Continuando, acconsenti all'uso dei cookie, ok?OkLeggi tutto

E' stato pubblicato il decreto commissariale, firmato nei giorni scorsi, che disciplina le modalità di erogazione e rimborsabilità dei farmaci e dei preparati galenici a base di sostanze cannabinoidi per finalità terapeutiche. Possibilità introdotta anche in Abruzzo dalla legge regionale 4 del 2014 e riservata solo ai cittadini residenti sul territorio regionale. Nel documento viene specificato che questo tipo di medicinali può essere prescritto (e di conseguenza rimborsato dal Sistema sanitario regionale) nei seguenti casi: riduzione del dolore associato a spasticità (sclerosi multipla, lesioni del midollo spinale) con resistenza alle terapie convenzionali; riduzione del dolore cronico, con particolare riferimento al dolore neurogeno e con esclusione del dolore nella fibromialgia, in pazienti con resistenza ai trattamenti convenzionali; riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette, che non può essere ottenuta con trattamenti standard. I trattamenti potranno essere prescritti esclusivamente da specialisti operanti nei Centri per la sclerosi multipla o nelle unità operative di neurologia, terapia del dolore e cure palliative delle Asl regionali. La ricetta dovrà essere rinnovata volta per volta e potrà essere prescritto un quantitativo massimo di cannabis necessario a coprire 30 giorni di terapia. Il medico avrà anche il compito di monitorare gli effetti della terapia e dovrà trasmettere i dati relativi al paziente (ovviamente in forma anonima) al Servizio Farmaceutico della Asl di riferimento, che a sua volta li inoltrerà, in forma aggregata, all'Istituto Superiore di Sanità per l'aggiornamento delle informazioni scientifiche su questo tipo di cure, per le quali non ancora esistono evidenze adeguate. Saranno le farmacie a procedere alla preparazione, sulla base delle indicazioni del medico prescrittore, e a distribuire il farmaco al paziente. "L'introduzione di questa possibilità anche in Abruzzo - spiega l'assessore alla programmazione sanitaria Silvio Paolucci - ci consentirà di agire su un fronte duplice: rispondere alle richieste dei nostri concittadini che già si sottopongono a questo tipo di terapie, ma che finora sono stati costretti a rivolgersi in strutture fuori regione e spesso private. Dall'altra parte ci permetterà di essere parte attiva negli studi scientifici sull'utilizzo dei cannabinoidi, per il quale la casistica è ancora troppo limitata, tanto che i risultati non possono essere conclusivi, in quanto mancano i dati definitivi sul reale rischio/beneficio derivanti da questa tipologia di cure".

E’ “targato” Chieti l’evento scientifico che nei prossimi giorni accoglierà in Abruzzo i più qualificati esperti in campo nazionale di medicina di laboratorio. E a curarne la regia sono due donne, Maria Golato, direttore della Patologia clinica della Asl provinciale, e Raffaella Muraro, presidente del Corso di Laurea in Medicina dell’Università “D’Annunzio”, che hanno portato nella nostra regione il congresso nazionale “Medicina di Precisione, Medicina Traslazionale, Medicina di Laboratorio” delle Società Scientifiche SIPMeL e SIPMeT. I lavori si svolgeranno in forma congiunta dal 4 al 6 ottobre prossimi, presso il Palacongressi Abruzzo di Montesilvano. «La nuova sfida in questo campo è approdare a una medicina personalizzata che sappia porre al centro la singola persona - sottolineano Golato e Muraro - colta nella sua interezza psico-fisica e nella sua singolarità, svincolata da categorie generali della popolazione o dall’appartenenza a determinati gruppi nel campo delle applicazioni terapeutiche. Nel corso di queste giornate, allora, le massime autorità nazionali in questo campo si confronteranno sul come utilizzare gli esami diagnostici di laboratorio per il governo di un percorso clinico che preveda una cura specifica, precisa, per ogni persona, abbandonando definitivamente la logica dei protocolli che imponevano una cura per ogni malattia, indipendentemente dal suo portatore. Entriamo dunque nell’era della Systems Medicine, una medicina che partendo dai più sofisticati concetti scientifici sta riscoprendo l’importanza del considerare il paziente nel suo insieme calato nell’ambiente in cui vive, un ritorno al concetto di Medicina Olistica insomma».

“Il governo regionale targato centro-sinistra continua a perpetrare ingiustizie all’Ospedale Bernabeo ed alla Città di Ortona con la complicità di D’Ottavio e soci.” E’ quanto dichiarano il Capogruppo in Consiglio Comunale ed il Coordinatore locale di Forza Italia locale, Tommaso Cieri e Simone Ciccotelli alla notizia della sospensione dei declassamenti di Penne e Popoli e non di Ortona. “Nella logica di figli e figliasti portata avanti da D’Alfonso, Paolucci e D’Alessandro è evidente che ad Ortona spetti sempre un ruolo di secondo piano. E’ innegabile che D’Ottavio e soci,  con il silenzio e l’immobilismo che li hanno sempre contraddistinti nell’affrontare non solo le tematiche sanitarie, si rendano complici di questi scellerati atti di macelleria sociale. Anche nelle deputate sedi - proseguono Cieri e Ciccotelli  - abbiamo più volte richiesto un confronto con i rappresentanti regionali al fine di discutere le decisioni che gravano e graveranno sulla nostra comunità. D’Ottavio ha sempre dichiarato che se ne sarebbe fatto promotore. Il tempo passa e nel frattempo decisioni nefaste vengono prese senza il minimo confronto. E’ vergognoso”. "Prendiamo atto che per D’Alfonso, Paolucci e D’Alessandro Ortona rappresenti non una città da difendere, sviluppare e valorizzare, ma solo terreno di conquista di voti durante la campagna elettorale, palcoscenico per foto celebrative di temporanei e discutibili trasferimenti di reparti, un’ area per la realizzazione dei progetti di amici “finanziatori”. Siamo però a pretendere – concludono Cieri e Ciccotelli – che D’Ottavio, medico nella vita, abbia uno scatto d’orgoglio e dignità per difendere gli ortonesi e le generazioni future a cui sta lasciando in eredità il nulla.”

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta di oggi pomeriggio, ha deliberato l'uscita dell'Abruzzo dal regime commissariale della sanità. E' la prima Regione italiana - tra quelle commissariate - ad aver concluso la procedura. Già in mattinata la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome aveva dato parere favorevole all'uscita dal commissariamento. "E' un risultato che ci riempie d'orgoglio - commenta l'assessore alla programmazione sanitaria Silvio Paolucci - frutto di un lungo lavoro, che negli ultimi due anni ha visto questa amministrazione regionale lavorare senza sosta per restituire agli abruzzesi la gestione della sanità. E un ringraziamento va al presidente Luciano D'Alfonso e alla struttura commissariale per la fiducia che hanno riposto in me. Oltre, naturalmente, al prezioso lavoro di accompagnamento, indirizzo e monitoraggio reso dai ministri dell'economia, delle finanze e della salute, e delle strutture tecniche competenti. Ci sono stati momenti difficili, ma tutte le scelte che sono state prese, avevano l'unico obiettivo di migliorare la qualità dell'offerta sanitaria ai nostri utenti". Ma quali sono stati i fattori principali che hanno portato alla fine del commissariamento? Tra il 2014 e il 2016, l'assessorato regionale alla sanità ha collaborato con la struttura commissariale, operando principalmente su 5 ambiti di intervento: la programmazione sanitaria, la riorganizzazione delle reti del servizio sanitario regionale, la definizione dei percorsi assistenziali, l'aspetto economico-finanziario, il miglioramento dei livelli essenziali di assistenza (i Lea). Per quanto riguarda la programmazione sanitaria, negli ultimi tre anni, oltre al piano di riqualificazione del sistema sanitario regionale (che ridisegna completamente l'architettura dell'organizzazione abruzzese), la Regione ha approvato il piano di prevenzione 2014-2018, i protocolli Sten e Stam, oltre all'istituzione del registro regionale dei tumori. Accanto a questi strumenti, sono state varate misure che hanno contribuito al miglioramento della gestione, come la dematerializzazione delle prescrizioni farmaceutiche, il contenimento della spesa per il personale, l'erogazione dei farmaci "off label" per le malattie rare. Sul fronte della riorganizzazione delle reti, l'Abruzzo è stata la prima Regione a varare il riordino della rete ospedaliera secondo le prescrizioni del DM 70/2015 (il decreto "Lorenzin"). Un atto che era stato preceduto dalla rimodulazione dei punti nascita, dalla riorganizzazione della rete dei servizi territoriali, di quella della salute mentale e dell'emergenza-urgenza. "Sono stati punti - continua Paolucci - su cui lo scontro politico è stato duro, ma oggi possiamo dire con certezza che riconsegniamo all'Abruzzo una sanità che può competere con gli standard di quelle Regioni italiane, da sempre considerate esempi da seguire e imitare". Fino a poco tempo fa, in Abruzzo mancavano percorsi diagnostici definiti, rispetto ai quali i cittadini-utenti non conoscevano punti d'accesso e modalità di assistenza. Oggi questa tendenza è stata invertita e sono già stati approvati, tra gli altri, i percorsi diagnostici terapeutici assistenziali per il diabete, per le malattie infiammatorie croniche dell'intestino e per il tumore del colon retto. Un particolare impegno è stato riservato, naturalmente, ai conti della sanità: i Ministeri delle Finanze e della Salute hanno certificato che il sistema sanitario abruzzese è in equilibrio. Nel 2014 e nel 2015, sono stati destinati al ripiano totale delle perdite pregresse delle Asl, oltre 415 milioni di euro e sono stati contestualmente migliorati i tempi di pagamento dei fornitori. Gli ultimi due dati salienti riguardano il punteggio dei Lea, passato da 145 del 2012 a 163 del 2014, e la riduzione dell'inappropriatezza dei ricoveri, scesa al 14 per cento del 2015, a fronte del 25 per cento del 2012. "Ora si apre una nuova fase - conclude Paolucci - che ci vedrà impegnati su nuove e altrettanto importanti sfide. Non posso, però, oggi non ringraziare tutti i cittadini abruzzesi e gli operatori del mondo della sanità. E, infine, ma non ultimi, i dipendenti dell'assessorato regionale alla sanità e dell'Agenzia sanitaria regionale, che hanno lavorato con passione e dedizione, nel rispondere efficacemente alle tante prescrizioni che in questi anni ci arrivavano da Roma".

“Su nostra precisa richiesta si è svolta questa mattina una Conferenza dei Capigruppo resa necessaria vista la perdurante assenza del presidente D’Alfonso in Consiglio regionale reo di non dare seguito alla risoluzione approvata dall’Assise regionale che prevede la sospensione del Decreto n.55. Si tratta del provvedimento che prevede la riorganizzazione della struttura sanitaria regionale da noi contestato pesantemente perché sancisce la chiusura di alcuni ospedali e il ridimensionamento di altri, soprattutto nelle aree interne".  E’ quanto dichiarano in una nota i Consiglieri regionali di Forza Italia a margine dei lavori odierni. “Il presidente D’Alfonso – prosegue la nota – è intervenuto in Conferenza dei Capigruppo dichiarando, ancora una volta, che l’uscita dal Commissariamento è ormai imminente ed è questione di giorni. Appena ciò avverrà si è impegnato solennemente a convocare una riunione tecnica con i sindaci e i rappresentanti delle comunità locali proprio per approfondire l’argomento. Noi riteniamo inconcepibile che l’organizzazione della rete emergenze urgenze veda penalizzare pesantemente le aree interne e strutture sanitarie come quelle di Penne, Popoli e Ortona. Ci attendiamo che D’Alfonso passi dalle parole ai fatti anche per rivedere l’organizzazione dei Pronto soccorso. Tra l’altro, visto il recente sisma, appare quanto mai folle depotenziare l’ospedale di Popoli. Intanto – concludono i Consiglieri di Forza Italia – abbiamo chiesto che vengano sospesi tutti gli atti dei direttori delle Asl che prevedono chiusure e riduzioni dei nosocomi delle aree interne”.    

Perché l'Abruzzo continua a ritardare l'uscita dal commissariamento della sanità? Per il consigliere regionale Mario Olivieri, esponente della maggioranza ed eletto con Abruzzo Civico, la colpa è...della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, "che continua - sottolinea - a chiudere i bilanci con consistenti disavanzi, impedendo in tale modo la fuoriuscita della nostra Regione dal commissariamento". Olivieri ha depositato un'interrogazione (circostanza piuttosto inusuale per un rappresentante della coalizione di governo), in cui chiede alla Regione quali azioni intenda intraprendere sull'operato dei vertici dell'azienda sanitaria. E il consigliere di Abruzzo Civico fa anche un elenco di cifre: a partire dai 400mila euro corrisposti lo scorso anno al laboratorio di genetica molecolare del Dipartimento di Scienze Psicologiche dell'Università di Chieti, per prestazioni inserite nel tariffario regionale, come da convenzione stipulata con lo stesso Dipartimento. "Il costo delle prestazioni erogate - rimarca - e parliamo in gran parte di diagnosi di tumore alla mammella, è di gran lunga superiore a quello delle prestazioni che avrebbero potuto erogare le due strutture universitarie preesistenti di genetica, da anni convenzionate con la Asl. A questa situazione si aggiunge il caso di una seconda convenzione della Asl Lanciano Vasto Chieti stipulata con l'Università di Chieti, per l'esecuzione delle risonanze magnetiche nucleari al costo complessivo di circa 700mila euro annui". Con la stessa somma, sempre secondo Olivieri, il policlinico si sarebbe potuto dotare di un apparecchio per le risonanze. "Ricordo - conclude - che il decreto legislativo 502/92, in materia di Riordino sulla Sanità, stabilisce che in caso di violazioni del principio del buon andamento e di imparzialità della amministrazione, o in caso in cui la gestione presenti una situazione di grave disavanzo, la Regione è tenuta a risolvere il contratto dichiarando la decadenza del direttore generale".

Completare lo svuotamento dei Corpi C ed F dell’ospedale di Chieti entro ottobre. Questo l’impegno assunto dalla Direzione Aziendale della Asl Lanciano Vasto Chieti nell’ambito della definizione del cronoprogramma che porterà al completamento delle operazioni di trasferimento delle attività ancora sono ubicate nelle aree del “Ss. Annunziata” che non offrono sufficienti garanzie di stabilità.  Cardiologia e Utic andranno nel Corpo M, noto come “palazzina Cuore”, mentre Ostetricia e Ginecologia troveranno posto nel Corpo B, al 12° e 14° livello, negli spazi attualmente occupati dalla Dermatologia e dagli ambulatori della Pediatria, attività per le quali è stata già individuata una soluzione logistica differente. Restano ancora diverse ipotesi al vaglio, invece, per Nefrologia e Dialisi, per le quali una scelta sarà fatta nel giro di qualche giorno. “Il nostro programma di trasferimenti prosegue secondo la tabella di marcia che ci eravamo dati - sottolinea Il Direttore Generale Pasquale Flacco - , ben sapendo che si tratta di un’operazione complessa che richiede flessibilità organizzativa e collaborazione da parte di tutti. L’obiettivo è trovare soluzioni adeguate limitando i disagi e senza penalizzare le attività. Ovvio che non sarà nel complesso un’operazione indolore, perché i trasferimenti coinvolgono in tutto 150 posti letto, che vanno per forza di cose compressi e accolti nell’ambito dello stesso presidio, e qualche disagio sarà inevitabile, ma non abbiamo altra scelta. Abbiamo delocalizzato qualche attività a Ortona, ma si tratta di un’opzione limitata a poche specialità che possono trovare adeguata collocazione altrove. Ci troviamo, quindi, a operare in queste condizioni, e con spazi che si sono ristretti in modo considerevole, pertanto il ricorso a barelle nei corridoi a volte diventa una scelta obbligata, che non può essere interpretata come un atto di sciatteria ma come unica possibilità di dare una risposta a una domanda di assistenza, che diversamente non potrebbe essere evasa. Chiedo perciò scusa agli utenti in anticipo per qualche disagio che potrebbe verificarsi, ma anche un po’ di comprensione per un’Azienda che si trova a fronteggiare un’emergenza non preventivabile, gestita con impegno e senso di responsabilità”. 

E' stato predisposto il decreto commissariale che disciplina le attività erogabili all'interno del presidio "San Camillo De Lellis" di Atessa, che nel piano di riqualificazione del servizio sanitario abruzzese e nel riordino della rete ospedaliera regionale, è qualificato come ospedale di comunità e struttura territoriale dotata di moduli con posti letto, oltre a un punto di primo intervento. I moduli dei posti letto verranno definiti dalla Asl e riguarderanno l'ospedale di comunità, la residenzialità per anziani e la riabilitazione territoriale. Nel nosocomio sangrino, oltre ai servizi sanitari di base e specialistici, dovrà essere garantita - nel rispetto dei Lea, i livelli essenziali di assistenza - l'attività ambulatoriale specialistica, con particolare riferimento alla medicina interna, cardiologia, ortopedia, oculistica e ginecologia, nefrologia e dialisi. Verrà assicurata la diagnostica per immagini (Tac, ecografie e radiodiagnostica tradizionale) e rimarrà pienamente operativo il punto prelievi, a cui sarà affiancato il Poct, un servizio che attraverso una serie di apparecchiature all'avanguardia portatili, consentirà di eseguire diagnosi immediate e puntuali per i pazienti, senza necessità di trasferirli in altri presidi per effettuare gli accertamenti. "Va precisato - commenta l'assessore alla programmazione sanitaria Silvio Paolucci - che la riconversione del San Camillo avverrà gradualmente, in base a un processo predisposto dalla Asl Lanciano-Vasto-Chieti sulla base dei tempi di attuazione di quanto previsto dal piano di riqualificazione del servizio sanitario regionale. Siamo convinti che le scelte per il presidio di Atessa rafforzeranno la qualità dei servizi offerti all'utenza, con risposte efficaci a quelle che sono le esigenze sanitarie del bacino di riferimento. E' dunque prevedibile un importante aumento delle attività e del volume delle prestazioni, in quanto connesse a una forte domanda di assistenza per cronici fragili e non autosufficienti in costante crescita". Nel decreto si specifica che ad Atessa continuerà a funzionare anche l'attività chirurgica ambulatoriale "purché - si precisa nel documento - erogabile in condizioni di sicurezza per i pazienti, anche sulla base delle dotazioni della struttura".

Cento posti letto e servizi adeguati per rispondere in modo appropriato alla domanda di salute espressa dal territorio: questo il nuovo profilo dell’assistenza sanitaria a Guardiagrele, dove la riorganizzazione delle attività è stata messa nero su bianco con una delibera adottata dalla Direzione generale della Asl Lanciano Vasto Chieti. Il Presidio territoriale di assistenza (Pta) diventa dunque il centro nevralgico di un sistema di cure progettato sulla scorta dei dati di attività prodotti negli ultimi anni e riferiti in particolare al 2014, partendo dagli accessi al Pronto Soccorso, 8.172 in totale, di cui il 70% codici verdi (5.718), 14,3% gialli (1.170), e lo 0,3% rossi (23). Da questi risulta chiaro che l’utilizzo è stato in massima parte per emergenze a bassa complessità. Sul fronte dei ricoveri, invece, nel triennio 2011-2014 i dati mostrano che il 52% dei residenti nell’area del Distretto Guardiese si è rivolto all’ospedale di Chieti, con 10.954 su un totale di 21.196, mentre 3.855 utenti (pari al 18%) hanno scelto Guardiagrele. Sommando anche i pazienti residenti in altri Comuni, al di fuori dell’area distrettuale, l’ospedale nel triennio ha totalizzato 6.141 ricoveri, circa 1.500 l’anno, con una percentuale di potenziale inappropriatezza pari al 18% (1.102). I numeri rappresentano in tutta evidenza la necessità di orientare l’offerta verso il potenziamento delle cure primarie e delle prestazioni in emergenza a bassa complessità, attraverso l’attivazione dell’Uccp, unità complessa dedicata, configurata come modulo organizzativo collocato all’interno del Pta, che garantisce assistenza sanitaria di base e diagnostica di primo livello, continuità assistenziale nelle 24 ore, sette giorni su sette, integrazione tra servizi ospedalieri e territoriali con particolare attenzione ai pazienti cronici. All’interno del Presidio, dunque, trovano spazio gli ambulatori specialistici, il Consultorio, il Centro trasfusionale, la Radiologia, il Punto di primo intervento, il Centro prelievi, la postazione del 118, l’Ospedale di comunità con 20 posti letto, gli ambulatori della continuità assistenziale H24, la residenza protetta per anziani con 20 posti letto e una per disabili adulti pure con 20 posti, mentre altri 40 sono destinati alla riabilitazione psichiatrica. Sul fronte dell’emergenza il Punto di primo intervento sarà attivo nelle 24 ore con personale dedicato di Pronto Soccorso, mentre presso l’Unità complessa di Cure primarie accoglierà un front office, ambulatori per medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti, dotati di strumentazione diagnostica di primo livello, Centro unico di prenotazione e Punto unico di accesso. Questi avranno a disposizione servizi di primo e secondo livello: elettrocardiogramma, holter, spirometria, ecografia, ecodoppler, diagnostica per immagini, endoscopia, chirurgia ambulatoriale e potranno avvalersi di consulenze specialistiche del geriatra, cardiologo, pneumologo e internista. Di particolare importanza l’attivazione dell’ambulatorio infermieristico della fragilità, una struttura dedicata alla presa in carico di pazienti cronici che necessitano di un monitoraggio costante per evitare riacutizzazioni e ricoveri in ospedale. Nel territorio di Guardiagrele sono 1.731 i soggetti con alto grado di fragilità, che saranno tenuti sotto stretto controllo rispetto ai parametri clinici, alla corretta assunzione dei farmaci e agli esami diagnostici periodici. «Abbiamo strutturato un sistema di assistenza che risponde in modo appropriato ed efficace ai bisogni di salute della popolazione del territorio - sottolinea Pasquale Flacco, Direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti - espressi con chiarezza dalle prestazioni erogate negli ultimi tre anni. Sul fronte delle cure di primo livello assicuriamo continuità e qualità, anche in regime di residenzialità quando necessario, e un’attenzione mai vista prima per la popolazione fragile: diventiamo una presenza stabile e parte attiva nella vita di questi pazienti, anticipandone i bisogni con controlli programmati. Con queste azioni di rimodulazione, diamo al territorio i servizi di cui ha necessità, seguendo un modello di organizzazione moderno ed efficiente».

Un primo sì del Ministero della Salute all'uscita del commissariamento della sanità abruzzese, dettato dall'esame delle prime proiezioni che dimostrano la crescita sul livello di assistenza: la prevenzione e la rete di emergenza-urgenza. Così l'assessore alla programmazione sanitaria Silvio Paolucci ha preannunciato oggi in conferenza stampa la prossima fine del regime di commissariamento della sanità abruzzese a conclusione di un percorso che ha visto la Regione Abruzzo adempiente su tutti i punti riguardanti il mandato commissariale. "Per il secondo anno consecutivo e migliorando di molto quello che era accaduto nello scorso anno", ha detto Paolucci, "abbiamo conseguito la piena adempienza sui livelli essenziali di assistenza perché abbiamo investito sulla prevenzione e sugli screening e anche sulla rete di emergenza-urgenza che per la prima volta ha ricevuto un importante riconoscimento poiché siamo riusciti a ridurre il tempo di risposta per 'allarme target per i codici rossi': un passaggio molto importante per la salute dei cittadini". "La crescita sugli obiettivi salute e la sostenibilità del sistema ha consentito di esaurire tutti i punti che erano stati indicati nel mandato commissariale". Paolucci ha spiegato che anche quest'anno è stato registrato l'equilibrio economico che, "anche se è stato raggiunto con alcune sopravvenienze straordinarie attive, ha in sé tutte le coperture necessarie per procedere anche a un restringimento delle risorse nazionali". "Raggiungiamo un traguardo che dovrebbe inorgoglire tutta la comunità degli abruzzesi, essendo la nostra la prima Regione d'Italia ad avere concluso positivamente l'iter di riordino dell'intera rete ospedaliera". Nei prossimi giorni la Giunta regionale metterà all'ordine del giorno un provvedimento che faccia accedere al percorso di uscita con il trasferimento dei poteri, così come prevede la Legge n. 191/2009; successivamente la deliberà passerà al vaglio della Conferenza Stato-Regioni e subito dopo si sottoporrà al riconoscimento del Consiglio dei Ministri. "Ora", ha detto l'assessore, "c'è un altro percorso da fare: garantire la qualità e gli esiti delle cure, cioè migliorare ed elevare la qualità dell'assistenza; e oggi sarà più semplice poterlo fare". Quanto ai tagli in sanità e alla riclassificazione degli ospedali, Paolucci ha detto che la "nuova rete ospedaliera non taglia nulla in quanto il numero dei posti letto rimarrà invariato". La riorganizzazione della rete è stata razionalizzata secondo un modello che ha previsto due momenti: in primo luogo il potenziamento della rete emergenza-urgenza per garantire al cittadino un percorso capace di minimizzare i tempi di percorrenza rispetto alla soluzione di problematiche tempo/dipendenti (ictus, trauma e infarto) e in secondo luogo la valorizzazione dei know-how degli operatori in modo da concentrare l'esperienza e aumentare il numero degli interventi nei presidi sanitari vocati.

  • Pagina 3