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Con la gentilezza e la pacatezza del medico che tutti in città conoscono ieri sera, il dott. Carlo Martelli ha raccontato alle maggiori testate televisive la sua notte da incubo. “Non mi spiego tutta questa cattiveria, se ci avessero solo legato avrebbero ottenuto quello che alla fine hanno preso” ha detto il medico che all’alba di domenica 23 settembre ha subito un pestaggio atroce insieme alla moglie Niva alla quale hanno tagliato il lobo dell’orecchio che, purtroppo, i medici del Renzetti di Lanciano, dove sono ricoverati, non sono riusciti a riattaccare.

Ai microfoni di Abruzzo Live Tv il medico ha detto di aver visto una lucina in camere: “alle tre mi sono accorto che era andata via luce, chissà se esiste un nesso, mia moglie dormiva in una stanza diversa, doveva partire per Roma, poi le botte , tante. Mi hanno sbattuto a terra e legato, sono svenuto. Per fortuna sia io che mia moglie abbiamo ricordato i codici pin delle carte”. Dalle indagini è emerso che i malviventi, almeno 4, si pensa ad un quinto fuori a fare da palo, una volta prese le carte sono andati a fare un prelievo: “ mi ha detto quando torno mi devi dire dove avete la cassaforte altrimenti faccio a pezzi tua moglie. Non abbiamo una cassaforte- continua- non l’avevamo quando ci hanno rubato anni fa e non l’abbiamo adesso. Non abbiamo neanche l’allarme, tanto saprebbero come disinnescarlo.

Uno si sarebbe dimostrato più ”buono”, avrebbe preso un bicchiere d’acqua alla signora Niva dopo il taglio del lobo. “Ho visto solo il sangue schizzare, dice il marito che racconta anche come prima di andare via il ladro, che aveva dato da bere alla moglie, abbia anche allentato il lacci che lo tenevano “incaprettato”.

La porta prima chiusa a chiave sarebbe stata poi aperta. I fili del computer così allentati hanno permesso alla vittima di liberarsi e di chiamare il fratello Alfredo che vive nella villa adiacente.

Solo uno parlava ed era chiaramente italiano, forse con una leggera inflessione del sud. Con modo spavaldo prima di andarsene ha detto: “ appena mettete una cassaforte fatecelo sapere…torniamo!”

La città di Lanciano è sconvolta. L’idea della violenza subita dalla coppia ha turbato gli animi di tutti.  In casa anche il figlio disabile che per fortuna non è stato toccato, la sua camera è stata messa a soqquadro ma non gli hanno fatto del male. Lo scorso inverno a San Vito, in una zona isolata, un anziano commerciante subì una rapina violenta, gli tagliarono un dito. In quel caso vi fu indignazione ma la notizia non suscitò lo stesso clamore. Ora si chiede a gran voce sicurezza, i cittadini non si sentono al sicuro nelle proprie case e, in una zona come la nostra definita “tranquilla” tutto questo arriva come un fulmine a ciel sereno. E’ vero che i furti sono sempre più numerosi, che ogni mattina si racconta di bar derubati e vetrine fracassate ma alla barbarie di questo tipo non si era mai arrivati.video

Clara Labrozzi

Clamoroso rinvenimento di droga operato dai Carabinieri della Compagnia di Ortona e, in particolare della Stazione di San Vito Chietino. L'operazione è stata possibile solo grazie alla solerzia e meticolosità dei militari dell'Arma che, i n questa stagione, sono particolarmente impegnati a pattugliare le strade e le aree prossime alle zone balneari per garantire sicurezza e tranquillità ai molti turisti e bagnanti.

Ed è proprio in tale contesto che alle 7,30 di questa mattina una pattuglia dei Carabinieri di San Vito Chietino, impegnata in un servizio perlustrativo nel tratto di lungomare di competenza, ha notato un furgone bianco parcheggiato nell'area di sosta attigua alla spiaggia. L'attenzione dei militari veniva attratta dal la circostanza che il mezzo presentava una ruota sgonfia, verosimiImente a causa di una foratura e dai primissimi accertamenti non risultava provento di furto ma intestato a persona residente nell'area romana.

Dopo qualche istante, i due carabinieri avvertivano un forte odore speziato, tipico della marijuana richiedevano, quindi, ausilio di altro personale e dell'unità cinofila antidroga che confermava il sospetto.

Si determinavano, pertanto, ad aprire il furgone, all'interno del quale rinvenivano una consistente quantità di balle avvolte in cellophane, che si rivelavano contenere marijuana, per un peso complessivo stimato di circa una tonnellata, stipate nel vano di carico.

Le prime ipotesi lasciano ragionevolmente ritenere che si trattasse di un carico in transito, abbandonato a causa di una avaria meccanica. E' scattato, quindi, immediatamente il sequestro del furgone e della droga in esso contenuta, e le conseguenti indagini per risalire a coloro che la trasportavano.

ROCCA SAN GIOVANNI - Gli uomini della tenenza di Ortona della guardia di finanza hanno sequestrato, in un negozio di Rocca San Giovanni gestito da immigrati del Bangladesh, circa 1500 articoli messi in commercio senza rispettare le prescrizioni dettate dal Codice del Consumo. La merce, in gran parte giocattoli, non conteneva informazioni in italiano per il corretto uso. Il titolare dell'esercizio commerciale è stato deferito alla competente autorità amministrativa.

Aveva allestito una piantagione di cannabis indica in un terreno di sua proprietà a Rocca San Giovanni. Con le accuse di produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope, i carabinieri hanno arrestato V.M., 37 anni. L'ordinanza di custodia cautelare è stata firmata dal gip del tribunale di Lanciano Massimo Canosa, su richiesta del pm Rosaria Vecchi. All'uomo sono stati concessi gli arresti domiciliari. Le indagini erano partite il mese scorso, quando nella zona della riserva naturale della Grotta delle Farfalle, gli uomini del Corpo Forestale avevano individuato e sequestrato una piantagione, che aveva già prodotto 11 chilogrammi di marijuana. I successivi accertamenti di laboratorio hanno stabilito che le foglie avrebbero consentito di immettere sul mercato 31mila dosi di stupefacente, per un valore di svariate migliaia di euro. Nella giornata di oggi sono scattate le manette per V.M., nella cui abitazione i militari hanno trovato altri 20 grammi di "erba".

Era stato trasformato, abusivamente, in birrificio artigianale, ma si trattava di un vecchio frantoio. L'impianto, che si trovava nel Frentano (ma la località precisa non è stata resa nota) è stato sequestrato dai carabinieri del Nas di Pescara, che hanno anche rinvenuto al suo interno 300 bottiglie di birra artigianale, pronte a essere immesse sul mercato. Ai titolari è stata inflitta una sanzione amministrativa di 6mila euro. Oltre alla mancata autorizzazione all'attività, gli accertamenti hanno stabilito che la borra veniva prodotta con materie prime prive di tracciabilità e senza alcun tipo di protocollo di autocontrollo aziendale. I prodotti, potenzialmente pericolosi per la salute, sono stati avviati a distruzione.

Prodotti ittici non tracciati, impiego di attrezzature non consentite, inosservanza dei periodi di fermo biologico, omessa registrazione delle specie ittiche sui registri di bordo e mancata notifica delle cosiddette “catture accessorie” di esemplari di tonno rosso e pesce spada e pesca in zone vietate (sotto costa e nella zona di ripopolamento denominata Fossa di Pomo sita a circa 30 miglia dalla costa ortonese): sono tra le principali infrazioni rilevate nell'ambito di un'intensa attività di controllo della pesca condotta dalla Guardia Costiera di Ortona.  Nella giornata di ieri, in particolare, sono stati sequestrati 4 esemplari di tonno rosso e 3 esemplari di pesce spada, per un totale di circa 250 chilogrammi, prodotti rinvenuti all’atto dello sbarco nel porto di Ortona da parte di motopescherecci abilitati alla pesca tipo “circuizione”. Il tonno rosso, infatti, in base alle direttive comunitarie, rientra tra le specie ittiche contingentate e soggette a controllo dall’Ue. Altra attività di controllo, inoltre, questa volta sulla pesca cosiddetta “a strascico” ha portato nella giornata di martedì scorso al sequestro di attrezzi da pesca non consentiti, nello specifico di reti non regolamentari in quanto aventi maglie inferiori al minimo consentito di 40 mm e, pertanto, non in condizione di assicurare una pesca selettiva a tutela delle specie giovanili. Sequestrati nell’occasione circa 2 quintali di pesce. Tutto il prodotto sequestrato è stato venduto all’asta presso il mercato ittico di Ortona ed il ricavato introitato all’Erario.
"I controlli, che continueranno anche nei prossimi giorni per la tutela del consumatore, dell’ambiente e dell’ecosistema marino - sottolinea il Comandante della Capitaneria di porto Ortona, il capitano di fregata Pio Oliva - servono anche a tutelare i numerosi pescatori onesti che potrebbero vedersi danneggiati rispetto agli operatori, professionisti e non, che, per contro, mirano al profitto esasperato non curanti del rispetto delle norme".