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LANCIANO. Ricordare il passato per creare un futuro migliore. Potrebbero essere queste le parole giuste per raccontare la giornata del 5 ottobre 2018 a Lanciano, giorno scelto non a caso: si tratta della vigilia della commemorazione dei martiri del 6 ottobre. Di commemorazione si è parlato anche questa mattina. E’ stato infatti inaugurato il monumento al Samudaripen dei Rom e Sinti realizzato dallo scultore Tonino Santeusanio. Monumento che non ha avuto costi per la collettività visto che è stato finanziato dalle comunità Rom e Sinti sparse in Italia e da Santino Spinelli  che ha curato anche l’organizzazione dell’evento a cui hanno partecipato sia le autorità che gli studenti delle scuole. Lanciano è quindi la prima città italiana e la seconda in Europa, dopo Berlino, ad avere un luogo commemorativo del genocidio di Rom e Sinti. Il monumento, realizzato in pietra della Maiella, rappresenta una donna con in braccio un bambino. Ai piedi c’è un ruota, che simboleggia l’incamminarsi verso il futuro, e del filo spinato che rimanda ai campi di concentramento a cui la donna, assieme al bambino, sta fuggendo.

“Oggi stiamo riscrivendo la storia – afferma il sindaco di Lanciano Mario Pupillo – una storia nuova, che vuole essere una risposta forte e chiara della nostra comunità contro chi vuole riportare un clima di razzismo ed odio. In un momento in cui la comunità europea balbetta, noi rispondiamo con un messaggio di pace.”

Tra la folla ci sono numerosi rappresentanti di etnia Rom visibilmente commossi nel ricordare quanti di loro non ce l’hanno fatta e che hanno pagato con la vita l’essere appartenuti ad una comunità che, in tempi lontani, era considerata inferiore, al pari di molte altre. “Noi non amiamo le ruspe – interviene il senatore Luigi Manconi – noi amiamo i monumenti perché rimangono in eterno e mantengono viva la memoria”.  “I confini del terrore sono vastissimi – ricorda lo scrittore ed attore Moni Ovadia – questo genocidio, così come tutti gli altri, deve avere pari dignità e risonanza affinché non accadano più. La cosa peggiore che può accadere ad un uomo non è essere vittima ma carnefice dei suoi simili. Dobbiamo rifiutare con forza tutti i governi che intendono discriminare: chi si macchia di discriminazione deve essere considerato un criminale. Io spero che non ci sia più un giorno della memoria, bensì un giorno delle memorie perché in tanti, in un passato neanche troppo lontano come si crede, hanno subito discriminazioni pagate con la propria vita”. Tra gli ospiti della celebrazione c’era anche il giornalista Gad Lerner che nel suo intervento, tra le altre cose, ha anche auspicato che il monumento sia “Un faro proiettato verso un futuro di pace, senza nessuna discriminazione. Deve essere un riferimento per tutti noi, per non dimenticare mai”.

Assente, invece, per impegni la senatrice a vita Liliana Segre che ha inviato una lettera, che riportiamo qui integralmente: “Carissimo Senatore Luigi Manconi, caro professor Santino Spinelli e caro sindaco Mario Pupillo, purtroppo non posso essere personalmente presente alla cerimonia di inaugurazione, ma saluto con vero piacere questa iniziativa promossa dall’Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali (UNAR), in collaborazione con le associazioni che rappresentano i popoli Rom, Sinti e Caminanti, in particolare l’associazione Them Romanò. Inaugurare un monumento alla memoria dello sterminio di Rom e Sinti attuato dai nazisti è un atto dovuto e anzi giunge con troppo ritardo. La Shoah degli Ebrei e il Porrajmos dei popoli nomadi sono parte di uno stesso progetto disumano.  Io ricordo, perché io c’ero. C’ero in quei campi di sterminio in cui, insieme agli ebrei anche altre minoranze vennero annientate. Tra queste, il gruppo più numeroso fu proprio quello degli appartenenti alle popolazioni dei Rom e Sinti. E dire che ad Auschwitz inizialmente la condizione dei prigionieri nel “lager degli zingari” aveva suscitato la nostra invidia. Lì non erano stati separati - gli uomini dalle donne, gli abili al lavoro dagli inabili - e le famiglie vivevano unite nelle loro baracche, e avevano conservato anche i loro vestiti. Sentivamo le loro voci, le voci dei bambini, li consideravamo fortunati. Solo dopo capimmo cosa li aspettava. Ce ne accorgemmo una mattina in cui quei rumori non li sentimmo più e nelle loro baracche vuote regnava un silenzio spettrale. Durante la notte tutti - uomini, donne, bambini, vecchi - erano stati portati nelle camere a gas e sterminati. Chi ha vissuto tutto ciò non può non trovare scandaloso l’oblio che per lo più è caduto sullo sterminio dei nomadi. Il monumento che oggi inaugurate è giunto troppo tardi e sicuramente è troppo poco, ma se serve a riprendere un cammino di memoria, di conoscenza e di coscienza costituirà comunque un primo passo importante e significativo”. Momento carico di emozioni anche per il professor Santino Spinelli che da anni promuove e divulga in tutto il mondo la cultura Rom anche attraverso la musica. Il professor Spinelli ha composto anche la poesia ‘Auschwitz’ che è stata riportata sulla lapide in maiolica di Laterza, posta ai piedi del monumento: “Faccia incavata. Occhi oscurati. Labbra fredde. Silenzio. Cuore strappato. Senza fiato. Senza parole. Nessun pianto.”

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Piergiorgio Di Rocco 

Servizi video di Clara Labrozzi