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Il tribunale collegiale di Lanciano ha condannato a 6 anni di reclusione ciascuno, oltre a 900 euro di multa, Sonja Ronge, 54 anni, e Michele Mero, 42 anni, entrambi di Pescara, accogliendo le richieste del pm Rosaria Vecchi. Sono accusati di essere i responsabili della rapina, che fruttò un bottino di 13mila euro, ai danni del punto vendita Globo al Thema Polycenter. I fatti risalgono al luglio del 2010. Coperti da passamontagna e impugnando una pistola (poi risultata essere un giocattolo), si fecero consegnare dalle cassiere tutto il denaro contante, che le addette stavano andando a versare nella cassa continua. L'auto utilizzata per il colpo, che era stata rubata, passamontagna e pistole giocattolo furono ritrovati a Pescara.

Avrebbero gestito, per 4 anni, un vasto giro di spaccio di cocaina, tra Francavilla al Mare e i centri del Frentano, da Lanciano a San Vito, da Fossacesia ad Atessa, Casoli, Santa Maria Imbaro, Arielli e Miglianico. Ieri, in tribunale a Lanciano, ci sono state le prime condanne per l'operazione "Super Mario Bros", che lo scorso portò a 5 arresti nel filone d'inchiesta della Procura di Lanciano e ad altri 7 in quello della Procura di Chieti. Rito abbreviato per l'albanese Mareglen Metushi, 28 anni di Francavilla, condannato a 4 anni di reclusione; al connazioni Vilson Avdyli, 35 anni di di Fossacesia, 4 anni e 6 mesi; a Federico De Rosa, 33 anni di Casalbordino, 3 anni, un mese e 10 giorni di reclusione. Hanno patteggiato la pena, invece, Antonio Raillo, 42 anni di Fossacesia. Rinviati a giudizio, infine, Fabio Cialdini, 43 anni di Lanciano, Marco Tenaglia, 34 anni di Atessa, e Kastriot Metasni, 43 anni di Fossacesia. Dovranno comparire in tribunale il prossimo 11 ottobre. Nella stessa inchiesta è stato prosciolto Antonio Costabile, 32 anni di Pescara, perché il fatto non sussiste. Altre 3 posizioni passano per competenza territoriale a Chieti.

Il Comune di Lanciano, nella vicenda dello sfratto della Casa di Conversazione dagli storici locali di piazza Plebiscito, ha operato nella piena legittimità. Lo ha deciso il tribunale di Lanciano, che in 5 punti ha scritto - per il momento - la parola "fine" su questa storia, che qualche anno fa scatenò una feroce polemica. Sono 5 i punti principali della sentenza del giudice onorario Cesare D'Annunzio: dichiarato definitivamente risolto il contratto di locazione del luglio 1995 per morosità dell'Associazione Casa di Conversazione; riconosciuto all'Associazione Casa di Conversazione l’esecuzione di lavori di manutenzione straordinaria per oltre 21mila euro, comunque compensati con i canoni non pagati; condannato l'Associazione Casa di Conversazione al pagamento in favore del Comune di quasi 30mila euro, oltre interessi legali, spese di lite e di Ctu; confermata la permanenza del sequestro dei beni del circolo, stante l’ammontare della somma dovuta al Comune di Lanciano; rigettato la richiesta di condannare il Comune al pagamento di 2 milioni di euro per risarcimento per danni morali. “L’azione del Comune nei confronti del circolo Casa di Conversazione ha trovato conferma nella sentenza emessa dal Tribunale di Lanciano – spiega in una nota il Sindaco Mario Pupillo - tutto questo è in linea con la volontà di questa amministrazione, che ha inteso nel corso di questi anni regolarizzare la situazione morosa lasciata dalla precedente amministrazione. Abbiamo tentato una mediazione per trovare una soluzione condivisa, ma inutilmente: noi non abbiamo figli e figliastri e il mio è stato un chiaro segnale sin dall’inizio del mandato. Tutti, indistintamente, sono tenuti a pagare i canoni locativi dei beni di proprietà comunale. È un percorso di rispetto della legalità e di tutti coloro, associazioni e privati, che hanno sempre corrisposto i canoni locativi dovuti al Comune. La Casa di Conversazione ospita attualmente gli uffici del settore Cultura, mentre fra pochi giorni verranno trasferiti anche gli uffici della Pubblica Istruzione, con un risparmio di circa 15mila euro l’anno su fitti passivi che prima venivano corrisposti ai privati che ospitavano nei loro immobili gli uffici comunali. Da ultimo, mi preme rimarcare come il Salone d’Onore solo nel 2015 abbia ospitato 106 manifestazioni, grazie all'allestimento di un impianto audio e video che consente di utilizzare a tutti, sottolineo a tutti, la Sala dietro una semplice prenotazione e il pagamento di una quota come regolamento. La Casa di Conversazione sarà il cuore culturale della città, un luogo aperto a tutti coloro che vogliono portare un contributo alla crescita di Lanciano”.

Nel giorno della festa della donna al tribunale di Lanciano un processo sulla violenza sulle donne. Sul banco degli imputati un uomo che ha già avuto condanne per stalking e che è attualmente ai domiciliari. Eppure in tribunale questa mattina si intravedevano mazzetti di mimose fra toghe e avvocati. Le accuse sono gravi, le violenze verbali e sembrerebbe anche fisiche, sono di quelle che spesso sentiamo nei telegiornali quando si parla dei segnali che precedono un delitto. C’è una domanda che non trova risposta: perché in Italia ogni tre giorni una donna viene uccisa da un marito, un fidanzato, spesso compagni o ex compagni di anni di vita, padri di figli cresciuti insieme? E c’è una seconda domanda che ci disorienta. Perché una donna — adulta, libera — al primo spintone, o anche alle prime parole selvagge, non allontana da sé per sempre l’uomo che la sta minacciando? Gli resta invece accanto, preferisce ripetersi «non sta succedendo a me» e prepararsi il giorno dopo a dire ai figli — poi ai colleghi, agli amici — che non è niente, che ha di nuovo sbattuto contro la porta. La «violenza domestica» — quella subita dagli uomini di casa, anche padri o fratelli — è la prima causa di morte nel mondo per le donne tra i 16 e i 44 anni: più degli incidenti stradali. Per questo dobbiamo subito liberarci dell’idea del mostro, o di tanti mostri, dobbiamo sottrarci a quella reazione immediata che ci porta a dire: io non sono così, noi siamo normali. La violenza sulle donne, che in alcuni casi si spinge fino all’omicidio definito per la prima volta «femminicidio» da una sentenza del 2009, non è una collezione di fatti privati: è una tragedia che parla a tutti. Ora finalmente, però, le donne denunciano, si ribellano e mandano i loro persecutori in galera. In questa festa della donna 2016, sul tema della violenza, sembra essersi generato un movimento simile di associazioni, gruppi di studiose e di artiste, rappresentanti della politica, della magistratura, dei media. Un movimento di donne che è trasversale, eterogeneo, tanto da tirare l’elastico al massimo da sinistra a destra e tuttavia molto compatto. E’ una lobby moderna e anomala, perché non dispone di grandi fondi, ma è in grado di investire uno straordinario capitale di tempo e di energie. È una novità importante. Chissà che da un’epoca di cambiamenti, troppo lenti e spesso contradditori per le donne italiane, non si stia approdando a un cambiamento di rotta. Ci piace concludere con una riflessione scaturita proprio dal processo di questa mattina. In aula si trovava anche un giovane uomo, amico delle vittima che ha testimoniato a testa altra contro un altro uomo per difendere la ragazza…Un piccolo segnale per dire che gli uomini non sono tutti uguali. (C.Lab.)

Era stato licenziato pochi giorni dopo uno sciopero indetto per richiamare l'attenzione su una serie di problemi legati alla salute dei lavoratori, ai carichi di lavoro e al presunto non rispetto di alcune norme legislative in materia di sicurezza. Una scelta che Mario Esposito delegato sindacale della Fiom, aveva pagato a caro prezzo. Ma nella giornata di ieri il Giudice del Tribunale di Lanciano ha condannato la Tasso Spa, azienda metalmeccanica di Atessa che occupa 100 persone ed esegue lavorazioni di materiale plastico e ferroso, a reintegrare il lavoratore, annullando di fatto il licenziamento di circa un anno fa. A darne notizia con comprensibile soddisfazione è il segretario generale della Fiom Davide Labbrozzi che in un comunicato sottolinea “il duro colpo inferto al mondo delle ingiustizie e delle discriminazioni che aveva colpito una persona che aveva semplicemente svolto bene il suo ruolo di delegato sindacale”. Nella nota si fa anche riferimento all'opera svolta con serietà, senza trascurare alcun elemento, dall'avvocato della Cgil Domenico Sciorra. “La sentenza ha ribadito che con la Giustizia Italiana non si scherza – si legge nel comunicato - che le persone vanno rispettate proprio come va rispettata le Legge dello Stato Italiano”. E questo per la Fiom è importante perché riafferma un principio fondamentale: i lavoratori non possono essere offesi e i sindacalisti non vanno considerati un peso di cui liberarsi, ma rappresentanti dei lavoratori con cui confrontarsi. Il Tribunale di Lanciano ha condannato la Tasso a riassumere tempestivamente il lavoratore, a risarcirlo e, a pagare tutte le spese processuali. “Una condanna che dimostra che la Tasso ha violato i principi sacrosanti della Legge dello Stato – conclude Labbrozzi -    La Fiom, attende l’immediato reintegro del lavoratore ed il pagamento di tutto quanto previsto dalla sentenza. Pertanto, la Tasso e chi l’ha mal consigliata,  farebbero bene a riconsiderare il modo di operare”.

Un risarcimento danni di 200mila euro: la metà per la presunta vittima e l'altra metà per i suoi genitori. E' la richiesta, formulata dalle parti civili, avanzata questa mattina nel processo a carico di un pensionato di 84 anni, accusato di aver abusato sessualmente di una bambina di 10 anni. L'udienza, che è stata aggiornata al prossimo 15 giugno, si è svolta davanti al tribunale collegiale di Lanciano. I fatti contestati risalgono all'estate del 2014: l'anziano e la ragazzina, che vivono nella stessa zona, si erano incontrati più volte mentre entrambi portavano a passeggio i propri cani. La violenza sarebbe avvenuta in una di queste occasioni e sarebbe venuta alla luce dopo il racconto fatto dalla piccola ai genitori, che a loro volta hanno immediatamente sporto denuncia. I familiari sono assistiti dagli avvocati Consuelo Di Martino e Antonella Fantini, mentre l'84enne - che ha sempre respinto con forza le accuse - è rappresentato dagli avvocati Marco De Angelis e Maria Bianca Bucco. L'inchiesta sulla presunta violenza è affidata al pm Rosaria Vecchi, che nel corso delle indagini ha disposto anche alcune perizie sulla presunta vittima, che avrebbero confermato l'attendibilità del suo racconto.
 

Forse era rimasto molto affezionato a quelle piante, che aveva piantato e curato con tanto amore, nel giardino della sua villa, che nel frattempo era finita all'asta. E così C.D.A., 56 anni di Lanciano, ha deciso di riprendersi quello che riteneva ancora suo: si è procurato un escavatore e si è messo in azione. Ma il suo gesto eclatante non è passato inosservato al nuovo proprietario della casa, che ha subito avvisato i carabinieri. Quando i militari sono arrivati sul posto le piante (un ulivo, 6 palme e 4 magnolie, piante dal 56enne una decina di anni fa) erano ancora lì, ma nel frattempo erano spariti anche alcuni pezzi del cancello e altri attrezzi. C.D.A. è finito in manette con le accuse di furto aggravato e tentato furto, ma il giudice Andrea Belli, dopo aver convalidato l'arresto, ne ha disposto la reimmissione in libertà. Secondo il suo legale, l'avvocato Michele Di Toro, avrebbe infatti agito per ragioni di necessità. Dopo il fallimento, infatti, è rimasto senza casa e senza lavoro: il ricavato della vendita delle piante e degli attrezzi gli servivano per tirare avanti per un po'.

Dovranno comparire in tribunale a Lanciano il prossimo 5 maggio, per chiarire la vicenda che li vede accusati di tentata estorsione nei confronti di un collaboratore della loro società, da cui avrebbero preteso il pagamento di 13mila euro per l'affitto di un locale di via Renzetti, ricorrendo anche a minacce. Nei guai sono finiti un imprenditore di 73 anni e il figlio di 38, entrambi di Chieti, rinviati a giudizio dal gup Marina Valente. Secondo la ricostruzione della Procura frentana, i due - in concorso con un terzo, rimasto ignoto - nel periodo compreso tra giugno 2013 e gennaio 2014, pretesero la somma dal loro collaboratore. In caso di rifiuto, sarebbero ricorsi "ad altri metodi" per il recupero del denaro. L'ignoto, invece, sarebbe il responsabile dell'atto intimidatorio che vide le attrezzature dell'ufficio completamente distrutte. Atto seguito da una telefonata di minaccia alla moglie del collaboratore stesso, in cui si prefigurava un pestaggio nei confronti dell'uomo, nel caso non avesse consegnato i soldi pretesi dagli imputati.

Tentò di rapinare, armata di coltello, il supermercato Sisa di piazzale Cuonzo a Lanciano, ma venne bloccata dal titolare e da altri commessi, che le tirarono addosso anche una scala. Oggi Marianna Rapina, 37 anni di Lanciano, è stata condannata a 2 anni e 8 mesi di reclusione dal tribunale frentano. Per lei il pm Rosaria Vecchi, aveva chiesto una pena di 4 anni. I fatti risalgono allo scorso 14 ottobre. La Rapino si introdusse nel punto vendita a volto coperto e vestita completamente di nero. Dopo aver fallito il colpo si era allontanata disfandosi della tuta nera, ma fu fermata dopo pochi metri e arrestata dai carabinieri.

Aveva versato regolarmente in banca gli importi dei bolli auto riscossi, per conto della Regione, dalla sua agenzia di pratiche automobilistiche. Le somme, però, erano finite a copertura di uno scoperto di conto corrente, generando un debito nei confronti della Regione stessa di oltre 200mila euro in una settimana. Una disavventura costata cara a Domenico Genovese, 66 anni, ex titolare della delegazione Aci di Lanciano, che ieri ha patteggiato una condanna a due anni di reclusione (pena sospesa) davanti al tribunale collegiale frentano. La vicenda risale alla terza settimana di gennaio 2013. Quando Genovese si accorse dell’accaduto, versò immediatamente 70mila euro e chiese la rateizzazione della parte restante, offrendo in garanzia immobili di sua proprietà. Richiesta respinta dalla Regione, che pretese il pagamento per intero e immediatamente, segnalando il fatto all’autorità giudiziaria. 

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