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Non è stato facile ma alla fine l’obiettivo è stato raggiunto per la delegazione Cia, Copagri e Confagricoltura che ha consegnato le proprie richieste sulla gestione del Consorzio di bonifica Sud al presidente della Regione Luciano D’Alfonso, all’assessore regionale all’Agricoltura Dino Pepe e al commissario Rodolfo Mastrangelo e ha ottenuto l’impegno a cercare soluzioni già a partire dalla prossima riunione della Consulta delle associazioni del Consorzio di bonifica Sud fissata per il prossimo 2 marzo. D’Alfonso e Pepe avrebbero dovuto incontrare la delegazione delle associazioni degli agricoltori nella mattinata di oggi, 23 febbraio, a Pescara. La coincidenza con la riunione del Consiglio regionale, però, non ha reso possibile l’incontro, nonostante le ore di attesa dei rappresentanti degli agricoltori. Alla fine ci si è dovuti limitare soltanto alla consegna del documento di richieste. Per le associazioni è stato comunque un risultato molto importante, soprattutto perché hanno incassato l’impegno della Regione a cercare soluzioni a breve scadenza, già a partire dalla riunione della Consulta. Il documento consegnato contiene un excursus sulla situazione del Consorzio di bonifica Sud e una serie di richieste. Due le principali: azzerare l’aumento del 57% del canone consortile, revocando la delibera del 12 dicembre scorso voluta, in maniera unilaterale, dall’ex commissario  Giampiero Leombroni, e garantire i servizi da erogare per l’anno in corso, visti i gravi disservizi del 2015. Tutte le attese del mondo agricolo sono ora rivolte alla riunione della Consulta del prossimo 2 marzo. 

La lotta all'inquinamento atmosferico è oggi una priorità per tutti i Paesi industrializzati. Non a caso si è chiusa da poche settimane la XXI° Conferenza mondiale sul clima di Parigi dove i leader politici di 190 paesi hanno discusso per trovare un accordo teso a limitare le emissioni e l'inquinamento atmosferico in modo da ridurre il riscaldamento globale. A tale riguardo il Consigliere del gruppo Misto Leandro Bracco ha presentato una proposta di legge denominata: "Esenzione dal pagamento della tassa automobilistica regionale per le autovetture di nuova immatricolazione a basse emissioni inquinanti. Attuazione articolo 32 Carta costituzionale". Nella relazione al progetto di legge Bracco pone in evidenza come: "E' ormai noto che il peggioramento della qualità dell'aria che respiriamo comporta un aumento generale dei problemi di salute e una maggiore incidenza di malattie cardiocircolatorie, patologie respiratorie e tumori. Infatti l'Organizzazione mondiale della Sanità, basandosi sui dati raccolti nel 2008, ha stimato che le polveri sottili siano responsabili di circa 2 milioni di decessi nel mondo all'anno. Le stesse contribuiscono a circa 370.000 morti premature nella sola Europa". Queste polveri hanno origine dai processi di combustione (gas di scarico di veicoli a gasolio o a benzina, processi industriali, produzione energia elettrica, riscaldamento domestico). L'Unione europea, al fine di arginare il problema, ha adottato definitivamente, nell'aprile del 2008, la direttiva n. 2008/50/EC che detta i limiti di qualità dell'aria. Tale direttiva è stata recepita dalla legislazione italiana con Decreto legislativo n. 155/2010. "Tuttavia, nonostante il recepimento di tale normativa - precisa Bracco - contro l'Italia sono state aperte, dalle competenti autorità europee, ben 19 procedure d'infrazione in materia di ambiente. I continui richiami provenienti dall'Europa hanno portato l'esecutivo italiano ad adottare provvedimenti per limitare e combattere la produzione di polveri nocive. Infatti con la legge di Stabilità 2015 sono state previste agevolazioni sulla tassa automobilistica ("Bollo") per quei soggetti che acquistino autovetture a basso impatto ambientale come auto elettriche, ibride e gpl". "Conformemente alle disposizioni statali vigenti sull'intero territorio nazionale, tutte le auto, i motocicli e i ciclomotori a due, tre o quattro ruote, azionati con motore elettrico – continua il consigliere del gruppo Misto - godono dell'esenzione dal pagamento delle tasse automobilistiche per cinque anni a decorrere dalla data di prima immatricolazione. Alla fine di questo periodo, per gli autoveicoli elettrici, si deve corrispondere una tassa pari a un quarto dell'importo previsto per i veicoli a benzina". In riferimento alla tassa automobilistica per le cosiddette auto ibride si riscontra una minore uniformità a livello nazionale. Infatti, in Abruzzo, Marche, Sardegna, Emilia Romagna, Sicilia, Trentino Alto Adige e Valle d'Aosta non è prevista alcuna esenzione sul pagamento della tassa automobilistica. Per questo tra gli obiettivi e le finalità della legge, la Regione Abruzzo secondo Bracco: "Potrà attuare tutti gli interventi finalizzati a tutelare e rendere effettivo il diritto alla salute, come previsto dall'articolo 32 della Costituzione della Repubblica italiana e incentivare l'acquisto di veicoli a base emissioni complessive al fine di tutelare l'ambiente, prevenire l'inquinamento atmosferico e tutelare la salute dei propri cittadini". Infatti, il disegno di legge prevede: "L'esenzione totale dal pagamento della tassa automobilistica regionale a favore di quelle autovetture di prima immatricolazione che abbiano determinate caratteristiche e l'immatricolazione effettuata dopo la data del 1° gennaio 2016. In conclusione Bracco ritiene che proprio: "Alla luce dell'art. 32 della Costituzione della Repubblica Italiana, che riconosce e tutela il diritto alla salute come diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività, la Regione Abruzzo debba favorire il diffondersi di autovetture a basso impatto ambientale e la proposta di legge presentata si prefigge, mediante ulteriori agevolazioni sulla tassa automobilistica regionale, di diffondere l'utilizzo di autovetture che tutelino l'ambiente e la salute pubblica".

"Si risparmierà tanto sulla bolletta di gas e luce grazie alla proposta di legge sull'Istituzione dell'Ufficio regionale centralizzato per l'acquisto di energia elettrica e gas". Ha dichiarato Domenico Pettinari (M5S) primo firmatario della proposta di legge regionale che chiede l'istituzione di questo Ufficio quale organo terzo e garante d'imparzialità, per consentire ai consumatori, sia domestici che aziendali, di unirsi e agire come un'unica cordata, individuando il fornitore migliore per tariffe e qualità del servizio. "Una sorta di gruppo d'acquisto per l'energia che ha già trovato riscontro in alcune realtà private – ha aggiunto Pettinari - ma che, se istituzionalizzato attraverso una legge regionale, potrebbe ampliare la capacità di acquisto, offrendo ai fornitori un'importante fetta di clientela che permetterebbe di abbassare notevolmente i costi per l'utente". "Con l'approvazione di questa legge, i cittadini abruzzesi potranno risparmiale notevoli cifre sulle bollette - precisa Pettinari - infatti, con la liberalizzazione del mercato del gas e dell'energia elettrica, il Legislatore nazionale ha inteso aprire i mercati a tutte quelle Società che operano nel settore, creando di fatto un mercato libero, parallelo a quello tutelato. Un mercato con prezzi del gas e della luce concorrenziali, in favore dei consumatori". "Il problema maggiore – ha aggiunto il consigliere del M5S - è situato nella mancata concorrenza tra le varie compagnie del settore che, sostanzialmente, hanno sempre imposto prezzi della componente vendita nelle proprie offerte contrattuali quasi uguali, differenziandosi solamente sulla qualità del servizio offerto all'utenza (si pensi ad esempio al servizio call-center)". "Con l'approvazione di questa legge – conclude Pettinari - finisce il monopolio sui prezzi, ed il consumatore diventa un soggetto attivo nel mercato del gas e dell'energia elettrica, non più costretto a subire passivamente le offerte presenti nel settore". In sostanza, tutti i cittadini, rispondendo ad una richiesta pubblica della Regione, potranno aderire ad un elenco per beneficiare della fornitura di gas e luce a costi ridotti, mentre attraverso un bando pubblico emanato da Regione Abruzzo, si individuerà il fornitore più conveniente in base al rapporto qualità prezzo. A conclusione della procedura di evidenza pubblica, la Regione metterà in contatto il cittadino-consumatore con l'azienda che risponde ai criteri richiesti, al fine di concludere il contratto tra le parti.

"Dal 2017 aumenta il bollo auto per gli abruzzesi. A deciderlo sono l’assessore regionale Marinella Sclocco e i consiglieri regionali Sandro Mariani del PD e Lorenzo Berardinetti di Regione Facile, con una proposta di legge a loro firma presentata in Commissione". Lo denuncia il consigliere regionale del M5S Domenico Pettinari. "La scelta - spiega - è quella di tassare i già vessati cittadini abruzzesi che sono in possesso di un’auto per finanziare alcuni, non ben definiti, 'grandi eventi'. La Regione oggi tassa i cittadini per approvarsi le sue leggi. Siamo ormai alla fine della corsa per la credibilità di questo Governo regionale. E come se non bastasse, questa scelta di metodo ricade su un settore già messo in forte discussione per l’erogazione di fondi a pioggia in sede di bilancio. Infatti dopo le discusse donazioni a proloco, associazioni e comitati, oggi arrivano dei generici 'grandi eventi' finanziati con i soldi delle tasse sul bollo auto, che subirà un aumento dello 0.5 per cento. La scelta di aumentare la tassa su un bene così diffuso come l’automobile, non è stata effettuata per grandi emergenze come sanità, edilizia scolastica o per il disavanzo di gestione della Regione, supera i 600 milioni di euro, ma viene imposta per i 'grandi eventi' , di cui a oggi ancora non sappiamo nulla né sul dove, né sul perché e né sul chi”.

"I nuovi indirizzi politico-programmatici dettati dal nuovo esecutivo regionale per il comparto ambientale interessato non contemplano la realizzazione di un impianto di incenerimento con recupero energetico a chiusura del ciclo di gestione dei rifiuti urbani. Pertanto la scelta della Regione Abruzzo è chiara e netta: no agli inceneritori". Così in una nota il sottosegretario con delega all'Ambiente, Mario Mazzocca, interviene sulle polemiche sollevate a proposito dello smaltimento dei rifiuti, chiarendo che la Regione è interessata a una procedura di infrazione europea per il mancato adeguamento del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti nei termini di sei anni previsti dalla normativa comunitaria. "Ci siamo trovati a fare i conti con l'ennesima eredità di segno negativo della Giunta Chiodi - continua - ricordo, a tal proposito, che il piano regionale dei rifiuti della giunta di centro destra prevedeva l'installazione di un inceneritore proprio in Abruzzo. Senza contare che la legge .6/2013 che ha introdotto l'Agenzia Unica Regionale (AGIR), era più una legge-cornice che una legge-quadro, alla quale si accompagnava un cronico disimpegno dal sostegno all'impiantistica pubblica e alle pratiche virtuose degli Enti Locali. Di fronte a questa situazione ci siamo trovati di fronte alla necessità di gestire una fase di emergenza che ci impone di collocare, in fase transitoria, una quota di rifiuti non altrimenti riciclabili, per i quali è necessario prospettare al Ministero dell'Ambiente soluzioni alternative alla proposta di realizzare un impianto di incenerimento in Abruzzo, pena l'imposizione di scelte che potrebbero essere imposte all'alto. Dunque da parte nostra non vi è stato alcun voltafaccia. La nostra posizione, inizialmente di deciso dissenso, proprio in virtù delle aperture effettuate dal Ministro dell'Ambiente Galletti relative ad elementi di sostanza (riconoscimento della valenza delle pianificazioni regionali e possibilità di stipulare accordi interregionali), è stata generata nell'esclusivo interesse della comunità, oltre che a suo beneficio, nonché improntata a criteri di sano realismo. Con il Molise abbiamo ragionato su di una proposta condivisa inerente la possibilità di utilizzare l'attuale capacità dell'impianto già da tempo attivo e funzionante, in Molise per l'accoglimento delle idonee e necessarie frazioni di rifiuto di entrambe le regioni. Siamo consci, dobbiamo tornare a sottolinearlo, che si tratta di una soluzione tampone, estremamente limitata nel tempo e che non potrà prescindere dalla messa in atto delle attività da noi programmate, volte alla creazione di un sistema di reale 'economia circolare' e finalizzate a contenere al massimo la produzione di rifiuti". Fin qui Mazzocca, ma Nuovo Senso Civico non si fida e rilancia l'attacco alla giunta regionale di D'Alfonso. "Facendo riferimento alla Bozza di Relazione del nuovo Piano Regionale per la Gestione dei rifiuti (PRGR) - spiega il sodalizio - come allegato alla fase di pubblicazione della procedura di VAS,  di seguito vengono effettuate delle considerazioni circa la produzione dei rifiuti e la necessità di "nuove" proposte impiantistiche, prendendo come base i dati dello scenario obiettivo proiettati al 2020. Secondo quanto riportato a pag. 236 della predetta relazione,  la produzione di rifiuti nella nostra regione al 2020, nello scenario obiettivo, sarà pari a 539.242 tonnellate annue. Considerando gli obiettivi fissati dalla normativa che impone il raggiungimento del valore minimo di raccolta differenziata pari al 65%, lo scenario obiettivo del nuovo Piano Regionale fissa in 162.477 tonnellate la produzione di rifiuto indifferenziato nell'anno 2020. Lo stesso scenario obiettivo, assumendo una produzione di CSS/CDR pari a ca. il 40% del rifiuto indifferenziato prodotto, fissa in 66.646 tonnellate/annue la produzione del CSS in Abruzzo nell'anno 2020. Quindi perché realizzare un inceneritore da 120.000 tonnellate annue, a chi serve? Probabilmente serve all’impianto TMB privato che tratta parte dei rifiuti di Roma… di conseguenza realizziamo l’inceneritore per Roma?". Per Nsc è un controsenso da una parte finanziare l'aumento della differenziata e dall'altro realizzare un inceneritore, che andrebbe a vantaggo solo del privato che già ha attivo un impianto di pretrattamento del pattume e che invia il combustibile da rifiuto nell'est Europa via mare, con notevoli costi. "A loro è certamente utile un inceneritore in Abruzzo - prosegue la nota dell'associazione - insomma l'influenza dei privati sulle scelte della politica in merito alla gestione dei rifiuti è sempre molto evidente. Ci auguriamo di essere smentiti al più presto".

"Nella Conferenza Stato-Regioni di giovedì sul cosiddetto Decreto Inceneritori, programmato dal Governo Renzi sulla base dell’art.35 dello Sblocca Italia per la realizzazione di almeno 8 mega-inceneritori di rifiuti, la Regione Abruzzo con un clamoroso voltafaccia ha espresso parere favorevole l’installazione nella nostra regione dopo che fino alla precedente Conferenza del 20 gennaio scorso aveva manifestato (in quel caso con l’intervento del Sottosegretario con delega all’Ambiente Mario Mazzocca) il suo fermo diniego ad un’ipotesi del genere. La Lombardia e la Campania invece hanno detto no". Si apre con questa notizia il comunicato di Nuovo Senso Civico che fa appunto sapere quanto accaduto e quali sarebbero le ultime direttive del Governo Regionale. “Non conosciamo le ragioni di questo repentino cambio di opinione ma sappiamo bene quale sarà la reazione dell’intera popolazione abruzzese che come nella recente vittoriosa vicenda di 'Ombrina Mare' non si farà certo mettere i piedi in testa da una classe politica incoerente e priva di un progetto omogeneo di lunga durata. Abbiamo combattuto e sconfitto Ombrina non perché si chiamava Ombrina, ma perché abbiamo svelato – si legge nella nota - un’operazione inutile, totalmente avulsa dalle nostre caratteristiche e tradizioni territoriali e soprattutto dannosa per la salute, l’ambiente e l’economia dell’intera regione. Lo stesso discorso vale per gli inceneritori di rifiuti che oltre a rappresentare un danno evidente a salute ed economia locale, sono un formidabile ostacolo al percorso virtuoso di riduzione dei rifiuti e di raccolta differenziata spinta che oltre al netto miglioramento della qualità della vita di tutti rappresenta una forte occasione di crescita dell’occupazione, come dimostrato dal recente caso di Lanciano e comprensorio”. E la protesta contro la realizzazione di un mega-impianto per il trattamento di rifiuti speciali, tra Lanciano e Sant'Eusanio del Sangro, si sta facendo già sentire con forza, i cittadini sono pronti a dare il via a un'altra battaglia pur di conservare la qualità dell'ambiente e del territorio in cui vivono. “Gli inceneritori hanno necessità di sempre maggiori quantità di rifiuti per funzionare e rappresentano un affare, un grosso affare, soprattutto per quelli che li costruiscono e li gestiscono, non certo per la popolazione costretta ad ospitarli ed a pagarne le pesanti conseguenze. La storia degli ultimi anni ha dimostrato la ferma ostilità dei cittadini ad impianti del genere, spesso camuffati sotto la definizione di centrale a biomasse, impianto a biogas, oppure sotto la vergognosa e fuorviante dicitura di termovalorizzatore”. Nuovo Senso Civico si rivolge direttamente al Governatore Luciano D'Alfonso che non sarebbe riuscito a far valere la volontà di una regione che ha già combattuto con grande determinazione contro Ombrina e che è pronta di nuovo a manifestare per dire no a 'invasioni' di questo tipo. “Presidente  non siamo andati in pensione dopo la vittoria su Ombrina e seppure stufi di correre sempre dietro alle emergenze perché chi dovrebbe tutelarci non lo sa o non lo vuole fare, siamo sempre pronti alla lotta quando si attaccano le giuste aspirazioni di un intero popolo che sono quelle di vivere tranquilli in un ambiente salubre e nelle condizioni di giusto benessere per tutti”. Dalla Regione, però, lo stesso sottosegretario Mazzocca (quello che aveva detto 'no' il 20 gennaio scorso) dà una versione diversa dei fatti e parla di  protocollo, già allo studio, per l'utilizzo del termovalorizzatore attivo in Molise in sinergia con la Regione Abruzzo. Vale a dire che non sarà costruito nessun nuovo impianto, perché ce n'è uno già esistente a pochi chilometri, a Pozzilli (nella foto), che potrebbe essere sufficiente alle necessità di entrambe le regioni. "Nella conferenza di servizi - spiega Mazzocca - la Regione Abruzzo, rappresentata dal vice presidente Giovanni Lolli, ha ribadito il proprio parere negativo sul Decreto inceneritori, parere per altro già formulato sia in sede di 'Commissione Ambiente' che in una precedente seduta della Conferenza stessa". C'è dunque una sostanziale differenza tra quanto riferisce Nuovo Senso Civico e quanto sostiene Mazzocca. "Analizzando nel dettaglio il tema specifico della capacità complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani - prosegue il sottosegretario - con il collega molisano Vittorino Facciolla, abbiamo ragionato su una proposta condivisa che vede le Regioni Abruzzo e Molise, sul tema specifico, lavorare in stretta sinergia. Di ciò si era già discusso nel corso del tavolo sulla qualità dell'aria al Ministero dell'Ambiente. Al fine di superare le criticità evidenziate anche da altre regioni (Marche, Umbria e Campania), il Presidente della Conferenza Stefano Bonaccini ha quindi cercato insistentemente una mediazione con il governo, tentativo che ha avuto un esito positivo nel pomeriggio. In sede di Conferenza Stato-Regioni, infatti, il governo ha accolto i due emendamenti decisivi, quali il riconoscimento della valenza delle pianificazioni regionali e la possibilità di stipulare accordi interregionali. Manifestiamo - conclude Mazzocca - tutto il nostro apprezzamento per la condivisione della soluzione trovata. Con la Regione Molise inizieremo presto a studiare e approfondire i dettagli della proposta al fine di renderla agevolmente e speditamente praticabile. In ogni caso, ogni ragionamento non potrà prescindere dalla necessità di avviare una decisa strategia sul tema dell'economia circolare ed implementare tutte quelle attività finalizzate a contenere al massimo la produzione di rifiuti". Vicenda conclusa? Chissà, anche se è facile scommettere che se ne parlerà ancora, e a lungo.

Intanto in Molise è già polemica. Di seguito il link a un articolo pubblicato sul Giornale del Molise. Per leggerlo potete cliccare qui

 

E' arrivata questa mattina alle 6.46, sulla posta elettronica del presidente della Giunta regionale, Luciano D'Alfonso, la mail spedita dal capo di Gabinetto del Ministro allo Sviluppo economico, Vito Cozzoli, con la quale si dà notizia della chiusura definitiva del procedimento dell'istanza di concessione di Ombrina mare, con la pubblicazione n. 8 sul Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse (BUIG). Lo rende noto lo stesso Presidente che solo qualche giorno fa aveva ricevuto l'anticipazione del ministro Federica Guidi. Nella mail, Cozzoli dà riscontro dell'attesa decisione pubblicata sul BUIG anno LX n. 1 del 31 gennaio 2016. Si legge testualmente nel registro un estratto: "Comunicazione 29 gennaio 2016, n. 2457. Chiusura del procedimento e rigetto dell'istanza di concessione di coltivazione "d 30 B.C.-MD" presentata dalla società RockHopper Italia Spa. Il direttore generale per la sicurezza dell'approvvigionamento e le infrastrutture energetiche, con comunicazione in data 26 gennaio 2016, n. 2457, ha disposto il rigetto dell'istanza di concessione di coltivazione "d.30 B.C. MD" presentata dalla società RockHopper Italia spa e pubblicata nel B.U.I.G. anno LIII n. 1, in quanto interamente interferente con i divieti previsti dalla vigente normativa ambientale".

«Gli emendamenti concordati dai sindaci e avallati dal presidente della Regione D’Alfonso, così come emersi anche dal servizio dedicato oggi dal TG3 all’argomento, rischiano di svilire il Parco Nazionale della Costa Teatina e di cancellarne l’esigenza primaria, che resta comunque quella di tutelare l’ambiente»: è netta la bocciatura da parte del delegato Abruzzo del WWF Luciano Di Tizio e dal presidente regionale di Legambiente Giuseppe Di Marco sulle proposte di emendamento alle misure di salvaguardia varate dal commissario De Dominicis. «Il testo predisposto dal commissario – spiega Di Tizio – rappresentava già una concessione alle realtà locali. Nella proposta della regione si va oltre e si delinea quello che appare come un parco burletta, nel quale i sindaci e l’ANAS possono dichiarare “di rilevante interesse pubblico” qualsiasi strada e cementificare a proprio piacere. Non ci dimentichiamo che questa è la Regione che ha già devastato un tratto integro di costa con una strada, la Postilli-Stazione di Tollo, perfettamente inutile alla collettività». «C’è anche di peggio – aggiunge Di Marco - quando si pretende di far salvi gli strumenti urbanistici solo adottati e non ancora approvati: una scelta in contrasto con la legge quadro sui parchi oltre che con il buon senso. È evidente che lo stallo di questi 15 anni è dovuto all'incapacità di guardare oltre le ragioni del cemento che al pari del petrolio attanaglia la nostra regione in un'ottica di bad economy». L’impressione di WWF e Legambiente è che la politica locale, non potendo più fermare il Parco, lo voglia svilire per la sostanziale miopia politica di chi continua a coniugare lo sviluppo del territorio principalmente con l’occupazione del suolo e il cemento mentre occorrerebbero piani regolatori a zero consumo di suolo, piani di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici, azioni di riqualificazione e rigenerazione urbana e una tutela del paesaggio agrario che è parte fondamentale del brand turistico della costa dei Trabocchi. Tutto ciò rende ancora più palese quanto fosse strumentale la discussione sui pericoli per l'agricoltura: è facile chiedersi difronte a questo potenziale scenario quanto di questo suolo tra cinque anni resterebbe a disposizione degli stessi agricoltori. Bisogna invece guardare al futuro e alla green economy come scelte che diano finalmente risposta a scommesse da troppo tempo disattese e che costituiscano il futuro per l'intero territorio e per le nuove generazioni affinché abbiano la possibilità di un'occupazione possibile e fuori dai vecchi schemi che sono la causa della crisi che ci ha avvolti, non certo la soluzione. La richiesta che le due associazioni rinnovano ancora una volta è che la Presidenza del Consiglio dei Ministri vari l’atteso decreto sulla base di quanto disposto dal commissario e non di chi sta cercando di salire in corsa su un treno che ha avuto a disposizione e ignorato per 15 lunghi anni. Circa la governance sarà bene ricordare infine che, legge alla mano, il consiglio del Parco è composto da otto membri la metà dei quali scelti dai Comuni del territorio. Nel Parco Nazionale della Costa Teatina ci sono otto comuni, uno su due sarà nel consiglio, ma forse, dati i precedenti, i nostri politici non saranno capaci neppure di mettersi d’accordo su questo...

"L’elettrodotto di Terna non poteva essere costruito. E’ stato realizzato senza attendere il preventivo e propedeutico nulla osta da parte della autorità pubbliche competenti preposte alla vigilanza e al controllo della corretta osservanza delle prescrizioni impartite con il decreto VIA n 510 del 13 settembre 2011. Dei 40 piloni previsti ne sono stati controllati solo 7 e di questi ultimi solo 4 sono a norma di legge, per gli altri sono stati predisposti spostamenti". Lo denuncia la consigliera regionale del M5S Sara Marcozzi. "Lo diciamo in consiglio regionale da un anno e mezzo - commenta - lo abbiamo detto più volte, abbiamo presentato risoluzioni, abbiamo chiesto e ottenuto un consiglio straordinario, abbiamo fatto votare all'intero consiglio un impegno da 21 punti. Abbiamo combattuto contro una Regione sorda, che non ha voluto ascoltare nè il M5S, nè i cittadini. Oggi, che ad confermare le nostre ragioni è il Commissario delle Autorità dei Bacini, Alessandro Di Biase, con quale coraggio il presidente D’Alfonso e il delegato all’ambiente Mazzocca parleranno con gli abruzzesi?”. Un amaro interrogativo quello della Marcozzi, da sempre in prima fila insieme agli altri esponenti pentastellati (e non solo) nella lotta all'elettrodotto. "“Loro politicheggiano tra spiegazioni vacue e scaricabarile - continua la Marcozzi - intanto l’elettrodotto lo hanno terminato e i cittadini che hanno protestato si ritrovano querele e milionarie richieste di risarcimento del danno sulle spalle. Citati per aver difeso un diritto legittimo e che oggi è suggellato anche da un organo terzo che ci dà ragione. Una ragione che fa ancor più male, perché dobbiamo assistere all’arroganza politica che spinge, ad esempio, il consigliere Mazzocca a criticare l’operato del M5S che nonostante occupi i banchi dell'opposizione ha lottato e proposto iniziative sin dal primo giorno con atti concreti e non chiacchiere per tutelare i cittadini. Una ragione che, a questo punto, meriterebbe le dimissioni del consigliere di Sel, componente del governo regionale, che sì, lui sì dovrebbe e avrebbe l'autorità di agire ma non lo fa, dimenticando che i cittadini si aspettano da lui di essere tutelati da ecomostri come l’elettrodotto. Il capitolo elettrodotto segna l’ennesima prova dell'inerzia di questo Governo Regionale, forte con i deboli e debole con i forti, peccato che a pagarne le spese non saranno i signori del potere, ma i cittadini e chi ha deciso di lottare al loro fianco”.