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ATESSA - Lo stabilimento Sevel di Val di Sangro ha ottenuto la medaglia d’argento nella classifica mondiale del World Class Manufacturing (WCM), la metodologia di organizzazione del ciclo produttivo per gestire gli stabilimenti secondo i migliori standard a livello mondiale: dalla sicurezza all’ambiente, dalla manutenzione alla logistica e alla qualità.

“Non è stato facile raggiungere questo traguardo – precisa l’Azienda - che rappresenta una tappa intermedia verso ulteriori futuri successi.  Sevel ha fatto un’ ottima figura sia durante la fase delle presentazioni sia durante le visite ai reparti produttivi, riuscendo ad ottenere un punto in più della precedente valutazione nei pilastri tecnici Safety e Professional  Maintenence e nei pilastri manageriali ‘route map to WCM’ e ‘time and budget’. Dopo diversi tentativi, sono state premiate  la competenza, la motivazione, l’impegno e la passione di tutti i dipendenti, operai ed impiegati, quadri e dirigenti. Di rilievo il fatto che Sevel abbia migliorato di ben 6 punti lo score raggiunto nell’ anno precedente a testimonianza dell’ottimo lavoro svolto nel 2016 dal plant e dell’ottimo livello di collaborazione e integrazione tra i lavoratori”.

 
Il WCM è stato adottato da molte delle più importanti aziende del mondo. L’approccio prevede l’interazione con tutta l’organizzazione della fabbrica, partendo dagli aspetti di sicurezza e proseguendo con i sistemi per la qualità e la manutenzione, l’ottimizzazione logistica e l’organizzazione della postazione di lavoro. Il sistema prevede una serie di valutazioni periodiche da parte di auditor certificati per verificare i risultati ottenuti dallo stabilimento, al termine delle quali viene assegnato un punteggio tra 0 e 100. Il percorso di miglioramento del WCM prevede tre tappe intermedie – Bronze, Silver e Gold – prima del traguardo finale del World Class Level.

VAL DI SANGRO - Sarà terminato nel 2017 l’ampliamento della piastra logistica intermodale di Saletti nella zona industriale della Val di Sangro. Il progetto preliminare, inserito nello schema finale del Masterplan per l’Abruzzo con uno stanziamento di 5 milioni e mezzo di euro, diventerà definitivo entro la fine dell’anno e verrà realizzato nel secondo semestre del 2017, implementando l’asset del trasporto merci in regione.

All’indomani della firma del Masterplan, soddisfazione è stata espressa anche dal ministro Graziano Delrio che ha sottolineato come l’intermodalità sia la strada giusta per aumentare la cooperazione tra l’Italia ed i Paesi europei.

“Siamo molto felici - ha dichiarato il ministro - che la Regione Abruzzo, con la società di trasporto Tua, abbia seguito l’indirizzo del ministero per la cura del ferro e quindi lo spostamento delle merci sempre più su rotaia e via mare. Il lavoro che si sta facendo in Abruzzo è di straordinaria importanza. La collocazione geografica della regione a livello ferroviario – ha concluso il ministro delle Infrastrutture – favorirà un complessivo sviluppo economico diminuendo le emissioni inquinanti”.
A beneficiarne saranno non solo Sevel ed il suo indotto, ma l’intero comparto automotive abruzzese, grazie ad un incremento esponenziale del volume di traffico, ad una conseguente riduzione dei costi per il trasporto e ad una diminuzione dei tempi di percorrenza.

“La piastra logistica di Saletti - ha dichiarato Giovanni Di Vito, consigliere TUA con delega alla ferrovia - rappresenta un’infrastruttura strategica al servizio della Val di Sangro e della Sevel che consentirà di implementare la capacità di smistamento delle merci sulla rete nazionale e dunque verso l’Europa. L’infrastruttura - ha spiegato Di Vito - prevede la realizzazione di un piazzale ferroviario dotato di 4 binari di 750 metri di lunghezza e 3 binari di 350 metri, infrastrutture dedicate alla logistica per la movimentazione di merci, quali ad esempio capannoni di stoccaggio, piani di caricamento, uffici e zone dedicate alla manutenzione. Infrastrutture - ha concluso il consigliere - che favoriranno la piena intermodalità della Val di Sangro, ovvero l’integrazione strada-rotaia, in linea con gli attuali standard europei”.

Uno dei  maggiori vantaggi dell’opera sarà quello di poter effettuare il cosiddetto trasporto combinato accompagnato, ovvero trasbordare i mezzi stradali direttamente sul treno.

“L’opera - ha affermato il responsabile dell’infrastruttura ferroviaria di Tua, Florindo Fedele - permetterà di incrementare la lunghezza dei convogli ferroviari, attualmente movimentati per ciascun viaggio e di caricare direttamente i TIR sul treno con una pedana che si sposterà longitudinalmente rispetto al senso del binario.  Allo stato attuale - ha spiegato Fedele - ogni treno merci movimenta 15 carri, ognuno dei quali trasporta 4 furgoni. A configurazione ultimata - ha concluso - il volume di traffico aumenterà del 33 per cento con un incremento di 200 unità di merce trasportata ogni giorno”.

LANCIANO - Chi pensava che il voto di lunedì in consiglio comunale sulla localizzazione del nuovo ospedale Renzetti (che l'assemblea, a maggioranza, ha deciso venga realizzato sul sito attuale), avesse scritto la parola 'fine' su un dibattito che va avanti da anni, potrebbe rimanere deluso. Perché nella discussione sul nuovo nosocomio, in questi giorni si è aggiunta una variabile di cui prima non si era mai parlato ufficialmente: il project financing. Vale a dire che del costo totale stimato della struttura, pari a circa 80 milioni di euro, solo 30 sarebbero finanziati con fondi pubblici, mentre gli altri 50 sarebbero a carico di un investitore privato, che in cambio otterebbe la gestione di una serie di servizi legati allo stesso ospedale. A riaprire gli interrogativi sulla bontà della scelta dell'assise civica è Antonello Di Campli Finore, presidente dell'Associazione Ali, che in una nota esprime perplessità sulla possibile sostenibilità economica di un simile investimento, da parte di un privato, su una struttura ubicata in una zona senza alcuna possibilità di espansione. "Il punto è proprio questo - sottolinea Di Campli Finore - dove sono investitori pronti ad investire una somma così elevata per realizzare bar, negozi, servizi di gestione, servizi alla persona, per un ospedale che ha così poca massa critica? Per gestire mense, parcheggi, servizi vigilanza, forniture, gestione integrata, gestione trasporti, ecc. si ha bisogno di numeri importanti per rientrare nelle spese, perché oltre ai costi sostenuti per la realizzazione dell’opera, occorrono i soldi per la normale gestione aziendale. L’ospedale dov’è adesso vive una grande crisi perché non ha possibilità di espansione, non ha visibilità, non ha una logistica congeniale, non ha una rete di trasporto adeguata, non ha spazi, non genera un flusso di persone significativo". Il sodalizio propone di volgere lo sguardo verso altre aree della città, a partire dalla zona industriale di Follani. "E' lasciata al degrado e all’abbandono - continua - ma oggi un posto congeniale, visto che ha già tutte le opere di urbanizzazione realizzate ed adeguate, ha molti spazi che si possono recuperare, ha una viabilità migliore (variante, ferrovia). Questo farebbe si anche di cominciare a trovare un nuovo assetto urbanistico alla città, liberando anche il centro". E per l'area del Renzetti? Lì Ali vedrebbe un polo scolastico all'avanguardia, così da risolvere anche il problema delle tante scuole ormai fatiscenti della città.

ATESSA - Qual è la condizione delle migliaia di lavoratori in Sevel? Quali i problemi che quotidianamente affrontano gli operai del più grande stabilimento europeo di veicoli commerciali, volano principale dell'economia abruzzese e quali le esigenze e le richieste di chi spesso ha poca voce per farsi ascoltare. A questi interrogativi si è cercato di dare una risposta. E con l'obiettivo di disegnare un quadro vero, reale della situazione in Sevel, il coordinamento provinciale Slai Cobas di Chieti, in collaborazione con l'Associazione Il Laboratorio di Roma e il collettivo Zona22-Uallò-Uallà ha fatto un'inchiesta, grazie anche al fondamentale contributo di centinaia di lavoratori e di lavoratrici che si sono raccontati e hanno risposto a domande e quesiti. I dati di questa indagine “autorganizzata”,(così viene definita in un comunicato dello Slai Cobas di Chieti), saranno resi noti nel corso di un incontro aperto a tutti che si terrà domani 5 novembre a Lanciano, con inizio alle 16.30, presso la libreria Mu, in Corso Bandiera. “La democrazia – conclude la nota - senza partecipazione e possibilità di rappresentanza sindacale di base, rischia di essere definitivamente confinata ai cancelli”.
 

ATESSA - La Sevel chiede ai lavoratori di recuperare il fermo produttivo dello scorso 16 giugno (legato a un guasto tecnico in un'azienda fornitrice) e la Fiom proclama 3 turni di sciopero in coincidenza degli stessi recuperi. Ad annunciarlo è la Fiom-Cgil, secondo cui ai lavoratori viene chiesto un sacrificio che non doveva essere chiesto. "A giugno - racconta il segretario generale Davide Labbrozzi - i lavoratori si recarono in Sevel nonostante l’azienda sapesse che non ci sarebbe stata attività. Le persone furono lasciate fuori dai cancelli, nei pullman, ad attendere la comunicazione che poi rispedì tutti a casa. Il tutto nell’assenza totale di considerazione per le lavoratrici e i lavoratori della Sevel. Oggi, dopo quattordici giornate di lavoro straordinario, che hanno debilitato mentalmente e fisicamente tutti, si obbligano le persone a prestare lavoro per recuperare il fermo subìto". Lo sciopero è fissato per sabato 5 novembre (turno A e turno centrale), domenica 6 novembre (turno di notte) e sabato 12 novembre (turno B). "Negli ultimi giorni - continua Labbrozzi - la Fiom ha aperto un confronto con tutte le lavoratrici ed i lavoratori, ha cercato di capire lo stato d’animo, ha voluto comprendere se di fronte a uno sciopero ci sarebbe stata condivisione". Condivisione che il sindacato ha raccolto tra i suoi iscritti. "Siamo contrari - conclude la Fiom - a forme di gestione dei fermi produttivi di questa natura. Chi lavora in Sevel ha già dato tanto in termini di sacrificio generale, lo ha fatto con retribuzioni bassissime, lo ha fatto prestando lavoro straordinario per quattordici giornate e con carichi di lavoro sempre più pesanti. Il recupero stride fortemente con l'esigenza che noi tutti abbiamo, vederci la dignità salvaguardata".

 

ATESSA - Saranno 35, a partire dal mese di dicembre, le assunzioni che saranno effettuate dalla Trigano Van di Atessa, multinazionale francese - specializzata nella produzione di camper - che dà lavoro a circa 150 dipendenti in Val di Sangro. E' il risultato più importante dell'accordo sottoscritto tra la direzione aziendale e le rappresentanze sindacali. "La Fiom esprime la massima soddisfazione per la realizzazione di un impianto contrattuale che unisce salario, diritti e occupazione - commenta il segretario provinciale Davide Labbrozzi - con l’accordo Trigano si è scritta una nuova pagina sindacale nella Val di Sangro. Il modello sindacale proposto nel mondo Fiat toglie diritti, riduce i salari, non offre la possibilità di decidere e crea sempre più condizioni di invivibilità della fabbrica. In Trigano si è fatto l’opposto". Labbrozzi sottolinea come "dall’inizio della crisi che ha coinvolto il mercato globale, la Trigano ha investito sulla qualità ed ha rafforzato l’aspetto commerciale proponendo il suo prodotto nel mondo. Il risultato: congiuntamente ad una serie di dinamiche favorevoli al Camper, la politica della promozione e del rafforzamento dei livelli qualitativi di un prodotto che piace sempre più, ha permesso alla  Trigano di aumentare la sua produzione dai cinque mezzi giorno prodotti nel 2009 a diciassette che da gennaio 2017 usciranno dal sito produttivo di Atessa". L'accordo prevede anche una serie di altri punti, come permessi aggiuntivi per le lavoratrici, così da poter meglio conciliare impegni di lavoro e familiari.

Il 23 ottobre del 1981 usciva dalle linee della Sevel (Società Europea Veicoli Leggeri), in Val di Sangro, il primo esemplare di Ducato, un modello straordinario che ha rivoluzionato il segmento dei furgoni gran volume grazie alla trazione anteriore, alla potenza dei motori e allo spazioso vano di carico. E ancora oggi la sua produzione prosegue in quella che è la più grande fabbrica in EMEA per i furgoni medio-grandi (nel 2015 ha tagliato il traguardo di cinque milioni di veicoli prodotti).

Fiat Professional celebra i momenti salienti di questi 35 anni di storia con una campagna ADV dedicata, un’attività social sulla pagina facebook ufficiale e un video emozionale disponibile, dalla mattina del 23 ottobre, sul sito fiatprofessional.com. Il claim della campagna, ripreso nei canali di comunicazioni coinvolti nell’attività,  “We never dreamed of success. We built it” rappresenta la leadership indiscussa del Ducato nella categoria dei veicoli commerciali.  Del resto, nel corso degli anni, il modello ha via via affinato le proprie caratteristiche diventando un punto di riferimento , un trendsetter prodotto in oltre 10.000 varianti e venduto in più di 80 Paesi al mondo. Inoltre le numerose versioni di carrozzeria e l'efficienza del telaio l'hanno reso il numero uno per gli allestitori di veicoli per usi speciali e camper.

Già la prima serie di Ducato (1981-1990) vide l'adozione di soluzioni innovative come il motore anteriore trasversale e trazione e serbatoio riuniti in un unico modulo con la cabina. Queste caratteristiche hanno reso possibile la realizzazione di una varietà di modelli fino ad allora inimmaginabile. La carrozzeria era già fornita in due altezze del tetto e nelle varianti furgonato, Combi, Bus e autocarro. I due passi (2.923 e 3.653 millimetri) permisero al furgone di raggiungere una volumetria di 9,8 metri cubi e consentirono un peso complessivo ammesso sino a 28 quintali. Nel 1984 l'utilizzo di ammortizzatori inclinati rese il vano di carico perfettamente piano, e nel 1985 la versione Maxi portò il carico massimo addirittura a 35 quintali. Infine, nel 1989, fece la sua comparsa il Fiat Ducato con trazione integrale della Steyr-Puch.

Con la seconda serie (1990-1994), a dieci anni dalla sua immissione sul mercato, Ducato porta al debutto la trazione integrale e taglia un primo traguardo: il primo ottobre 1991 esce dalla catena di montaggio l'esemplare numero 500.000. La potenza del turbodiesel da 2,5 litri fu portata a 70 kW (95 CV) e per la prima volta fu impiegata una tecnologia di propulsione innovativa: il Fiat Ducato Elettra alimentato esclusivamente a energia elettrica. All'offerta si aggiunse inoltre un terzo passo (3.200 millimetri).

Nel 1994, è la volta della terza generazione (1994-2002) che migliorò il CX (scese a 0,35) e sviluppò un nuovo modo di concepire la cabina del veicolo in ottica professionale: infatti, per la prima volta nel settore la leva del cambio è integrata nella consolle centrale rendendo così fruibile la parte centrale del pavimento e facilitando l'accesso da entrambe le porte e dalla cabina al vano di carico: in questo modo miglioravano l'ergonomia e la produttività. La stampa specializzata riconobbe l'innovazione e l'approccio al cliente di Ducato assegnandogli il titolo di "International Van of the year 1994".

Ulteriori passi avanti verso il comfort hanno caratterizzato gli anni 2000. Ad esempio, nel 2002, con la quarta serie (2002-2006) comparirono la regolazione dell'altezza del sedile e il volante a tre razze regolabile in altezza. Ducato si sviluppò anche dal punto di vista del motore. Infatti, nel 2002 adotta per la prima volta un motore Common Rail a iniezione diretta - un importante passo avanti in termini di prestazioni, silenziosità e alta efficienza. Inoltre, Ducato aprì l'era dei carburanti alternativi con i suoi motori a benzina/metano: erano le basi per l'affermazione del marchio come leader del mercato europeo nel settore dei veicoli commerciali alimentati a metano.

La quinta generazione di Ducato entra in scena nel 2006, ampliando la gamma e aumentando ulteriormente la flessibilità: basti pensare che è stato il primo furgone a trazione anteriore a offrire un volume di 17 metri cubi. Ma soprattutto conquista il primato in termini di costi di gestione e manutenzione, oltre che per consumi ed emissioni, grazie a un'ampia gamma motori diesel basati sulla tecnologia MultiJet di seconda generazione.

Si arriva così al 2014 quando fa il suo esordio la sesta generazione che vanta il maggiore carico sull'asse anteriore (fino a 21 quintali) e il maggiore carico sull'asse posteriore nei veicoli con asse posteriore semplice (fino a 25 quintali), nonché la portata più elevata. Come furgonato, Ducato può raggiungere un carico massimo di 21 quintali. Inoltre, per la prima volta è disponibile con sospensioni pneumatiche sull'asse posteriore.

Nel corso degli anni Ducato ha valicato le frontiere europee per raggiungere Russia, America Latina, Medio Oriente e Australia. Oggi è commercializzato in più di 80 Paesi nel mondo, compreso il Nord America che dal 2013 lo vede protagonista con il nome "PROMASTER" sotto il marchio RAM. Prodotto in 3 Paesi (Messico, Brasile e Italia) e commercializzato in tutto il mondo, Ducato è davvero un veicolo globale e con la sua sesta generazione guiderà la crescita di Fiat Chrysler Automobiles nel settore dei veicoli commerciali leggeri.

Lo stabilimento Honda di Atessa, che proprio in questi giorni festeggia i 45 anni dal suo insediamento, torna a essere strategico nei piani di sviluppo della multinazionale giapponese. L'obiettivo è ambizioso: stabilizzare i volumi produttivi minimi a 80mila moto l'anno. Ad annunciare il cambio di corso, dopo anni piuttosto complicati per l'azienda (che ha visto la fuoriuscita di 300 dipendenti), sono i sindacati Fim, Fiom e Uilm, che in una nota congiunta sottolineano l'importanza dell'accordo sottoscritto nei giorni scorsi. "Dall’inizio della crisi che ha coinvolto la Honda in questi anni - sottolineano - abbiamo sempre richiesto un piano industriale di rilancio del sito di Atessa, stabilimento storico della Val di Sangro che conta 45 anni di attività. E’ bene ricordare che dopo la sottoscrizione dell’accordo ministeriale, che ha previsto la fuoriuscita di 300 lavoratori, instancabili abbiamo chiesto che il risanamento finanziario e produttivo si realizzasse passando attraverso, innanzitutto, l’introduzione di nuovi prodotti strategici e con volumi importanti". L’accordo sottoscritto (approvato dai lavoratori con un referendum interno), oltre a prevedere benefici economici per i lavoratori, ricadute economiche legate a parametri aziendali, prevede nuovi investimenti sulle lavorazioni con operazioni di insourcing, potenziamento dell’ambito ricerca e sviluppo e, soprattutto, l’industrializzazione di un nuovo modello di alta gamma (maxi scooter) da allocare ad Atessa. "L’accordo prevede anche, sotto l’aspetto occupazionale - continuano i sindacati - la riconferma dei rapporti di lavoro per i cosiddetti stagionali, che continueranno a lavorare in Honda per altri tre anni. Durante questo periodo sarà sviluppata una nuova discussione sindacale al fine di determinare, con una crescita dei volumi produttivi, valutabile oggettivamente stabile, l’assunzione a tempo indeterminato".

Il mercato del furgone Ducato continua ad andare a gonfie vele. E così la Sevel ha comunicato ai sindacati di aver programmato altre giornate di lavoro straordinario nello stabilimento della Val di Sangro: 5 turni che saranno effettuati nel corso di questo mese di giugno. Alla Fiom-Cgil, però, l'annuncio dei vertici aziendali non va proprio giù e rilancia gli attacchi alla gestione della fabbrica, chiedendo di aprire un tavolo di discussione "per pianificare - si legge in una nota a firma del segretario generale Davide Labbrozzi - urgentemente un percorso di assunzioni e di riduzione del sacrificio generale che ormai da tanto l’azienda continua a chiedere in maniera ripetuta e insistente". I nuovi turni di straordinario, secondo il sindacato, si aggiungono alla "scelta di non garantire più le ferie nel periodo ideale, agosto. Precedentemente avevamo denunciato l’aumento dei carichi di lavoro, la riduzione delle pause, la cancellazione di tante postazioni a basso carico lavorativo e la riduzione del salario che per effetto della contrattazione di gruppo comincia a farsi sentire sui redditi delle famiglie - prosegue Labbrozzi - tutto ciò è inaccettabile, ormai nella più grande fabbrica della nostra regione è sparito il concetto della vita lavorativa sana. Volendo usare un eufemismo potremmo dire: il limone, spremuto con tanta forza, non ha più succo da dare".