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Si è concluso dopo meno di mezz’ora  l'incontro ministeriale che i sindacati Fim-Cisl, Fiom-Chil e Uilm-Uil con il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda. Non sono emersi elementi da considerare positivi ha dichiarato Davide Labbrozzi  in una breve nota stampa ieri sera- l’azienda ha chiesto un altro mese per poter formulare una posizione chiara ed oggettiva. Il Ministro, continua,  ha messo a disposizione ulteriori fondi per finanziare eventuali progetti. Comunque vi saranno ulteriori iniziative tese, da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, ad incentivare l'apertura del tavolo, che ad oggi vede assente l'azienda, al fine di salvare e rilanciare il sito produttivo di Atessa. Il Ministro informerà dello stato d'avanzamento del confronto. Nonostante l'impegno del ministero e della regione, resta un inaccettabile l'immobilismo dell'azienda conclude.

Intanto si annunciano nuove  assemblee per decidere come portare avanti la vertenza. Per la Fiom resta ferma la posizione espressa in queste quattro settimane di conflitto sindacale: non vi sono elementi di novità che avrebbero potuto riaprire la trattativa quindi la posizione del sindacato resta ferma. Lo sciopero continua.

Sotto accusa la decisione unilaterale della Sevel in merito ai turni di recupero produttivo. Stavolta a manifestare contrarietà e dissenso è l'Unione Sindacale di Base (USBb) che in una nota puntualizza le ragioni dalla loro posizione contro l'atteggiamento di un'azienda che continuerebbe a penalizzare fortemente i lavoratori. “Con questa turnazione, frutto di un atteggiamento aziendale arrogante, si creano disagi ai lavoratori e alle loro famiglie – si legge nel comunicato del sindacato - e si evidenzia sempre di più il fatto che i sindacati con la firma del Ccsl non hanno praticamente più nessun potere contrattuale, la prospettiva è quella di dover assistere anche per questo 2017 a un abuso del lavoro straordinario”. Nell'anno 2016 sono stati 15 i turni di sabato, più il recupero produttivo, tiene a ricordare USB che ribadisce che “quello che si sta proponendo non è altro che un aumento dell'orario di lavoro settimanale che la legge prevede di 40 ore e non superiore a 48. Sembra davvero paradossale e pure ripetitivo dover raccontare a ogni inizio anno di un'azienda che continua a fare produzioni record soltanto con il ricorso allo straordinario. Noi crediamo che sia giusto ridistribuire la ricchezza prodotta nel territorio attraverso l'assunzione di giovani disoccupati”. Vengono inoltre sottolineate le proposte fatte che, a detta dell'USB, andavano incontro sia alle esigenze produttive dell'azienda che dei lavoratori e che sono rimaste totalmente inascoltate. L'accento viene puntato anche sul record produttivo raggiunto “ma con ferie ridotte, 15 turni di straordinario, tantissimi trasfertisti e zero nuove assunzioni”. Una situazione che per l'Unione Sindacale di Base non è più sostenibile. Da qui la decisione di proclamare sciopero per tutti i turni di straordinario previsti nel mese di febbraio, nei giorni 4, 11, 12 e 25. Braccia incrociate sabato dalle 5.45 alle 13.45.

Lo stabilimento Honda di Atessa, che proprio in questi giorni festeggia i 45 anni dal suo insediamento, torna a essere strategico nei piani di sviluppo della multinazionale giapponese. L'obiettivo è ambizioso: stabilizzare i volumi produttivi minimi a 80mila moto l'anno. Ad annunciare il cambio di corso, dopo anni piuttosto complicati per l'azienda (che ha visto la fuoriuscita di 300 dipendenti), sono i sindacati Fim, Fiom e Uilm, che in una nota congiunta sottolineano l'importanza dell'accordo sottoscritto nei giorni scorsi. "Dall’inizio della crisi che ha coinvolto la Honda in questi anni - sottolineano - abbiamo sempre richiesto un piano industriale di rilancio del sito di Atessa, stabilimento storico della Val di Sangro che conta 45 anni di attività. E’ bene ricordare che dopo la sottoscrizione dell’accordo ministeriale, che ha previsto la fuoriuscita di 300 lavoratori, instancabili abbiamo chiesto che il risanamento finanziario e produttivo si realizzasse passando attraverso, innanzitutto, l’introduzione di nuovi prodotti strategici e con volumi importanti". L’accordo sottoscritto (approvato dai lavoratori con un referendum interno), oltre a prevedere benefici economici per i lavoratori, ricadute economiche legate a parametri aziendali, prevede nuovi investimenti sulle lavorazioni con operazioni di insourcing, potenziamento dell’ambito ricerca e sviluppo e, soprattutto, l’industrializzazione di un nuovo modello di alta gamma (maxi scooter) da allocare ad Atessa. "L’accordo prevede anche, sotto l’aspetto occupazionale - continuano i sindacati - la riconferma dei rapporti di lavoro per i cosiddetti stagionali, che continueranno a lavorare in Honda per altri tre anni. Durante questo periodo sarà sviluppata una nuova discussione sindacale al fine di determinare, con una crescita dei volumi produttivi, valutabile oggettivamente stabile, l’assunzione a tempo indeterminato".

“La Fiom sciopera contro la riduzione delle pause in Sevel, dimenticando che il 26 luglio 2011, presso la sede della Confindustria di Chieti, ha sottoscritto insieme a UILM, FIM, FISMIC, UGL e la RSU Sevel l’accordo sull’applicazione della nuova metrica del lavoro che, oltre prevedere una nuova ergonomia, modifica la distribuzione delle pause con la conseguente riduzione di 10 minuti. I dati riportati dalla stampa sul 90 per cento di adesione allo sciopero e successivamente corretti al 60 per cento sono estremamente fantasiosi e molto lontani dalla realtà”. Riprende lo scontro sindacale all’interno della più grande fabbrica d’Abruzzo e questa volta a riaccendere la tensione è lo sciopero proclamato dalla Fiom, in autonomia, contro la riduzione delle pause degli operai. “Cara Fiom, basta prendere in giro i lavoratori della Sevel – attaccano in una nota Nicola Manzi, Domenico Bologna, Gianluca Gagliardi e Antonio D’Alonzo, delle segreterie provinciali delle altre sigle sindacali - in fabbrica ci siamo anche noi. Riteniamo prioritario risolvere i problemi per una corretta applicazione della nuova metrica, evitando che i carichi di lavoro sostenuti dai lavoratori in Sevel siano fuori controllo, mettendo a rischio la salute e la sicurezza in stabilimento. Rivendichiamo il proseguimento del lavoro iniziato in questi mesi per verificare la corretta applicazione della metrica del lavoro, chiedendo per tutte le postazioni critiche i necessari aggiustamenti, come previsto dal contratto”.