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La Procura di Lanciano ha eseguito una ordinanza applicativa della misura cautelare della custodia in carcere di R.G., di anni 49, di Treglio, ritenuto responsabile dei di maltrattamenti contro familiari e conviventi atti persecutori, stalking, in danno della propria moglie D.M. A., di anni 36.

Le indagini, avviate dai magistrati immediatamente dopo la denuncia della donna, e condotte dal Commissariato di P.S. di Lanciano, hanno evidenziato come l'indagato nel periodo di convivenza con la moglie, dal 2011 al luglio 2016, ossessionato dalla gelosia per presunti tradimenti, ha maltrattato la stessa sottoponendola a continue vessazioni fisiche e psicologiche, ingiuriandola sino ad arrivare a dubitare circa l'effettiva paternità del loro figlio minore, aggredendola fisicamente e minacciandola ripetutamente di morte, anche mediante telefonate e sms ed anche alla presenza dei figli minori minacciando di ucciderla con un martello portato nel cofano della macchina pronto ad essere usato contro la moglie se scoperta insieme al suo presunto amante

In seguito alla decisione della donna di interrompere la convivenza coniugale (luglio 2016) e intraprendere il percorso della separazione ha, con condotte reiterate, molestato, minacciato e perseguitato la medesima arrivando persino a seguirla nei suoi spostamenti, procurandole gravi crisi di ansia e timore per la propria incolumità, costringendola a modificare le proprie abitudini di vita.

Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lanciano, Dott. Massimo CANOSA, accogliendo la prospettazione del P.M. Dott.ssa Rosaria VECCHI, ha emesso a carico dell'indagato la misura cautelare in carcere perchè i fatti sono di estrema gravità e dispiegati per un ampio periodo di tempo con motivo di ritenere che il delitto sia tuttora in corso di svolgimento.

Come si possono inviare dal primo aprile 2015 al 27 agosto dello stesso anno, ben 3152 sms alla stessa persona? Un numero incredibile, difficile pure da immaginare: è come se qualcuno non avesse fatto altro nel corso delle sue giornate, che inviare messaggi, in maniera ossessiva. Ed è difficile pure pensare al soggetto di questo martellamento continuo. A come ci si debba sentire sapendo di essere pensiero unico e dominante di un'altra persona, a non avere più pace, a non sapere come fare per interrompere il comportamento stalker di un uomo, e se questo è una persona che per un periodo si è pure frequentato, si comprende che la situazione diventa seria, che la preoccupazione cresce. A inviare lo spropositato numero di messaggi sarebbe stato P.D'I., un 39enne di Bomba che non avrebbe mai accettato la fine di una storia con P.P.N e avrebbe cominciato questa sorta di persecuzione. La donna ossessionata, spaventata dai suoi ininterrotti sms che arrivavano di giorno e di notte, lo ha denunciato e ora l'uomo è stato raggiunto da un avviso di garanzia.
 

Un anno e 8 mesi di reclusione: è la pena a cui il giudice del tribunale di Lanciano Andrea Belli, ha condannato questa mattina Giovanni Angelucci, un 40enne residente in città. L'uomo, assistito dall'avvocato Nicola Rullo, era stato arrestato per stalking lo scorso ottobre. A denunciarlo era stata la sua ex fidanzata, che aveva intrecciato una relazione con lui a settembre 2014. Un rapporto complicato, che aveva spinto la donna a lasciarlo. Ma Angelucci non si è rassegnato alla fine della storia e avrebbe iniziato a perseguitare la giovane, con continui messaggi telefonici, pedinamenti e persino minacce, che nel tempo si erano estese anche ad amici e familiari della ragazza.

Nel giorno della festa della donna al tribunale di Lanciano un processo sulla violenza sulle donne. Sul banco degli imputati un uomo che ha già avuto condanne per stalking e che è attualmente ai domiciliari. Eppure in tribunale questa mattina si intravedevano mazzetti di mimose fra toghe e avvocati. Le accuse sono gravi, le violenze verbali e sembrerebbe anche fisiche, sono di quelle che spesso sentiamo nei telegiornali quando si parla dei segnali che precedono un delitto. C’è una domanda che non trova risposta: perché in Italia ogni tre giorni una donna viene uccisa da un marito, un fidanzato, spesso compagni o ex compagni di anni di vita, padri di figli cresciuti insieme? E c’è una seconda domanda che ci disorienta. Perché una donna — adulta, libera — al primo spintone, o anche alle prime parole selvagge, non allontana da sé per sempre l’uomo che la sta minacciando? Gli resta invece accanto, preferisce ripetersi «non sta succedendo a me» e prepararsi il giorno dopo a dire ai figli — poi ai colleghi, agli amici — che non è niente, che ha di nuovo sbattuto contro la porta. La «violenza domestica» — quella subita dagli uomini di casa, anche padri o fratelli — è la prima causa di morte nel mondo per le donne tra i 16 e i 44 anni: più degli incidenti stradali. Per questo dobbiamo subito liberarci dell’idea del mostro, o di tanti mostri, dobbiamo sottrarci a quella reazione immediata che ci porta a dire: io non sono così, noi siamo normali. La violenza sulle donne, che in alcuni casi si spinge fino all’omicidio definito per la prima volta «femminicidio» da una sentenza del 2009, non è una collezione di fatti privati: è una tragedia che parla a tutti. Ora finalmente, però, le donne denunciano, si ribellano e mandano i loro persecutori in galera. In questa festa della donna 2016, sul tema della violenza, sembra essersi generato un movimento simile di associazioni, gruppi di studiose e di artiste, rappresentanti della politica, della magistratura, dei media. Un movimento di donne che è trasversale, eterogeneo, tanto da tirare l’elastico al massimo da sinistra a destra e tuttavia molto compatto. E’ una lobby moderna e anomala, perché non dispone di grandi fondi, ma è in grado di investire uno straordinario capitale di tempo e di energie. È una novità importante. Chissà che da un’epoca di cambiamenti, troppo lenti e spesso contradditori per le donne italiane, non si stia approdando a un cambiamento di rotta. Ci piace concludere con una riflessione scaturita proprio dal processo di questa mattina. In aula si trovava anche un giovane uomo, amico delle vittima che ha testimoniato a testa altra contro un altro uomo per difendere la ragazza…Un piccolo segnale per dire che gli uomini non sono tutti uguali. (C.Lab.)

Avrebbe perseguitato la sua ex compagna, il padre di lei e anche alcuni suoi amici. Con l'accusa di stalking gli agenti del commissariato frentano hanno arrestato un 39enne di Lanciano, su disposizione del gip del tribunale Massimo Canosa. Secondo la ricostruzione, dall'inizio di quest'anno, avrebbe vessato una 26enne, con cui aveva avuto una relazione iniziata a settembre 2014 e che la donna aveva interrotto dopo pochi mesi. L'uomo, a quel punto, ha iniziato a pedinarla, minacciarla e a tempestarla di sms. Avrebbe inoltre maltrattato il padre di lei, un 73enne, e ingiuriato un amico. Ora si trova rinchiuso a Villa Stanazzo.

Per 9 mesi ha sottoposto la sua ex compagna, con cui aveva avuto una breve relazione conclusa a dicembre 2013, a una vera e propria persecuzione,  consistite in ricorrenti minacce di morte attraverso telefonate e sms, nonché in pedinamenti. Comportamenti tali da ingenerare nella donna un permanente stato di ansia e di paura e un fondato timore per la propria incolumità. Un incubo per B.M., 31 di Lanciano, finito con l'arresto - da parte degli agenti del commissariato che hanno condotto le indagini - del suo stalker, un 37enne di Barletta, raggiunto da un ordine di custodia cautelare ai domiciliari emesso dal gip Massimo Canosa, su richiesta del pm Rosaria Vecchi. I fatti si riferiscono al periodo compreso tra dicembre 2014 e lo scorso mese di settembre.  Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lanciano ha disposto il divieto assoluto per l’arrestato di allontanarsi dal luogo di detenzione senza autorizzazione, il divieto assoluto di comunicare con persone diverse da quelle che con lui convivono, nonchè il distacco di tutte le utenze telefoniche e telematiche in suo uso.