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Per la prima volta un “uomo del territorio” in un ruolo di alta direzione dell’Azienda sanitaria della provincia di Chieti. Vincenzo Orsatti, 63 anni, lancianese, è il nuovo Direttore sanitario della Asl Lanciano Vasto Chieti. L’incarico è stato formalizzato con delibera firmata dal Direttore generale, Pasquale Flacco, il quale indica nel prossimo 18 aprile la data di insediamento. Orsatti si accinge così a lasciare il ruolo di direttore dell’Area Distrettuale di Vasto, dov’era approdato dopo una lunghissima esperienza maturata nel Sangro-Aventino, coordinando le sedi di Casoli, Atessa, Lama dei Peligni, Torricella Peligna e Villa Santa Maria. Dal 1980 nel Servizio pubblico, il nuovo Direttore sanitario ha sviluppato una lunga esperienza anche nel campo della programmazione e pianificazione delle attività sanitarie ed è stato tra i protagonisti di progetti di ricerca, condotti con l’Università "Bocconi" e la Fiaso (federazione che aggrega le aziende sanitarie d’Italia), incentrati sul governo del territorio e nuove soluzioni per qualificare le risposte domiciliari nella rete integrata dei servizi socio-sanitari. «Il profilo di Orsatti spiega le ragioni di questa scelta - sottolinea Flacco - perché la nostra Azienda è chiamata a fare sul territorio un investimento di portata straordinaria, che non ha precedenti. C’è bisogno di costruire una vera alternativa all’ospedale se vogliamo lasciare a quest’ultimo il trattamento di casi acuti e realizzare una moderna rete che sappia rispondere con efficacia alle necessità di salute delle nostre popolazioni. Possiamo concretizzare un progetto così ambizioso mettendo in campo competenze e professionalità che sappiano coniugare assistenza ospedaliera e servizi territoriali, e Orsatti possiede entrambe».

Prosegue la riorganizzazione del Presidio sanitario di Guardiagrele dove, dalla mezzanotte di venerdì prossimo, primo aprile, il Pronto Soccorso diventerà Punto di primo intervento, attivo 24 ore su 24 e orientato al trattamento delle urgenze minori nonché a una prima stabilizzazione del paziente ad alta complessità, in modo da consentire al 118 di trasportarlo, con sicurezza e tempestività, verso l’ospedale più idoneo. Resteranno regolarmente assicurate tutte le attività ambulatoriali al momento erogate, così come sono state adottate nuove disposizioni per garantire il funzionamento del Laboratorio analisi e della Radiologia. Il Punto di primo intervento di Guardiagrele continuerà a fare riferimento all’unità operativa di Medicina e chirurgia d’accettazione e d’urgenza di Ortona. Dopo la sospensione dei ricoveri di medicina generale e geriatria decisa il 19 febbraio scorso, si pone dunque un altro punto fermo nel percorso che darà alla struttura di Guardiagrele una funzione più definita e appropriata ai bisogni reali della popolazione. Ciò in vista della futura realizzazione dell’ospedale di comunità, con un’adeguata dotazione di posti letto territoriali: un nuovo modello di assistenza - come ha recentemente spiegato l’assessore regionale alla Programmazione sanitaria, Silvio Paolucci - più rispondente alle esigenze dell’utenza di riferimento, composta in gran parte da over 65. La Direzione generale della Asl Lanciano Vasto Chieti ha intanto stabilito di mantenere attivo il Laboratorio analisi ogni giorno dalle ore 8 alle 14 con la presenza di personale medico e tecnico; nelle ore pomeridiane, notturne e nei giorni festivi eventuali esami potranno essere eseguiti presso il Punto di primo intervento dove è presente un apposito “Point of care testing” (POCT). Nel presidio guardiese, dove vi sono attualmente pazienti ricoverati in Lungodegenza, resterà attivo anche il Servizio di Radiologia con la presenza di personale medico e tecnico nei giorni feriali, mentre nelle ore notturne e nei festivi sarà garantita la pronta reperibilità dei tecnici, fermo restando che, in caso di esami urgenti, le tecnologie in dotazione consentono la trasmissione immediata delle immagini radiologiche all’Ospedale di Chieti, dove il medico radiologo in servizio potrà stilare il referto. Le disposizioni firmate oggi dal Direttore generale, Pasquale Flacco, e dal Direttore medico di presidio, Giuseppe Mariotti, attuano quanto previsto dal Piano operativo 2010 della Regione Abruzzo, da una recente sentenza del 2015 del Consiglio di Stato e da un decreto del Commissario ad acta dell’8 marzo scorso che regolamenta proprio il funzionamento dei Punti di primo intervento.

"Un passaggio fondamentale per la medicalizzazione di tutte le postazioni del 118 stabilite nel Decreto Commissariale 95 dello scorso anno, che prevede nella nostra regione 31 mezzi di soccorso avanzato e 22 mezzi di soccorso di base". Lo annuncia l'assessore alla programmazione sanitaria Silvio Paolucci. "Sul Burat - spiega l'assessore - è stato pubblicato il provvedimento del Dipartimento Salute e Welfare che concede l'accreditamento a 15 enti per l'organizzazione di corsi di formazione BLSD (Basic Life Support Defibrillation), destinati ai medici di continuità assistenziale. Contemporaneamente sono stati pubblicati anche gli avvisi delle Asl di Teramo, Lanciano-Vasto-Chieti e Avezzano-Sulmona-L'Aquila, che hanno attivato le procedure per gli stessi corsi, a cui potranno partecipare complessivamente 132 medici". I corsi avranno una durata di 300 ore, su un periodo non inferiore a 4 mesi. Una volta concluso il percorso formativo, i partecipanti otterranno l'idoneità allo svolgimento delle attività di Emergenza Sanitaria Territoriale, requisito imprescindibile per l'attivazione del relativo servizio. "Con questo atto - sottolinea Paolucci - aggiungiamo un altro tassello alla nuova forma di governance dell'emergenza-urgenza su cui questo governo regionale si è impegnato fin dal suo insediamento e che punta a creare una rete capillare di servizi, sia nelle aree costiere, che nell'entroterra".

Per la prima volta nell’ospedale di Chieti è stato applicato il pacemaker più piccolo al mondo, pari a due grammi di peso e circa due centimetri di grandezza. Si tratta dell’impianto con tecnica mini-invasiva del sistema di stimolazione intracardiaco transcatere Micra Transcatheter Pacing System (TPS). Il dispositivo è stato applicato dal direttore dell’Aritmologia del “SS. Annunziata”, Enrico Di Girolamo, a un paziente 83enne con fibrillazione atriale permanente bradifrequente. «Il paziente sta bene - spiega Di Girolamo - e da oggi, grazie a questo intervento, potrà tornare ad avere una normale frequenza cardiaca e non sarà più soggetto ad affanni durante gli sforzi». Grazie al pacemaker prodotto da Medtronic sono state superate una serie di problematiche legate al normale pacemaker monocamerale. A differenza delle tradizionali procedure, infatti, il Micra TPS, in virtù delle sue dimensioni estremamente ridotte e della tipologia di ancoraggio all’interno del cuore, non necessita di alcun filo o elettro-catetere di connessione. Inoltre, non richiede incisioni nel torace né la creazione di una tasca in sede sottocutanea, eliminando così il rischio di potenziali complicazioni, soprattutto infettive. «Non si tratta di un intervento chirurgico vero e proprio - afferma Di Girolamo -. Si procede pungendo la vena femorale, la si dilata con una serie di introduttori a calibro crescente e si risale, infine, con un dispositivo che libera il pacemaker, lo si orienta nel ventricolo cercando la posizione più adatta e lo si rilascia nel sito d’ancoraggio. Questa procedura non provoca cicatrici, ma solo un piccolo taglio al linguine. Inoltre, grazie alle dimensioni ridotte, Micra risulta invisibile sul corpo dell’individuo». Con questo nuovo dispositivo, come per ogni altro pacemaker, il paziente deve sottoporsi a un ciclo di controlli postoperatori. Tuttavia, «grazie alla sua tecnologia wireless, è possibile fornire un servizio di monitoraggio a domicilio con un telefono GSM che, tutte le notti o in un determinato momento della giornata deciso precedentemente, interroga il pacemaker inviando una mail o un sms allo specialista in caso di malfunzionamenti o problematiche cliniche». Presso l’Ospedale di Chieti nel 2015 sono stati impiantati circa 300 pacemaker di cui il 25 per cento monocamerali. In media circa 60-70 persone solo nella provincia di Chieti e 300 in tutta la regione Abruzzo hanno avuto bisogno del pacemaker monocamerale per ripristinare un ritmo cardiaco adeguato. Questo perché l’incidenza della fibrillazione atriale aumenta con l’età e raddoppia per ogni decade di vita. Spesso, «questi pazienti hanno 30 battiti al minuto, ciò significa che ogni minimo sforzo provoca loro affanno e dispnea (la frequenza cardiaca normale è compresa tra i 60 ed i 100 bpm) - prosegue Di Girolamo -. I sintomi più comuni sono i capogiri, la perdita di conoscenza, l’astenia, quindi il senso di stanchezza, la dispnea e l’affanno da sforzo. Chiaramente, un enorme deficit per la loro qualità di vita». «Mi auguro che si tratti solo del primo di una lunga serie di impianti con il nuovo Micra TPS perché i vantaggi, per il paziente, sono indiscutibili. Sono certo, inoltre, che da qui a pochi anni diventerà l’intervento di routine per tutti coloro che avranno bisogno di un pacemaker monocamerale nella nostra Regione - conclude Di Girolamo -. Ringrazio la Direzione aziendale della Asl Lanciano Vasto Chieti per la sollecita e lungimirante collaborazione nell’acquisto di questa nuova tecnologia che permette, ancora una volta, all’unità operativa di Aritmologia di garantire ai pazienti cure all’avanguardia».
 

Una donazione per esprimere gratitudine e apprezzamento per il livello di assistenza ricevuto durante un ricovero "fuori programma" all'Oculistica dell’ospedale di Lanciano. Computer, stampanti e altre attrezzature di tipo non sanitario sono arrivate all'unità operativa per iniziativa di Silvio Brocco, residente a Roma, il quale l'estate scorsa, mentre si trovava in vacanza in Abruzzo, era stato colpito da una grave patologia oculare prossima a degenerare in distacco di retina, per cui rischiava la perdita dell'occhio sinistro. Il paziente, titolare di un'azienda leader nella produzione di sostanze per la batteriologia che esporta in decine di Paesi nel mondo, è stato quindi sottoposto a intervento chirurgico da Domenico Pellegrini, il quale ha eseguito un trattamento di fotocoagulazione laser per evitare l'evoluzione verso il distacco di retina. «In casi del genere è importante essere tempestivi per evitare il peggio - mette in evidenza il Direttore dell'Oculistica -. Abbiamo visitato e trattato il paziente immediatamente, ottenendo un ottimo recupero funzionale». L'imprenditore ha colto l'impegno e la passione degli operatori e la qualità delle cure ricevute e ha voluto esprimere un apprezzamento concreto donando beni utili all'attività di reparto, dalla refertazione alle prescrizioni, oltre che a un aggiornamento tecnologico del reparto. «L'Oculistica di Lanciano, per la verità, in più occasioni è stata destinataria di donazioni da parte di pazienti che hanno voluto avere gesti di riconoscenza - aggiunge Pellegrini - un modo per sottolineare l'attenzione per il nostro lavoro e il nostro impegno verso tutti». All'ospedale di Lanciano ogni anno vengono operati circa 30 pazienti per distacco di retina, su un totale di 150 casi che si verificano in Abruzzo, con particolare incidenza nella fascia d'età compresa tra 40 e 70 anni. Importante è cogliere i primi sintomi, che compaiono sotto forma di corpi mobili o  mosche volanti nell'occhio, e con la percezione di lampi luminosi all'estremità del campo visivo. In mancanza di un intervento tempestivo, come quello praticato a Silvio Brocco, può seguire la comparsa di una tenda scura che copre parte o tutto il campo visivo, che rivela il distacco di retina, e richiede un intervento chirurgico eseguito con diverse tecniche a seconda della gravità del danno.

Il tumore del polmone è una malattia in costante aumento e un problema, per i pazienti che ne sono affetti e i loro famigliari, sempre più sentito. Ogni anno presso la Chirurgia Generale e Toracica del Policlinico Universitario di Chieti vengono effettuati interventi di resezione polmonare maggiore con tecniche sempre meno invasive. Grazie infatti all’utilizzo del Robot Da Vinci di ultima generazione e delle tecniche toracoscopiche più recenti si riesce a effettuare la maggior parte degli interventi chirurgici sul torace senza ricorrere al taglio tradizionale (toracotomia o sternotomia), ma a piccoli fori di alcuni centimetri, come ad esempio avviene per gli interventi di asportazione dei tumori polmonari in toracoscopia o dei tumori del timo col robot. La Scuola di Specializzazione, che ha sede da sempre nello stesso reparto, vanta inoltre la formazione di giovani specialisti che affiancano, in maniera professionale e competente, l’attività chirurgica dei Medici dell’équipe in interventi di elevata complessità, anche in urgenza o emergenza, come le resezioni della trachea cervicale e toracica, la chirurgia cosiddetta con risparmio di tessuto polmonare, come i reimpianti tracheobronchiali, la chirurgia del mesotelioma pleurico maligno, del mediastino e la chirurgia endoscopica minivasiva delle vie aeree (broncoscopia flessibile e rigida, posizionamento di endoprotesi tracheobronchiali, trattamento disostruttivo laser) per cui il Reparto è centro di riferimento unico in Abruzzo. Ogni anno vengono eseguite oltre 500 indagini e procedure diagnostiche per accertare patologie dell’apparato respiratorio in un ottica sempre più all’avanguardia che prevederà, nei prossimi mesi, anche l’utilizzo di nuove metodiche per le quali attualmente i pazienti devono rivolgersi a centri di altre regioni. «Grazie alla presenza nella nostra Asl di percorsi specifici aziendali e di figure professionali altamente qualificate per la cura delle patologie neoplastiche, come ad esempio i tumori del polmone - spiega il Prof. Felice Mucilli, Direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale e Toracica di Chieti - oggi il paziente viene preso in carico e seguito, passo dopo passo, nel difficile percorso a cui la malattia lo costringe. Dopo una diagnosi di un tumore del polmone infatti i pazienti si trovano spesso a dover gestire la propria malattia con non poche difficoltà, tra esami e visite varie a cui deve andare incontro prima di iniziare una cura più adatta a lui. Questo scenario grava oltremodo sull’aspetto psicologico già compromesso dalla malattia. Per tale motivo nella Asl Lanciano Vasto Chieti i pazienti sono il cardine attorno al quale ruota l’intera struttura e sono gestiti in un contesto multidisciplinare, chimato G.I.C.O. (Gruppo Interdisciplinare per le Cure Oncologiche) ovvero una squadra di specialisti (chirurghi toracici, pneumologi, oncologi, radioterapisti, radiologi, anestesisti, patologi molecolari, ecc) che discutono, caso per caso, il migliore percorso per la diagnosi e la cura del tumore. In questo modo il paziente non deve più preoccuparsi di come gestire la propria malattia in quanto il suo percorso, all’interno della struttura, viene curato da una figura specializzata e dedicata (Case Manager) che provvede a informarlo di ogni singolo passaggio, dagli esami diagnostici (TAC, risonanza magnetica, broncoscopia, esami del sangue, ecc.) al trattamento finale (chirurgia, chemioterapia, radioterapia, ecc). In questo modo cerchiamo di garantire al paziente e ai loro famigliari un'assistenza di qualità e di grande supporto psicologico che non li faccia sentire soli in un momento per loro sicuramente molto difficile».
 

Metti una nuova “stella”, accanto a una che brilla già, e il cielo diventa più luminoso. E più rosa. A Ortona è così da oggi, perché si accende una nuova luce sulla salute femminile, con l’attivazione dell’Oncologia Donna, un reparto ad altissima specializzazione, già attivo e presentato oggi nel corso dii un evento assai partecipato. Erano presenti il Direttore generale della Asl Pasquale Flacco, il Direttore del “Polo donna e bambino” del Policlinico Gemelli di Roma, Giovanni Scambia, il sindaco di Ortona Enzo D’Ottavio, il Rettore dell’Università di Chieti Carmine Di Ilio, il direttore del Dipartimento Materno Infantile Francesco Chiarelli, l’assessore regionale alla Programmazione sanitaria Silvio Paolucci, i consiglieri regionali Camillo D’Alessandro e Mario Olivieri, il presidente della Provincia di Chieti Mario Pupillo. Sedici i posti letto, 8 dedicati alla Senologia, diretta da Ettore Cianchetti, già da molti anni punto di riferimento per le pazienti, non solo abruzzesi, affette da neoplasie della mammella, e che ora vengono accolte, per la prima volta, in un reparto a loro dedicato. ospitate per la prima volta in un reparto strutturato auto . Altri 8 posti letto, invece, sono destinati alla Chirurgia ginecologica oncologica, una nuova specialità che va ad arricchire l’offerta dell’ospedale di Ortona, e a caratterizzarne ulteriormente la specializzazione. Com’è noto, la Direzione della Asl Lanciano Vasto Chieti ha compiuto un importante investimento, sotto il profilo progettuale e delle risorse, sul “Bernabeo”, puntando sull’alta specialità nel campo della salute donna. A dirigere la Chirurgia Ginecologica oncologica è Francesco Fanfani, proveniente dalla scuola di Giovanni Scambia, ritenuto la massima autorità in Italia in campo ginecologico. «Questa non è un’inaugurazione bluff - ha chiarito Flacco - e nessuna di queste attività sarà spostata in futuro. Chi vuole ostinarsi a leggere un disegno che non c’è, faccia pure, ma non rende un buon servizio alle donne e alla loro salute. Per fare in fretta, in attesa del nuovo atto aziendale che richiede tempi più lunghi, abbiamo adottato delibere strutturate in modo da avere operatività massima e immediata».Parole di grande apprezzamento per la realizzazione compiuta a Ortona sono state espresse da Scambia: «Questa è una vittoria che possono dividersi in tanti, a pieno titolo - ha detto anche in qualità di docente dell’Università Cattolica -: ha vinto la politica, perché ha difeso una scelta utile per la salute delle donne, ha vinto l’Università, che ha saputo selezionare un professionista di valore, ha vinto la scienza, perché concentrare valori e risorse vuol dire fare scienza, hanno vinto le donne perché si mette al centro la loro la loro salute, e con essa il benessere della famiglia. Altrove l’ospedale per la donna è rimasto un desiderio, qui è stato fatto». La caratterizzazione data all’ospedale di Ortona è stata agganciata al progetto di riqualificazione complessivo dell’assistenza avviato dalla Regione: «Sono stati mesi difficili - ha ricordato Silvio Paolucci - perché abbiamo preso decisioni  assolutamente giuste, ma spesso non comprese e avversate. Ma questa è la nostra cifra: abbiamo il coraggio di scegliere, non ci accontentiamo di galleggiare per non creare malcontento di qualcuno. Andremo avanti con il criterio della specializzazione e della concentrazione delle attività, mettendo a disposizione degli specialisti le nostre strutture in base alla complessità dei casi trattati.  E’ la logica dell’organizzazione a rete, non della classificazione degli ospedali».  A spiegare la valenza della nuova specializzazione avviata a Ortona è stato lo stesso Fanfani: «La moderna Ginecologia Oncologica si basa sull’approccio individualizzato e sulla chirurgia minimamente invasiva - ha precisato - che rappresenta lo standard di trattamento di molte neoplasie negli stadi iniziali. Pertanto l’obiettivo è offrire alle pazienti un percorso completo che va dallo screening di II livello, passando per il trattamento, fino al successivo follow-up. Sotto il profilo organizzativo, la nostra unità operativa si pone come punto di centralizzazione aziendale delle patologie ginecologiche a media/alta complessità chirurgica, e si avvale pertanto di una collaborazione multi-disciplinare che coinvolge la Radiologia, l’Anatomia Patologica, il servizio di Anestesia, l’Oncologia Medica e la Radioterapia. Sia in caso di patologia maligna sia benigna, gli interventi vengono eseguiti con tecniche chirurgiche minimamente invasive, che garantiscono migliori risultati in termini di ripresa post-operatoria con un più rapido reintegro nella normale attività sociale, e una sensibile riduzione dei tempi di ricovero». Il reparto, già pienamente operativo, è ubicato al IV piano dell’Ospedale di Ortona, in un’area da tempo non utilizzata e sottoposta a un’opera di ristrutturazione totale: sono state realizzate camere di degenza a uno e due letti, con bagno interno, climatizzate e dotate di ogni confort. E’ stato allestito anche uno spazio adibito a soggiorno, dove le pazienti possono intrattenersi con famigliari e visitatori. Il restyling, finanziato con fondi di bilancio Asl per 600 mila euro, si è protratto per circa otto mesi e ha interessato opere edili, impiantistica, illuminazione e regolazione termica. Stessa cura è stata posta nella scelta dei colori delle pareti e degli arredi, nel segno di quella umanizzazione della cura necessaria per alleviare la sofferenza delle donne che combattono una battaglia impegnativa.

Se la bozza di riorganizzazione della rete ospedaliera regionale, pubblicata dal quotidiano on line AbruzzoWeb dell'Aquila, dovesse essere confermata nei fatti, si confermerebbe l'ipotesi della classificazione dell'ospedale di Lanciano come presidio di base e non di Dea di primo livello, come invece sostenuto dal centrosinistra cittadino. In base alla tabella in possesso del giornale, infatti, al Renzetti rimarranno 11 reparti (Cardiologia e Utic, Medicina generale, Neurologia, Oncologia, Chirurgia generale, Ortopedia e traumatologia, Ostetricia e ginecologia, Pediatria, Terapia intensiva/Anestesia, Medicina e chirurgia d’accettazione e d’urgenza, Lungodegenza), 2 in meno di Vasto - che avrebbe in più la psichiatria e la gastroenterologia - e ben 16 in meno del policlinico di Chieti, dove sarebbe concentrata la maggior parte dell'offerta sanitaria. Nel nosocomio frentano, quindi, rimarrebbero tutte unità a basso indice di specializzazione (ma comunque fondamentali per l'assistenza di base), mentre per tutto il resto gli utenti dovranno rivolgersi agli ospedali di Chieti e Pescara (che potrebbero a loro volta fondersi per creare l'unico Dea di secondo livello abruzzese). Nella mappa di AbruzzoWeb non compaiono gli ospedali di Atessa, Ortona, Guardiagrele e Gissi, a conferma della decisione - in parte già attuata oggi - della loro riconversione a funzioni diverse rispetto al trattamento dei pazienti acuti. Solo ipotesi o dura realtà? Difficile pensare, visti i tanti dettagli contenuti nell'articolo a firma di Alberto Orsini, che si tratti solo di indiscrezioni. Del resto anche VideoCittà, mesi fa, aveva evidenziato come - in base ai parametri del Decreto Lorenzin - sarebbe stato molto difficile avere a Lanciano un ospedale di primo livello. E alla vigilia delle elezioni comunali, e di una campagna elettorale che si preannuncia senza esclusione di colpi, c'è da giurare che questo argomento sarà uno dei temi 'caldi' del dibattito politico dei prossimi mesi.

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"Meglio non ammalarsi di domenica, come scrive oggi Il Centro in prima pagina? Probabile, ma non sarebbe un problema se sul territorio si istituissero gli ambulatori infermieristici e venisse introdotta la figura dell’infermiere di famiglia e di comunità per garantire la presa in carico globale degli anziani, dei malati cronici e dei pazienti fragili in generale". E’ quanto sostiene Giancarlo Cicolini, presidente dell’Ipasvi di Chieti, la federazione che rappresenta i 3.400 infermieri attivi in provincia. «Il disagio del nostro concittadino abruzzese, il quale non ha trovato una risposta vicino casa ai suoi bisogni di salute e ha dovuto farsi accompagnare di domenica al Pronto soccorso di un ospedale maggiore - secondo Cicolini -, molto probabilmente poteva essere risolta a domicilio da un infermiere, evitando il ricorso a strutture sanitarie che dovrebbero essere rivolte solo al trattamento delle patologie in fase acuta. In tale modo si ridurrebbero notevolmente gli accessi agli ospedali, che potrebbero gestire i loro compiti in maniera più efficace e appropriata». Per il presidente dell’Ipasvi di Chieti «va ribadita la necessità di attivare nuovi modelli organizzativi in grado di ridurre i costi per la sanità regionale e soddisfare i bisogni assistenziali degli utenti, che sono ormai mutati rispetto al passato. Il modello prevalente della sanità del futuro - sottolinea Cicolini - prevede una sempre maggiore presenza di infermieri perché aumenta la necessità di presa in carico, di accompagnamento, di educazione alla prevenzione, alla gestione della salute e al ripensamento degli stili di vita. Gli infermieri - conclude l’Ipasvi - sono pronti ad accettare questa sfida perché hanno a cuore il nostro Servizio sanitario regionale e, soprattutto, la salute dei cittadini, i quali ci apprezzano quotidianamente per ciò che facciamo».

Il Sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, ha inviato una lettera al Presidente della Giunta Regionale, Luciano D’Alfonso, in merito al provvedimento con il quale viene autorizzato il trasferimento di posti letto per “acuti” dalle cliniche “Spatocco” e “Villa Pini” di Chieti presso altre strutture situate a Pescara e Città Sant’Angelo. Nella lettera (che si allega di seguito), il Sindaco chiede di sospendere ogni decisione in merito e di convocare istituzioni ed operatori per condividere con il territorio, mediante un confronto sereno, la migliore soluzione. «Tale azione – ha dichiarato il Sindaco - oltre a rappresentare un danno socio-economico per la mia città e l’intero circondario del capoluogo, rappresenta un danno per la offerta di prestazioni sanitarie del territorio e parrebbe essere anche un atto in contrasto con la normativa regionale e nazionale vigente in materia. Chieti e la sua provincia, infatti, secondo i dettami delle leggi e della programmazione sanitaria regionale, hanno diritto oggi a 123 posti letto per “acuti” che, invece, nel disegno di riordino, sparirebbero dal capoluogo e non verrebbero neppure ridistribuiti sul territorio provinciale. Inoltre, tale scelta creerebbe un pericoloso squilibrio tra offerta e domanda di prestazioni sanitario-assistenziali e ricadrebbe in termini negativi sulla attività del Clinicizzato di Colle dell’Ara già alle prese con problemi di insufficienza di posti letto e carenza di personale in alcuni reparti. Non bisogna essere esperti analisti o conoscitori di politica sanitaria per comprendere come gli eventuali 123 posti in meno della sanità privata in convenzione, almeno in parte, determinerebbero una maggiore domanda di ricoveri al SS. Annunziata di Chieti, ospedale che, proprio in questi giorni, è finito più volte sui giornali a causa delle barelle in “corridoio”. Alla luce di quanto espresso – ha stigmatizzato il Sindaco – credo che qualsiasi decisione in merito al trasferimento dei posti letto, stante l’impatto che avrebbe sulla qualità della offerta del sistema sanitario e sulla economia della città e del suo hinterland, debba necessariamente essere ripensata e condivisa anche con il territorio mediante un confronto sereno, non di parte e che abbia quale unico obiettivo la tutela della salute dei cittadini attraverso una offerta di prestazioni sanitarie adeguata e di qualità. Per tale ragione, ho chiesto al Presidente D’Alfonso di sospendere ogni decisione in merito e di convocare istituzioni ed operatori per valutare la migliore soluzione».
 

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