Continuando, acconsenti all'uso dei cookie, ok?OkLeggi tutto

TREGLIO - Referendum costituzionale: domani, a Treglio, le ragioni del “Sì” e le ragioni del “No” a confronto. “Per votare in modo consapevole al prossimo referendum del 4 dicembre – dice il sindaco Massimiliano Berghella - abbiamo voluto organizzare un incontro per ascoltare le ragioni del “Sì” e del “No” con due ospiti qualificati, il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Sara Marcozzi, avvocato, per il “No”, e il sindaco di Francavilla al Mare, Antonio Luciani, avvocato, per il “Sì”. Per salvare la democrazia e la libertà di noi cittadini è importante partecipare e votare in modo consapevole”. L'appuntamento è per domani 23 novembre, alle 19, nel Salone comunale di Treglio.

“Bisognava mettere la Giunta D'Alfonso all’angolo, denunciando pubblicamente i 9 milioni di debito che Acea S.p.a. ha nei confronti dei piccoli Comuni del Bim Sangro, per far 'svegliare' Regione Abruzzo dal torpore e far partire una diffida e messa in mora di Acea al pagamento del debito”. E' questo il duro giudizio di Sara Marcozzi, consigliere regionale M5S, che proprio nei giorni scorsi ha sollevato la questione attraverso un’interrogazione regionale “Ho depositato l'interpellanza martedì, inoltrandola via email a tutti i 60 sindaci coinvolti. Evidentemente ciò ha avuto effetto e ne sono soddisfatta” commenta ancora Marcozzi “le somme che Acea deve ai Comuni sono fondamentali per la sopravvivenza di questi piccoli centri ed è preoccupante che la Giunta se ne sia accorta solo dopo la nostra denuncia pubblica. Il disinteresse di questa amministrazione verso le piccole realtà è sconfortante. La classe politica abruzzese, per troppo tempo, ha giovato del disinteresse e della rassegnazione degli abruzzesi che nella politica non trovavano la loro voce. Ma oggi la musica è cambiata e la questione Acea è un chiaro esempio. Da quanto mi è stato riferito, però, sembrerebbe che la Regione abbia sbrigato il lavoro alla meno peggio: resterebbero, infatti, ancora sospese le sorti relative ai sovracanoni precedenti al 2012". Per i canoni dal 1980 al 2012, infatti, occorrerebbe una dichiarazione della Regione che riconosca in serie gli impianti Ex-Comunione di Villa S.Maria e S.Angelo di Altino, questa dichiarazione, consentirebbe di richiedere ad ACEA anche il pregresso. "Continueremo a vigilare" afferma Marcozzi” solo in questo modo potremo limitare il disinteresse di questo Governo per le realtà minori. Il M5S resta aperto all’ascolto di chi ha bisogno, per ciò invito chiunque abbia bisogno a contattarci” conclude “la Regione deve essere un vero palazzo di vetro, nei fatti e non solo a parole in campagna elettorale!"

"Per il taglio degli stipendi dei Consiglieri regionali non serve aspettare la presunta riforma costituzionale, esiste già una proposta di legge del M5S, basta approvarla". Lo rimarca la consigliera regionale pentastellata Sara Marcozzi. "Pare sia iniziata la propaganda pro-riforma costituzionale - spiega in una nota Sara Marcozzi - la più incostituzionale delle riforme attuate dal Governo Renzi. Sulla stampa si comincia a far passare il messaggio che, modificando la Carta Costituzionale, anche i consiglieri regionali vedranno dimezzati gli stipendi". Per la Marcozzi è un messaggio strumentale, "non essendoci - continua - alcuna necessità di stravolgere la Costituzione per ridurre i costi del Consiglio regionale. Noi consiglieri del M5S lo stipendio ce lo dimezziamo già! Lo facciano anche gli altr,i oppure approvassero la proposta di legge del M5S per il taglio degli stipendi, che ormai da due anni prende polvere nei cassetti del Consiglio regionale dell'Abruzzo. I tagli previsti nella nostra proposta di legge sono significativi e consentirebbero di risparmiare ben 23 milioni di euro nei cinque anni di legislatura". Ma cosa prevede la proposta di legge regionale presentata dal M5S? Il dimezzamento delle indennità dei presidenti di giunta e consiglio, che passerebbero dagli attuali 13800 euro a 6500 euro, e dei consiglieri regionali, da 11000 a 5000 euro. E' poi previsto il taglio del rimborso spese forfettario, per i quali i politici regionali, intascano ogni mese 4500 euro. I pentastellati, invece, chiedono che vengano rimborsate solo le spese effettivamente sostenute.

Continua a essere nell'occhio del ciclone la società Terna e l'elettrodotto Villanova-Gissi. Stavolta ad alzare il tiro è la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Sara Marcozzi che punta l'accento su una determina ministeriale dalla quale si rileva che Terna per l'inizio dei lavori avrebbe dovuto attendere “la conclusione positiva dell'iter di verifica di ottemperanza”. Una precisazione di estrema rilevanza alla quale però nessuno sembra aver dato la minima importanza tanto che i lavori sono cominciati e oramai quasi conclusi senza il via libera. E adesso il Ministero annuncia che, insieme agli enti territoriali, accerterà eventuali danni ambientali derivanti dalla anticipata esecuzione delle opere. Un altro triste capitolo si aggiunge, dunque, alla storia di un'opera non voluta dai cittadini, ritenuta dannosa e inutile.“E’ inconcepibile che solo oggi tutti si sveglino sulle criticità di quest’opera - afferma la consigliera regionale Sara Marcozzi in un comunicato - il M5S ha denunciato con numerosi atti, a cominciare dal ritrovamento della "determina-fantasma" Sorgi, un dogma, prima che il M5S entrasse in consiglio regionale, eppure bastava cercare! Abbiamo prodotto risoluzioni, interpellanze, chiesto e ottenuto consigli regionali straordinari, siamo stati accanto ai cittadini che manifestavano, presentato denunce sull'inutilità dell’opera e l’elevato rischio per i territori coinvolti e, soprattutto, sui bug normativi che hanno accompagnato l’elettrodotto dall’inizio della progettazione ad oggi. Siamo rimasti inascoltati dal Ministero, dalla Regione e dai consiglieri regionali. Oltre al danno, poi, la beffa. Abbiamo assistito a querele e richieste di risarcimenti milionarie avanzate da Terna a danno dei cittadini ( i 16 milioni di euro chiesti a Silvia Ferrante che si è vista pure recapitare 24 denunce ndr) che tentavano di difendere i loro diritti e oggi, solo oggi, spunta fuori una determina Ministeriale che conferma quello che diciamo oramai da anni”. La Marcozzi stigmatizza con forza l'atteggiamento della classe politica dirigente che sarebbe inadatta a svolgere il ruolo che ricopre. “Siamo davvero stanchi di vederci riconoscere la ragione ex post - continua la Marcozzi - ormai l’opera è fatta, la Regione, come il Ministero avrebbero dovuto difendere le ragioni dei cittadini e non chiudere gli occhi sulla condotta di un’azienda come Terna che lavora - questo dice il Ministero - in spregio delle norme e delle prescrizioni. Il tutto nel silenzio assordante del Presidente D'Alfonso e del sottosegretario Mazzocca. La fornitura di energia in questo Paese non può restare ancorata a opere così impattanti e nocive. La politica energetica di questa Regione deve fare un balzo in avanti guardando alle rinnovabili e alle fonti di energie esistenti in natura. Oggi ci troviamo a fare i conti con l’ennesimo ecomostro creato - a detta del Ministero - illegittimamente sulla nostra terra. Gli abruzzesi – conclude la consigliera pentastellata - dovrebbero essere tutelati dalle Istituzioni, dovrebbero avere il diritto della sicurezza che chi governa guarda sempre alla migliore soluzione per il territorio e per i suoi abitanti”. Dall'altro fronte Terna "precisa che la lettera del Ministero dell’Ambiente testimonia che Terna ha ottemperato alle prescrizioni imposte dal Ministero stesso, a differenza di quanto sostenuto da alcuni contestatori nei mesi passati. Terna precisa, inoltre, di aver sempre  inviato durante i lavori di realizzazione dell’elettrodotto la documentazione progettuale e/o esecutiva e tutto quanto prescritto nel Decreto V.I.A. (invio documentazione, opere provvisionali, predisposizione opere, osservazione di misure preventive, etc...)".

"L’elettrodotto di Terna non poteva essere costruito. E’ stato realizzato senza attendere il preventivo e propedeutico nulla osta da parte della autorità pubbliche competenti preposte alla vigilanza e al controllo della corretta osservanza delle prescrizioni impartite con il decreto VIA n 510 del 13 settembre 2011. Dei 40 piloni previsti ne sono stati controllati solo 7 e di questi ultimi solo 4 sono a norma di legge, per gli altri sono stati predisposti spostamenti". Lo denuncia la consigliera regionale del M5S Sara Marcozzi. "Lo diciamo in consiglio regionale da un anno e mezzo - commenta - lo abbiamo detto più volte, abbiamo presentato risoluzioni, abbiamo chiesto e ottenuto un consiglio straordinario, abbiamo fatto votare all'intero consiglio un impegno da 21 punti. Abbiamo combattuto contro una Regione sorda, che non ha voluto ascoltare nè il M5S, nè i cittadini. Oggi, che ad confermare le nostre ragioni è il Commissario delle Autorità dei Bacini, Alessandro Di Biase, con quale coraggio il presidente D’Alfonso e il delegato all’ambiente Mazzocca parleranno con gli abruzzesi?”. Un amaro interrogativo quello della Marcozzi, da sempre in prima fila insieme agli altri esponenti pentastellati (e non solo) nella lotta all'elettrodotto. "“Loro politicheggiano tra spiegazioni vacue e scaricabarile - continua la Marcozzi - intanto l’elettrodotto lo hanno terminato e i cittadini che hanno protestato si ritrovano querele e milionarie richieste di risarcimento del danno sulle spalle. Citati per aver difeso un diritto legittimo e che oggi è suggellato anche da un organo terzo che ci dà ragione. Una ragione che fa ancor più male, perché dobbiamo assistere all’arroganza politica che spinge, ad esempio, il consigliere Mazzocca a criticare l’operato del M5S che nonostante occupi i banchi dell'opposizione ha lottato e proposto iniziative sin dal primo giorno con atti concreti e non chiacchiere per tutelare i cittadini. Una ragione che, a questo punto, meriterebbe le dimissioni del consigliere di Sel, componente del governo regionale, che sì, lui sì dovrebbe e avrebbe l'autorità di agire ma non lo fa, dimenticando che i cittadini si aspettano da lui di essere tutelati da ecomostri come l’elettrodotto. Il capitolo elettrodotto segna l’ennesima prova dell'inerzia di questo Governo Regionale, forte con i deboli e debole con i forti, peccato che a pagarne le spese non saranno i signori del potere, ma i cittadini e chi ha deciso di lottare al loro fianco”.