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Scende definitivamente il sipario su una delle vicende degli ultimi anni che ha registrato quasi certamente la più imponente mobilitazione popolare del territorio, culminata con la "marcia dei 60mila" dello scorso anno a Lanciano. Dal 12 luglio prossimo prenderanno il via le operazioni di "chiusura mineraria" del pozzo "Ombrina Mare 2". Lo comunica, in una nota, la Capitaneria di Porto di Ortona, in un'ordinanza che vieta la navigazione e la balneazione nel raggio di 500 metri dall'area interessata dagli interventi, che dovrebbero concludersi prima di Ferragosto. Verrà rimossa la testa di pozzo che emerge per 13 metri dall'acqua, installata nell'estate 2008 al largo di San Vito. Lo scorso 5 febbraio il Ministero dello Sviluppo Economico aveva comunicato alla Regione la fine del procedimento autorizzativo del pozzo della Rockhopper, dopo la modifica della normativa nazionale, che ha reintrodotto il divieto di ricerca ed estrazione di idrocarburi nella fascia di mare a 12 miglia dalla costa.

E' arrivata questa mattina alle 6.46, sulla posta elettronica del presidente della Giunta regionale, Luciano D'Alfonso, la mail spedita dal capo di Gabinetto del Ministro allo Sviluppo economico, Vito Cozzoli, con la quale si dà notizia della chiusura definitiva del procedimento dell'istanza di concessione di Ombrina mare, con la pubblicazione n. 8 sul Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse (BUIG). Lo rende noto lo stesso Presidente che solo qualche giorno fa aveva ricevuto l'anticipazione del ministro Federica Guidi. Nella mail, Cozzoli dà riscontro dell'attesa decisione pubblicata sul BUIG anno LX n. 1 del 31 gennaio 2016. Si legge testualmente nel registro un estratto: "Comunicazione 29 gennaio 2016, n. 2457. Chiusura del procedimento e rigetto dell'istanza di concessione di coltivazione "d 30 B.C.-MD" presentata dalla società RockHopper Italia Spa. Il direttore generale per la sicurezza dell'approvvigionamento e le infrastrutture energetiche, con comunicazione in data 26 gennaio 2016, n. 2457, ha disposto il rigetto dell'istanza di concessione di coltivazione "d.30 B.C. MD" presentata dalla società RockHopper Italia spa e pubblicata nel B.U.I.G. anno LIII n. 1, in quanto interamente interferente con i divieti previsti dalla vigente normativa ambientale".

"Ombrina, game over". Potrebbe essere questo il titolo del comunicato stampa della segreteria particolare del Presidente della Regione Luciano D'Alfonso, in cui si annuncia il diniego definitivo - comunicato dal Ministro Guidi - da parte del Governo nazionale al progetto di estrazione petrolifera della Rockhopper, davanti al litorale frentano. "Alle ore 11.19 di oggi Federica Guidi, Ministro dello Sviluppo Economico - si legge nella nota - ha telefonato al Presidente della Giunta regionale Luciano D’Alfonso per annunciargli che è stato definito il procedimento per Ombrina Mare. A tale progetto il Ministero ha espresso diniego definitivo, come più volte sollecitato dal Presidente D’Alfonso. Lunedì arriverà la comunicazione ufficiale dal dicastero". E poi il commento di D'Alfonso: "Poniamo oggi la pietra tombale - ha commentato D’Alfonso - su una vicenda per la quale mi ero battuto in prima persona coinvolgendo il Governo a tutti i livelli. Ombrina di ferro non si farà nè ora nè mai e per questo ringrazio Palazzo Chigi che ha mantenuto puntualmente la parola data”.

“Giù le mani dal nostro mare!" torna ad affermare con forza il M5S,  dando appuntamento nel Gargano ai portavoce delle tre regioni e ai cittadini, per difendere l’incolumità di uno dei paradisi naturalistici del Paese, che rischia di essere devastato dalle trivelle. “Parliamo di un’area da 374 chilometri quadrati che va, appunto, dalla Puglia all’Abruzzo passando per il Molise - spiegano gli organizzatori - xi dicono che non è per trivellare che hanno dato questa concessione, ma la Petroceltic, certo, non si occupa di ricerca universitaria o scientifica e, laddove dovessero trovare giacimenti, chiederebbero sicuramente di trivellare e non possiamo permetterlo”. Inoltre, il progetto della Petroceltic alle Isole Tremiti è il simbolo di un sistema potenzialmente mortale e il caso, forse unico, di una concessione giunta a distanza di anni dalla VIA. La Valutazione d’Impatto Ambientale sul permesso di idrocarburi nel mare davanti a Puglia, Molise e Abruzzo, infatti, si è conclusa nel marzo 2011, quindi la concessione è arrivata oltre quattro anni e mezzo più tardi, per giunta pochi giorni dopo il ripristino del limite delle 12 miglia. Ora”  ricordano gli organizzatori  “nel nostro mare utilizzeranno tecniche aggressive, come l'airgun, che provocano danni fisici ed alterazioni comportamentali delle specie marine. Basti pensare allo spiaggiamento dei capodogli del 12 settembre 2014 a Vasto. Il mare – chiudono gli organizzatori - rappresenta la vera economia sostenibile per questi territori, con enormi potenzialità per l’innovazione e la crescita locale, invece viene svenduto alle lobby petrolifere per poco meno di duemila euro l’anno!”. Intanto la Giunta comunale di Vasto ha approvato la delibera per la costituzione in giudizio al Tar Lazio contro l’istanza di ricerca di idrocarburi tramite l’airgun, nello specchio di mare prospiciente le Isole Tremiti. "Con questa ennesima azione legale, l’Amministrazione Comunale di Vasto - spiega l'assessore comunale Marco Marra - dimostra la coerenza mantenuta in tutte le sedi sulla contrarietà alla petrolizzazione del mare Adriatico e si unisce alla battaglia che la Regione Puglia e molte Amministrazioni comunali pugliesi stanno portando avanti per la difesa delle Isole Tremiti. La scelta di avviare anche questo ricorso al Tar è dettato dal principio che la difesa del mare Adriatico non può fermarsi ai confini amministrativi. Le isole Tremiti, la Costa Teatina, tutto il mare Adriatico va difeso davanti a chi, Governo compreso, confonde idee di progresso tra loro incompatibili: da un lato lo sviluppo sostenibile, il Parco della Costa Teatina e il rispetto degli accordi di Parigi sul Clima, e dall’altro la ricerca di combustibili fossili e le conseguenze ambientali ad essa connesse. Continuiamo con le battaglie legali e politiche, consapevoli però che la parola fine alla petrolizzazione del mare adriatico potrà essere scritta solo con la vittoria del Referendum, legittimamente accolto dalla Corte Costituzionale, sul quale l’infelice dietrofront del Governatore D’Alfonso non fa fare una bella figura alla Regione Abruzzo, lasciando amarezza tra i tanti abruzzesi  che in questi anni hanno manifestato numerosi per ribadire la propria contrarietà alle trivelle".

"Lo scorso 13 novembre la Rockhopper Exploration annuncia ai suoi investitori di avere iniziato le sue attivita' produttive in Abruzzo.  Non si tratta dell'estrazione di petrolio da Ombrina Mare, di cui la Rockhopper è similmente titolare, quanto dell'estrazione di gas dal campo Civita, che fa parte della concessione Aglavizza nel Vastese". La denuncia arriva da Maria Rita D'Orsogna, la ricercatrice universitaria italo-americana, ormai da anni diventata il simbolo della lotta alle trivellazioni in Adriatico. "Tutti i siti petroliferi del mondo hanno parlato dell'avvio delle operazioni estrattive di Aglavizza da almeno tre settimane - attacca la D'Orsogna - come mai i politici d'Abruzzo non ne sapevano niente? Dove sono stati gli uffici regionali ad informare la popolazione? O a chiedere delucidazioni al ministero? Dal giorno in cui si e' insediato, cosa ha fatto Luciano D'Alfonso per fermare le trivelle in regione?  Cosa fara' adesso? Lo sa che esiste Aglavizza?". La D'Orsogna ripercorre poi la storia della concessione che, a suo dire, presenterebbe alcune irregolarità, in quanto sarebbe decaduta nell'estate dello scorso anno. "Il campo Civita - continua la D'Orsogna - è al 100 per cento di proprietà della Rockhopper: si stima che inizialmente si estrarranno qui 12,500 metri cubi al giorno e che la produzione aumenterà a 25,000 metri cubi al giorno a regime pieno. E la ditta prevede di guadagnare 9 milioni di dollari nel 2016. Fortunati loro, un po' meno fortunati gli abruzzesi. La concessione di coltivazione Aglavizza, fu conferita alla ex Medoilgas il 17 dicembre 2012, e oggi, a distanza di tre anni, viene sfruttata dalla Rockhopper che ha acquistato la Medoilgas. La concessione resterà valida fino al 2032. E' interessante ripercorrere la storia di Aglavizza - racconta ancora -nell'estate del 2014 un folto gruppo di parlamentari, per la maggior parte del Movimento 5 Stelle, posero una interrogazione parlamentare al Ministero dello Sviluppo Economico proprio in merito ad Aglavizza. Si notava che nel decreto di conferimento della concessione del dicembre 2012,  si imponeva alla Medoilgas di iniziare i lavori entro sei mesi dall'emanazione del decreto stesso,  cioè nell'estate del 2013, e di iniziare l'estrazione un anno dopo, cioè nell'estate del 2014. Addirittura i senatori osservavano che secondo il decreto di conferimento 'la mancata osservanza del primo comma richiamato in premessa e riguardante i tempi di inizio lavori e produzione, oltre che degli articoli 3 e 5, provoca la decadenza della medesima concessione'. Cioè secondo i parametri imposti dal Ministero stesso, Aglavizza sarebbe dovuta decadere un anno e mezzo fa, visto che i lavori non sono partiti nè nel 2013, nè nel 2014. Non è chiaro se e quale risposta sia arrivata. La Medoilgas ha ufficialmente cessato le sue attività nell'agosto del 2014. La vendita della Medoilgas alla Rockhopper quindi non avrebbe dovuto includere Aglavizza il cui titolo nell'agosto 2014 in teoria era già decaduto. Come mai la Rockhopper può adesso sfruttare Aglavizza?".