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Era stato arrestato lo scorso 26 ottobre con l'accusa di aver aggredito e malmenato - un mese prima - un automobilista per una questione di precedenza. Pochi giorni dopo, però, era stato rimesso in libertà dopo che la sua difesa aveva presentato una serie di prove a suo discarico, comprese alcune testimonianza secondo cui la presunta vittima si era ferita cadendo accidentalmente per terra. Una tesi che non ha convinto la Procura di Lanciano, che ha eseguito "indagini incisive" (come riportato nella nota diffusa alla stampa), concludendo che tutte quelle prove non corrisponderebbero al vero. Di qui la richiesta di nuovo arresto al gip Massimo Canosa, che ha disposto la custodia cautelare in carcere per M.D.R., 23 anni di Lanciano. Il giovane è stato arrestato questa mattina dai carabinieri per violenza privata, lesioni personali gravi e denunciato anche per guida senza patente. Nell'ordinanza il gip sottolinea che si "è in presenza di persona che aggredisce gli utenti della strada che tengono comportamenti a lui non graditi e che pone in essere….condotte preordinatamente volte ad inquinare le fonti di prova”.

E' ritenuto responsabile dei tanti furti, ai danni di bar e negozi di Lanciano, che tra settembre e dicembre dello scorso anno tennero impegnate polizia e carabinieri in una lunga caccia all'uomo. Oggi Mauro Renato Cupido, 27 anni, è stato condannato dal giudice Andrea Belli a 4 anni di reclusione e mille euro di multa. E' accusato di 7 colpi, messi a segno insieme a una complice di 26 anni, che sarà giudicata in un procedimento a parte. Cupido fu arrestato lo scorso 7 gennaio, con l'accusa di furto aggravato e porto abusivo di armi e oggetti atti a offendere. Per sfondare le vetrine degli esercizi commerciali (parrucchiere Academy, la Boutique della Frutta, l’alimentare Iannone e i bar Dolce Passione, Terminal Bus e Circolo del Caffè) utilizzò di tutto: da bombole di gas a mazze e bastoni ferrati. Episodi che per le loro modalità destarono forte preoccupazione in città, tanto che il sindaco Pupillo all'epoca chiese al prefetto di convocare un comitato sulla sicurezza a Lanciano.

Dalla Regione Abruzzo arriva personale a tempo determinato in aiuto del Tribunale di Lanciano. E'' stato infatti firmato questa mattina un protocollo di intesa che ufficializza la concreta collaborazione tra le due istituzioni. La carenza di organico a Palazzo di Giustizia non è una novità, anzi viene lamentata da tempo e questa mattina la necessità di aumentare il personale è stata ribadita anche dalla presidente Maria Gilda Brindesi. Un'esigenza, quindi, che sarà colmata dall'arrivo di funzionari (5 o 6) che presteranno il loro servizio per sei mesi, contratto che potrebbe essere rinnovato. Il presidente dell'Esecutivo Abruzzese Luciano D'Alfonso ha sottolineato l'efficacia di questo progetto che ha chiamato interistuzionale. “E' un accordo che guarda a risultati concreti – ha detto il Governatore e questo per me è motivo di soddisfazione. La Regione riconosce che Lanciano è una città-distretto che eroga servizi anche ai cittadini che risiedono in altri centri e il buon funzionamento della giustizia è equiparato a quello della sanità. Ritengo molto importante questa collaborazione, lavorare insieme per assicurare ai cittadini un servizio migliore e più efficiente”. La possibilità di attingere a personale della Regione è un dato estremamente positivo per il procuratore Francesco Menditto che ha tenuto a ringraziare i dipendenti che nonostante le difficoltà fanno miracoli. “Questa è una terra ancora sana nella quale si riesce a far rispettare la legalità, noi dobbiamo resistere con le unghie e con i denti e speriamo di continuare questo rapporto di collaborazione”, ha concluso Menditto. Parole di sincero apprezzamento anche da parte di Silvana Vassalli, presidente dell'Ordine Forense che ha rimarcato il ruolo che svolge il Tribunale anche rispetto ai centri dell'interno. Il sindaco di Lanciano nonché Presidente della Provincia di Chieti Mario Pupillo ha evidenziato ancora una volta la vicinanza del Comune al Tribunale sottolineando quanto sia importante e costruttiva la collaborazione tra gli enti. E sul futuro del Tribunale D'Alfonso ha pure assicurato il sostegno della Regione “L'ingrandimento non sempre significa miglioramento e qualità, stiamo ripensando il territorio e non è escluso che un luogo piccolo possa erogare grandi servizi, ma per questo sono necessari progetti validi, la chiave di volta sta nella tecnologia e nella digitalizzazione”.

Una lite scoppiata per una caduta dal motorino, che alla fine coinvolge anche una famiglia che era scesa in strada per vedere cosa fosse successo. Una vicenda, risalente all'agosto 2010, che si è conclusa questa mattina in tribunale con 3 condanne, da parte del giudice Vincenzo Chielli. Ai fratelli Luca e Ivan Spinelli, 25 e 27 anni di Lanciano, sono stati inflitti rispettivamente 3 mesi e 20 giorni e 3 mesi. Due mesi, invece, per Loris Luciani, 26 anni di Castel Frentano. Per tutti sospensione condizionale della pena. Tutto iniziò in una notte d'estate a Mozzagnogna, dopo un diverbio legato a uno scooter danneggiato. Il proprietario del mezzo, che viaggiava con un amico, lo lascia - contrariato - in mezzo alla strada e torna a casa. Sul posto, però, torna suo fratello accompagnato da un'amico, e tra i 3 scoppia una lite furibonda. A farne le spese anche un uomo, suo figlio e la moglie, scesi da casa per vedere cosa stesse accadendo. Per i due uomini lesioni alle costole e pugni al volto, mentre alla donna sono state rivolte ingiurie e minacce.

Per 9 mesi ha sottoposto la sua ex compagna, con cui aveva avuto una breve relazione conclusa a dicembre 2013, a una vera e propria persecuzione,  consistite in ricorrenti minacce di morte attraverso telefonate e sms, nonché in pedinamenti. Comportamenti tali da ingenerare nella donna un permanente stato di ansia e di paura e un fondato timore per la propria incolumità. Un incubo per B.M., 31 di Lanciano, finito con l'arresto - da parte degli agenti del commissariato che hanno condotto le indagini - del suo stalker, un 37enne di Barletta, raggiunto da un ordine di custodia cautelare ai domiciliari emesso dal gip Massimo Canosa, su richiesta del pm Rosaria Vecchi. I fatti si riferiscono al periodo compreso tra dicembre 2014 e lo scorso mese di settembre.  Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lanciano ha disposto il divieto assoluto per l’arrestato di allontanarsi dal luogo di detenzione senza autorizzazione, il divieto assoluto di comunicare con persone diverse da quelle che con lui convivono, nonchè il distacco di tutte le utenze telefoniche e telematiche in suo uso.