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I Carabinieri della Stazione di Torino di Sangro , a conclusione di una complessa attività di indagine,   hanno deferito in stato di libertà,  al la Procura del la Repubblica presso il Tribunale di Vasto per il delitto di truffa aggravata  S.M. siciliano 45enne, già noto alle forze dell'Ordine per reati della stesa indole. A carico dell'uomo, infatti, i militari della Stazione di Torino di Sangro, hanno raccolto numerosi elementi di colpevolezza che lo identificano come l'autore di un episodio avvenuto alcuni giorni prima in danno di un anziano 80enne del luogo. In quella circostanza, infatti, l’uomo,  dopo aver finto il danneggiamento dello specchietto retrovisore esterno della propria auto, aveva dato vita ad una sceneggiata, accusando l'ignaro 80enne di aver provocato il danno e pretendendo un risarcimento. L'anziano, sconcertato e spaventato, si era lasciato indurre a consegnare la somma contanti di 200 euro in contanti, a risarcimento dell'inesistente danno, nella convinzione di chiudere bonariamente la vicenda.

Le successive e certosine indagini dei carabinieri di Torino di Sangro hanno smascherato l'inganno e scoperto l'autore che, sembra, non sia nuovo ad analoghe vicende. La vicenda, se da una parte si è conclusa con soddisfazione per il paziente lavoro degli investigatori dell'Arma, dall'altra evidenzia, ancora una volta, la estrema facilità con cui individui  spregiudicati e senza scrupoli ingannano anziani e persone deboli , approfittando, peraltro, della loro estrema ingenuità, per carpire denaro o altri beni.

I Carabinieri, che hanno da poco, rivitalizzato una campagna di sensibilizzazione sullo specifico, odioso fenomeno criminale, invitano ancora una volta i cittadini a segnalare  e a chiamare prontamente il numero di emergenza 112 o altre Forze di Polizia qualora si venisse coinvolti in episodi analoghi

"Non c'è alcun tecnico, incaricato dal Comune di Lanciano, autorizzato a effettuare controlli all'interno delle abitazioni private su eventuali danni causati dal sisma". Lo fa sapere, in una nota, l'amministrazione comunale. "Tra l'altro questa - si legge nella nota di Palazzo di Città - non è una competenza dell'ente comunale". Le segnalazioni riguardano individui che, spacciandosi per dipendenti comunali e mostrando falsi tesserini, si introducono negli appartamenti per controlli post-sisma. "Chiunque riceva visite del genere - conclude la nota - presti la massima attenzione e allerti le forze dell’ordine immediatamente".

 

Due condanne e due assoluzioni: si è concluso così, davanti al tribunale collegiale di Lanciano, il processo sulla presunta truffa commessa utilizzando un falso account ebay. Maurizio Aramino, 45 anni di Lanciano, è stato condannato a 4 anni e mezzo di reclusione, mentre Alessandro Mastrangelo, 41 anni anche lui di Lanciano, a 4 anni. Erano accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Nei loro confronti è stata applicata anche la libertà vigilata per 2 anni, l'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e la confisca di tutta la merce sequestrata nel corso dell'indagine. In precedenza, per gli stessi fatti, Claudio Marchegiano aveva patteggiato una pena a 3 anni e 5 mesi di reclusione. Assolti, invece, perché il fatto non sussiste, Giorgio Pasquini e Nino Scoccimarra, di 47 e 28 anni. I fatti risalgono al 2009 e secondo la ricostruzione del pm Rosaria Vecchi, sarebbero state 57 le vittime, che avevano acquistato su Ebay, telefonini, macchine fotografiche e altre costose apparecchiature elettroniche, sull'account intestato a dg-elettronica. Nessuno di loro ha mai ricevuto la merce, che avrebbe fruttato agli imputati circa 50mila euro.

L'accusa è delle più odiose: aver raggirato un ragazzo disabile per 250mila euro, facendosi elargire somme per l'acquisto di beni futili e costosi, tra cui due auto, che solo formalmente erano intestate alla presunta vittima. Con l'accusa di circonvenzione di incapace, il gup del tribunale di Lanciano Marina Valente, ha rinviato a giudizio Nicola Bettoli, 42 anni di Lanciano. Con lui erano imputate altre 5 persone, 4 assolte con il rito abbreviato e una prosciolta. I fatti risalgono ad alcuni anni fa: il giovane era rimasto disabile in seguito a un incidente stradale avvenuto nel 2008. Per i danni fisici riportati ottenne un risarcimento di 350mila euro, 100mila dei quali i suoi genitori riuscirono a depositare su un conto vincolato. La restante somma rimase nelle sue disponibilità, ma fu completamente scialacquata in poco tempo. E secondo l'accusa della Procura quel denaro finì nella disponibilità dell'imputato. Furono i genitori della presunta vittima a rivolgersi alla magistratura, quando notarono che il conto del figlio (deceduto poi a fine 2013) si era improvvisamente svuotato. Solo tra marzo e aprile 2013 furono registrati movimenti per circa 40mila euro. Il processo si aprirà il prossimo 8 novembre.

La Procura di Lanciano ha chiuso l'inchiesta sulla presunta maxi truffa da 10 milioni di euro ai danni della Honda di Atessa, che vede come principale indagato Silvio Di Lorenzo, ex vice presidente della filiale italiana della multinazionale giapponese e dal 1982 al 2012 direttore dello stabilimento della Val di Sangro. Atto che prelude a una probabile richiesta di rinvio a giudizio. La chiusura dell'indagine è stato l'ultimo atto, come Procuratore capo di Lanciano, di Francesco Menditto, che da domani prenderà servizio alla Procura di Tivoli. Con Di Lorenzo sono coinvolti nell'inchiesta anche alcuni imprenditori dell'indotto Honda, fornitori dell'azienda. L'accusa è pesantissima: associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Addebiti sempre respinti dall'ex manager, che ha sempre sostenuto di aver agito in pieno accordo con tutti i dirigenti italiani del gruppo, il consiglio di amministrazione, il collegio sindacale, il comitato esecutivo aziendale e persino con le società di revisione e certificazione. Era stata la Honda a denunciare le presunte irregolarità, affermando che Di Lorenzo, con la sua condotta infedele, avrebbe causato ingenti perdite alla società. Gli accertamenti sono stati condotti dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Chieti. Ora gli indagati avranno 20 giorni di tempo per presentare le proprie memorie difensive.

Investimenti immobiliari con la promessa di lauti guadagni. Con questa scusa tre malviventi, in momenti diversi, sono riusciti a raggirare un 44enne del frentano, con problemi di natura psichica, sottraendogli complessivamente la somma di 96mila euro. A mettere fine alla vicenda ci hanno pensato i Carabinieri della Compagnia di Lanciano che, a seguito della denuncia sporta dai genitori della vittima, sono riusciti ad identificare e denunciare in stato di libertà una rumena di 51 anni, un 44enne di Roma ed un 45enne del frentano. Per ovvie ragioni di riservatezza, a tutela della vittima,  non si forniranno dettagli sulla località in cui si sono verificati i fatti limitandoci a indicare solo l’area geografica della provincia teatina in cui si trova il paese d’origine della vittima. L’indagine degli uomini dell’Arma ha messo in evidenza come i tre malviventi, in momenti diversi e non collegabili tra loro, hanno indotto IL 44enne, attraverso un vero e proprio raggiro, a dilapidare un’intera liquidazione ed altri risparmi. I militari hanno scoperto che su consiglio della donna, peraltro sembrerebbe conosciuta in modo occasionale, il 44enne si era licenziato dal lavoro e in sua compagnia si era recato in Romania dove aveva investito  parte del denaro in progetti per la realizzazione di aziende agricole ovviamente mai realizzate. La donna era inoltre riuscita a convincere l’uomo ad aprire un conto corrente cointestato sul quale erano stati poi depositati 96mila euro che solo in piccola parte sono stati, successivamente, recuperati dalla vittima. Ma l’attività investigativa dei Carabinieri ha permesso di scoprire che il malcapitato era entrato in contatto anche con un suo compaesano che, a sua volta, lo aveva presentato ad un fantomatico imprenditore romano che gli aveva paventato la possibilità di ottenere lauti guadagni attraverso una serie di investimenti, per un importo pari a 25mila euro, per attività immobiliari in fase di realizzazione che, come è facile immaginare, non sono mai stati ultimati. Gli uomini dell’Arma hanno inoltre scoperto che, a sua volta, il compaesano era riuscito a convincerlo ad emettere un assegno circolare di 2800 euro con il quale aveva poi saldato un debito personale e a farsi prestare altro denaro per effettuare pagamenti a lui riconducibili. Le indagini dei carabinieri sono tuttora in corso al fine di accertare se ci siano altre persone coinvolte nella vicenda e, soprattutto, a verificare se la vittima abbia ceduto altro denaro ai malviventi.    

 

 

 

 

 

 

Un 55enne della provincia di Palermo è stato denunciato dai carabinieri di San Vito con l’accusa di truffa. Secondo quanto accertato dagli uomini dell’Arma l’uomo, dopo aver inserito  un annuncio di vendita  di sei fari di ricerca, del valore di circa 1700 euro, su un noto sito internet, non avrebbe inviato la merce a un 66enne di Lanciano che l’aveva acquistata. L’indagine dei militari è scaturita dalla denuncia sporta dalla vittima che, non vedendosi recapitare la merce a casa come pattuito, dopo aver cercato invano di mettersi in contatto con il venditore si è rivolto ai carabinieri.