei declassamenti di Penne e Popoli e non di Ortona. “Nella logica di figli e figliasti portata avanti da D’Alfonso, Paolucci e D’Alessandro è evidente che ad Ortona spetti sempre un ruolo di secondo piano. E’ innegabile che D’Ottavio e soci,  con il silenzio e l’immobilismo che li hanno sempre contraddistinti nell’affrontare non solo le tematiche sanitarie, si rendano complici di questi scellerati atti di macelleria sociale. Anche nelle deputate sedi - proseguono Cieri e Ciccotelli  - abbiamo più volte richiesto un confronto con i rappresentanti regionali al fine di discutere le decisioni che gravano e graveranno sulla nostra comunità. D’Ottavio ha sempre dichiarato che se ne sarebbe fatto promotore. Il tempo passa e nel frattempo decisioni nefaste vengono prese senza il minimo confronto. E’ vergognoso”. "Prendiamo atto che per D’Alfonso, Paolucci e D’Alessandro Ortona rappresenti non una città da difendere, sviluppare e valorizzare, ma solo terreno di conquista di voti durante la campagna elettorale, palcoscenico per foto celebrative di temporanei e discutibili trasferimenti di reparti, un’ area per la realizzazione dei progetti di amici “finanziatori”. Siamo però a pretendere – concludono Cieri e Ciccotelli – che D’Ottavio, medico nella vita, abbia uno scatto d’orgoglio e dignità per difendere gli ortonesi e le generazioni future a cui sta lasciando in eredità il nulla.”

Un ridisegno complessivo del territorio regionale per far sì che le poche risorse disponibili vengano utilizzate al meglio. Un progetto che dà nuovo slancio alle aree urbane per riequilibrare le zone interne. Una proposta che nasce dalla conoscenza del territorio e non da parametri burocratici, magari stabiliti a Bruxelles. È quanto emerso a Pescara nel corso del partecipatissimo dibattito "Aree interne ed agenda urbana: un ridisegno complessivo del territorio regionale", promosso dalla Uil Abruzzo e Uil nazionale in occasione della presentazione del quaderno "Il sistema urbano regionale", seconda uscita nell'ambito di Abruzzo 2020, la ricerca universitaria condotta dalla cattedra del professor Roberto Mascarucci (Università G. d’Annunzio di Chieti–Pescara), con i ricercatori Aldo Cilli e Luisa Volpi. Presenti alla sala Figlia di Jorio tantissimi sindaci di capoluoghi e città interne, insieme a rappresentanti territoriali, associazioni di enti locali, sindacati e associazioni di categoria. A fare gli onori di casa Roberto Campo, segretario Uil Abruzzo: "Abbiamo condiviso sin da subito questo studio - ha detto - perché formula una proposta complessiva di riordino del territorio regionale che contempla più centri urbani fondamentali, vere e proprie aree di riferimento per i servizi chiave quali la sanità, i trasporti e l'istruzione. Non mettiamo in discussione il Por Fesr, ma si possono trovare nuove strade per nuovi fondi, come i fondi diretti europei e il Fondo Sviluppo e Coesione. Inoltre, in tale contesto è indispensabile coordinare le deleghe regionali per un'azione politica più efficace". Se da parte sua, Andrea Gerosolimo, assessore Regione Abruzzo alle Aree interne ed Associazionismo territoriale, ha rimarcato che "tanto è stato fatto per riequilibrare le aree interne, ma servono leggi ad hoc che favoriscano la rete reale tra i Comuni", il professor Mascarucci ha spiegato il senso di questo lavoro: "La città è la leva principale per lo sviluppo competitivo. L'Abruzzo però ha perso il primo tempo su questo tema perché non è riuscito a inserirsi tra le dieci città metropolitane previste dalla legge Delrio, e non ha iniziato un cammino verso questa riorganizzazione. Le strategie di sviluppo invece devono essere riferite all'"ente d'ambito d'area vasta" previsto proprio da questa legge, che non sono è la Provincia ma una realtà con una dimensione subregionale. Abbiamo individuato sette le aree funzionali: Aquilano, Marsica, Valle Peligna, Teramano, Pescara-Chieti, Lancianese e Vastese, che rappresentano la dimensione minima nella quale si possono riconoscere più comuni piccoli con un unico sistema scolastico, sanitario e di trasporto". "Si tratta - ha aggiunto il ricercatore Cilli - di un progetto di riordino che nasce da un patrimonio di conoscenze di cui andare fieri: manca solo la decisione politica sull'attuazione", mentre per il collega Donato Piccoli "questi Sistemi Urbani Intermedi devono diventare vere autorità urbane, in grado di attirare fondi europei diretti, anche grazie a strumenti di ingegneria finanziaria capaci di rendere sostenibili queste aree funzionali". Con un'attenzione però: "Le associazioni di comuni - ha detto Massimo Luciani, direttore Anci Abruzzo - devono essere sostenute economicamente. Finora, realtà che mettevano insieme i piccoli paesi, come le comunità montane che funzionavano bene in Abruzzo, sono state smantellate senza che siano state rimpiazzate da sistemi funzionanti". Il tema dei finanziamenti è stato toccato anche da Francesco Monaco, di Anci nazionale: "Negli ultimi anni sono stati tagliati 14 miliardi ai Comuni. Tanta timidezza nelle proposte di aggregazione deriva anche da questo, e bisogna essere consapevoli operazioni come queste si faranno praticamente senza fondi". Dunque, nessuna speranza? "Per attirare fondi servono non tanto status adeguati - ha chiosato Sabina De Luca, direttore dipartimento Progetti di sviluppo e finanziamenti europei di Roma Capitale - quanto progetti innovativi e partenariati di qualità. Esistono esperienze positive di fondi europei arrivati a reti di città senza autorità urbana. Per questo, è importante una regia a livello nazionale". Il protagonismo delle aree urbane, dunque, va valorizzato in questa direzione: capacità di produrre qualità. È il parere di Giovanni Vetritto, coordinatore Ufficio per Attività internazionale e la Cooperazione interistituzionale del Dipartimento Affari regionali Pcm: "Bisogna però avere il coraggio di saper guardare l'eccellenza di un territorio. E questo si può fare subito, senza aspettare nuove forme istituzionali. Certo l'associazionismo è positivo, a condizione che sia visto come un vantaggio non come un obbligo di legge. Dunque, serve un cambio di mentalità: ci sono esempi positivi di realtà locali con avanzi di bilancio, a testimonianza che la questione dei fondi è importante se intesa relativamente alla qualità e non alla quantità". In conclusione, Guglielmo Loy, della Uil nazionale, ha rimarcato che "i processi di sostegno alla crescita e allo sviluppo dipendono da fattori come la governance, buona amministrazione, efficienza, efficacia, razionalizzazione. La ricerca di un sistema semplificato ed efficace è decisivo, in un contesto complesso come quello attuale, dove non tutto accade attorno ai capoluoghi di regione. Certo, ci troviamo di fronte ad un doppio limite: lo smantellamento di vecchi sistemi con la Delrio, senza che siano rimpiazzati da nuovi, e una pubblica amministrazione che a fronte di nuove responsabilità non si è riorganizzata. Il problema, dunque, è una non sempre chiara visione del paese. Ricordiamo - ha aggiunto - che senza una spesa ordinaria di qualità i fondi europei non possono risolvere tutti i problemi. Questa pubblicazione è la testimonianza che la conoscenza della realtà è fondamentale affinché le risorse, sempre poche, siano spese bene. Riordino socioeconomico, istituzionale, ammodernamento della macchina amministrativa, governance, visione di un paese: da qui si riparte. E noi - ha concluso - siamo pronti a fare la nostra parte".

“Quando si parla di persone diversamente abili e lavoro, si pensa subito al lavoro dipendente. Questo modo di vedere le cose è frutto di un pregiudizio secondo il quale la persona diversamente abile non sarebbe in grado di aprire e gestire una propria attività autonoma”. Ha dichiarato Leandro Bracco Consigliere di Sinistra Italiana che ha aggiunto: “Il lavoro per le persone disabili non è necessariamente ed esclusivamente lavoro dipendente e non si esaurisce nell’ambito del collocamento obbligatorio. Infatti, non tutti sono a conoscenza della legge 104/1992 lì dove impegna le Regioni a porre in essere quelle iniziative tese a favorire lo svolgimento, da parte delle persone diversamente abili, di attività lavorative autonome”. La legge in questione recita testualmente: “Le Regioni possono provvedere con proprie leggi a disciplinare le agevolazioni alle singole persone handicappate per recarsi al posto di lavoro e per l’avvio e lo svolgimento di attività lavorative autonome”. “Anche la legislazione internazionale e la Costituzione – spiega Bracco - impongono di porre in essere tutti i necessari interventi legislativi tesi a favorire l’autonomia e l’inclusione sociale delle persone con disabilità”. Al riguardo l’esponente di Sinistra Italiana ricorda che tra le fonti normative che si occupano del problema c’è anche la  convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con la legge n. 18 del 3 marzo 2009. In particolare questa proposta di legge regionale per Bracco: “In ossequio alle norme di rango costituzionale e non solo, si prefigge lo scopo di promuovere la piena integrazione sociale delle persone con disabilità residenti sul territorio regionale;  favorire tutte quelle iniziative finalizzate a rendere effettive l’autonomia individuale e la piena indipendenza, anche economica, delle persone con disabilità; sostenere tutte le associazioni di volontariato che, a livello regionale, sorreggono l’autonomia individuale e la piena indipendenza delle persone con disabilità;  erogare appositi finanziamenti per permettere alle persone diversamente abili di avviare e svolgere un’attività lavorativa autonoma”. L’idea di offrire la piena integrazione dei disabili nel mondo produttivo tramite una propria attività “Non rappresenta un’autentica rivoluzione – sottolinea Bracco - nella definizione e nella percezione del fenomeno, ma essa fa riferimento ad un approccio integrato, accostando le difficoltà di carattere personale a quelle di matrice sociale”. Infine, per Leandro Bracco, in fase di prima applicazione della legge “la spesa complessiva ammonterebbe a 150.000 euro”.

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta di oggi pomeriggio, ha deliberato l'uscita dell'Abruzzo dal regime commissariale della sanità. E' la prima Regione italiana - tra quelle commissariate - ad aver concluso la procedura. Già in mattinata la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome aveva dato parere favorevole all'uscita dal commissariamento. "E' un risultato che ci riempie d'orgoglio - commenta l'assessore alla programmazione sanitaria Silvio Paolucci - frutto di un lungo lavoro, che negli ultimi due anni ha visto questa amministrazione regionale lavorare senza sosta per restituire agli abruzzesi la gestione della sanità. E un ringraziamento va al presidente Luciano D'Alfonso e alla struttura commissariale per la fiducia che hanno riposto in me. Oltre, naturalmente, al prezioso lavoro di accompagnamento, indirizzo e monitoraggio reso dai ministri dell'economia, delle finanze e della salute, e delle strutture tecniche competenti. Ci sono stati momenti difficili, ma tutte le scelte che sono state prese, avevano l'unico obiettivo di migliorare la qualità dell'offerta sanitaria ai nostri utenti". Ma quali sono stati i fattori principali che hanno portato alla fine del commissariamento? Tra il 2014 e il 2016, l'assessorato regionale alla sanità ha collaborato con la struttura commissariale, operando principalmente su 5 ambiti di intervento: la programmazione sanitaria, la riorganizzazione delle reti del servizio sanitario regionale, la definizione dei percorsi assistenziali, l'aspetto economico-finanziario, il miglioramento dei livelli essenziali di assistenza (i Lea). Per quanto riguarda la programmazione sanitaria, negli ultimi tre anni, oltre al piano di riqualificazione del sistema sanitario regionale (che ridisegna completamente l'architettura dell'organizzazione abruzzese), la Regione ha approvato il piano di prevenzione 2014-2018, i protocolli Sten e Stam, oltre all'istituzione del registro regionale dei tumori. Accanto a questi strumenti, sono state varate misure che hanno contribuito al miglioramento della gestione, come la dematerializzazione delle prescrizioni farmaceutiche, il contenimento della spesa per il personale, l'erogazione dei farmaci "off label" per le malattie rare. Sul fronte della riorganizzazione delle reti, l'Abruzzo è stata la prima Regione a varare il riordino della rete ospedaliera secondo le prescrizioni del DM 70/2015 (il decreto "Lorenzin"). Un atto che era stato preceduto dalla rimodulazione dei punti nascita, dalla riorganizzazione della rete dei servizi territoriali, di quella della salute mentale e dell'emergenza-urgenza. "Sono stati punti - continua Paolucci - su cui lo scontro politico è stato duro, ma oggi possiamo dire con certezza che riconsegniamo all'Abruzzo una sanità che può competere con gli standard di quelle Regioni italiane, da sempre considerate esempi da seguire e imitare". Fino a poco tempo fa, in Abruzzo mancavano percorsi diagnostici definiti, rispetto ai quali i cittadini-utenti non conoscevano punti d'accesso e modalità di assistenza. Oggi questa tendenza è stata invertita e sono già stati approvati, tra gli altri, i percorsi diagnostici terapeutici assistenziali per il diabete, per le malattie infiammatorie croniche dell'intestino e per il tumore del colon retto. Un particolare impegno è stato riservato, naturalmente, ai conti della sanità: i Ministeri delle Finanze e della Salute hanno certificato che il sistema sanitario abruzzese è in equilibrio. Nel 2014 e nel 2015, sono stati destinati al ripiano totale delle perdite pregresse delle Asl, oltre 415 milioni di euro e sono stati contestualmente migliorati i tempi di pagamento dei fornitori. Gli ultimi due dati salienti riguardano il punteggio dei Lea, passato da 145 del 2012 a 163 del 2014, e la riduzione dell'inappropriatezza dei ricoveri, scesa al 14 per cento del 2015, a fronte del 25 per cento del 2012. "Ora si apre una nuova fase - conclude Paolucci - che ci vedrà impegnati su nuove e altrettanto importanti sfide. Non posso, però, oggi non ringraziare tutti i cittadini abruzzesi e gli operatori del mondo della sanità. E, infine, ma non ultimi, i dipendenti dell'assessorato regionale alla sanità e dell'Agenzia sanitaria regionale, che hanno lavorato con passione e dedizione, nel rispondere efficacemente alle tante prescrizioni che in questi anni ci arrivavano da Roma".

“Su nostra precisa richiesta si è svolta questa mattina una Conferenza dei Capigruppo resa necessaria vista la perdurante assenza del presidente D’Alfonso in Consiglio regionale reo di non dare seguito alla risoluzione approvata dall’Assise regionale che prevede la sospensione del Decreto n.55. Si tratta del provvedimento che prevede la riorganizzazione della struttura sanitaria regionale da noi contestato pesantemente perché sancisce la chiusura di alcuni ospedali e il ridimensionamento di altri, soprattutto nelle aree interne".  E’ quanto dichiarano in una nota i Consiglieri regionali di Forza Italia a margine dei lavori odierni. “Il presidente D’Alfonso – prosegue la nota – è intervenuto in Conferenza dei Capigruppo dichiarando, ancora una volta, che l’uscita dal Commissariamento è ormai imminente ed è questione di giorni. Appena ciò avverrà si è impegnato solennemente a convocare una riunione tecnica con i sindaci e i rappresentanti delle comunità locali proprio per approfondire l’argomento. Noi riteniamo inconcepibile che l’organizzazione della rete emergenze urgenze veda penalizzare pesantemente le aree interne e strutture sanitarie come quelle di Penne, Popoli e Ortona. Ci attendiamo che D’Alfonso passi dalle parole ai fatti anche per rivedere l’organizzazione dei Pronto soccorso. Tra l’altro, visto il recente sisma, appare quanto mai folle depotenziare l’ospedale di Popoli. Intanto – concludono i Consiglieri di Forza Italia – abbiamo chiesto che vengano sospesi tutti gli atti dei direttori delle Asl che prevedono chiusure e riduzioni dei nosocomi delle aree interne”.    

Ricorsi permettendo, partiranno intorno a febbraio i lavori di realizzazione della pista ciclabile lungo il tracciato ferroviario dismesso, tra Ortona e Vasto. In questi giorni scadono i termini per la presentazione, da parte della Cogepri (azienda risultata vincitrice dell'appalto bandito dalla Provincia di Chieti), di alcune integrazioni richieste sulla documentazione. Subito dopo si passerà all'aggiudicazione provvisoria, da cui scatteranno i termini di legge per gli eventuali ricorsi delle ditte escluse. Trascorso questo ulteriore periodo, i lavori potranno essere consegnati e i cantieri aperti. Per la ciclovia della Costa dei Trabocchi l'investimento complessivo è di circa 10 milioni di euro (finanziati con fondi europei), e i lavori dovrebbero durare circa un anno e mezzo. Un progetto che si inserisce in una cornice più ampia, la "bike to coast", la pista ciclabile più lunga d'Europa da Martinsicuro a San Salvo, su cui la Regione ha stanziato 55 milioni di euro. Sulla parte di struttura che ricadrà sull'ex tracciato, però, ci sono ancora aperti due fronti: quello delle ex stazioni ferroviarie (San Vito, Fossacesia e Torino di Sangro), che sono ancora di proprietà del gruppo Fs, e la questione della gestione e manutenzione della stessa pista ciclabile. Nodi che dovranno essere risolti in tempi strettissimi (e su cui la Provincia è già impegnata), per non rischiare di trasformare il sogno della grande occasione per il decollo turistico del territorio, in un incubo.
 

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